Roberto García (Supersport): "Posso lottare per la vittoria, non solo per il podio"

Roberto García
Roberto García. Roberto García sul podio al Balaton Park. Credit: William Joly

In mezzo a tanti piloti con molta esperienza in questo campionato o provenienti da altri campionati del mondo (Moto2 e MotoE su tutti), nella stagione 2026 del Mondiale Supersport stiamo vedendo spesso nelle prime posizioni un ragazzo molto giovane e alla sua prima stagione completa nel WorldSSP.

A soli 19 anni, infatti, Roberto García sta stupendo tutti difendendosi contro nomi blasonati come Albert Arenas, Jaume Masiá, Matteo Ferrari e anche Lucas Mahias, suo compagno di squadra nel team GMT94 Yamaha e veterano (e Campione del Mondo 2017) della serie. Campione Europeo Moto2 nel 2024 e vicino allora al passaggio al mondiale di categoria, García ha iniziato a correre in Supersport a metà 2025 proprio con la squadra di Christophe Guyot e da lì è andato costantemente in crescendo, fino a sfiorare più volte il podio quest'anno e a centrarlo col terzo posto in Gara 2 al Balaton Park.

Palmen in Motorradsport ha potuto intervistare Roberto García per parlare insieme a lui della stagione 2026, degli anni trascorsi nel JuniorGP e anche del futuro e di altro ancora.

 

Roberto, cosa pensi di com'è iniziata la stagione 2026? E che obiettivi hai per il tuo primo anno completo nel Mondiale Supersport?

La verità è che è iniziata piuttosto bene, come ci aspettavamo. A Phillip Island abbiamo dovuto adattarci, dato che era un circuito nuovo per me, ma abbiamo fatto una buona prestazione. Portimão invece è una pista che conosco bene, perché ci ho corso quando ero nell'Europeo Moto2 e sinceramente è uno dei circuiti che amo di più. Lì ci siamo trovati abbastanza bene, siamo stati vicini al podio e quindi abbiamo chiuso il weekend molto contenti del lavoro fatto.

Ad Assen non è andata bene, ma poi al Balaton Park mi sono riscattato e ho finalmente centrato il mio primo podio iridato. Lì abbiamo avuto un feeling davvero ottimo e sapevamo di poter puntare al podio. Sicuramente possiamo farlo anche sugli altri circuiti del calendario e, realisticamente, penso di poter lottare anche per la vittoria, non solo per il podio.

 

Roberto García
In azione a Portimão. Credit: William Joly

 

Chi è il tuo punto di riferimento nel Mondiale Supersport?

Uno dei riferimenti, per esperienza, è il mio compagno di squadra Mahias e aggiungo anche Albert Arenas, che arriva da tanti anni nel Mondiale Moto2. Osservo molto soprattutto anche Nicolò Bulega e Yari Montella, che ora sono in Superbike, e in più mi alleno spesso proprio con Montella. Mi piace guardare quei piloti che stanno facendo la differenza in Superbike, e che prima hanno fatto molto bene anche in Supersport. Bulega è stato campione del mondo e Montella è arrivato terzo nel WorldSSP nel 2024, quindi sono riferimenti importanti anche loro.

 

Mahias è anche il tuo compagno di squadra. Cosa hai imparato in particolare da lui?

Moltissimo, soprattutto riguardo la gestione degli allenamenti, della calma e di tutto in generale: come adattarmi alla moto, come imparare presto un circuito nuovo, come gestire al meglio le gomme e anche come gestire le sessioni. Nell’Europeo e nel Mondiale Moto2 ci sono più sessioni di prove libere prima delle qualifiche, mentre in Supersport hai una sola sessione e poi subito la Superpole. C'è quindi poco tempo e bisogna essere sul pezzo fin da subito. Su questo ho osservato molto Mahias e ho imparato parecchio grazie a lui. 

 

Parliamo adesso degli anni che hai trascorso nel MotoJunior. Cominciamo dalla European Talent Cup (dove ha corso dal 2019 al 2021, ndr).

