Alberto Surra: "Superbike? La scelta migliore per la mia crescita"

Alberto Surra
Alberto Surra. Credit: Gorini's Photos/Motocorsa Racing

Il Mondiale Superbike ha accolto in griglia per la stagione 2026 un giovane pilota italiano che, dopo alcune stagioni nel Motomondiale e nel JuniorGP e delle ottime gare (terzo posto a Magny-Cours e altre due top 5), sta affrontando questa nuova sfida nel WorldSBK: Alberto Surra.

Classe 2004, Surra sta vivendo la sua prima stagione con una moto da 1000cc in sella alla Ducati del team Motocorsa Racing. Il giovane pilota di Torino ha approcciato questa sfida in punta di piedi, ma ha già ottenuto risultati molto positivi per un debuttante nella sua posizione: nono posto in Gara 1 a Phillip Island, altri piazzamenti a punti a Portimão e ad Assen e un weekend molto positivo al Balaton Park, dove Surra ha chiuso le tre gare (Gara 1, Superpole Race e Gara 2) in ottava, sesta e settima posizione. C'è ancora della strada da fare per arrivare nel gruppo di testa, ma Surra e il team di Lorenzo Mauri stanno lavorando alacremente per crescere passo dopo passo.

Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare Alberto Surra in occasione del round olandese ad Assen, prima della tripla top 10 ottenuta poi in Ungheria. Insieme abbiamo parlato della stagione 2026, dei suoi anni nei prototipi e di altro ancora.

 

Alberto, come ti stai trovando nel Mondiale Superbike?

Mi sto trovando molto bene. È un'esperienza nuova, anche se conoscevo già questo paddock dopo le gare fatte in Supersport col team Evan Bros (quando ha sostituito l'infortunato Aldi Mahendra nel finale di stagione, ndr). Ho avuto questa opportunità di correre qui col team Motocorsa e con Ducati e sembra che stia andando molto bene. È comunque una sfida molto difficile, perché sto correndo contro i piloti più forti del mondo e noi, diversamente da loro, non abbiamo esperienza. Bisogna cercare di migliorare passo dopo passo e, appunto, fare esperienza.

 

Alberto Surra
In azione al Balaton Park. Credit: Credit: Gorini's Photos/Motocorsa Racing

 

Nonostante tutto, sei partito già con una top 10 in Australia. Te lo aspettavi?

No, però ho lavorato molto bene con la squadra e in più mi sentivo molto tranquillo e senza tante pressioni. Poi sono andato a Portimão, che era una pista dove avevo già corso varie volte nell'Europeo Moto2, e lì ho faticato molto appunto perché guidavo ancora con uno stile più da Moto2. Se guardiamo però il tempo sul giro, il gap dalla vetta è comunque andato calando. Il problema è che sono tutti molto vicini e quindi basta poco per rimanere indietro.

 

Che obiettivo ti sei dato per la tua prima stagione in Superbike?

Per adesso punto ad andare regolarmente a punti, ma penso che abbiamo il potenziale per stare tranquillamente nelle prime dieci posizioni. Bisogna solo stare tranquilli, cercare di fare quanti meno errori possibili e imparare. La moto è molto competitiva, mi sto trovando benissimo col team e l'ambiente è molto bello, però bisogna lavorare sia a casa che in pista per essere pronti e raggiungere costantemente il nostro obiettivo.

 

Ricordiamo ora le gare che hai corso in Supersport nel 2025. Ti aspettavi di essere subito così competitivo, fino anche a salire sul podio?

Sì, perché comunque avevo le potenzialità per stare davanti e in più conoscevo già tanti membri del team Evan Bros, il che sicuramente mi ha dato una grossa mano. Abbiamo avuto un po' di problemi, perché comunque la Yamaha R9 è sì competitiva ma è anche una moto particolare e stradale, però il team anche lì ha fatto un lavoro impeccabile e mi sono sentito come in una grande famiglia. Tutto questo ha fatto sì che i risultati arrivassero subito, perché c'è stato il giusto approccio fin dall'inizio.

