Ferruccio Lamborghini: Successi, scelte e seconde possibilità (Parte 2)

Ferruccio Lamborghini
Ferruccio Lamborghini al parco chiuso col teaM REVO Racing Project. Credit: Leonardo Alessio

Al pensiero che venga da una famiglia molto importante, verrebbe da pensare che lui viva in una “bolla” come molte altre persone nella sua posizione. E invece no: Ferruccio Lamborghini (nipote del fondatore della nota casa automobilistica) è una persona estremamente coi piedi per terra, che lavora e si impegna in quello che fa anche fuori dall’azienda di suo padre (la Tonino Lamborghini) e che ama il motociclismo come poche altre cose. E lo ama talmente tanto che già più volte ha interrotto la propria carriera da pilota, salvo poi tornare non potendo resistere al richiamo delle competizioni.

Dopo aver parlato di gran parte della sua carriera nella Parte 1, nella seconda parte dell’intervista Ferruccio Lamborghini parla proprio di questo: i suoi “ritiri” dalle corse, i ripensamenti e la sua carriera lontano dalle piste. Inoltre, "Lambo" si è aperto anche sull'impatto che ha avuto il cognome Lamborghini sul suo percorso da pilota.

 

  

Dopo gli anni nel CIV Moto2, ti sei fermato. Come mai?

Alla fine del 2012, io e mio padre ci siamo confrontati e ho capito che non era più il tempo di pensare troppo alle moto. Nel 2013 quindi non ho praticamente corso, a parte una gara come sostituto nella Superstock 1000 FIM Cup a Monza. Nel 2014 poi sono tornato nel CIV Supersport con la MV Agusta del team BYRT, con cui verso fine anno sono arrivato a lottare per la top 5.

All'epoca lo consideravo un po' il canto del cigno: stavo entrando nell'azienda di mio padre e sapevo che non avrei potuto proseguire con le moto. Mi sono quindi tolto gli ultimi sfizi prima di dedicarmi appieno all'azienda. Ma poi ci sono ricascato nel 2019, e ci sono ricascato nel 2025 (ride, ndr).

 

Ferruccio Lamborghini
In azione a Imola nel 2019.

 

Cosa ti ha spinto a tornare nel 2019, anno in cui hai fatto il CIV Supersport col team Full Moto Squadra Corse?

Nel 2015 ho iniziato a lavorare a tempo pieno nell'azienda di mio padre e, come puoi immaginare, in un'azienda familiare ci sono mille cose a cui devi stare dietro. Molto spesso ti porti anche il lavoro a casa o comunque qualche preoccupazione che non ti lascia con la mente libera. Un giorno però sono andato a trovare degli amici al Mugello per il CIV, in un periodo in cui avevo appena trovato il mio equilibrio dal punto di vista professionale. Sapevo gestire bene i miei tempi e sapevo cosa avesse priorità e cosa no.

Tra una battuta e l'altra un amico mi ha fatto: "Dai Lambo, torna in moto!". Ci ho pensato un po’ e poi mi sono detto: “Se per sei o sette weekend non sono in azienda il giovedì e il venerdì, non muore nessuno". Ho parlato con Corrado Caon (titolare del team, ndr) e con Camillo Bonomi e mi hanno convinto. L'entusiasmo era tantissimo e ho vissuto un altro anno molto bello dal punto di vista umano, con persone per cui provo grande affetto e stima.

 

E come mai ti sei nuovamente fermato a fine anno?

Non avevo compreso cosa servisse per tornare ai livelli giusti, ovvero staccare completamente la spina dal lavoro e pensare solo alle gare. Proprio questa è la cosa che mi è mancata e infatti non ho mai reso al massimo, cosa che si è vista nei risultati (un solo piazzamento a punti, 11º a Misano, ndr).

Racconto sempre l'aneddoto di Gara 2 a Vallelunga, ultima gara di quella stagione. Anche se cambiavamo l’assetto o cambiavo io qualcosa nella guida, facevo sempre lo stesso tempo ed ero nelle retrovie. In gara poi, quando mancavano due giri, mi sono reso conto che ero ultimo. Lì ho avuto un moto d'orgoglio e ho pensato: "Non chiuderò certo la mia carriera finendo ultimo. Piuttosto la stendo all'ultimo giro". Nonostante la stanchezza e le gomme finite, ho fatto due sorpassi e ho girato con un tempo migliore di mezzo secondo rispetto alla qualifica. Per la serie “guarda cosa fa la testa”...

Per assurdo, sono tornato a casa leggero. Mi sono detto: "Lambo, tutto non si può fare e tutto non si può avere nella vita. Ricordati di quell'ultimo giro". La testa ce l'avevo da un'altra parte: dovevo fare dei viaggi, lanciare un progetto ecc.. Troppe cose per la testa, quindi ho deciso di fermarmi nuovamente.

