Yari Montella: Lavorare su sé stesso, per arrivare al top in Superbike

Dietro al già coronato Campione del Mondo Nicolò Bulega e a un Iker Lecuona ormai capace di vincere gare, il Mondiale Superbike 2026 sta avendo altri grandi protagonisti e uno di questi è senza dubbio lui: Yari Montella.
Al suo secondo anno nel WorldSBK, Montella è stato capace di fare un gigantesco passo avanti rispetto alla stagione da rookie, con ben 14 podi conquistati nei dieci round andati in scena da Phillip Island a Cremona. Parliamo del resto di un ragazzo già grande protagonista del motociclismo internazionale, da quando è diventato Campione Europeo Moto2 nel 2020. Da li è partito un percorso ancora più importante, che lo ha portato ad essere oggi uno dei protagonisti della Superbike col Barni Spark Racing Team, insieme al quale si sta giocando il terzo posto in campionato.
Palmen in Motorradsport ha avuto la possibilità di intervistare Yari Montella per parlare sia della stagione 2026, sia della sua carriera in generale. Una chiacchierata lunga e piacevole, nella quale si è parlato anche delle tante lezioni imparate dal pilota nato nel 2000 a Oliveto Citra (piccolo comune a circa 50 km da Salerno).
Yari, ti aspettavi questo 2026?
No. Pensando a come era andato il mio primo anno in Superbike, non mi sarei mai aspettato una stagione così, completamente l'opposto di un anno prima. Nel 2025 ero un pilota incostante che cadeva spesso e non era velocissimo, mentre nel 2026 sono costante, cado raramente e sto lottando per il terzo posto in campionato. L'obiettivo era migliorarmi rispetto all'anno scorso, è vero, però non ci aspettavamo un passo avanti così grande.
Siamo stati bravi a non farci trovare impreparati e stiamo gestendo l'annata nella maniera giusta. Nel box c'è un buon clima, un buon ambiente nel team e mi sento tranquillo, anche perché lavoreremo insieme per un altro anno (Montella e il team Barni hanno già rinnovato l'accordo per il 2027, ndr). Posso concentrarmi esclusivamente sul dare il massimo in pista e voglio continuare a godermi ogni istante insieme al mio team.
Di tutti i podi che hai ottenuto in questo 2026, ce n'è uno che è particolarmente significativo per te?
Ti direi il primo in Australia, ottenuto subito in Gara 1 e al primo round stagionale, e poi menziono anche il secondo posto nella Superpole Race a Donington Park, dato che eravamo molto vicini a Nicolò Bulega. Inoltre, anche il terzo posto in Gara 2 in Ungheria è stato particolare: nel 2025 avevamo avuto un weekend disastroso al Balaton Park, quindi è stato bello salire sul podio su quella stessa pista. Mi sono tolto dei bei sassolini dalle scarpe.
Cosa è cambiato principalmente rispetto alla passata stagione?
La squadra è rimasta la stessa, la moto è cambiata ma vale per tutti i piloti Ducati...Sono io a essere cambiato! Quello che è cambiato è stato soprattutto il mio approccio. Durante l'inverno ho lavorato tanto col mio team, i miei preparatori e il mio psicologo per analizzare gli errori fatti l'anno scorso. E i risultati si sono visti.

Ma come hai vissuto le difficoltà e gli errori del 2025?
Non è stato facile. All'inizio in realtà non eravamo partiti male, perché eravamo in top 10. Commettevo degli errori, ma ci poteva stare essendo io un debuttante. Il problema però è che durante l'anno questi errori si sono fatti sempre più frequenti e ripetitivi, tant'è che verso la fine era come se fossi entrato in un tunnel senza vedere l'uscita. Pensavo a non fare errori e alla fine incappavo in un altro errore. Non nascondo che le ultime gare sono state abbastanza toste da affrontare a livello mentale.
