Albert Arenas (Supersport): "Vi racconto i miei anni nel Motomondiale. Superbike? Al più presto"

Il Mondiale Supersport ha accolto per la stagione 2026 un pilota capace, negli anni passati, di vincere sei gare e un titolo nel Mondiale Moto3 e di mettersi in luce, pur occasionalmente, anche in Moto2. Albert Arenas è infatti approdato al WorldSSP come pilota ufficiale Yamaha e insieme all'AS bLU cRU Racing WorldSSP Team (conosciuto in passato come MV Agusta Reparto Corse).
E l'inizio di stagione è stato senza dubbio positivo. Dopo i primi tre round, Arenas vanta una vittoria (Gara 2 a Phillip Island) e tre ulteriori podi e non è mai uscito dalla top 5, essendo un quinto posto il suo peggior risultato. Un rendimento efficace e costante, che gli permette di essere in lotta per il titolo e di occupare dopo sei gare la seconda posizione in campionato con 105 punti, per un solo punto dietro al leader Jaume Masiá.
Palmen in Motorradsport ha potuto intervistare Albert Arenas e ripercorrere con lui le sue stagioni nel Motomondiale, senza ovviamente dimenticare uno sguardo al presente nel Mondiale Supersport e le aspettative del pilota spagnolo per il futuro.
Albert, com'è iniziato il 2026? E cosa ti aspetti da questa stagione?
Siamo partiti bene. È una sfida in cui sto affrontando tante cose nuove, dalle persone alla moto fino al format del weekend. In più ci sono tanti piloti con anni di esperienza in questo campionato, mentre io sono nuovo. È però anche vero che continuo ad essere veloce, al punto che abbiamo già vinto gare e ottenuto podi. In generale, l'obiettivo per quest'anno è soprattutto capire questo paddock, il format del weekend di gara e i circuiti che non conosco.
Cosa racconti del round di Assen?
Sono contento di com'è andato il weekend in generale, perché siamo stati veloci in tutte e due le gare e anche in qualifica e in più lo siamo stati in più condizioni diverse. In Gara 1, per prima volta in questa stagione, ho fatto il giro veloce e questo mi ha permesso di partire in pole position in Gara 2, il che è stato bello. In Gara 1 abbiamo avuto qualche problema con la gomma anteriore, ma lo abbiamo risolto prima di Gara 2.
La bandiera rossa in Gara 2 (per la caduta di Roberto García a pochi giri dal termine, ndr) non ci ha permesso di lottare per la vittoria fino alla fine, ma sono contento di questo doppio podio e per la costanza che abbiamo. Il team lavora molto bene e cercheremo di continuare così.
Hai in programma di restare più di un anno in Supersport, oppure andresti subito in Superbike?
Voglio andare in Superbike al più presto. Mi sono preso un rischio ad andare in Supersport, perché inizialmente volevo andare appunto direttamente in Superbike. Vedendo infatti che ci sono piloti che, dalla Moto2, sono andati direttamente in Superbike come Jake Dixon e Xavi Vierge o anche Alberto Surra, che ci è arrivato dal campionato europeo, volevo fare altrettanto. Alla fine ho però deciso di iniziare questa avventura con Yamaha. Mi sono sentito molto ben considerato, ho visto un buon progetto e ho deciso quindi di unirmi a loro.

La stagione 2026 è per te la prima nel paddock del WorldSBK dopo tanti anni nel Motomondiale. Prima di arrivarci parliamo però dagli inizi della tua carriera. Come è partito tutto?
All'inizio io facevo motocross e l'ho fatto dai sei anni ai nove anni. Allora un team manager della Superbike, che adesso lavora col team di Bimota, lavorava per una Junior Cup in Spagna e mi ha invitato a provare una moto di velocità. Ho fatto questa prova, è andata bene e la RACC mi ha dato una borsa di studio per fare la mia prima stagione nella velocità.
Da lì è iniziato un percorso molto importante e anche se sono arrivato al mondiale un po' più tardi (aveva già 20 anni quando ha disputato la sua prima stagione completa nel Mondiale Moto3, ndr), sono riuscito a fare grandi risultati e, anzi, ci sono arrivato più maturo di altri piloti. E quelli nel Motomondiale sono stati anni incredibili, soprattutto quelli col team Aspar.
Un ricordo in particolare dalle stagioni trascorse nel CEV Moto3?
Le cose più belle sono state queste: iniziare a allenarmi coi piloti della MotoGP, iniziare a vincere gare nel CEV e sentirmi sempre più vicino al mondiale, fino ad arrivarci.
E che ricordi hai della tua prima stagione completa nel Motomondiale, nel 2017?