Per me sono stati anni bellissimi, ma allo stesso tempo molto duri, perché sono cresciuto fisicamente prima di tanti altri piloti e quindi pesavo molto di più rispetto a loro. Per rendere l'idea, pesavo dieci chili in più rispetto ad altri piloti contro cui correvo, come David Alonso.

Nel 2020 mi sono dovuto fermare a stagione in corso per motivi economici, ma José Luis Cardoso (ex-pilota che ha corso anche in MotoGP, ndr), che ora è il mio manager, mi ha fatto correre l'ultima gara col suo team e sono arrivato sesto. Da lì, nel 2021 abbiamo fatto tutta la stagione con buone prestazioni e nel frattempo ho iniziato ad allenarmi con la Yamaha R6, moto ben più adatta al mio fisico. Alla fine, all'ultimo round a Valencia, ho debuttato con la Stock 600 (che allora correva insieme alla Moto2, ndr) e ho subito vinto. Da lì sono passato l'anno dopo alla Moto2, a soli 15 o 16 anni.

 

E com'è stata la tua crescita nell'Europeo Moto2, fino al titolo vinto nel 2024?

I primi anni in Moto2 sono stati molto diversi rispetto alla European Talent Cup, perché la Moto2 ha molta più potenza e pesa di più. L'adattamento difficile, perché le Dunlop erano gomme molto dure e difficili da gestire, ma poco a poco sono arrivati i primi podi. Nel 2023 infatti sono arrivato terzo e secondo al Motorland Aragón. Nel 2024 le cose sono migliorate anche per il passaggio alle gomme Pirelli, che sono per me più facili da capire. A Jerez, se non sbaglio, sono arrivato addirittura a girare a due decimi dal primo tempo fatto del mondiale. Nel 2024 ci sono stati alti e bassi, ma siamo stati costanti e alla fine ho vinto il campionato, un’esperienza che aggiunge molto valore alla carriera di un pilota.

 

Roberto García
Campione Europeo Moto2 nel 2024. Credit: MotoJunior

 

Nel 2024 hai fatto anche un paio di wildcard nel Mondiale Moto2, al Sachsenring e a Montmeló. Cosa puoi raccontare di quelle esperienze?

Sono state gare molto belle e le prime per me in un campionato del mondo. Al Sachsenring soprattutto è stata dura: non conoscevo il circuito, per me è uno dei più difficili del campionato, e tutto era nuovo. A Montmeló, invece, ho corso in un momento in cui stavo ancora lottando per il titolo nell'Europeo, quindi ho preferito non esagerare avendo ancora un campionato da vincere. Non siamo riusciti a mostrare del tutto il nostro potenziale, ma ho raccolto esperienza molto importante per la mia carriera.

 

Essendo campione europeo e correndo nel team Cardoso Racing, che collaborava allora col team Fantic, sembrava ci fosse la possibilità di salire al mondiale. Ciò però non è successo. Ti va di raccontare perché non sei salito in Moto2 e come hai vissuto quel momento?

È un argomento complicato, perché queste cose non lasciano mai una bella sensazione.

Il nostro piano era arrivare al Mondiale Moto2 e poi cercare di salire in MotoGP. C’erano parecchie opzioni per salire, ma erano tutte poco percorribili. Era sicuro almeno all’80% che avrei corso con Fantic nel mondiale, ma verso le ultime due gare della stagione hanno annunciato un altro pilota (Barry Baltus, ndr). Sinceramente questo mi ha demoralizzato, ma con l’aiuto del mio manager (sempre José Luis Cardoso, ndr) e di tante altre persone ho reagito e vinto il titolo.

Nel 2025 poi, a stagione in corso, Yamaha mi ha offerto di poter correre in Supersport (al posto di Michael Ruben Rinaldi nel team GMT94 Yamaha, ndr): mi hanno aperto subito le porte e si sono comportati molto bene con me. Ho quindi accettato l'offerta, nella speranza magari di arrivare in Superbike e lottare con i migliori del mondo. Non è facile, e anche i piloti che scendono dalla MotoGP fanno fatica, ma sarebbe bellissimo.

 

Se in futuro avessi, allo stesso tempo, un’offerta per salire in Superbike con un buon team e una per andare nel Mondiale Moto2, quale sceglieresti?