Ero arrivato a un punto in cui la mia posizione all'interno della squadra iniziava a vacillare, perché ripetere così tante volte gli stessi errori ti fa perdere anche un po' di credibilità all'interno del team e agli occhi degli sponsor. Ma da parte della squadra, e soprattutto da parte di "Barni" (Marco Barnabò, titolare del team, ndr), ho sempre visto tanta voglia di aiutarmi e di mettermi nelle migliori condizioni possibili. "Barni" ha visto che da parte mia c'era tanta voglia di riscatto e voglia di fare un grande cambiamento. Infatti, come detto prima, mi sono messo in prima linea nell'analizzarmi e migliorarmi. E ora siamo qui, a lottare per qualcosa di grande.
A questo punto della tua carriera, che obiettivo hai per il futuro prossimo e a lungo termine?
Adesso punto chiaramente a finire terzo in campionato. Poi ho anche degli obiettivi miei personali, ovvero cercare di avvicinarmi sempre di più ai primi e poter fare qualche gara attaccato a loro. Guardando più in là, punto a vincere tanti titoli mondiali e sto lavorando per essere quel tipo di pilota e trovarmi nelle condizioni per raggiungere tali obiettivi. Intanto continuo a lavorare con tutte le persone che mi seguono, andando insieme in un'unica direzione.
Guardando ora al passato, ti faccio una domanda: perché le moto?
Perché mio padre era un appassionato, un classico amatore della domenica che girava nei kartodromi con la sua moto. E io ero un classico figlio di un appassionato ai motori, che lo accompagnava e lo aiutava a preparare la moto e tutto l'equipaggiamento. A un certo punto lui mi ha detto: "Già che vado in pista per me, compriamo una moto piccolina e ti vieni a divertire anche tu". E da lì è partito tutto, quando avevo 11 anni. I primi due anni ho girato con una MiniGP, cercando semplicemente di divertirmi, e poi nel 2013 ho fatto la mia prima stagione completa nel CIV nella categoria Sport 4T (poi diventata Supersport 300, ndr). Correvo con una Kawasaki Ninja 300.
Cosa racconti di quegli anni. E com'è arrivata l'opportunità di passare ai prototipi?
Era un periodo in cui stavo bruciando le tappe. Ho fatto la prima gara della mia vita direttamente a Misano, a 13 anni, contro gente che alla mia stessa età aveva già anni di esperienza con minimoto, MiniGP e PreMoto3. Nella mia posizione non puntavo affatto ad arrivare in Superbike o in MotoGP, ma solo a divertirmi. Poi però il divertimento si è trasformato in una cosa sempre più seria e mettevo in pratica tutti i consigli che mi venivano dati. E nel 2014, al mio secondo anno di gare, sono diventato campione italiano (sempre nella Sport 4T, ndr).
Dopo quel titolo, nel 2015 abbiamo deciso di passare ai prototipi. Dalla mia categoria il passo successivo era la 600cc, ma allora avevo 14 o 15 anni e non ce la siamo sentita di passare già alle moto grandi. Abbiamo quindi scelto di passare alla Moto3 col team Sic58 Squadra Corse di Paolo Simoncelli. Inizialmente abbiamo corso nel CIV e poi siamo passati al Mondiale Junior.
Quali sono i tuoi ricordi principali del periodo con Sic58?
Ricordo tante belle gare fatte al CIV, nell'anno in cui ci correvano anche piloti come Marco Bezzecchi, Fabio Di Giannantonio e Alessandro Delbianco. Inoltre ripenso alle mie prime volte in Spagna, a confrontarmi con piloti come Jaume Masiá, Alonso López e altri piloti che adesso sono nel Motomondiale o anche in Superbike. Ho anche vissuto però dei momenti difficili, soprattutto nel 2018: venivo da tanti anni con la Moto3 tra CIV e CEV, sempre con Simoncelli, ma i risultati non arrivavano.
Avevo perso un po' di fiducia in me stesso e pensavo addirittura di non essere capace come credevo. Avevo la possibilità di tornare alla Supersport 300, nel mondiale di categoria, ma non mi piaceva l'idea di tornare su quelle moto. Alla fine abbiamo deciso di provarci con la Moto2, sperando di rilanciarci di nuovo, e ci siamo riusciti. È stato un periodo difficile, ma col tempo siamo riusciti a trasformare tutta la negatività di allora in qualcosa di positivo.
E una volta passato alla Moto2, sei subito andato forte.
