Nicolò Bulega: Dalle ceneri alla MotoGP

Nicolò Bulega
Nicolò Bulega Credit: Aruba.it Racing Ducati

Ho aspettato un po’ prima di parlarne. Anche se era già sicuro e nell’aria da molto tempo, l’annuncio di Nicolò Bulega come nuovo pilota del team VR46 in MotoGP mi ha lasciato un po’ spiazzato. Non per la notizia in sé, perché Nicolò se lo merita eccome, quanto perché ho ripensato a tutto il cammino che lo ha portato fino a questo punto. Ed è una storia incredibile...

 

La scalata verso il Motomondiale

Avevo già sentito e letto il suo nome tante volte negli anni in cui correva nella PreGP in Italia, durante un periodo in cui (se non ricordo male) aveva anche partecipato alle selezioni per la Red Bull MotoGP Rookies Cup senza superarle. Ma è stato quando è approdato al Mondiale Junior Moto3 che ho veramente visto e seguito con maggiore frequenza: lo vedevo battagliare con piloti che come lui sono arrivati al Motomondiale, inizialmente con la KTM del team Calvo (nome in quell’anno del team Laglisse) e nel 2015, quel magico 2015, sempre con una KTM ma col team VR46.

Già nel 2014 aveva fatto vedere una bella crescita, con anche due podi verso fine stagione, ma è stato il 2015 a dare veramente l’immagine di un Nicolò Bulega (o Nicolò Jarod Bulega che dir si voglia) veloce, ma anche costante e vincente. Una sola vittoria, ma tanti podi e soprattutto nessun ritiro, mentre i vari Albert Arenas, Joan Mir e Arón Canet, suoi rivali, vincevano spesso, ma o commettevano errori o venivano frenati dalla sfortuna.

Nicolò Bulega
Nicolò Bulega nel 2015. Credit: MotoJunior

Nel motociclismo bisogna essere non solo veloci, ma anche scaltri e consistenti. E Bulega queste cose le ha dimostrate già in quel 2015, anno che lo ha consacrato come Campione del Mondo Junior Moto3. Con anche un’ulteriore ciliegina sulla torta: la wildcard al GP conclusivo del Mondiale Moto3 a Valencia, chiusa addirittura a punti con un bel 12esimo posto.

Dopo questo trionfo, il passaggio naturale non poteva che essere l’approdo al Motomondiale.

 

La Moto3: Rapida ascesa, graduale declino

Il team VR46, allora sponsorizzato da Sky, nel 2016 si è fatto in tre per accogliere anche “Bulegas” e affiancarlo all’esperto Romano Fenati e ad Andrea Migno, che era invece al secondo anno di mondiale.

Quel ragazzo di soli 16 anni, col capello lungo e un interessante contrasto tra lo sguardo spavaldo e i piedi ben saldi a terra, in quell’anno ha subito lottato nel gruppo di testa, arrivando ben presto al podio e attestandosi in generale su livelli regolari, pur con qualche ritiro. Sky lo esalta al massimo, con anche servizi “inquietanti” (tipo quello su come disponeva le patatine nel piatto, se non ricordo male al Gran Premio di Francia di quell’anno), e attorno a lui si creano tantissime aspettative. In tanti lo indicano addirittura come erede di Valentino Rossi, di cui tra l’altro portava il numero 46 nel Mondiale Junior.

Una sovraesposizione e “sovracelebrazione” di questo tipo porta con sé tante aspettative, tanta pressione e tanta paura di sbagliare. Soprattutto in un’era come quella dei social media, dove in tanti sono pronti a celebrarti un giorno e a sminuirti il giorno dopo.

E, anche se gradualmente, qualcosa sembra rompersi.

Nicolò Bulega
Jerez 2016.

Dopo un 2016 molto positivo per un esordiente quale era, Bulega partiva per il 2017 già carico di aspettative. Stesso team, stessa moto e il chiaro obiettivo di giocarsi le prime posizioni. Cosa che però è accaduta poche volte: il pilota di Montecchio non ha più raggiunto il podio, fermandosi a un quarto posto al Sachsenring come miglior risultato. La stagione in sé non è neanche così negativa, ma anziché un passo avanti ha rappresentato un passo indietro.

