Ferruccio Lamborghini: Successi, scelte e seconde possibilità (Parte 1)

Un percorso nel motociclismo "incidentato" ma comunque ricco di soddisfazioni, con anche delle gare disputate nel Motomondiale tra 125cc e Moto2 e bei traguardi a livello nazionale italiano. Questo è quanto ha vissuto e sta continuando a vivere Ferruccio Lamborghini.
Anche se oggi ha 35 anni ed è concentrato sugli impegni come imprenditore (ha anche aperto da poco la sua azienda, LMB Watches), "Lambo" non ha dimenticato la sua grande passione per il motociclismo, tant'è che nel 2025 ha ripreso a correre nel Trofeo Aprilia RS660 arrivando anche a vincere il titolo nella categoria Challenge. Anche nel 2026, il pilota di Bologna continua a cimentarsi nel trofeo monomarca, dove sta facendo incetta di podi ed è in piena corsa per il titolo.
Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare Ferruccio Lamborghini per ripercorrere tutta la sua carriera. Una chiacchierata lunga e piacevole che inizia con questa prima parte: le ultime due stagioni, gli inizi della sua carriera e gli anni trascorsi nel CIV, con anche le esperienze vissute nel Motomondiale.
Ferruccio, come sta andando la stagione 2026?
Sta andando bene. Non sono ancora riuscito a cogliere una vittoria quest'anno, però dal punto di vista delle performance sono molto contento. Sto andando forte, ho migliorato anche i tempi rispetto al 2025 e mi fa piacere vedere che, nonostante l'età e gli anni in cui sono stato fermo, riesco ancora a migliorarmi e ho ancora del margine di crescita. Questo mi dà la carica, mi gasa. Ovviamente ci vorrebbe la ciliegina sulla torta della vittoria, che ancora non è arrivata, ma sono contento perché quando ho deciso di tornare a correre non mi sarei mai aspettato di poter essere ancora lì davanti, insieme a giovani arrembanti e talentuosi (come Gabriel Tesini e Mattia Bosello, ndr). Quindi sì, sta andando bene, anche se per adesso ho raccolto secondi o terzi posti.

Anche il 2025 era andato bene, a parte qualche imprevisto.
Ero partito bene, poi ho avuto un piccolo inconveniente tecnico durante la prima gara e non ho potuto finalizzare le ottime prove con una vittoria, concludendo terzo. Poi, durante una gara di allenamento con le 12 pollici, mi sono infortunato seriamente a una mano e questo ha messo a repentaglio ogni mia ambizione di titolo. È stato un po' un calvario, però alla fine sono tornato (dopo aver saltato il secondo round, ndr) e sono riuscito a vincere nella categoria Challenge. Per certi aspetti, quell'infortunio mi ha addirittura convinto ancora di più di quanto tenga alle corse, alla competizione e a tutto il mondo del paddock. Ora punto a ripetermi in questo 2026, anche se non è facile.
Ora facciamo un grosso passo indietro. Come è nata la tua passione per le moto?
Per puro caso. In realtà, da bambino ero appassionato di auto, soprattutto storiche. È una passione che mi aveva trasmesso mio padre. Quando avevo cinque anni, mi dava praticamente qualsiasi auto e io sapevo guidarla: cambio manuale o automatico, guida a destra o a sinistra. Sembra una storia strana, ma ci sono anche dei filmini a casa che lo confermano: mi divertivo a fare manovre nel piazzale dell’azienda o nel vialetto di casa.
Poi, a otto anni, mi ha insegnato ad andare in scooter. Il primo è stato un Piaggio Px 125, con cui ho fatto le mie prime pieghe. Da lì è scattato qualcosa e ho abbandonato le auto: volevo soltanto guidare scooter o la moto di papà. Un giorno, mentre eravamo a Riccione per cercare un ricambio per una delle sue auto, ho visto un pistino di minimoto, il Motor Park di Cattolica, e mi si sono illuminati gli occhi. Papà mi ha chiesto se volessi fare un giro e io ho risposto: “Sì!”.
E com'è stato?
Da lì non ci ho più visto, prima di tutto per l'ebbrezza di piegare, fare traiettorie e cercare di andare forte. La seconda cosa che ho capito è che non ero un bambino così speciale come credevo. Fino a quel momento non avevo compagni di scuola o amici interessati alle moto o che guidassero. Mi sentivo appunto speciale, perché sapevo fare una cosa che gli altri non facevano. Lì però mi sono ritrovato con dei ragazzini della mia età, o anche più piccoli, che andavano fortissimo, piegavano e facevano dei numeri incredibili.
