Marcel Schrötter si racconta a Palmen in Motorradsport
Non capita tutti i giorni di poter intervistare un pilota che ha corso nel Motomondiale per più di dieci anni tra 125cc, Moto3 e Moto2, con così tante cose di cui parlare. Eppure, è esattamente ciò che è successo durante il round dell'EURO MOTO al Sachsenring, quando Palmen in Motorradsport ha potuto intervistare Marcel Schrötter.
Capace di salire più volte sul podio nel Mondiale Moto2 e nel Mondiale Supersport, Schrötter ha parlato apertamente della stagione 2026, che lo vede impegnato nell’EURO MOTO Superbike con il team GERT56 by RS Speedbikes e nel Mondiale Endurance con l’ERC Endurance Team (in entrambi i casi su BMW). Ma soprattutto, il 33enne di Vilgertshofen ha raccontato i momenti più importanti della sua carriera e le sfide che hanno segnato le sue stagioni sul palcoscenico iridato.
Per questa intervista, la struttura è un po’ diversa: invece di fare domande, ho chiesto a Marcel Schrötter di andare a tutto gas su alcuni argomenti specifici. Spero che il risultato vi piaccia.
2026: EURO MOTO ed EWC
Nel 2026, prima di tutto, voglio divertirmi e godermela. Tornare a correre nel campionato tedesco è come tornare a casa: è lì che sono cresciuto e dove ho trascorso i primi anni della mia carriera. È bello essere di nuovo qui dopo tanti anni passati in campionati del mondo, così come è bello poter correre davanti ai tifosi tedeschi non solo per una gara, ma per tutta la stagione.
Per quanto riguarda l’endurance, è qualcosa di completamente diverso. Ci sono team ufficiali con grande supporto e budget importanti, ma ci sono anche tante piccole squadre, e trovo che questo sia fantastico. Nell'EWC capita spesso di vedere un bilico di grandi dimensioni e, accanto, un piccolo camper con una tendina minuscola usata come cucina. E l’atmosfera è molto rilassata, proprio come nell’EURO MOTO.
Recentemente ho disputato la mia prima gara di 24 Ore, a Le Mans, ed è stata una bella esperienza. Mi piace anche il fatto che, nell’endurance, non lavori solo per te stesso, ma per tutta la squadra. Lavori per trovare il miglior setup adatto a tutti e la migliore strategia possibile (Schrötter aveva già corso la 8 Ore di Suzuka in passato, ndr).
Con questo mix tra gare “sprint” ed endurance, credo che questo sarà un anno interessante.
Gli anni con Honda in 125cc (2009-2010)
I miei anni in 125cc sono stati incredibili. Abbiamo iniziato nell’IDM, dove ho vinto due volte il campionato, e poi ho il vinto il campionato europeo (che si correva in prova unica ad Albacete, ndr) nel 2009. La settimana successiva ho avuto una wildcard a Valencia nel Mondiale 125cc e lì ho chiuso quinto, con una Honda che allora era già decisamente meno potente e molto indietro rispetto all’Aprilia. Penso che abbiamo fatto tutto al meglio con quello che avevamo. Eravamo un piccolo team (quello di Anton "Toni" Mang, ndr) ma la moto era nelle migliori mani, avendo Sepp Schlögl come meccanico e un grande supporto da Honda con Adi Stadler.
Poi è arrivata la mia prima stagione completa nel Motomondiale. Lavoravo praticamente con le stesse persone, ma all’interno del team Interwetten e come compagno di squadra di Tom Lüthi. Curiosità: Lüthi è stato il mio primo e quasi ultimo compagno di squadra nel paddock MotoGP (hanno corso insieme anche in Moto2 col team IntactGP, ndr). Chiaramente, fare una sola gara è una cosa, disputare un’intera stagione è completamente diverso. A 17 anni viaggi tantissimo e vai anche in posti come la Malesia, dove fa davvero molto caldo.
Per quanto riguarda il nostro team, diciamo che avevamo solo l'essenziale. Non avevamo l’acquisizione dati e quindi, per dire, mi veniva addirittura detto quali marce dovevo usare. Ripensandoci ora, questo non mi ha aiutato a imparare più velocemente. I dati oggi sono fondamentali, soprattutto per i giovani, perché permettono di confrontarsi e vedere subito dopo cinque giri cosa fare diversamente e dove si perde molto tempo… Noi non li usavamo, quindi il mio primo anno è stato molto più difficile.