Bisognerebbe valutare molte cose. È vero comunque che dalla Superbike puoi anche fare wildcard in MotoGP e diventare collaudatore lì (come Nicolò Bulega, ndr), mentre lato Moto2 bisogna capire se si ha davvero una porta aperta verso la MotoGP oppure no. Si può rischiare di restare lì tre o quattro anni senza mai salire, quindi bisogna pensarci bene. In questo momento, se dovessi scegliere, mi piacerebbe andare in Superbike.

 

Andando ancora più indietro nel tempo, come è iniziata la tua carriera da pilota?

È iniziata grazie a mio nonno. Quando ero piccolissimo, mi diceva sempre di andare a fare un giro in moto. A lui piacevano le moto, mentre invece a mio padre no, perché lui praticava tutt'altro sport: la lotta libera.

A un certo punto però mi sono appassionato sul serio alle moto e mio padre mi ha comprato una minimoto cinese. Da lì ho iniziato ad allenarmi e mi sono iscritto a una scuola di pilotaggio, da cui poi sono cresciuto fino a vincere campionati e a competere con piloti come Pedro Acosta, Fermín Aldeguer, José Antonio Rueda, Dani Holgado, Ángel Piqueras e altri ancora.

 

Ti sei mai dovuto fermare?

Nel 2019 non avevamo più budget per continuare a correre. Mio padre non riusciva più a sostenere le spese, quindi abbiamo deciso allora di fermarci. Io però ho detto a mio padre di farmi correre almeno una gara del campionato andaluso Supermotard. Alla fine me l'ha fatta fare e la fortuna ha voluto che lì ci fosse anche uno sponsor che lavorava con Cardoso, e grazie al quale ho potuto proseguire la mia carriera.

 

Ci pensi mai al fatto che loro siano arrivati al Motomondiale, alcuni addirittura alla MotoGP, e tu no?

A volte. Siamo partiti tutti dallo stesso campionato, poi ognuno ha preso la sua strada. Alcuni hanno avuto più opportunità, altri meno. Io credo che ogni pilota arrivi a fare il campionato a cui è destinato. Nel mio caso sono qui in Supersport e sono molto contento di essere qui. Io vedo questo campionato quasi come il Motomondiale, non vedo una differenza enorme.

 

Roberto García
Gran Premio di Germania 2024 al Sachsenring. Credit. Fantic Racing

 

E sei anche in un team storico, ovvero GMT94.

Sì, ha molta più storia di quanto immaginassi. Quando mi hanno detto che avrei corso con loro, ho iniziato ad informarmi e sono rimasto impressionato dalla sua storia (con tanti successi anche in Francia e nel Mondiale Endurance, ndr).

 

A questo punto, qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Arrivare in Superbike e vincere. Sarebbe uno dei miei sogni più grandi.

 

Quali sport ti piacciono al di fuori del motociclismo?

Mi piacciono molto ciclismo, nuovo e sci e mi capita di guardare anche altri sport come il basket e il golf. Il calcio, invece, non mi interessa molto. Mi piace anche il canottaggio: l’ho provato tre o quattro volte ed è davvero uno sport durissimo e che ti distrugge fisicamente. Però mi piace sperimentare e mi sono divertito.

 

Hai parlato anche della lotta libera, lo sport di tuo padre.

Sì, mio padre ha vinto molti campionati in Andalusia e in Spagna. Doveva andare anche alle Olimpiadi, ma un problema alla schiena glielo ha impedito. Ogni tanto la pratico anche io. pratico. Mi piace sperimentare.

 

Per chiudere l’intervista, il "Thank You Moment": vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Sì, voglio ringraziare tutte le persone che sono state con me fin dall’inizio. Quelle rimaste fino ad oggi sono poche, ma sono davvero persone straordinarie. Ringrazio soprattutto i miei genitori, José Luis Cardoso e tutti gli sponsor che mi hanno sostenuto fino a oggi. Spero di poter regalare a tutti loro grandi gioie, come magari un titolo in Supersport.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Roberto García per la disponibilità e Yann Marian (Press Officer del team GMT94 Yamaha) per aver organizzato l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.