Marcos Ramírez (Supersport): "Credo che potremo lottare per il podio"

Marcos Ramírez
Ramírez in griglia di partenza ad Assen. Credit: Palmen in Motorradsport

Dopo la (discussa) vicenda che lo ha tenuto fuori dal Mondiale Moto2 a fine 2025, Marcos Ramírez ha abbracciato per la stagione 2026 una nuova sfida: portare in alto il QJMOTOR Factory Racing Team nel Mondiale Supersport.

Ramírez, che vanta due vittorie e altri sei podi in Moto3 (dove ha chiuso terzo in campionato nel 2019) e due top 3 anche in Moto2, è stato infatti ingaggiato dalla squadra del costruttore cinese come compagno di squadra di Raffaele De Rosa. Per il pilota spagnolo si tratta del ritorno al WorldSSP per la prima volta dal 2015, anno in cui aveva iniziato la stagione col team CAT Bike Exit per poi disputare varie gare da sostituto col team Lorini e una wildcard col team Pastrana (qui la storia). "Capitán Andalucia" ha poi intrapreso un cammino importante nel Motomondiale, a cui segue ora questo nuovo capitolo nel suo percorso come pilota.

Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare Marcos Ramírez durante il round di Assen, dove abbiamo fatto una piacevole chiacchierata tra passato, presente e futuro.

 

Marcos, com’è per te tornare nel paddock del WorldSBK?

È una grande opportunità. Avevo già corso in Supersport nel 2015, ma alla fine era stato solo per qualche gara sporadica e non conoscevo bene il paddock. Ora ci torno con questa nuova sfida. Siamo tutti molto motivati e vogliamo portare avanti questo progetto e ottenere i migliori risultati possibili.

 

E che obiettivo hai per quest’anno? Te ne sei prefissato uno in particolare?

Quando sono arrivato qui non ci ho pensato molto, ma un obiettivo può essere quello di migliorare i risultati che ha ottenuto questa moto l’anno scorso. Tuttavia, vedendo il mio potenziale e quello della moto, credo che presto potremo anche lottare per le posizioni di vertice e il podio. Ci mancano ancora molti chilometri rispetto agli altri team, ma credo che presto saremo davanti.

 

Marcos Ramírez
In azione ad Assen. Credit: QJMOTOR Factory Racing Team

 

Eri già stato nel paddock della Superbike nel 2015. Cosa puoi raccontare di quelle gare e di quella stagione in generale?

Ero un ragazzo e in gara mi sentivo molto piccolo rispetto agli altri piloti, mentre ora posso confrontarmi alla pari con loro ed essere molto competitivo in questa categoria. Di quel periodo ricordo che facevo fatica ad andare a punti, ma alla fine ne ho ottenuti alcuni nelle gare fatte da sostituto col team Lorini Honda e nella wildcard che ho fatto col team Pastrana. Se penso a quell’anno e a chi sono oggi, rispetto ad allora mi sento molto di più un pilota.

 

Prima di arrivare in Supersport nel 2015, hai corso e fatto ottimi risultati nel CEV Moto3 e anche nella Red Bull MotoGP Rookies Cup. Perché in quel momento, invece di continuare verso il Mondiale Moto3, sei passato prima alla Supersport?

Avevo grandi prospettive e avrei dovuto fare presto il salto al Mondiale Moto3, ma il team con cui correvo nel CEV, invece di aiutarmi, mi ha penalizzato e mi ha anche fatto fuori, nonostante nel 2013 avessi perso il campionato contro Fabio Quartararo per un solo punto. In quel momento non avevo una sella, quindi ho valutato tutte le opzioni possibili e ho corso dove potevo. Di fatto, il 2015 è stato un anno di transizione: ho fatto anche il campionato spagnolo (oggi ESBK, allora CEV RFME) correndo sia con la 600cc che con la 1000cc nello stesso weekend, correvo nel mondiale come wildcard o come sostituto…Facevo tutto quello che potevo!

Poi nel 2016 Leopard Racing mi ha dato di nuovo l’opportunità di correre nel CEV Moto3. Con loro sono arrivato di nuovo secondo, ma nel mentre a metà stagione un team (Platinum Bay Real Estate, nome in quell'anno del team WorldWideRace di Fiorenzo Caponera, ndr) ha creduto in me e sono andato a sostituire un altro pilota (Karel Hanika, ndr). Poi, nel 2017, ho iniziato davvero la mia avventura nel Mondiale Moto3.

 

E cosa puoi raccontare delle annate trascorse in Moto3?

È una categoria molto combattuta e divertente. Ho fatto podi, vinto gare e sono arrivato terzo in campionato nel 2019, per poi passare alla Moto2. Sono stati tre anni che ho vissuto intensamente e che mi sono piaciuti molto. Ricordo con molto piacere quando, alla mia prima stagione completa nel mondiale, ho lottato per la vittoria fino all’ultima curva a Jerez, nella mia gara di casa (è originario di Conil de la Frontera, comune andaluso non lontano dal circuito, ndr). Alla fine sono arrivato quarto, ma per me è stata una grandissima gara.