Da lì ho iniziato a punzecchiare mio padre affinché mi portasse nuovamente lì, e anche chi gestiva i noleggi gli diceva di farlo, visto che vedeva del potenziale. Alla fine dell'estate quindi mio padre mi ha regalato la mia prima minimoto. Ho passato un anno ad allenarmi e farmi le ossa nelle varie piste in Emilia Romagna: Galliano Park, San Mauro, Cattolica, Ferrara...E nel 2003 ho disputato la mia prima stagione con la minimoto.
Come sono state le tue prime stagioni da pilota?
Le minimoto le ricordo come il momento più divertente e più puro, ma anche il più difficile. Andare forte in minimoto era proprio un'impresa per me. Non è che guidassi male, anche il primo anno me la cavavo, ma andare davanti e diventare bravi con le minimoto richiede veramente tanto impegno, doti naturali, testa e disciplina. Sono stati tre anni tosti, ma mi hanno anche consentito di crescere e di togliermi qualche soddisfazione. Al primo anno, come tutti, ho preso delle bastonate e al secondo ho iniziato a togliermi qualche soddisfazione e ho vinto il Trofeo Costruttori, un trofeo nazionale che però era fuori dal Campionato Italiano.
L'anno dopo sono passato alla categoria Senior. Anche lì è stato uno shock: passare dai 7 cavalli della Junior ai 14 della Senior è stato assurdo. Però, se sai guidare una Senior, puoi guidare qualsiasi altra cosa. E non lo dico per fare il nostalgico. Sono diventato vicecampione europeo della Senior Open e mi sono giocato il titolo italiano fino all'ultima gara. In totale ho corso tre anni con le minimoto, per poi passare alle moto grandi.
Hai corso nel CIV, ma prima ancora nel Trofeo Junior GP Aprilia. Com'è partito tutto?
Quasi tutto è successo per gioco. Un giorno leggevo Motosprint e c'era il coupon per le selettive del trofeo. Sinceramente ero anche un po' timidino e non me la sentivo di dirlo a mamma e papà. Una sera però eravamo in cucina, mia madre ha visto il coupon e mi ha detto: "Ma non ti interessa?". Inizialmente ero titubante, ma dopo una chiacchierata con mio padre abbiamo compilato e inviato il coupon. Successivamente ho partecipato alle selezioni come tutti e sono passato. È stato un bel percorso, ben più facile rispetto a quello che era successo in minimoto.
Con la 125cc della Junior GP e con la Sport Production in Coppa Italia mi sono trovato subito bene. Ho perso il titolo della Junior GP contro Fabio Massei per pochi punti, ma ci siamo giocati la vittoria più volte. In Coppa Italia, nonostante fossimo lì più per allenamento, dopo la prima gara me la giocavo sempre tra il quinto e il sesto posto. Per assurdo, questo mi ha convinto ancora di più, perché mi era sembrato un po' più facile andare sulle moto grandi.
È stato un trampolino di lancio perché, avendo terminato la Junior GP nei primi tre posti, nel 2007 ho potuto fare il salto al CIV nella 125GP, con un team di livello mondiale gestito direttamente da Aprilia.
E poi da lì sono arrivate anche delle opportunità importanti.
La stagione nel CIV non era partita benissimo, perché all'inizio sia Massei sia Andrea Mosca (suoi compagni di squadra, ndr) erano più veloci di me. Poi però ho fatto una wildcard nel campionato europeo a Vallelunga e lì mi sono sbloccato, al punto da vincere sia quella gara, sia quella del CIV sulla stessa pista. Giampiero Sacchi, che all'epoca era il direttore sportivo di Aprilia Racing, ha quindi iniziato a spronarmi e mi ha detto che se avessi continuato così, avrei avuto una bella sorpresa.
Con questa cosa in mente, ho continuato a fare bene nel CIV e in piena estate mi hanno detto che avrei corso come wildcard nel Mondiale 125cc a Misano. La wildcard è poi andata abbastanza bene considerando la poca esperienza (partito 37° e ultimo, ha chiuso 24° su 32 piloti arrivati al traguardo, ndr) e circa tre settimane dopo mi hanno chiamato a sostituire Federico Sandi nel team di Italo Fontana (Skilled Racing Team, ndr) per i GP di Australia, Malesia e Valencia.
Come sono andate quelle gare?
