Sam Lowes si racconta a Palmen in Motorradsport (Parte 1)
Sam Lowes. Credit: ELF Marc VDS Racing Team
Non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di intervistare un pilota che è stato Campione del Mondo Supersport, ha ottenuto diverse vittorie e podi nel Mondiale Moto2, ha corso una stagione in MotoGP e attualmente gareggia e conquista podi nel Mondiale Superbike.
Ma è proprio quello che è successo: durante il Round olandese ad Assen, Palmen di Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Sam Lowes, pilota del team ELF Marc VDS Racing nel WorldSBK (dove corre anche insieme a suo fratello gemello Alex Lowes). Insieme abbiamo fatto una lunga e interessante chiacchierata, che divideremo in due parti.
Nella Parte 1, Sam Lowes ha parlato della stagione 2026, del suo percorso in Superbike fino ad oggi, delle prime fasi della sua carriera e delle stagioni dal 2011 al 2016, che comprendono anche il titolo nel Mondiale Supersport e la sua prima vittoria in Moto2.
Sam, cosa ti aspetti in generale dalla stagione 2026?
È il mio terzo anno con la Superbike. Per me è stato davvero importante imparare la categoria e capire come guidare correttamente questa, visto che è molto diversa dalla Moto2. Sento che con Ducati, che è la moto migliore, e con un team che conosco molto bene possiamo essere fiduciosi, andare forte e lottare per risultati importanti.
Cosa che hai già fatto finora, conquistando alcuni podi nel 2025. E quest’anno ad Assen hai anche ottenuto tre terzi posti.
Sono davvero felice di com'è andata lì. Gara 1 si è svolta in condizioni strane, perché all'improvviso ha iniziato a piovere e questo ha reso tutto un po’ più equilibrato. Penso comunque che il terzo posto fosse la mia posizione, considerando il passo che avevo, e abbiamo cercato di migliorare alcuni aspetti in vista delle gare della domenica.
Alla fine anche la domenica è stata una giornata positiva. Ero il terzo più veloce in pista, quindi non ero troppo lontano, ma i due piloti davanti a me (Nicolò Bulega e Iker Lecuona, ndr) erano un po’ più veloci e sento che mi è mancato qualcosa. Devo capire dove posso migliorare per lottare con loro. Comunque è stato un weekend molto positivo ed è stata la mia prima volta che ho ottenuto tre podi nello stesso weekend in Superbike.
Pensi sia realistico lottare per la vittoria nella stagione 2026?
Sì, penso che ottenere la mia prima vittoria in Superbike sia possibile. Ci saranno alcune piste dove mi trovo meglio rispetto ai primi round. Su circuiti dove mi trovo bene come il Balaton Park e il Motorland Aragon, sono sicuro che potrò essere più vicino ai migliori. Dobbiamo continuare a ottenere podi, lavorare bene e capire ancora meglio la nuova moto, ma prima o poi quella prima vittoria dovrà arrivare.
In azione ad Assen. Credit: ELF Marc VDS Racing Team
Ti aspettavi di essere in top 5 a Portimão, tornando dall’infortunio subito nel round di apertura in Australia?
Mi sentivo abbastanza bene sulla moto, ma facevo fatica sulla distanza. Se mi avessi chiesto se potevo finire nei primi cinque posti in Portogallo, probabilmente avrei detto di no. Alla fine però trovi sempre un modo per farcela. Sono soddisfatto del weekend: tre quinti posti non sono niente di particolarmente esaltante, ma nelle condizioni in cui ero è stato un ottimo fine settimana. Sono davvero orgoglioso di com'è andata.
Come hai ricordato all’inizio, questo è il tuo terzo anno nel WorldSBK. Rispetto a quando hai iniziato nel 2024, su cosa devi ancora lavorare per fare un altro passo avanti? E dove senti di essere migliorato di più?
Penso che la cosa più importante sia lo stile di guida. Sto ancora basando troppo il mio stile di guida sulla velocità in curva e faccio fatica soprattutto nelle lunghe frenate dopo rettilinei lunghi. Mi manca ancora qualcosa nella prima fase di frenata e devo lavorarci. Però, nel complesso, sono migliorato molto e ho lavorato bene per capire le gomme, che sono piuttosto diverse, e anche il peso della moto e il formato del weekend con tre gare. Credo che ora guido la Superbike come si dovrebbe, ma serve ancora un po’ di tempo per fare l’ultimo passo.