 

Avevi capito che ormai la mentalità imprenditoriale aveva preso il sopravvento.

Sì. C'erano le preoccupazioni del lavoro, le mail da guardare la sera...tutte queste cose.

 

Ma poi ci sei cascato di nuovo!

Ovviamente, da super appassionato, non mi sono mai perso una gara del Motomondiale o della Superbike. Quando potevo andavo anche alle gare, altrimenti guardavo tutto sul divano. Ho cercato anche di capire come fossero cambiati i nuovi stili di guida, come i piloti utilizzassero le nuove mescole e anche le modifiche che hanno subito le moto nel tempo. Poi si sono aggiunti altri fattori.

 

Quali?

Nel 2020 e nel 2021 ho avuto due pneumotoraci spontanei e, dopo il secondo, mi hanno dovuto operare a entrambi i polmoni perché altrimenti avrei avuto una probabilità di recidiva superiore al 60%. Per tutto il 2022 e tutto il 2023 ero estremamente sensibile a qualsiasi cambio di temperatura o di umidità. Anche se dormivo dritto o storto sul divano o sul letto, avvertivo tantissimo qualsiasi cambiamento.Ogni volta che sentivo quel dolorino mi venivano magari delle paranoie: "Dio, magari domani mi risveglio con un pneumotorace".

Avevo quindi bisogno di rimettermi fisicamente più in forma. E cosa rappresenta un ottimo allenamento? La minimoto! A fine luglio nel 2024 ho infatti ripreso, lucidato e revisionato la mia minimoto del 2005 e sono andato a girare al Motor Park di Cattolica, proprio dove avevo fatto i primi noleggi da bambino. Ero lì giusto per vedere come andavo, quando il titolare Jarno Cavalli mi ha detto che ci sarebbe stata una gara semi-amatoriale in quel circuito, di un trofeo OPES. Appena ho capito che avrei potuto partecipare con la mia minimoto, che come detto è del 2005, ho preso delle gomme nuove dai fratelli Zocchi a San Mauro e mi sono iscritto.

Ho fatto quella gara amatoriale e l’ho vinta, con una minimoto vecchia di vent’anni contro altre ben più nuove. Avevo una voglia che non posso neanche spiegare.

 

Ferruccio Lamborghini
Brno 2026. Credit: Leonardo Alessio

 

E come sei arrivato poi al Trofeo Aprilia RS660?

Dopo quella gara ho messo qualche foto e video su Instagram, e improvvisamente mi sono trovato un messaggio da Giacomo Luminari, il presidente del Moto Club 52 e dell’omonima squadra. Lui mi ha detto: "Lambo, se non hai impegni puoi venire con noi al Mugello. Faremo due giorni di test e faremo una sorpresa a Filippo Bianchi (altro pilota seguito da Giacomo Luminari, allora impegnato nel Trofeo Aprilia RS660 e ora nel CIV Sportbike, ndr). Gli facciamo guidare la 1000cc e avremo la sua moto libera. Ti va di provarla?". Io sono andato a quel test e, nonostante non girassi una pista grande dal 2019, sono andato solo due secondi più piano di Filippo, il che non era affatto male.

Visto che mi sentivo bene e la mia guida si sposava perfettamente con la RS660, abbiamo poi deciso di fare la gara conclusiva della stagione a Imola. La gara non è andata benissimo, visto che sono arrivato settimo, ma il weekend nel complesso è stato molto positivo e oltre ogni aspettativa, visto che venivo da un lungo stop. Da lì, le cose sono andate come sappiamo...E tutto ripartito per puro caso!

 

Nel frattempo, però, in questi anni ti sei mosso anche fuori dalla pista. Come?

Intanto seguendo mio padre nell'attività di famiglia. Nel 2015 sono entrato nella divisione Comunicazione e Marketing e poi mio padre mi ha voluto sostanzialmente come suo assistente. Ho quindi iniziato ad avere una comprensione di tutte le varie aree di business. Nel 2018, vedendo l’impegno e la concentrazione che ci mettevo, mi ha dato ancora più responsabilità, al punto che sono diventato amministratore delegato.

Da una parte seguo mio padre nell'attività di famiglia. Dall’altra, però, ho da poco costituito la mia società (la LMB Watches, ndr).

 

Tornando ora alla tua carriera da pilota, il cognome Lamborghini è stato effettivamente un peso per te?

Più sì che no, devo essere sincero. Soprattutto quando stavo emergendo davo fastidio a qualcuno, perché comunque andavo abbastanza forte e non tutti erano contenti.

