Sam Lowes si racconta a Palmen in Motorradsport (Parte 2)

Dopo aver parlato del 2026, degli inizi della sua carriera e delle stagioni dal 2011 al 2016, Sam Lowes ha raccontato a Palmen di Motorradsport altri momenti cruciali della sua carriera fino ad oggi. Dalla stagione vissuta in MotoGP nel 2017 fino al passaggio al WorldSBK, il pilota britannico si è aperto poi anche sul suo futuro e su un sentito “Thank You Moment”.
Ecco quindi la Parte 2 della nostra intervista, che segue la prima parte pubblicata poco prima.
Sam, hai fatto grandi cose tra il 2015 e il 2016 in Moto2 e poi hai avuto l’opportunità di passare in MotoGP nel 2017 con Aprilia. Ma mentre in Moto2 eri davanti, in MotoGP è andata diversamente. Cosa puoi dire di quell’anno?
È stata una situazione strana, credo. È stato difficile per me, difficile per il team e i risultati sono stati semplicemente negativi. Già dall’inizio non mi sentivo a mio agio nel team. Non è mai come sembra da fuori: ci sono sempre tante cose che succedono dietro le quinte. Forse andare in MotoGP in quel momento è stata la decisione sbagliata per me, ma è facile dirlo dopo, non fare quella scelta. È stato semplicemente un anno duro.
Nonostante tutto, mi è piaciuto vivere quella stagione. Ho imparato molto fuori dalla pista, più che in pista. In pista non ho imparato tante cose, ma fuori ho imparato molto sulle persone, sulle corse e su come gestire situazioni in cui non mi ero mai trovato prima nella mia vita. Fino a quel momento correvo in moto e tutte le persone con cui lavoravo erano lì per arrivare alla gara e fare il miglior lavoro possibile, ed io facevo parte del team. Quando ho fatto quel passo, è stato completamente diverso, perché facevo parte non solo di una squadra, ma soprattutto di un’azienda.
Non tutti avevano le mie stesse intenzioni e non tutti volevano aiutarmi, cosa che non avevo mai vissuto prima. Questa esperienza mi ha fatto crescere velocemente e imparare molto. In particolare, ho imparato a non fidarmi troppo delle apparenze.
Dopo quell’anno difficile in MotoGP, sei tornato in Moto2. Ed è stato un periodo tra alti e bassi.
L’anno dopo la MotoGP, il 2018, è stato terribile. La stagione col team in cui correvo (Swiss Investors Innovation, ndr) ha rappresentato più una perdita di tempo che altro, onestamente, ed è stato forse il mio peggior anno di gare. Poi nel 2019 sono tornato da Gresini (con cui aveva corso nel 2016, ndr) ed è andata meglio: ho avuto un brutto infortunio alla spalla, quindi ho saltato molte gare, ma è un team a cui voglio bene e con cui mi sono trovato benissimo.
Poi sei passato al team Marc VDS nel 2020.
Sì, e sono arrivato vicino al titolo, finendo secondo a pari punti (con Luca Marini, ndr) e a soli 9 punti dal campione (Enea Bastianini, ndr). Anche il 2021 è stato un buon anno, visto che ho chiuso quarto in campionato. Purtroppo, invece, il 2022 e il 2023 sono stati influenzati principalmente da infortuni alle spalle.