È stato davvero difficile, soprattutto perché ero ancora un ragazzo alla prima stagione in 125cc. Di solito si arriva a lottare per il titolo al secondo anno in una categoria, mentre allora ero invece passato da vincere una gara a venire chiamato al mondiale in soli due mesi. Alla fine è stata una bella esperienza, ma ad essere sincero sono rimasto scottato e al primo di quei tre GP, a Phillip Island, non ci ho capito niente. In Malesia e a Valencia è andata meglio, ma in generale è stato difficile.
Avevi ricevuto delle offerte per fare il mondiale nel 2008?
Più che delle offerte avevo un'opportunità di quelle che, al giorno d'oggi, uno giustamente magari si chiede se ha preso la decisione giusta. Verso la fine del 2007 mi sono trovato con due proposte sul tavolo e Giampiero Sacchi mi ha invitato a un congresso della FMI a Roma, dove avrei dovuto prendere una decisione definitiva. Le due possibilità erano da una parte il Mondiale 125cc, sempre col team di Italo Fontana, e dall'altra rimanere nel CIV sempre col team Junior GP. Ed entrambe correndo gratis.
Piccola parentesi: nel 2007 avevo corso appunto gratis, visto che ero arrivato in top 3 nel trofeo Junior GP, e già correre gratis nel CIV era una fortuna. Mi avevano poi confermato che non ci sarebbero stati problemi a fare il CIV alle stesse condizioni anche nel 2008. Era difficile trovare una sella senza pagare nel CIV, figuriamoci nel mondiale...

E come mai alla fine sei rimasto nel CIV?
Quelle tre gare di fine 2007 mi avevano un po' scottato. Mi ero reso conto che stavo bruciando le tappe e in più temevo commenti del tipo: "Brucia le tappe non perché va forte, ma perché si chiama Lamborghini". Temevo insomma di essere giudicato più per il cognome che per la scalata che avevo fatto fino a quel momento. Sentivo quindi che fosse giusto prima di tutto dimostrare di essermi guadagnato il posto nel CIV, quindi ho rifiutato l'offerta per il mondiale.
Ti penti di quella scelta?
No. Ci sono cose di cui mi pento decisamente di più. Ovviamente una stagione completa nel Mondiale non l'ho mai fatta in nessuna categoria ed è l'unica cosa che un po' mi dispiace. Quella era l'occasione per fare un mondiale intero e non mi è mai più ricapitata. Però non ho nessun rimpianto, sento di aver fatto bene in quel momento.
Hai proseguito quindi la tua crescita nel CIV.
Sì, ma il 2008 è stato un anno difficile. Le aspettative erano altissime, tant'è che partivo come favorito insieme a Lorenzo Savadori. Il problema è che "Sava" in quell'anno ha fatto una crescita incredibile e ci ha bastonati tutti. Io invece ho avuto una brutta caduta alla prima gara e poi per metà campionato non ingranavo e non ero neanche capace di arrivare sul podio, mentre lui se la giocava a ogni gara con Riccardo Moretti. Io mi sono sbloccato a fine campionato, con due terzi posti nelle ultime due gare, ma per la posizione da cui partivo era veramente poco e arrivare terzo in campionato è stata una delusione.
E successivamente hai cambiato categoria.
A fine 2008 mi avevano fatto capire che non c'era posto per me nel team Junior GP. Inoltre ero già alto un metro e 78 e soffrivo con la dieta per stare entro i 64 chili, quindi ho deciso di cambiare categoria e sono passato alla Superstock 600, che era appena stata introdotta nel CIV, con quell'atteggiamento da pilota dei due tempi che un po' snobbava i quattro tempi. Volevo vedere se mi sarei divertito come con la 125cc, diciamo.
Alla fine, con poche aspettative alla partenza, ho vissuto una stagione fantastica. Anche se ho perso il titolo per pochi punti a vantaggio di Andrea Boscoscuro, sono stato davanti in tutte le gare e praticamente ero o primo o secondo, in tutte le condizioni. Il 2009 di fatto mi ha restituito il sorriso dopo un 2008 che era stato invece molto difficile, e lì ho capito che potevo avere una carriera anche coi quattro tempi.
Com'è stato poi il passaggio alla Moto2, avvenuto nel 2010?