Non dimenticherò mai, ad esempio, quanto successo nel 2006 nel trofeo Junior GP. Lì la moto veniva estratta a sorte a ogni gara, per una questione di equità, e quindi era impossibile o quasi avere la stessa moto della gara precedente. In più, il rapporto era lo stesso per tutti e l'unica cosa che potevi modificare era la posizione delle leve di frizione, freno e cambio. Cosa è successo poi? Che alla prima gara ho girato un secondo più forte di tutti gli altri nelle prove, e poi alla seconda ho fatto pole position e vittoria. Alla terza gara, poi, ho sentito che qualcuno andava a dire in giro che mio padre dava delle “bustarelle” per farmi avere qualche cavallo in più. Come si potesse pensare una cosa del genere, visto che le moto venivano estratte a sorte, non lo so...Comunque quella cosa mi ha dato molto fastidio.

Anche quando ho scelto di non fare il Mondiale 125cc nel 2008, pur potendolo fare gratis, ero sicuramente influenzato dal pensiero: "Al primo commento che sono andato al mondiale perché sono un raccomandato, io mi butto nel fosso”. Anche nella ricerca degli sponsor, in teoria il mio cognome avrebbe potuto portare molta pubblicità. Spesso però mi si ritorceva contro, perché il titolare di una piccola azienda poteva pensare: “Vieni da una famiglia che ha soldi, perché vieni a chiederli a me?”. E, giustamente, un’azienda piccola sponsorizza più volentieri un pilota che viene da una famiglia umile, a parità di talento.

Quindi sì: per certi aspetti, soprattutto a livello mentale, il mio cognome è stato più un peso che un aiuto nella mia carriera.

 

Avresti quindi vissuto molto male i commenti sui social, se avessi iniziato a correre quando erano più diffusi?

Se fossi nato e avessi iniziato a correre dieci anni più tardi, in un periodo in cui i social erano già molto più popolari, di sicuro avrei subito commenti e attacchi gratuiti. Ed essendo io una persona piuttosto emotiva, avrei probabilmente sofferto. Ora però non me ne frega niente, perché corro puramente per passione e penso che nel paddock si capisca anche questa cosa, anche perché ho solo amici nell’ambiente.

 

Nel motociclismo hai ancora qualche obiettivo particolare che vuoi raggiungere?

In generale, andare sempre il più veloce possibile. Sento la necessità di migliorarmi costantemente, altrimenti starei a casa. Oltre a questo poi mi piace sentire la moto, fare il setup, stare con i tecnici e vivere proprio l’ambiente e lo spirito del team.

 

Ferruccio Lamborghini
Lamborghini in minimoto nel 2024. Credit: MOTORACINGSPORT

 

C'è una moto o un campionato che non hai mai provatoma ti piacerebbe provare?

La Sportbike, ma non posso per i limiti d'età. Per me il massimo è la Supersport 600, anche perché non ho mai sentito la “chiamata” della 1000cc. Anche lì però aumentano i costi e bisogna essere ultradisciplinati. Io sono in forma e mi alleno, però non sono il superatleta che sta a dieta e fa tutto quello che serve. Non mi ci posso neanche dedicare più di tanto, visto che devo lavorare.

Oltre a questo, in me c'è anche un grande “pallino” per i due tempi. Nel 2027, costi quel che costi e a prescindere dal campionato a cui parteciperò, una o due wild card al CIV Classic coi due tempi le voglio fare. Quelle moto sono sempre una goduria incredibile e in più vanno guidate dando loro del “lei”, il che è fantastico per me visto che vorrei guidare qualcosa che non sia banale.

 

In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per tutto quello che hai vissuto e che stai ancora vivendo come pilota?

Ce ne sarebbero tantissime di persone e non voglio rischiare di dimenticare qualcuno. Posso però dire che ringrazio tutti i componenti dei team di cui ho fatto parte: Junior GP Aprilia, il team Media Action Pro Race, il team 44 Racing con cui ho vinto il CIV Moto2, Full Moto, 52 Racing e Revo-M2. Facendo qualche nome, ci tengo a ringraziare immensamente Paolo Maffioli, Camillo Bonomi, Corrado Caon, i fratelli Carmeli, Manuel Cappelletti, Andrea Neri, Giacomo Luminari, Michele Bonaldo ed Enzo Chiapello. Devo anche dire che correre per uno come Enzo Chiapello, sapendo la persona che è e la passione che ci mette (e correva anche a 70 anni, ndr), ti spinge a non dare mai il 99%, ma sempre il massimo o anche di più.

Vorrei anche menzionare altre due persone molto importanti per me: il mio amico Davide Messina, che mi supporta e sprona da quando sono rientrato, e Tiziano Tamagnini, che è stato il mio primo maestro e che ancora viene a darmi consigli. Infine, ringrazio poi anche tutte le persone con cui ho avuto il piacere di portare a casa bei ricordi e belle esperienze in questo mondo, dove la passione per le due ruote è comune. Tutti quelli con cui posso dire "Ti ricordi?", insomma. Siano essi team o avversari, o in generale qualunque persona con cui ho avuto a che fare nel paddock.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Ferruccio Lamborghini per la grande disponibilità, e gli augura il meglio per le prossime sfide in pista e fuori.