Somkiat Chantra: "Mi piacerebbe salire sul podio in Superbike"

Dopo due vittorie e altri tre piazzamenti sul podio in Moto2 e una stagione difficile, ma comunque importante in MotoGP, Somkiat Chantra affronta nel 2026 una nuova sfida per la sua carriera da pilota, poiché è passato al Mondiale Superbike con il team Honda HRC WorldSBK.
L’inizio di stagione è stato complicato, a causa di un infortunio subito durante la pausa invernale e dell’assenza ai test e al round inaugurale in Australia. Il pilota thailandese è però tornato in pista al secondo round a Portimão e sta lavorando duramente con la squadra per adattarsi e migliorare, anche se la strada è in salita.
Palmen in Motorradsport ha avuto l’opportunità di parlare con Somkiat Chantra del 2026, degli anni trascorsi in Moto2 e MotoGP e più in generale della sua carriera.
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Somkiat, il 2026 segna un nuovo capitolo per la tua carriera: il WorldSBK. Cosa ti aspetti da questa stagione?
In Superbike voglio innanzitutto andare a punti in ogni gara e poi, se possibile, salire sul podio, visto che è passato tanto tempo dal mio ultimo piazzamento in top 3 (l'ultimo podio risale al GP di Buriram del 2023, chiuso al terzo posto, ndr). Che sia primo, secondo o terzo non importa: darò semplicemente il massimo per tornare sul podio.
Come trovi il paddock del WorldSBK rispetto a quello del Motomondiale?
Mi piacciono entrambi, ma devo dire che mi trovo davvero bene in questo paddock, anche perché qui le persone sono molto gentili e il clima è in generale più rilassato. A Portimão molti fan sono venuti a mostrarmi supporto e si sono ricordati di me, il che è stato davvero bello. Spero che i fan vengano a cercarmi a ogni gara.

Torniamo ora brevemente alla tua stagione in MotoGP. Cosa puoi raccontare?
Alla fine, nonostante tutto, la stagione 2025 è stata positiva per me. Sono stato il primo pilota thailandese in MotoGP, il che è già notevole, e ho potuto imparare molte cose su come funzionano quella moto e l’elettronica. È stato difficile e ho avuto anche un po’ di sfortuna e alcuni infortuni, ma nel complesso è stata un’esperienza importante.
Qual è il tuo ricordo migliore del 2025?
Quando ho conquistato il mio primo punto ad Assen. Lì avevo già ottenuto buoni risultati in Moto2 (5° nel GP d’Olanda 2024, ndr) ed è stato fantastico andare a punti per la prima volta in MotoGP proprio su questa pista.
Prima di parlare degli anni in Moto2, torniamo all’inizio della tua carriera. Come è cominciato tutto?
Da bambino ero sempre in circuito con mio padre, perché lavorava lì e io andavo ad aiutare lui e mia madre. Di fatto, vedevo sempre gare di auto e moto davanti a me. Nello stesso periodo Honda ha avviato una scuola di guida lì vicino e abbiamo deciso di provarci, anche perché entrarci non costava molto. Ho iniziato a correre a 9 anni e mi sono reso conto che mi piaceva molto di più guidare in pista che su strada, anche perché andare in strada è più pericoloso e non c'è il livello di sicurezza che si ha in un circuito.
E cosa puoi dire delle tue prime stagioni?
Alla mia prima gara non avevo le termocoperte e non sapevo nemmeno come scaldare le gomme da solo. Nonostante questo, la gara è andata abbastanza bene: partivo dalle ultime posizioni, ma sono riuscito a finire nella top 10. Ero davvero felice, così ho detto a mio padre e alla mia famiglia: “Voglio continuare!”. La stagione è poi proseguita e miglioravo gara dopo gara. A quel punto Honda Thailandia mi ha notato e mi ha preso sotto la sua ala.

Poi sei arrivato all’Asia Talent Cup, che hai vinto nel 2016. Che ricordi hai di quell’anno?
È stato un anno bellissimo, ma il finale è stato duro. Il giorno prima della gara decisiva ho calpestato un vetro rotto e mi sono procurato un brutto taglio a un piede. Sono serviti sei o sette punti di sutura per chiudere la ferita. Avevo molto dolore, ma stavo lottando per il titolo con Ai Ogura e Andi Farid Izdihar, quindi ho parlato con il mio meccanico e abbiamo deciso comunque di correre. Alla fine è stata la scelta giusta, perché ho vinto sia la gara che il campionato. È stato un momento bellissimo.
Successivamente sei passato al Moto3 Junior World Championship.
Ci ho corso per due anni, nel 2017 e 2018. Sono stati anni incredibili, perché sono venuto in Europa per la prima volta e mi sono piaciuti molto sia i circuiti sia il livello dei piloti, che è davvero alto. In Asia ero tra i più veloci, ma arrivando in Europa ho capito che l'asticella era ancora più in alto. È stata un’esperienza fondamentale per imparare e crescere.
E poi, nel 2019, è arrivato un grande salto, dal Mondiale Junior direttamente al Mondiale Moto2.
All’inizio dell’anno ho fatto alcuni test e appena sono salito sulla moto ho fatto molta fatica, perché chiaramente è una moto molto più grande e potente rispetto alla Moto3. Appena aprivo il gas, la moto si impennava subito e si muoveva parecchio. È stato difficile, ma alla fine mi sono adattato e durante la stagione, pur essendo un rookie, sono riuscito a conquistare punti e anche alcuni piazzamenti in top 10 (10° in Argentina e 9° in Thailandia, ndr).

