Arnaud Vincent: Un campione del mondo dalla carriera atipica (Parte 2)

Una carriera iniziata quando aveva già vent’anni, ma che lo ha portato a diventare
Campione del Mondo 125cc e a disputare un totale di nove stagioni nel Motomondiale.
Se volete un esempio di carriera fuori dal comune nel motociclismo di velocità, Arnaud
Vincent è perfetto.
Se nella prima parte abbiamo parlato degli inizi, del titolo mondiale e delle difficoltà avute nel 2003, nella Parte 2 della nostra intervista Vincent parla invece delle stagioni vissute nel Mondiale 250cc, della fine della sua carriera e di cosa fa oggi. Non manca, inoltre, uno sguardo all’attualità del motociclismo di livello mondiale.
Arnaud, che ricordi hai dei tuoi anni in 250?
Sono stati comunque anni belli, perché la 250cc è la moto che mi è piaciuta di più in assoluto. Era leggera, molto potente e divertentissima da guidare. Aveva molta più potenza della 125cc, ma aveva anch’essa un peso ridotto e una grande maneggevolezza. Il problema è che non ho mai avuto una moto ufficiale. Ho sempre corso con versioni kit o private e questo mi ha impedito di giocarmi davvero le vittorie (ha corso con Equipe De France nel 2004, Fantic Racing nel 2005 e Molenaar Racing nel 2006, ndr).
Prendiamo Manuel Poggiali: quando io ho vinto il Mondiale 125cc, lui è arrivato secondo. L'anno dopo ha avuto un'Aprilia ufficiale ed è riuscito a vincere il titolo anche in 250cc. Per me è stato difficile pensare a cosa avrei potuto fare con una moto ufficiale, perché io quella possibilità non l'ho mai avuta. Non aver mai potuto guidare una 250cc ufficiale è il vero rimpianto che ho pensando alla mia carriera.

Nel 2005 hai corso con la Fantic nella sua unica stagione in 250cc. Cosa racconti di quell’esperienza?
È stata una stagione molto particolare. Anche in quel caso, come quando ero in KTM, il progetto era stato sviluppato per un periodo di due anni: il 2005 per sviluppare la moto e il 2006 per ottenere i risultati. Purtroppo, fin dall'inizio, la moto si rompeva continuamente. Il motore grippava in continuazione nei test e in quell’anno abbiamo avuto ben 46 guasti al motore. Praticamente c'era un problema a ogni sessione.
È stato molto frustrante, perché alla fine dell'anno avevo girato pochissimo e la mia guida era in parte peggiorata, visti i pochi chilometri che sono riuscito a fare in tutto. Quando sviluppi un progetto in queste condizioni, diventa davvero complicato mantenere il ritmo. Alla fine della stagione il progetto è stato chiuso: un giorno la persona che lo finanziava ha detto di aver già speso troppi soldi, quindi ha preferito interrompere tutto.
Poi nel 2006 è arrivato il tuo ultimo anno nel Mondiale 250cc, nonché l’ultimo per te nel Motomondiale.
Esatto. Ho chiuso la mia carriera nel Motomondiale a 31 anni. Sapendo che non avrei mai ottenuto una moto ufficiale in 250cc, a quel punto volevo passare al Mondiale Supersport, pensando che lì avrei avuto il materiale giusto per tornare a stare davanti. Ho fatto qualche gara nel WorldSSP, ma purtroppo non sono riuscito a trovare il budget necessario per rimanerci. Nel 2007 ho quindi disputato il Campionato Francese Supersport, ma non mi sono divertito molto e mi sono reso conto di quanto non mi piacesse la 600cc. Per il mio stile di guida, la 600cc non mi dava le stesse sensazioni di una vera moto da Gran Premio. Dopo un po, quindi, ho preferito fermarmi e mettere fine alla mia carriera.
A cosa ti sei dedicato dopo il ritiro dalle corse?
Per un paio d'anni ho svolto diversi lavori. Ho collaborato con BMW, poi con Ducati e successivamente ho fondato un'azienda che produce componenti per mountain bike. Un’azienda che, ancora oggi, rappresenta la mia occupazione principale.