Tra le stagioni che hai disputato in Moto2, quale consideri la migliore?
Penso che il 2015 sia stato il mio anno migliore. Ero ancora piuttosto giovane e credo che, se avessi avuto più esperienza, avrei potuto lottare per il campionato. Avevo solo due o tre anni di esperienza come pilota professionista, quindi non ero ancora del tutto pronto per quel salto. Però penso che quello sia stato il mio anno migliore. Anche il 2020 è stato molto buono, anche se condizionato dalla pandemia. Ho lottato per il titolo, ma ho fatto un errore a Valencia che ha compromesso tutto.
E come è arrivata l’opportunità di passare al WorldSBK?
Nel 2023 ero pronto a lasciare la Moto2. Non mi divertivo più, quindi abbiamo deciso che volevo andarmene e ho iniziato a guardarmi intorno per passare in Superbike. Mio fratello Alex corre lì da molti anni, quindi ho sempre seguito la categoria. Inoltre, in Moto2 le condizioni stavano cambiando: hanno tolto il Warm Up e ridotto ulteriormente il tempo in pista e non mi stava più piacendo.
È stato allora che ho deciso di cercare altre opzioni e ho scoperto che anche Marc (van der Straten, titolare del team Marc VDS, ndr) stava pensando di entrare in Superbike. Alla fine siamo riusciti a farlo insieme ed è fantastico, perché ho vissuto anni bellissimi con loro in Moto2. Ovviamente, a un certo punto io mi ritirerò e loro continueranno. Penso che è e sarà un team fantastico in questo paddock.
Preferisci essere l’unico pilota del team, come ora, oppure ti piacerebbe avere di nuovo un compagno di squadra?
Bella domanda. È piacevole essere l’unico pilota, perché significa che batti sempre il tuo compagno di squadra (ride, ndr). Però penso che a volte, in Superbike, avere due piloti possa essere un grande vantaggio, per molti motivi sia logistici sia in pista. Ci si può aiutare in diversi modi, più dal punto di vista tecnico che a livello di prestazioni pure. Credo che in futuro il team passerà sicuramente a due piloti. Ma per quanto mi riguarda, per me va bene in entrambi i casi.
Se potessi parlare al Sam Lowes 20enne, che debuttava nel Mondiale Supersport nel 2011, cosa gli diresti?
Forse gli direi di continuare a fare tutto quello che stava facendo in quel momento, ma senza preoccuparsi di quello che pensano gli altri. All’epoca lo facevo e penso sia naturale farlo quando si è più giovani. Se avessi iniziato già allora a non preoccuparmi del giudizio degli altri, molte cose nella mia carriera sarebbero andate diversamente, forse anche i risultati. Ma a parte questo, non cambierei molto.

Qual è il tuo obiettivo per il futuro?
Il mio obiettivo è vincere gare e lottare per il titolo in Superbike. Ho un contratto fino al 2027, quindi mi godrò anche il fatto di guidare con le gomme Michelin. È qualcosa di nuovo per me e per quasi tutti gli altri piloti. In ogni caso, il mio obiettivo è essere competitivo qui, fare un altro step e costruire una bella carriera con buone statistiche, con anche podi e vittorie. Poi mi ritirerò e giocherò a golf.
E ti piacerebbe rimanere nel mondo delle corse motociclistiche, anche dopo aver appeso il casco al chiodo?
Sì, sicuramente. Amo le corse e mi piacerebbe essere coinvolto nell'aiutare il team a progredire ancora.
E per concludere, c’è qualcuno che vuoi ringraziare in particolare per quello che hai vissuto finora?
Solo me stesso: grazie Sam per essere Sam! (ride, ndr). A parte gli scherzi, devo ringraziare tante persone, a partire da mio fratello. È stato un grande aiuto nella mia carriera: avere qualcuno che fa esattamente quello che fai tu ed è uguale a te è qualcosa che la maggior parte delle persone non ha. Poi ho una moglie fantastica, che lavora anche nel team. Fare il pilota è difficile sotto certi aspetti, perché spesso portiamo la "merda" che viviamo in circuito anche a casa lì serve avere persone che ti supportano, altrimenti non ce la fai. Lei lo fa nel modo migliore e gliene sono molto grato.
Ringrazio anche i miei genitori per avermi dato la vita e per avermi cresciuto come la persona che sono. E poi ringrazio tutte le persone con cui ho lavorato: a parte una stagione, forse due, ho sempre lavorato con persone straordinarie e sono stato molto fortunato ad avere buone persone e ottimi team intorno a me. Sono grato a tutte le persone che si impegnano per me e il mio sogno.
Palmen di Motorradsport ringrazia Sam Lowes per il suo tempo e Georgia Wells (Press Officer del team ELF Marc VDS Racing nel WorldSBK) per aver organizzato l’intervista. I migliori auguri al pilota e al team per le prossime gare e stagioni.