Nel 2016 aveva chiuso settimo con 129 punti, nel 2017 invece non è andato oltre il 12esimo posto con 81 punti. Il tutto mentre i piloti con cui l’anno prima si giocava il titolo di “Rookie of the Year” o che gli arrivavano regolarmente dietro, su tutti Joan Mir, Fabio Di Giannantonio e Arón Canet, facevano un grande passo avanti e diventavano grandi protagonisti. Soprattutto Mir, diventato Campione del Mondo Moto3 in quell’anno.

Il 2018, poi, è stato l’anno del disastro. Qualifiche chiuse nelle retrovie, tante cadute e un morale ormai sotto i tacchi, mentre il compagno di squadra Dennis Foggia, all’esordio nel Motomondiale, cresceva passo dopo passo. L’altezza era sicuramente un fattore, avendo ormai raggiunto il metro e 80, ma era chiaro che a non andare fosse anche qualcos’altro. Aggiungiamo poi l’incidente domestico che lo ha tenuto fuori dalle ultime gare e il podio in Australia (da rookie) del suo sostituto Celestino Vietti e il quadro è completo.

 

Moto2: Una falsa speranza

Quando si è reduci da un disastro, si cerca di rimettere insieme i pezzi e di trovare una soluzione per ripartire. E nel caso di Nicolò Bulega, quella soluzione sembrava essere il passaggio alla classe Moto2, con moto più grandi e più adatte a un ragazzo sviluppatosi molto fisicamente. Alle sue spalle, sempre il team VR46.

La stagione 2019 per lui ha alti e bassi, con top 10 e punti qua e là, ma anche diversi ritiri. Nel mentre, era chiaro che qualcosa non funzionasse più nel rapporto con la squadra e con la VR46. E alla fine è arrivata la rottura, quando è stato annunciato che Bulega e il team VR46 si sarebbero separati a fine stagione, con anche l’uscita del pilota emiliano dalla VR46 Riders Academy. Non serviva solo cambiare categoria: serviva un cambiamento radicale.

Quel cambiamento Nicolò Bulega, insieme al suo entourage, lo è andato a cercare nel team Gresini, con cui ha corso per due anni. Due anni in cui però le cose non sono affatto migliorate. Nel 2020, in una stagione tagliata e condizionata (come tutto) dalla pandemia di COVID-19, Bulega ha faticato a raggiungere la top 10, riuscendoci comunque verso fine della stagione.

Nicolò Bulega
In azione nel 2020. Credit: Gresini Racing

Nel 2021, però, è arrivata la fine: gare fuori dai punti, tanti errori e una fiducia in sé stesso ormai tutta da ritrovare.

C’è un episodio in particolare che ricordo di quell’anno: la sua caduta durante la gara di Jerez nel 2021. Perché me la ricordo? Non per la dinamica, ma per quello che è successo subito dopo: la scena di un Nicolò Bulega a terra e che si è rialzato solo dopo diversi momenti. Non sembrava un infortunio, non sembrava uno spavento...Sembrava invece rassegnazione, di fronte a una situazione molto più grande di lui e a un muro che, in quel momento, lui non sembrava riuscire a scalare.

Serviva un reset, era ormai chiaro. Ed era chiaro anche che, in quel reset, non poteva esserci nel Motomondiale.

 

La rinascita in Supersport

Verso la fine della stagione 2021, veniva annunciato che Nicolò Bulega sarebbe passato al Mondiale Supersport. Lo avrebbe fatto col team Aruba.it Racing e in sella alla Ducati Panigale V2, che in quell'anno avrebbe esordito nel campionato insieme alle altre moto "Next Generation" come la Triumph Street Triple 765 e la MV Agusta F3 800. C'era una certa componente di incognita, essendo appunto una moto nuova e in una nuova era per il Mondiale Supersport, ma il suo manager Alberto Martinelli credeva fortemente nel progetto, che sembrava poter rappresentare il primo mattoncino per ricostruire la carriera di "Bulegas".