Inizialmente correvo nel CIV Supersport col team Media Action Pro Race, lo stesso dell'anno prima, ed ero anche partito bene al punto che ho fatto doppietta al Mugello. Poi, siccome Media Action era sponsor del team Forward in Moto2 (e dello stesso proprietario, Giovanni Cuzari, ndr), mi hanno invitato a fare un test con la loro Suter. Ho fatto un test a Misano, è andato bene e allora mi hanno preso per fare una wildcard nel mondiale appunto a Misano. La wildcard non è poi andata neanche male, ma in quel weekend c'è stato l'incidente che è costato la vita a Shoya Tomizawa e ammetto che quell'evento mi ha poi condizionato tantissimo.
Lui correva con la Suter e avendola usata anche io sapevo come il suo anteriore tendesse a chiudersi in quel punto. Successivamente una tappa del CIV è stata spostata da Imola a Misano, visto che un pilota amatore aveva perso la vita in un incidente alla Variante Bassa, e in quel weekend si è visto l'impatto che aveva avuto quell'incidente su di me: ogni volta che arrivavo al Curvone, chiudevo il gas e perdevo addirittura un secondo e mezzo, per paura che mi si chiudesse l'anteriore.
Comunque ho chiuso la stagione nel CIV Supersport al terzo posto, dietro a Roberto Tamburini e Ilario Dionisi, con un'ultima parte di stagione difficile. Poi sono andato a fare alcune gare nel Mondiale Moto2 col team Matteoni, al posto di Lukas Pesek. Ho corso a Motegi, Sepang, Estoril e Valencia. Non è stata però una grande esperienza, perché la moto aveva qualche problema e io non ero pienamente a posto a livello mentale. Erano successe troppe cose tutte insieme ed ero andato un po' in confusione.
Quando hai avuto quelle difficoltà, hai provato a gestirle da solo oppure ti sei rivolto a un mental coach, come fanno molti piloti oggi?
Ho fatto tutto da solo, anche perché in famiglia il patto è sempre stato: "Nessuno ti mette bastoni tra le ruote, a patto che continui a essere un discreto studente. Ma per il resto ti devi arrangiare". Per esempio, io non ho mai avuto una moto da allenamento, neanche da cross o motard. Andavo in pista quando c'erano le gare o quando il team aveva organizzato un test, ma ne facevamo quattro giornate e non di più. Lo stesso a livello mentale: dovevo fare tutto da solo.
Comunque, a parte l'aspetto mentale per quanto detto prima, avevo capito come mai buttavo via le gare. Nelle prove facevo sempre tempi incredibili, ma giravo costantemente in apnea e non provavo mai veramente il passo gara, pensando comunque che la moto fosse a posto in quel modo. Poi però spesso mi ritrovavo in gara a non sentire la moto come avrei dovuto. Proprio per questo nell'inverno ho fatto tutti gli allenamenti possibili per migliorare forza e resistenza, in vista della stagione 2011.
Stagione in cui hai corso nel CIV Moto2.
E che purtroppo è stata condizionata dalla frattura di una clavicola al primo round, che mi ha fatto perdere anche quello successivo. In seguito poi quell'infortunio mi ha creato ulteriori problemi, a causa di un'infezione. Ciononostante mi sono tolto varie soddisfazioni: ho fatto dei podi nel CIV Moto2 e ho anche vissuto una buona esperienza nella Superstock 1000 FIM Cup col Ten Kate Junior Team, dove sono subentrato a Luca Verdini. A settembre però mi sono dovuto fermare, perché continuavo ad avere problemi alla spalla per quell'infortunio. Quindi mi sono operato, pensando già al 2012.

E le stagioni successive come sono andate?
Nel 2012 voglio credere che il destino mi abbia voluto ripagare per gli errori e le sfortune degli anni precedenti, facendomi vincere il CIV Moto2 del 2012. Ovviamente ne vado orgoglioso, ma non mi sento così tanto campione. Anzi, per me vale molto di più il secondo posto nel CIV Stock 600 del 2009 che quel titolo.
Come mai?
Perché eravamo solo in quattro: io, il campione in carica Alessandro Andreozzi, Robbin Harms con la Bimota e Christopher Gobbi, più se non ricordo male Tommaso Totti come wildcard. Nel 2011 eravamo almeno 12 o 13 partenti, tutte moto belle e tutti piloti di un buon livello. Nel 2012 invece il livello non era lo stesso e anzi, dubito che avrei vinto il titolo se Andreozzi non fosse andato al Mondiale (subentrando a Mike Di Meglio nel team Speed Master, ndr). Hai presente quel meme delle Olimpiadi in cui si vede il campione mordere la medaglia e poi la foto accanto in cui vedi che è da solo? Ecco, rende l'idea.
Presto online la Parte 2. Stay tuned...