 

Prima di affrontare determinate tappe della tua carriera, ti va di parlare di come è nata la tua passione per il motociclismo?

Mio nonno correva con una MI-VAL 175 e con essa faceva le gare del cosiddetto "Muro della morte", dove dovevi prendere la velocità per andare costantemente in parabolica. Lui è sempre stato un grande appassionato di moto e la stessa cosa vale per mio padre e i miei cinque zii, che vanno tutti in moto. Non hanno mai fatto gare di alto livello, e di fatto sono il primo della famiglia ad esserci arrivato, però mi hanno tutti sempre supportato e sopportato. Mio padre, in particolare, si è dovuto assentare spesso dal lavoro per seguirmi quando facevo il mondiale e anche quando facevo il CIV, e i miei zii hanno dato una grossa mano a me e mio padre.

I miei primi passi in moto sono avvenuti in un parcheggio di Moncalieri, vicino a casa mia, con una minimoto cinese. Poi sono andato in pista e da lì ho cominciato la mia scalata, inizialmente a livello principiante e poi nelle gare interregionali e nel campionato italiano SAV. Poi sono passato subito alle 12 pollici con la MiniGP 50, al trofeo Metrakit e poi al CIV PreMoto3 col team Speed Up.

 

Parlando del CIV, viene in mente soprattutto la stagione 2019 nella classe Moto3, quando da esordiente sei riuscito a stare nelle prime posizioni con una Mahindra ben inferiore rispetto alle altre moto.

Tra l'altro quell'anno ho corso in Moto3 grazie a una deroga, visto che all'inizio della stagione avevo ancora 14 anni. Comunque sì, quell'anno ho corso con una Mahindra del 2014, che era quella usata allora da Miguel Oliveira, ed è stato un anno incredibile. Poi a un certo punto il mio compagno di squadra, che era Thomas Rossi, è andato via e quindi hanno dato a me la moto che guidava lui, che era una KTM del 2018 usata nel Mondiale Moto3 da Marco Bezzecchi. In generale quei due anni sono stati bellissimi, perché mi hanno fatto crescere tanto e poi mi hanno messo in mostra al punto da farmi notare dalla VR46 Riders Academy (di cui ha fatto parte nel 2021 ed 2022, ndr)

 

Alberto Surra
Alberto Surra in azione a Imola nel 2019. Credit: Campionato Italiano Velocità

 

E a metà 2021 sei approdato al Mondiale Moto3.

Sì, perché il team Snipers mi ha chiamato a sostituire Filip Salac (passato al team PrüstelGP al posto del compianto Jason Dupasquier, ndr). Abbiamo fatto quella mezza stagione e poi tutto il 2022 insieme. Sono stati però anni un po' difficili, perché io ero cresciuto molto fisicamente e poi non avevo ancora la mentalità da professionista che ho invece adesso. Ero ancora un "bambino", diciamo. Ho avuto un po' di difficoltà e sono stati anni molto duri (nove gare su 20 saltate per infortunio e due diciassettesimi posti come migliori piazzamenti, ndr). Forse in quel momento non ero nell'ambiente giusto per crescere e di conseguenza non ho fatto quel "boom" visto nel CIV, ma sono comunque cresciuto molto, grazie anche a tante altre persone che mi hanno dato una mano.

 

E poi è arrivato il passaggio alla Moto2 nel 2023, con alcune stagioni nell'Europeo e qualche gara nel Mondiale.

Dopo la Moto3, mio padre mi ha detto: "Se non vuoi continuare a correre in moto, vieni a fare il muratore". Da lì ho capito che forse era meglio andare in moto e di conseguenza mi sono impegnato e sono diventato un professionista. Fin da subito, nell'Europeo Moto2, sono stato competitivo con Boscoscuro e il Team Ciatti, che ringrazio molto, e mi sono giocato delle gare al primo anno con Senna Agius, che adesso sta vincendo gare nel mondiale. Ho avuto anche delle possibilità per salire io stesso al mondiale, ma non si sono messe a posto delle cose. Ho comunque potuto fare delle gare, anche grazie al team Forward. Dopo il 2025, con una bella stagione insieme al team AndiFer nell'Europeo e le gare fatte in Supersport, sono arrivato qui in Superbike con la migliore opportunità possibile per me. 

