“Lulù” Phaedra Theffo: Una vita sulla 125cc

Nel motociclismo ci sono tante persone che hanno vissuto e toccato con mano l’era dei due tempi, sia correndoci sia lavorando in questo sport in altre vesti. Una di queste è Phaedra Theffo, detta “Lulù”, che tuttora corre nella KlassGP (serie per moto da 125cc e 250cc due tempi creata dal francese Jerome Krebs) e con la moto del suo cuore: la 125cc da Gran Premio.
Quella di Phaedra Theffo nel motociclismo è una storia lunga e piena di sfumature. Una storia che abbiamo ripercorso insieme attraverso una piacevole intervista.
Innanzittutto, cos'è per te la moto?
La moto è tutta la mia vita. Sento sempre il bisogno di andare in moto e fare le gare. Ho già pensato delle volte che magari si spende tanto, si gira poco e quindi non vale la pena, ma poi mi sono sempre resa conto che non riuscirei mai a smettere. Piuttosto non mangio, ma sento il bisogno di gareggiare.
Come è partita questa passione così forte?
Giá quando andavo ancora a scuola mi piacevano le moto, ma abitavo in Belgio e non conoscevo nessuno che girasse in moto. Guardavo le gare in televisione e finiva lì. Poi alla fine ho conosciuto una persona nella mia via che sistemava la sua moto e andava a fare le gare. Da lí ho iniziato ad aiutarlo a pulire le carene e cose così, e poi siamo andati fare il campionato europeo. Ho cominciato a conoscere gente e ad andare a gare dell'europeo e anche del mondiale, ma ancora non correvo e potevo solo guardare. Dopo che mi sono trasferita in Italia, però, la musica è cambiata.
Come hai iniziato a correre in moto?
La prima volta in pista è stata grazie a Giacomo Guidotti, che mi ha detto: “C'è il Challenge Aprilia, dove facciamo anche un corso. Se vuoi ti facciamo girare nella pausa, mentre gira anche Massimo Roccoli per provare delle cose, però devi saper mettere le marce”. Io allora sono andata a Monza da amici miei, abbiamo preso un 50cc da un'officina e siamo andati nel parco di Monza a imparare a mettere le marce. Da lì sono andata a quell’evento e mi hanno fatto provare in pista per la prima volta.
E com'è stato?
Ho pensato che proprio non ero capace, ma piano piano ho iniziato a capirci qualcosa e sono migliorata sempre di più, anche perché a volte le persone che aiutavo mi prestavano le loro moto per fare un turno. Poi ho iniziato a fare qualche gara...
Come sono andate le prime gare?
Ero lenta lenta, però ho continuato uguale. Bisogna comunque dire che giravo solo alle gare e non andavo mai a fare prove libere, quindi era difficile migliorare in fretta. Comunque ho iniziato a correre con la Sport Production e poi sono andata a fare il campionato Alpe Adria, ma con una moto che non era competitiva. Successivamente ho fatto il Trofeo Inverno a Binetto con una moto che invece andava benissimo, poi sono andata a fare il Trofeo Dunlop nel 2004 col team SPM, vivendo un anno positivo e divertente. Nel 2005 poi ho disputato l’ultima gara nel Trofeo Honda con la 125GP.
Come è proseguita poi la tua carriera?
Ho corso nella 125GP con Roberto Bava, meccanico di grande esperienza mondiale che conosce benissimo queste moto, e appena lui non ha potuto più aiutarmi per impegni in altri campionati sono tornata alla 125SP. Anche lì però ho dovuto smettere, perché chi mi autava non poteva più, e quindi ho corso con le minimoto dal 2012. Questo però fino al 2018, quando con un mio amico abbiamo ripreso la mia 125SP dal capannone, la abbiamo rimessa a nuovo e siamo andati a fare i Trofei MES.
Successivamente sono andata a fare il 2T Italian GP, con anche un infortunio di mezzo, ma a un certo punto il numero di partecipanti stava calando e lì sono venuta a conoscenza del campionato KlassGP, che è molto simile. Ho fatto inizialmente una gara a Rijeka nel 2023 e poi mi sono iscritta a tempo pieno. Mi trovo benissimo qui e oltre a una bella bagarre in pista si respira un bel clima tra di noi.
Tra le moto che hai guidato nella tua carriera, quale consideri la più bella?
Per me la 125GP è la moto da corsa per eccellenza. Quella vera, quella che in percorrenza è la più veloce di tutte le due tempi e che devi essere molto preciso nel guidare. E come ho detto in passato, tutti dovrebbero guidarla.