E il primo anno ha subito dato ragione a chi ci credeva. Anche se la Ducati era stata limitata molto nel Balance of Performance, Bulega ha fin da subito fatto vedere che quegli anni in Moto2 non lo rappresentavano affatto. Subito sul podio al Motorland Aragon, teatro del primo round della stagione 2022, Bulega si è poi ripetuto in altre otto occasioni ed è stato quasi sempre il miglior pilota di quelli con le moto appunto "Next Generation". Una cosa non da poco, se consideriamo che nel BoP erano ancora avvantaggiate le Yamaha YZF-R6, con soprattutto Dominique Aegerter e Lorenzo Baldassarri a giocarsi le vittorie. Pur senza mai vincere, Bulega il suo lo ha fatto alla grande, chiudendo quarto in campionato davanti a Federico Caricasulo, anche lui su Ducati V2 ma comunque con anni di esperienza nelle derivate dalla serie.

Basta poco però per capire che il 2022 era solo un antipasto di quanto avremmo visto di lì a poco.

Rimasto col team Aruba.it Racing Ducati, Bulega ha iniziato la stagione 2023 vincendo entrambe le gare a Phillip island. E da lì non si è più fermato: 16 vittorie su 24 gare, sia dominando che vincendo battaglie, sono un dato che non può essere trascurato.
E sono i risultati che, meritatamente, hanno portato Nicolò Bulega sul tetto del mondo: Campione del Mondo Supersport 2023, con quasi 100 punti di vantaggio sul rivale Stefano Manzi.

Nicolò Bulega
Campione del Mondo Supersport 2023. Credit: Aruba.it Racing Ducati

Ricordo che già a metà anno si parlava insistentemente di un passaggio al Mondiale Superbike, anche se ancora non si sapeva se lo avrebbe fatto sempre col team Aruba.it Racing o con uno dei team indipendenti di Ducati (come Barni). E alla fine sappiamo com'è andata: Nicolò Bulega è stato promosso in Superbike nel 2024.

E ricordo anche una cosa piuttosto curiosa.

 

Aneddoto

Una sera di maggio 2023 sono uscito a bere con degli amici. E ho bevuto tanto, ma tanto...

A un certo punto ho mandato un messaggio vocale a un pilota amico di Bulega, dove urlavo: "IN SUPERBIKE DEVE ANDARCI BULEGAAAA!! AL POSTO DI RINALDI (che allora correva in SBK proprio con Ducati Aruba) DEVE ANDARCI BULEGAAAAAA!!". Ma non solo: in altri parlavo di come il vero Bulega fosse quello che stavamo vedendo allora nel Mondiale Supersport, non quello in difficoltà della Moto2, e che si meritasse più di tutti di salire in Superbike e di farlo subito con una Ducati ufficiale.

Quella sera avevo bevuto tanto, non lo nascondo, e in quei messaggi audio si sentiva eccome. Ma non è forse vero che da ubriachi si parla in modo più sincero e senza filtri?

Che poi non è finita qui.

Due mesi dopo sono andato a Most per il Mondiale Superbike. E parlando con un pilota del Mondiale Supersport amico di Bulega, ho scoperto una cosa che mi ha sconvolto: quei messaggi in cui elogiavo Bulega da ubriaco...erano arrivati a Bulega stesso!! Sì, glieli avevano inoltrati...

E ho scoperto un'altra cosa ancora: Bulega era molto contento di quei messaggi e mi ha ringraziato molto a Most. Le mie parole gli erano piaciute molto e si vedeva. Il modo in cui le dicevo...non lo so, non ne abbiamo parlato :-)

Torniamo ora al suo percorso, che è meglio.

 

Le lotte contro Razgatlıoğlu in Superbike

Chi si aspettava un anno di esordio a metà classifica e con solo qualche exploit (come quasi tutti i debuttanti), si sbagliava.