Puoi raccontare qualcosa in più sui tuoi primi passi nel motociclismo?
Prima ho fatto un po’ di motocross, perché nel Regno Unito è difficile correre nella velocità fino a una certa età, ma quando avevo 12 o 13 anni ho fatto la mia prima stagione appunto nella velocità. Ho corso nella Superteen in Inghilterra, solo con la mia famiglia, poi sono passato al Campionato Britannico 125cc e poi alla classe Supersport tra i 16 e i 18 anni. Nel 2010 sono riuscito a vincere il Campionato Britannico Supersport e l’ho fatto con il mio primo "vero" team, dato che prima correvo con una squadra di famiglia gestita dai miei genitori.
Hai anche disputato alcune gare nel Campionato Europeo Superstock 600.
Sì, nel 2008. Però ero ancora piuttosto giovane e non è andata molto bene, quindi sono tornato in Inghilterra e ho cercato di lavorare su me stesso per migliorare. Allora passavo molto tempo a lavorare per mio padre e nel frattempo cercavo di diventare un pilota, anche se poter fare del motociclismo il mio lavoro mi sembrava un sogno lontano. Poi, quando ho vinto il titolo nella Supersport britannica, ho avuto l’opportunità di passare al Mondiale Supersport nel 2011. È stato un grande shock per me, ma ho fatto progressi costanti fino a chiudere terzo nel 2012 e a diventare Campione del Mondo nel 2013. Questo ha decisamente cambiato le cose per me.
Quali sono i tuoi ricordi principali della stagione 2013?
È stata un’annata davvero bella, in cui ho lottato con una leggenda e un pluricampione del mondo della categoria quale è Kenan Sofuoglu. Avevo un team fantastico e probabilmente una delle migliori moto che abbia mai guidato (la Yamaha R6 del team Yakhnich Motorsport, ndr). Un ricordo speciale è la mia prima vittoria, ad Assen, dopo una grande battaglia con Sofuoglu e davanti a tanto pubblico.
Quel titolo mi ha dato l’opportunità di passare in Moto2 e in passato, probabilmente, non avrei mai pensato di poter diventare un pilota del Motomondiale. Il fatto che quel titolo mi abbia permesso di fare il salto in Moto2 è stato qualcosa di enorme per la mia carriera.
Sam Lowes a Donington Park (2013). Da RoadRacingWorld
Un altro ricordo speciale di quell’anno?
Uno è quando ho vinto con un buon margine a Donington Park, che è praticamente la mia gara di casa visto che vivo molto vicino al circuito. Inoltre è stato speciale quando abbiamo corso a Istanbul: sono arrivato secondo, ma l’atmosfera era incredibile grazie a tutti i tifosi di Sofuoglu. In griglia non riuscivo nemmeno a sentire i miei meccanici, per via di tutti i fan che tifavano per lui. La gara l'ha vinta lui, ma è stata una battaglia molto serrata ed è stato bello per me farne parte.
Sei poi passato al Mondiale Moto2 nel 2014 con Speed Up.
Sì, ho trascorso due anni con loro. Il primo anno è stato di apprendimento, ma è stato comunque positivo. È stato difficile e ho fatto fatica soprattutto a imparare le nuove piste, perché in Moto2 non si gira molto. Sono comunque riuscito a ottenere alcuni buoni risultati, come il sesto posto in Qatar.
Nel 2015 hai ottenuto la tua prima vittoria in Moto2 ad Austin. Cosa ricordi di quel giorno?
Onestamente è stato un weekend difficile anche quello, ma ricordo un grande mix di emozione, sollievo e orgoglio. Solo tre o quattro anni prima lavoravo con mio padre, e improvvisamente sono arrivato a vincere gare nel Motomondiale. È qualcosa di pazzesco. Oggi, se non hai 16 o 17 anni e non sei già nel Motomondiale, è difficile arrivarci. Per me, che a 19 o 20 anni ancora lavoravo e ho vinto un Gran Premio a 24 anni, è stata una sensazione incredibile. Probabilmente è il mio più grande traguardo fino ad oggi.
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