Marcos Ramírez e quel 2015 "particolare" in Supersport

Quello che è successo di recente a Marcos Ramírez lo sappiamo tutti. Il pilota spagnolo era stato originariamente riconfermato dall'American Racing Team per disputare un'altra stagione nel Mondiale Moto2, ma alla vigilia del GP del Portogallo a Portimão è saltato tutto: il team ha stracciato il contratto con Ramírez (anche se ufficialmente hanno parlato di risoluzione consensuale) e ha ingaggiato al suo posto Filip Salac.
Ritrovarsi a piedi quando mancano soli due GP alla fine della stagione, con tutte le selle occupate in Moto2 e quasi tutte le selle principali occupate in altri campionati di prestigio, non è di certo una situazione auspicabile per un pilota. Tantomeno per uno come Ramírez che, pur con alti e bassi, ha dimostrato di poter fare bene nel Motomondiale con due vittorie e altri sei podi in Moto3 (terzo in campionato nel 2019 col team Leopard) e due podi e tanti risultati in top 10 in Moto2.
Il pilota andaluso sembra aver tuttavia trovato una soluzione. Secondo quanto riportato da BikeSportNews, Ramírez sarebbe infatti stato contattato da QJMotor, che vorrebbe portarlo al Mondiale Supersport e affiancarlo a Raffaele De Rosa, a seguito anche del ritiro dalle corse di Niki Tuuli.

Se alla fine si trovasse l'accordo e si mettesse tutto nero su bianco, Marcos Ramírez affronterebbe quindi il Mondiale Supersport nel 2026. Attenzione però: per lui non si tratterebbe di un debutto, bensì di un ritorno al WorldSSP dopo più di dieci anni... Ramírez aveva infatti corso in Supersport già nel 2015. E fu una stagione, come scritto nel titolo, "particolare"...
Una stagione strana
In quel momento, Marcos Ramírez aveva appena 17 anni e dal 2012 al 2014 aveva vissuto stagioni importanti tra FIM CEV Repsol e Red Bull MotoGP Rookies Cup, facendo incetta di podi in entrambe le serie e confrontandosi anche con piloti come Jorge Martín, Fabio Quartararo (che nel 2013 gli soffiò il titolo nel CEV per un punto), Jorge Navarro ed Enea Bastianini. A fine 2014 però Ramírez era forse un po' alto per la Moto3 e per lui non si prospettavano grandi possibilità di arrivare al Motomondiale. Per il 2015 si pensò quindi di cambiare aria.
E come è arrivato tale cambio di aria? Con l'offerta per correre nel Mondiale Supersport col team CAT Bike Exit, nuovo team spagnolo pronto a debuttare nel WorldSSP con Kawasaki, il supporto tecnico di Go Eleven e una figura molto importante dietro quale è Ruben Xaus. Il progetto fu presentato in pompa magna, ma già al primo round stagionale a Phillip Island emersero problemi non di poco conto: budget risicato, mezzi non proprio all'altezza di un team del mondiale (tra cui olio per moto stradali, un mezzo molto "basic" per gonfiare le gomme e l'assenza di termocoperte sulla griglia di partenza).
Di fatto, con anche una grossa querelle tra Ruben Xaus e José Calero (padre di Nacho Calero, allora compagno di squadra di Ramírez), si chiuse tutto ben presto, con Ramírez che in tutto questo fece una sola gara a Phillip Island e la chiuse in 19ª e ultima posizione a più di un minuto dal vincitore Jules Cluzel.

Se siete interessati a saperne di più su questa storia alquanto curiosa, ne ho parlato ad aprile 2023 in questo video.
Ritrovatosi a piedi, Ramírez riuscì comunque a trovare una sella nel CEV RFME (oggi ESBK) classe Superstock 600 e, con una Yamaha del team Pastrana, riuscì a portare a casa tre vittorie e tre secondi posti e a contendere il titolo fino alla fine a Xavi Pinsach. Ma non solo: Ramírez riuscì infatti a tornare al Mondiale Supersport per qualche gara. Il pilota di Conil de la Frontera fu infatti uno dei piloti ingaggiati durante la stagione dal team Lorini Honda (foto iniziale), che con Alessandro Nocco fermo per un grave infortunio fece correre a fianco di Roberto Rolfo prima Alex Phillis, poi Luigi Morciano e poi proprio Ramírez.
Quest'ultimo disputò con la squadra ciociara cinque gare (Donington, Portimão, Misano, Sepang e Jerez) arrivando a punti tre volte, tra cui spicca l'11° posto in Portogallo come miglior piazzamento. Per le ultime gare il team Lorini ingaggiò poi Xavi Pinsach, ovvero proprio il pilota che in quell'anno si laureò Campione Spagnolo Superstock 600 a scapito dello stesso Ramírez. Dopo una stagione così travagliata (per quanto positiva in Spagna) e anche una comparsata nel CEV Moto2, Ramírez torno al "vecchio amore"...
Il ritorno ai prototipi
Nel 2016 Marcos Ramírez tornò a correre nel CEV Moto3, rinominato Mondiale Junior dalla stagione precedente. Col team Leopard Junior Stratos, si mise in luce giocandosi il titolo e già durante quella stagione riuscì a debuttare, finalmente, nel Motomondiale. Fu infatti chiamato a sostituire Danny Webb (che per due gare aveva preso il posto dell'appiedato Karel Hanika) nel team Platinum Bay Real Estate, nome in quell'anno del team World Wide Race di Fiorenzo Caponera, a partire dal Gran Premio d'Austria.

L'inizio fu travagliato, ma Ramírez ottenne poi un settimo e un sesto posto in Australia e Malesia e questo, insieme all'ottima stagione nel CEV (cinque vittorie e secondo posto in campionato dietro al campione Lorenzo Dalla Porta) gli garantì la sella per tutta la stagione 2017 con lo stesso team. E così iniziò la lunga militanza di Ramírez nel Motomondiale, con tre stagioni complete in Moto3 e sei in Moto2 e, come detto inizialmente, due vittorie e sei ulteriori podi nella classe cadetta e due podi in quella intermedia.
Nove anni in cui non si è (quasi) mai parlato di un ritorno alle derivate dalla serie, fino almeno alla situazione verificatisi quest'anno. Se Ramírez alla fine correrà in Supersport nel 2026 con QJMotor non è ancora dato sapere. Ma se così andasse, sicuramente andrà molto meglio rispetto a quella volta nel 2015...