 

In questo momento, punti a costruirti una carriera nelle derivate dalla serie o pensi ancora al Motomondiale?

È giusto prendere in considerazione qualunque opportunità, ma adesso sono superfocalizzato sulla Superbike e voglio imparare bene come si lavora con questa moto e portarla il più avanti possibile, anche perché il team se lo merita e si sta impegnando tanto e la moto è molto competitiva. Di fatto, la scelta di venire qui non è stata fatta per vincere il mondiale adesso o nel 2027, ma per il mio momento di crescita. Punto ad accumulare l'esperienza necessaria per gestire tutto al meglio, cosa che invece non ho avuto quando avevo 16 o 17 anni.

 

In Superbike corri inoltre con piloti blasonati e con tanta esperienza, come per esempio Álvaro Bautista o, a Portimão e ad Assen, Jonathan Rea. C'è qualcosa in particolare che hai imparato andando in pista con loro?

Ogni volta impari sempre qualcosa di nuovo. Per esempio, a Phillip Island io partivo davanti a Bautista, Iker Lecuona e Danilo Petrucci, ma se arrivi davanti in una qualifica non vuol dire che sei più forte di loro. Perché questo accada, ci sono tante cose che devono mettersi a posto. Comunque, riguardo la domanda, stando dietro a questi piloti sto imparando tante cose, che magari vedendole in televisione o ascoltandole non si assimilano più di tanto. Quando sono dietro a qualcuno e vedo il suo stile di guida, cerco sempre di fare mie tutte le cose che possono aiutarmi a crescere. Penso però che, alla fine, loro hanno due gambe e due braccia come me e anche se loro hanno più esperienza e io sono giovane, trovando la strada giusta e facendo esperienza posso provare a stargli davanti.

 

A parte le moto, hai qualche altra passione in particolare?

Mi piace stare con i miei amici e mi piace fare tanti sport, sempre con le moto: motocross, flat track, supermotard...Mi piace poi anche sciare e andare al mare e in generale ho tanti hobby inerenti allo sport. Per me lo sport non è solo un allenamento per le gare, ma anche uno stile di vita che adoro e che non mi pesa per niente.

 

Alberto Surra
Parco chiuso a Barcellona nell'Europeo Moto2 (2023). Credit: MotoJunior

 

Per concludere, il "Thank You Moment": vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Una delle persone più importanti, che mi è stata sempre vicino, è sicuramente mio padre: mi ha ripescato in un momento difficilissimo e se sono qui è anche grazie a lui. Ringrazio quindi mio padre e poi tutti i miei sponsor che mi hanno sempre aiutato e supportato, fino a instaurare con loro un vero e proprio rapporto di amicizia. Ringrazio poi tutti i miei amici, che mi hanno sempre dato una mano e continuano tuttora, e il mio allenatore, che quest'anno mi sta dando una grossissima mano. Sono tutte persone che vedono la mia parte bella e la mia parte brutta, sia i momenti felici che le volte che mi incazzo, e che rimangono sempre al mio fianco a prescindere dal momento.

Ringrazio poi tutti i team che mi hanno seguito fino ad adesso, perché sono sempre rimasto in buonissimi rapporti con tutti e li sento ancora tuttora, compresi quelli con cui correvo più di dieci anni fa. Ringrazio infine il team Motocorsa, perché mi sta dando una grossa mano in questo momento di crescita e Lorenzo (Mauri, titolare della squadra, ndr) si sta dimostrando una persona davvero buona e che ci mette il 120% in tutto, anche se me lo avevano descritto come una persona piuttosto brusca. Se non mi vede dare il 100% si incazza, ma come è giusto che sia. Sono davvero contento di essere qui e voglio fare il massimo con e per loro.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Alberto Surra per la disponibilità e Silvia Colombo (Press Officer del team Motocorsa Racing) per aver organizzato l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.