Lì è stata una giocata. La Moto3 iniziava a starci stretta: ero cresciuto fino a pesare 60-65 chili e correvo con ragazzini che pesavano molto meno di me. In una categoria come quella, una differenza così si sente molto e in quel momento abbiamo capito che era meglio cambiare e passare, appunto, all'Europeo Moto2. Ed è stata la scelta vincente, perché sono riuscito ad adattarmi subito alla potenza e alle dimensioni maggiori. Il primo anno è stato già un anno positivo, con una pole position a Barcellona e un paio di podi, e poi nel 2020 siamo riusciti insieme al Team Ciatti a vincere il titolo, portando così il mio nome all'attenzione di molte persone che non mi conoscevano.

Di fatto quel titolo mi ha permesso anche di avere un contratto per il Mondiale Moto2 col team Speed Up, ma lì le cose sono andate come sono andate...
Ci pensi ogni tanto a quell'anno di mondiale e alle difficoltà vissute allora?
Ora no, ma in quel momento è stata nuovamente dura. Venivo dal titolo europeo e sembrava che finalmente le cose stessero funzionando di nuovo. Una volta arrivato al mondiale però sono tornato ad avere grosse difficoltà, fino anche a ritrovarmi a piedi e a dover andare in Supersport per rilanciarmi. In passato ci pensavo e avevo anche un po' di rimpianti, anche nei confronti di Luca Boscoscuro, ma adesso non più, perché per fortuna sono riuscito a venirne fuori e a creare il mio percorso e la mia carriera. Anzi, addirittura lo potrei ringraziare, perché così ho capito che sono capace di passare momenti difficili e andare avanti. Ad oggi non ho nessun rimorso o rancore né contro Luca Boscoscuro, né pensando a com'è stato quell'anno.
Hai poi ritrovato la motivazione e la voglia di sognare nel Mondiale Supersport. Cosa racconti dei tre anni trascorsi nel WorldSSP?
Sono stati anni di rilancio. Il primo anno, col team Puccetti e la Kawasaki, è stato duro perché non riuscivo ad adattarmi alla moto. Ma verso la fine ho iniziato a capire la Ninja e a conoscerla meglio e sono arrivato a fare grandi risultati (tra cui una vittoria a Phillip Island, ndr) proprio nel finale di stagione. Proprio i progressi nell'ultima parte di campionato hanno fatto sì che entrassi nel team Barni Racing, con cui ho corso due anni in Supersport e corro ora in Superbike.
I ricordi più belli della Supersport?
La vittoria a Magny-Cours nel 2024 (in Gara 2, ndr) è stata speciale, perché non eravamo i favoriti sulla carta, ma l'abbiamo spuntata grazie a un'ottima gestione. Poi ricordo in generale tutta la stagione 2024. Durante tutto l'anno siamo stati competitivi e ci siamo anche giocati il titolo con Adrián Huertas, salvo però compromettere tutto con alcuni errori che ci hanno relegato al terzo posto in campionato (dietro a Huertas e a Stefano Manzi, ndr). Quando ci penso mi dispiace, ma fa parte del gioco e come sempre ho utilizzato i miei errori per migliorare.

In questo momento cosa senti di dover ancora migliorare, per giocarti regolarmente la vittoria?
Non fare errori, essere più costante ed essere il più vicino possibile al limite, ma in sicurezza. Sono più cose che sto cercando di mettere insieme io come pilota ma anche grazie alla mia squadra. Siamo un team indipendente, ma abbiamo la stessa grinta di un team ufficiale, perché non ci manca nulla a confronto. Sono molto contento e orgoglioso del lavoro che stiamo facendo.
In conclusione, chi vuoi ringraziare?
Ringrazio tutte le persone che ci sono state in passato e che ci sono ancora, a partire dalla mia famiglia, dagli sponsor e dalla gente che lavora o ha lavorato con me. Voglio però estendere il mio ringraziamento a tutte le persone che mi hanno aiutato e mi aiuteranno nel mio percorso, senza escludere nessuno.
Palmen in Motorradsport ringrazia Yari Montella per la disponibilità e Silvia Redaelli (Barni Spark Racing Team) per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.