Alla fine, però, è stato comunque bello. Ho chiuso molte volte nella top 15 e ho portato a casa punti importanti. Ovviamente, quando chiudi quinto nell’ultima gara della stagione precedente, ti aspetti di più, ma presto sono tornato coi piedi per terra e ho capito quanto fosse già bello finire anche solo appena fuori dalla top 10. Guidavo ancora una Honda, che all’epoca non era affatto la moto più potente, e a volte era davvero difficile lottare contro tutte le Aprilia, soprattutto le RSA ufficiali.
Ricordo quando vedevo altri rookie, che avevo battuto nel Campionato Europeo, superarmi sul rettilineo come se niente fosse solo perché correvano con le Aprilia. Era davvero difficile da accettare e da gestire a 17 anni, ma sicuramente mi ha aiutato anche per il futuro.
Ricordi della Moto2 (metà 2012 - 2022)
Ovviamente, il ricordo più bello è stato salire sul podio al Sachsenring nel 2019. Ogni podio in Moto2 è speciale, perché è una categoria estremamente competitiva, ma farlo nella gara di casa davanti a oltre 200.000 persone è qualcosa che quasi non si può descrivere. Una vittoria sarebbe stata incredibile, certo, ma già quel podio è stato qualcosa di speciale e che ricorderò per sempre.
Comunque, ho trascorso molti anni nel Mondiale Moto2, anche perché ci sono arrivato dalla Moto3 molto presto nel 2012, dopo solo mezza stagione. Correvo appunto nel Mondiale Moto3 con Mahindra (con cui aveva corso anche in 125cc nel 2011, ndr). Decisi però di lasciare il team, perché la moto non era per niente competitiva e in più era anche pericoloso, a causa dei tanti problemi al motore. Speravo allora di essere ingaggiato da qualche team come sostituto e alla fine successe, ma in Moto2 (col team SAG, ndr).
Salii quindi di categoria molto giovane e sicuramente troppo presto, ma quella era l’unica opzione per correre. Non sono mai stato nella posizione di poter portare soldi a un team. Fondamentalmente dovevo prendere ciò che veniva ed è quello che è successo in quel caso. Questo a volte ti porta a correre con moto e team che non sono i più veloci del campionato, ma dall’altra parte ho comunque trascorso molti anni nel Motomondiale.
Venire dalla Germania
Ovviamente volevo ottenere di più in Moto2, ma già esserci rimasto così a lungo è un bel traguardo, soprattutto venendo dalla Germania. In Spagna o in Italia puoi avere anche 20 piloti tra cui scegliere ogni anno, mentre in Germania a volte abbiamo un pilota all’anno e a volte addirittura nemmeno quello. Questa è la cosa che forse alcune persone, persino i fan tedeschi, non capiscono davvero.
Inoltre, guardando indietro, vengo da un periodo in cui da ottobre o novembre, quando la stagione finiva, ricominciavo a girare solo ad aprile o maggio. Non sapevo nemmeno che si potesse andare in Spagna ad allenarsi. A quei tempi non potevo guidare, Instagram non era ancora popolare, non c’erano piste per allenarsi e a casa avevamo persino la neve. Fondamentalmente, quando la stagione finiva smettevo di girare e facevo sci e giocavo a hockey fino al primo test. Non mi allenavo nemmeno con le minimoto, come fanno tutti oggi. Anche questo è un aspetto che la gente non conosce davvero.
Non è una scusa, e non sto nemmeno dicendo che oggi i piloti giovani abbiano vita più facile. Sto solo dicendo che in quel momento per me non era semplice. Cosa sarebbe accaduto se allora fosse stato possibile viaggiare dalla Germania alla Spagna in inverno, non lo possiamo sapere. Comunque sono felice di come siano andate le cose e grato di aver potuto far parte del Motomondiale per così tanto tempo. Si desidera sempre qualcosa in più, ma è stato comunque fantastico.

Dalla Moto2 alla Supersport
La Supersport è completamente diversa rispetto alla Moto2, e in generale il paddock WorldSBK è diverso da quello del Motomondiale. Lo si vede anche dal modo in cui lavorano i team: il Motomondiale rappresenta il livello più alto e le squadre sono ancora più professionali e con ancora più budget rispetto alla SBK.
Inoltre, nel Motomondiale come pilota hai più test pre-stagionali e non esiste il problema di poter usare o meno una gomma in più, quindi accumuli sempre tanti chilometri. Nel WorldSBK invece ci sono meno sessioni di test e, se vuoi passare più tempo in moto, spesso devi girare durante i track day, quindi condividendo quindi la pista con piloti amatori e facendo una sessione da 50 minuti e un’ora di pausa prima della successiva. E questo è importante, perché in un’ora le condizioni possono cambiare significativamente.