 

Hai anche vinto alcune gare. Vuoi ricordarne una in particolare?

Quella di Montmeló nel 2019, che è stata la prima. La prima vittoria nel mondiale è sempre speciale e per me è stata come una liberazione. È una cosa che cerchi duramente, e un sogno che diventa realtà.

 

Poi sei salito in Moto2, dove hai vissuto anni un po’ altalenanti.

Per me è la categoria più difficile in assoluto. C’è grande parità a livello tecnico e quando sei a solo un secondo dal primo, sei già ventisettesimo. Per quanto mi riguarda, non ho avuto grandi opportunità: ci sono team più competitivi di altri e non ho mai potuto correre con uno di essi. Ho avuto buoni anni e belle gare e sono salito sul podio, ma poi ho dovuto lasciare quell'ambiente. E non per mia volontà.

 

Marcos Ramírez
Sul podio a Sepang nel 2023.

 

Hai un ricordo che conservi con particolare affetto, dei tuoi anni in Moto2?

Il mio primo podio, quando sono arrivato terzo in Malesia nel 2023. Ero davvero felicissimo, perché arrivavo da un periodo in cui non sapevo se sarei rimasto in Moto2 e quel podio mi ha aiutato a rimanerci. Inoltre, i piloti che in quella gara sono arrivati primo, secondo e quarto (Fermín Aldeguer, Pedro Acosta e Ai Ogura, ndr) ora sono tutti in MotoGP. E vabbè...Ognuno ha il suo destino!

 

Pensi mai al fatto che hai gareggiato e anche battuto piloti che ora sono in MotoGP, ma tu non hai avuto la possibilità di arrivarci?

Penso che in questi campionati siano tutti forti. Non c’è nessun pilota scarso. Non tutti i piloti bravi però arrivano in MotoGP: alcuni ce la fanno e altri, magari più forti, no. Succede sempre, perché non dipende solo dal pilota: ci sono molti fattori. Da fuori la gente può dire quello che vuole, ma dal primo all’ultimo sono tutti atleti di élite, con un livello incredibile. Si può pensare che semplicemente andiamo in moto, ma non è così. Rischiamo la vita, facciamo ciò che amiamo e rinunceremmo a tutto per correre.

 

Come trovi il paddock della Superbike rispetto a quello del Motomondiale?

È diverso, più familiare. Quello del Motomondiale è un po’ “noioso”, perché tra una sessione e l’altra non c’è molto da fare e c'è più distanza tra i piloti e il pubblico. Il paddock della Superbike è invece più aperto e più familiare e mi piace che sia più facile per il pubblico conoscere i piloti e chiedere autografi. Mi fa piacere, non sono un pilota che si stressa per queste cose.

 

Guardando al futuro, vuoi costruire una nuova fase della tua carriera in Superbike o non escludi un ritorno nel Motomondiale?

Sono sempre aperto a ogni scenario, perché nella vita può sempre succedere qualunque cosa. L’anno scorso avevo varie offerte per restare in Moto2 e invece ne sono rimasto fuori. Può cambiare tutto da un giorno all’altro, quindi sono sempre pronto a tutto. So però con certezza che sceglierò sempre ciò che è meglio per me e che mi farà divertire di più, perché è importante anche godersi le gare, invece di soffrire e basta.

 

Cosa ti ha aiutato a superare i momenti difficili?

Sono una persona che non si arrende. Di fronte alle difficoltà ho sempre continuato, qualunque cosa succedesse. Ho continuato in ogni circostanza ad allenarmi e a prepararmi al massimo. Nella vita bisogna imparare da tante cose, dai propri errori come da quelli degli altri. Non bisogna mai perdere la speranza.

 

Marcos Ramirez
Vittoria a Barcellona in Moto3 (2019). Credit: MotoGP

 

Facendo un passo indietro, come è iniziata la tua carriera?

A due anni ho iniziato con un quad che mi ha comprato mio padre, che è un grande appassionato di moto. Poi ho iniziato con il motocross e successivamente ho provato le minimoto, dove ho visto che andavo meglio. Da lì ho intrapreso un bel percorso, dall'Andalusia ai campionati spagnoli fino ad arrivare al mondiale.

 

Qual è stata la tua miglior stagione finora?

Senza dubbio il 2019, quando sono arrivato terzo nel Mondiale Moto3. Per me è stata la migliore.

 

Per concludere, il “Thank You Moment”: chi vuoi ringraziare?

Ringrazio sempre i miei genitori, perché ci sono sempre stati sia nei momenti belli, sia in quelli difficili. Mi hanno sostenuto in ogni momento, hanno sofferto con me nei momenti negativi e continuano a starmi accanto in tutte le situazioni, belle o meno belle che siano.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Marcos Ramírez per la disponibilità e il team QJMOTOR Factory Racing per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.

English version here.