Purtroppo non è stato il ricordo più bello, perché ho sofferto un po' con la Mahindra e mi sono infortunato due volte. Non è stato di certo l'inizio che sognavo, ma era già un sogno essere lì e ci sta che il primo anno sia difficile. Poi nel 2018, appena siamo passati alla KTM, ho conquistato la mia prima vittoria nel mondiale dopo tre gare. Questo, sì, è un ricordo bellissimo.
Da lì sei cresciuto costantemente fino a diventare Campione del Mondo Moto3 nel 2020, in un anno particolare a causa della pandemia di COVID-19. Ma come hai costruito quel trionfo?
Tutto è partito da un test che ho fatto verso la fine del 2019 con KTM. Era un test privato, senza il mio team, e proprio lì ho fatto quel "click" di velocità che ancora mi mancava. Mi hanno dato una moto loro, abbiamo provato alcune cose e sono andato subito fortissimo. Da lì ho iniziato a crederci davvero e infatti nelle gare successive ho vinto in Thailandia, ho chiuso secondo in Giappone, ho quasi vinto di nuovo in Australia e ho lottato per il podio anche in Malesia ero lottando ancora per il podio. Lì ho capito che ormai c'ero per vincere e nel 2020 ho subito iniziato vincendo in Qatar.
Sicuramente avrei potuto vincere ancora più gare, se il campionato si fosse svolto normalmente senza l'interruzione per la pandemia, ma è stato comunque un gran bell'anno. Il ricordo più bello di allora, oltre a vincere il titolo in sé, è legato alle persone con cui ho lavorato: Mauri (Soli, ndr), Paolo (Mancin, ndr), Giancarlo (Domenichini, ndr) e gli altri, che adesso lavorano con David Alonso in Moto2 e stanno facendo grandi cose anche lì. È stato meraviglioso lavorare con loro.

Sei poi passato in Moto2 sempre col team Aspar, ma hai avuto varie difficoltà.
Al primo test fatto con la Moto2, dopo aver vinto il titolo in Moto3, sono stato subito molto veloce e il primo dei debuttanti. Oltre a me erano saliti in Moto2 anche Raúl Fernandez, Ai Ogura, Tony Arbolino e Barry Baltus e in quel test ero stato il più veloce tra i rookies. Dopo però sono andato al test di Valencia, il primo del 2021, e lì ho avuto due brutte cadute che mi hanno tolto un po' di fiducia. Infatti la stagione, a parte qualche gara buona, è stata molto difficile (ha chiuso 21° con 28 punti, ndr) e inoltre correvamo con la Speed Up, che non andava male ma non era comunque la moto migliore.
Poi nel 2022 siamo passati alla Kalex e da lì le cose sono andate molto meglio: ho quasi vinto ad Assen, ho fatto tante prime file e sono arrivato più volte in quarta posizione. Mi mancava però quel "click" che mi facesse fare il salto di qualità. Pensavo di trovarlo passando al team Red Bull KTM Ajo nel 2023, ma non è andata così...
Come mai?
Fino a metà stagione, quando sono arrivato sul podio a Barcellona, sembrava che avessi trovato la velocità per stare davanti. Poi però mi sono infortunato subito dopo a Misano (lussazione della spalla sinistra, ndr) e quell'infortunio mi ha condizionato tanti nelle ultime gare. A fine anno mi sono operato e poi sono passato al team Gresini Racing per la stagione 2024. Purtroppo l'anno è stato difficile: abbiamo fatto delle belle qualifiche e qualche buona gara, ma mancava sempre qualcosa.
Dopo però è arrivato il 2025, il tuo miglior anno in Moto2.
Sì. È stato il mio anno migliore nella categoria perché, oltre a rimanere nello stesso team, ho trovato anche un po' di stabilità con il mio capotecnico. In Moto2, si sa, sono tutti molto vicini e il pacchetto formato da pilota, moto e team deve essere sempre al 100%, o almeno stare tra il 90% e il 100%. Sento che non ci siamo quasi mai stati: quando io ero lì, succedeva qualcosa; quando invece il pacchetto era lì, a "mancare" ero io. È comunque vero che mi sono sentito fortissimo tante volte, come quando al Mugello abbiamo lottato per la vittoria e chiuso al secondo posto. Poi abbiamo fatto tanti quarti e quinti posti. Ci è mancato qualcosa, ma ormai è andata così.
Come hai vissuto il momento in cui vedevi che non riuscivi a lottare per la vittoria in Moto2, come avevi fatto invece in Moto3?