Perché la 250cc ti piace così tanto? Cosa la rende speciale rispetto alla 125cc?
La 250cc aveva un telaio molto rigido e un motore che sviluppava circa il doppio della potenza rispetto alla 125cc. Era ancora più divertente da guidare, più potente e allo stesso tempo ancora molto leggera, con un peso inferiore ai cento chili. Non era come una Supersport, che è invece una moto derivata dalla serie che pesa oltre centocinquanta chili. Era una vera moto da Gran Premio: rigida, potente, velocissima in curva e in generale molto competitiva.
Ogni tanto, però, qualche gara continui a farla.
Sì. Ero fermo dal 2009, ma a fine 2025 ho ricominciato ad andare in moto. È stato il mio amico Soheil Ayari a convincermi. Continuava a dirmi di tornare in pista per divertirmi insieme a lui, ma all'inizio gli rispondevo sempre di no, perché erano passati quindici anni dall'ultima volta che avevo guidato. Alla fine ha insistito così tanto che ho deciso di comprare una piccola moto simile a una Moto3, una BeOn 450, per ritrovare gradualmente gli automatismi. Mi sono divertito fin da subito e questo mi ha permesso di allenarmi e di tornare in sella nella KlassGP (con una delle Fantic del 2005, ndr).
Guardando al Motomondiale di oggi e paragonandolo a quando ci correvi, cosa ne pensi?
Le moto ora sono molto diverse. In MotoGP ci sono tantissima aerodinamica ed elettronica rispetto a quando correvo io. Per quanto riguarda la Moto3, penso invece che siano molto interessanti da guidare. Hanno motori più potenti rispetto alle vecchie 125cc e soprattutto molta più coppia. Come detto adesso ho una BeOn 450, che non è molto diversa dalla Moto3 del mondiale, e credo che oggi una Moto3 sia persino più divertente da guidare di una 125cc. Comunque, non vivendo il paddock, non posso dare un parere “completo”.
Continui a seguire il Motomondiale da spettatore?
Negli ultimi tempi ho ricominciato a guardare qualche gara e un’altra cosa che mi sembra cambiata molto è l’atteggiamento dei piloti in pista. Oggi mi sembra che i piloti siano molto più aggressivi e cerchino di più il contatto. Dal punto di vista dello spettacolo può anche essere interessante, ma personalmente non mi piace. Credo sia venuto meno il rispetto tra i piloti. Vedere tutti che si toccano e tamponano continuamente, secondo me, è una cosa negativa per il motociclismo.

C'è una moto o una categoria che non hai mai avuto la possibilità di provare, ma che avresti voluto guidare?
Sì, senza dubbio la 500cc due tempi. È sempre stato il mio sogno. Nel 2025 sono riuscito finalmente a provare una Suter 500 ed è stata un'emozione incredibile. Io adoro i motori a due tempi e, per me, la 500cc rappresenta il punto più alto di questa filosofia. Le ultime 500cc prima dell'arrivo della MotoGP sono, secondo me, le moto più belle mai costruite.
Un’ultimo aspetto della tua carriera: come hanno vissuto in famiglia la tua decisione di iniziare a correre in moto negli anni ‘90? Ti hanno sostenuto oppure erano contrari?
Non mi hanno mai spinto, ma non mi hanno nemmeno ostacolato. Mi hanno sempre detto di fare ciò che mi rendeva felice. Mi dicevano: "Se riesci a fare quello che ti piace, allora fallo. Vivi la tua vita". Ed è quello che ho fatto, con una carriera che non mi aspettavo di vivere e di cui sono molto contento.
In conclusione, c'è qualcuno che vorresti?
Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me e che mi hanno insegnato a guidare e a sviluppare la moto, oltre naturalmente alla mia famiglia. Ognuno di loro ha avuto un ruolo importante nel percorso per arrivare al titolo mondiale.
Palmen in Motorradsport ringrazia sentitamente Arnaud Vincent per la disponibilità e gli augura il meglio per tutte le sue sfide presenti e future.