Comunque, nel 2023 sono riuscito a chiudere terzo in campionato al mio primo anno nel WorldSSP, nonostante non conoscessi tutti i circuiti del calendario (col team MV Agusta Reparto Corse, ndr). In quell’anno Nicolò Bulega ha vinto il campionato ed era molto forte, poi Stefano Manzi è arrivato secondo e io ero lì, subito dietro di loro. Per il secondo anno speravo ovviamente in qualcosa di più. Tuttavia, nel team sono state fatte determinate scelte a livello tecnico e non avevo il miglior feeling con la moto. Questo è il motivo per cui ho concluso soltanto al quinto posto e sono stato molto meno costante rispetto all’anno precedente.
Un’altra cosa è che nel Mondiale Supersport ci sono pochissimi team che possono pagare il pilota. Come ho detto prima, non sono mai stato in grado di portare budget e, senza un grande sponsor alle spalle, devo sempre trovare una squadra che possa pagarmi. Correre è il mio lavoro e ciò che mi permette di pagare le bollette, ed è ancora più importante nella fase attuale della mia vita, in cui sto mettendo su famiglia (Marcel è recentemente diventato padre, ndr).
2025
Nel 2025 stavo cercando una sella nel Mondiale Supersport che mi permettesse di guadagnare denaro, ed è lì che ho incontrato il team WRP Racing, una squadra dove parlano tedesco e che stava passando da Triumph a Ducati. Pensavo potesse essere una buona soluzione per me e in effetti abbiamo iniziato molto bene, dato che eravamo già competitivi al primo round in Australia: ho chiuso sul podio in Gara 1 e in Gara 2 sono caduto mentre ero in testa. Eravamo in quella posizione anche perché il team aveva speso soldi per fare molti test durante il pre-stagione.
Il problema è che io volevo di più e sapevo di cosa avevo bisogno, ma il team non riusciva a procurarmelo. Inoltre, ci mancava potenza rispetto agli altri piloti Ducati e anche alle Yamaha. Se perdi mezzo secondo al giro soltanto sul rettilineo, allora c’è qualcosa che non va.
Se vuoi lottare per la vittoria, devi avere almeno lo stesso materiale degli altri. E io non loavevo. Quindi stavamo soffrendo dal punto di vista tecnico e l’atmosfera nel team non era delle migliori, con anche diverse discussioni. Non sono queste le cose di cui un pilota ha bisogno.
Riflettendo sul Mondiale Supersport, il livello stava diventando sempre più alto e non soltanto ai vertici, ma anche solo per entrare nella top 10 o andare a punti. Ed è questo che alcuni team non capiscono: nel Mondiale Supersport, il livello dei piloti è cresciuto tantissimo negli ultimi tre o quattro anni, mentre quello delle squadre è rimasto lo stesso. Ci sono alcuni team che fanno davvero un ottimo lavoro, ma la differenza tra loro e gli altri è grande. Ed è per questo che è stato difficile.
Dopo quell’esperienza, volevo trovare una soluzione migliore per il mio futuro. E correre nell’EURO MOTO Superbike e nel FIM EWC è una nuova sfida che mi riempie di entusiasmo.
Karsten Wolf (proprietario del team GERT56, scomparso verso la fine del 2025)
Non lo conoscevo di persona, ma quando abbiamo iniziato a parlare al telefono a novembre, ho sentito chiaramente quanto fosse entusiasta di sapere che ero interessato a correre per lui. E da quello che mi hanno raccontato tutti, si è subito mosso per rendere possibile tutto questo e avermi come terzo pilota (a fianco di Jan-Ole Jähnig e Toni Finsterbusch, che erano già parte del team, ndr). E non è stato l’unico: dopo la sua scomparsa, tutti si sono mossi per rendere possibile questa operazione, perché ovviamente come nuovo pilota rappresentavo un costo in termini di moto aggiuntiva, gomme extra e così via. Tutti stavano cercando e lavorando duramente per far sì che questo accadesse.
Sarebbe fantastico poter mostrare a Karsten ciò che stiamo facendo, ciò che abbiamo fatto, che siamo qui e che tutto questo funziona. E spero che durante l’anno potremo ripagarlo con dei bei risultati.

Palmen in Motorradsport ringrazia Marcel Schrötter per la sua disponibilità e Johannes Bornemann (addetto stampa del GERT56) per aver organizzato l’intervista. Al pilota e al team i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.