Nei primi due anni, e soprattutto al primo, da rookie vuoi solo vincere e questo ti porta anche a fare tanti errori e cadute. Quando vuoi vincere cerchi solo la velocità, ma in realtà non è così, soprattutto in una categoria come la Moto2 dove tutti vanno forte e bisogna guardare anche ai piccoli dettagli.
E come hai vissuto poi il fatto di essere rimasto fuori dalla Moto2, nonostante venissi dalla tua miglior stagione in quella classe?
Ad essere onesto, è stata una decisione mia. C'è stato un momento della stagione in cui potevo firmare con un team per rimanere in Moto2, più un'altra opzione arrivata a fine anno. Dopo essere stato però nei migliori team del campionato, che sono appunto Aspar, Ajo e Gresini, mi sono detto che sarei rimasto in Moto2 solo se avessi corso un altro anno con Gresini e con lo stesso capotecnico. In cinque anni di Moto2 ho avuto cinque capitecnici diversi e così è davvero difficile riuscire a fare bene, perché è come ripartire da un foglio bianco ogni volta.
Quando vai alle gare con persone con cui hai già lavorato negli anni precedenti, è più facile costruire il weekend di gara fin da subito: ti metti a posto il venerdì, fai uno step il sabato e la domenica sei pronto per la gara. Nel 2025, avendo un altro capotecnico rispetto all'anno prima, spesso abbiamo trovato la soluzione a Gran Premio già finito. Quindi ho pensato che rimanendo un altro anno con Gresini e con lo stesso capotecnico, sicuramente avrei fatto di meglio, anche perché io mi sento fortissimo fisicamente e, anzi, nel miglior momento della mia carriera.
Appena ho capito che non potevo rimanere col team Gresini, ho salutato e me ne sono andato.

Alla fine però sei nel Mondiale Supersport come pilota Yamaha e sei tornato nel paddock del WorldSBK. Dove eri già stato una volta nel lontano 2013...
Sì, quando ho fatto una wildcard nella European Junior Cup (monomarca Honda che affiancava il Mondiale Superbike in alcune tappe europee, ndr) al Motorland Aragon. Nel 2013 avevamo un bel rapporto con Honda España e il responsabile ha detto a mio padre che c'era la possibilitä di fare una wildcard lì. Allora mio padre mi ha chiesto se volevo andare, e ho accettato. Era una moto molto diversa dalla Moto3, ma ho fatto la pole position e sono arrivato secondo in gara.
Ora che sei nel paddock della Superbike, vuoi rimanere qui o sei ancora aperto a un ritorno nel Motomondiale?
L'obiettivo è prepararmi, allenarmi e avere la possibilità di crescere e salire di categoria, cosa che ho qui. Questo mi motiva a dare sempre il meglio di me. Ma se arrivassi in Superbike e riuscissi ad ottenere dei test o delle wildcard con la MotoGP, come accaduto già ad Álvaro Bautista e altri piloti ancora, ovviamente non direi di no. Mi piacerebbe fare un percorso in crescita nel paddock del WorldSBK e se mi proponessero di provare o anche sviluppare una MotoGP (come quest'anno Nicolò Bulega con Ducati, ndr), ovviamente accetterei. Chiaramente però è ancora presto per queste cose. Ora vedo di adattarmi al più presto e fare bene in questo paddock, poi si vedrà.
E come ti sembra il paddock della Superbike rispetto a quello della MotoGP?
Non ti posso dire molto, perché sono molto concentrato sui turni di prove e sulle gare: arrivo in circuito, faccio quello che devo fare e torno in hotel. Sicuramente è molto bello vedere tanta gente nel paddock e sotto il podio e sentire il loro supporto, ma quando sono in circuito penso più a quello che devo fare.
In conclusione, Albert, il "Thank You Moment". Chi vuoi ringraziare per tutto quello che hai vissuto finora e che, si spera, vivrai nei prossimi anni?
Prima di tutto ringrazio la mia famiglia, perché se sono qui è grazie a loro e perché hanno investito su di me quando ero piccolo. Ovviamente ringrazio la gente che è stata al mio fianco, ma principalmente sono grato alla mia famiglia. Ringrazio poi anche il team Aspar per avermi portato al Motomondiale e al mio primo titolo iridato, KTM per avermi fatto vivere il sogno di essere un loro pilota ufficiale e Nadia Padovani per avermi aperto le porte del team Gresini per due anni. Infine ringrazio ovviamente Yamaha, che ha creduto nella mia professionalità e nel mio potenziale per questo progetto, e l'AS Racing Team.
Palmen in Motorradsport ringrazia Albert Arenas per la disponibilità e Xavi Arenas e l'AS bLU cRU Racing WorldSSP Team per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.