Hai mai provato una Moto3?
No. L’unica 4 tempi che ho provato è stata la Ducati Desmosedici nel 2006. Allora facevano provare le MotoGP anche ai giornalisti e io, lavorando nel Motomondiale, ho avuto questa possibilità. Ma no, per me esistono solo i due tempi!
Tu sei stata nel motociclismo anche in altre vesti. Puoi raccontare di più?
Nel 1997 ho fatto degli articoli per Motosprint sulle gare del campionato europeo e poi ho aiutato tante squadre, anche lato hospitality, tra fine anni ’90 e inizio anni 2000. Ho anche lavorato come addetta stampa del team Pramac D’Antin negli anni 2005 e 2006, ma poi ho smesso di lavorare in quell’ambiente. Comunque ancora oggi faccio anche la commissaria di pista e mi piace tanto. Ho imparato tantissimo soprattutto come marshall nei go-kart, anche perché lì bisogna essere sempre svegli e superveloci.
Di tutte le esperienze che hai vissuto nel motociclismo, quale ti ha segnato maggiormente?
Per forza quella da pilota. Mi sarebbe piaciuto fare la meccanica, e aiutavo gli amici anche a smontare le moto fino al pistone, ma ai tempi le donne non erano considerate per quei ruoli. Ho anche fatto un corso a Pesaro. Adesso è un po’ più facile, ma adesso non ci sono più i due tempi. In più le gare sono cambiate e l’ambiente è diverso.
Anche nel Motomondiale?
Sì, lo vedo cambiato. L’ultima volta che ci sono andata è stato nel 2018 a Valencia e lì mi sono detta che non ci sarei tornata più, neanche come spettatrice. Non mi piace più l'ambiente e ormai bisogna stare solo col proprio team, senza più poter parlare con meccanici di altre squadre.
Tornando alla tua carriera come pilota, c'è una gara in particolare che consideri speciale?
Nel 2025, nella KlassGP. A inizio stagione avevano creato una coppa per sole donne, ma eravamo solo in due e io stessa ho poi chiesto di rimuoverla. E cosa è successo poi? Che alla gara di Brno sono arrivata terza nella mia categoria, anche contro gli uomini. Dimostrare che posso andare a podio anche correndo con gli uomini è stato fantastico, per giunta battendo piloti che normalmente mi stavano davanti.
Hai anche corso nelle minimoto per alcuni anni. Cosa pensi di quell’ambiente?
Anche lì sono cambiate molte cose. Prima ci si correva per varie stagioni e poi si passava ad altre categorie, mentre ora dopo un anno si passa già alle ruote alte. Si dovrebbe forse tornare a come era prima, quando si facevano alcune stagioni nelle minimoto e poi si passava alla Sport Production e infine alla GP.

In passato ti sarebbe piaciuto arrivare al mondiale come pilota? E cosa te lo ha impedito?
Ovviamente mi sarebbe piaciuto all'epoca , quando c'era ancora la 125cc, ma non ho mai avuto il supporto economico necessario. Ammetto anche se non sono mai stata molto brava a cercare sponsor, se ci metti poi che avevo 18 anni e vivevo già da sola...I soldi non c’erano, ecco!
Come vedi poi gli sviluppi che ha avuto negli ultimi anni il motociclismo femminile?
Ci sono più possibilità di lavoro rispetto a prima, ma sono contraria ai campionati solo per donne. Secondo me nel motocross va bene separarle dagli uomini, perché il fisico fa ancora più la differenza, ma non vedo la necessità di farlo nella velocità, a parte forse il fatto di avere maggiore visibilità. Può starci correre tra donne per prepararsi poi a competizioni miste, ma non rimarrei mai in un campionato femminile. Secondo me, le donne possono benissimo competere coi maschi.
C'è una cosa curiosa che vuoi raccontare ancora su di te?
Sì, e riguarda proprio le donne nel motociclismo. Quando hanno creato il primo campionato femminile negli anni 2000, avevano usato nel volantino pubblicitario una foto di me, proprio la pilota che quel campionato non lo avrebbe mai fatto (ride, ndr). E questo ovviamente mi fece arrabbiare tantissimo. Sono drastica su queste cose!
In conclusione, c'è qualcuno che vuoi ringraziare in particolare per tutto quello che hai vissuto e stai vivendo nel motociclismo?
Sono tante persone. Prima di tutto ringrazio Giacomo Guidotti, che mi ha permesso di provare la pista per la prima volta, e anche Marco Raimondi (padre di Andrea, ex-pilota e titolare del Lucky Racing Team nel CIV, ndr) per avermi fatto provare la moto delle mie prime gare. Ringrazio poi Roberto Bava, con cui ho fatto tutto quello che ho fatto con la 125GP, e Martino, che mi ha permesso di tornare con la SP quella volta. Le persone che mi hanno aiutato in questo percorso sono tantissime e sono estremamente grata a ognuna di loro.
Palmen in Motorradsport ringrazia Phaedra Theffo per la disponibilità e le augura il meglio per le prossime sfide nel motociclismo.