Nel 2024, Nicolò Bulega era salito in Superbike per vincere, e per farlo subito. Subito, appunto: Bulega ha vinto la sua primissima gara in Superbike a Phillip Island, davanti ad Andrea Locatelli e Andrea Iannone. E anche se poi la vittoria è arrivata solo poche altre volte, Bulega in quell'anno ha fatto qualcosa che nessuno si aspettava da lui: giocarsi il titolo da esordiente contro un Toprak Razgatlıoğlu che, sulla sua BMW, era in forma smagliante e vinceva gare in sequenza. Non ha vinto il titolo al primo anno, ma non gli veniva nemmeno chiesto...

Nicolò Bulega
Bulega contro Toprak Razgatlıoğlu a Portimão (2025). Credit: Aruba.it Racing Ducati

Il duello tra Razgatlıoğlu e Bulega si è poi ripetuto nel 2025. Stavolta però Bulega ci credeva davvero nel titolo e lo ha messo in chiaro dominando il primo round in Australia. La stagione è stata poi un continuo susseguirsi di battaglie e tensioni, con anche un clima estremamente di fuoco al gran finale a Jerez. Risultato finale? Razgatlıoğlu ha vinto il titolo con 616 punti, contro i 603 di Bulega. A pesare, col senno di poi, è stato quel doppio ritiro per problemi tecnici ad Assen, quando la Ducati di "Bubi" (come viene soprannominato dagli amici) si è improvvisamente ammutolita sia nella Superpole Race, sia in Gara 2.

Ricordo soprattutto un round di quell'anno: Portimão. Le staccate e l'aggressività di Razgatlıoğlu con la BMW, contro la scorrevolezza e la velocità sul rettilineo di Bulega con la Ducati. Due mondi diversi, ma che duellavano all'ultimo sangue sui saliscendi del circuito portoghese. Poesia pura, per gli appassionati di motociclismo.

Una delusione cocente, ma che Bulega ha saputo trasformare in carica per il 2026.

 

L'esplosione e la favola

Su questa parte non serve dilungarsi, perché la pista e i numeri parlano da soli: 26 vittorie su 27 gare nei nove round andati in scena fino a questo momento, gare dominate e una superiorità come non si vedeva da tanto tempo nel Mondiale Superbike.

Lasciamo da parte i discorsi del tipo "eh, ma la Ducati è superiore", "eh, ma vince contro nessuno", "eh, ma questo e quello...". La pista e i numeri, come detto, parlano da soli. E le gare potranno anche decidersi presto per la vittoria, ma vedere Bulega vincere con quella fluidità e sicurezza, pensando a tutto quello che ha passato è bello, bello davvero.

Hanno parlato forte forte per Ducati, che lo ha coinvolto tantissimo nello sviluppo della moto da 850cc che vedremo in MotoGP dal 2027. E hanno parlato forte forte per Ducati, al punto che lo hanno voluto portare in MotoGP col Pertamina Enduro VR46 Racing Team.

Nicolò Bulega
Misano 2026. Credit: Aruba.it Racing Ducati

Se guardiamo a tutto il percorso che ha fatto, ci rendiamo conto che la storia di Nicolò Bulega è di quelle che racchiudono perfettamente la storia della fenice: la nascita, la crescita, l'incenerimento e la rinascita dalle sue stesse ceneri.

Bulega è nato, cresciuto ed esploso già da giovanissimo, facendo grandi cose e portando anche TV e appassionati a indicarlo come il nuovo Valentino Rossi. Quel "pompaggio" mediatico e le aspettative eccessive lo hanno però divorato fino a ridurlo in cenere. Cenere lasciata lì, anche da tante persone che lo hanno spinto al massimo, ma gli hanno poi voltato le spalle nel suo momento più buio.

Per fortuna, però, "Bubi" può contare su tanta gente che crede fortemente in lui, tra cui la fidanzata Camilla (quasi sempre presente con lui alle gare), il padre Davide (ex-pilota a sua volta) e i tanti amici nelle corse e non solo. E Ducati, che col team Aruba lo ha preso nel momento peggiore della sua carriera e lo ha trasformato in un campione vero.

Dalla cenere in cui era finita la sua carriera, Bulega è rinato. E ha ricostruito pezzo per pezzo la sua carriera, fino a dimostrare chi è davvero e a meritarsi definitivamente la MotoGP.