Oli Bayliss: Costruire la sua carriera oltre il cognome "pesante"

Oli Bayliss
Oli Bayliss. Credit: Triumph Racing

La stagione 2026 del FIM Supersport World Championship ha regalato risultati positivi a Oli Bayliss, che ha compiuto passi avanti significativi col team PTR Triumph Racing.

Il pilota australiano, noto per essere il figlio del tre volte Campione del Mondo Superbike Troy Bayliss, ha dimostrato ancora una volta di essere molto più che semplicemente "il figlio di Troy". Nonostante una stagione complessivamente difficile, caratterizzata anche da un infortunio, Bayliss è riuscito a conquistare tre podi con due terzi posti (Gara 1 a Phillip Island e Gara 2 a Most) e un secondo posto (Gara 1 a Estoril). Questi sono i suoi primi podi sul palcoscenico iridato, a cui si aggiungo le 11 vittorie portate a casa in contemporanea nel British Supersport Championship, dove ha fatto ottime cose col Macadam Triumph Racing Team.

Palmen in Motorradsport ha avuto l'opportunità di intervistare Oli Bayliss per conoscere meglio lui e la sua storia, compresi gli inizi della sua carriera e la pressione di essere un Bayliss...

 

 

Oli, ti aspettavi questa stagione 2026?

Bisogna aspettarsi anche queste cose, a un certo punto, ma per me è sicuramente la migliore stagione disputata finora nel WorldSSP. Abbiamo incontrato alcune difficoltà, ma siamo riusciti a conquistare dei podi. Quello di Most, però, è stato un po' fortunato, perché Tom e Lucas (Booth-Amos e Mahias, ndr) sono caduti all'ultimo giro. Preferisco il podio di Phillip Island, anche perché siamo stati velocissimi durante tutto il weekend.

 

Com'è stato conquistare il tuo primo podio nel Mondiale Supersport a Phillip Island, davanti al pubblico di casa?

È proprio il posto in cui volevo riuscirci. Alla fine è andato tutto per il verso giusto. Non avevamo fatto molti test, ma appena siamo arrivati ai test di Phillip Island ci siamo subito trovati abbastanza bene. E da lì...abbiamo vissuto un gran bel weekend!

 

Oli Bayliss
In azione a Estoril. Credit: PTR Triumph Racing Team

 

Com'è andata invece nella Supersport britannica? Come ti sei trovato lì?

È nato tutto in modo particolare. Bradley Perie, pilota del team Macadam Triumph Racing nel BSB, si è infortunato all'inizio dell'anno. Conoscendo io abbastanza bene Dave (Wadsworth, proprietario del team, ndr), abbiamo parlato un po' e gli ho detto che, a eccezione di due round, avrei potuto disputare tutte le gare della stagione, dato che non c'erano concomitanze col mondiale. Alla fine ho iniziato a correre con loro dal terzo round in poi e le cose sono andate piuttosto bene. Nel BSB c'è una bellissima atmosfera e abbiamo ottenuto anche ottimi risultati (comprese appunto 11 vittorie, ndr).

 

Ti piacciono i circuiti britannici?

Certamente sono particolari, ma mi piacciono davvero molto. È un po' strano, perché sono cresciuto sui circuiti australiani e devo dire che quelli britannici non sono così diversi. Di solito preferisco i tracciati più tortuosi e tecnici, come Most e Magny-Cours nel Mondiale, oppure soprattutto Brands Hatch e Oulton Park nel BSB.

 

Torniamo agli inizi della tua carriera agonistica. Puoi raccontare come hai cominciato e quale ruolo ha avuto tuo padre?

In realtà ho iniziato con i kart. Non so bene perché, ma sono semplicemente la prima cosa che ho provato. Poi, dopo un po' di tempo, mio padre mi ha chiesto se volessi provare la moto e ho detto di sì. Abbiamo iniziato con il flat track e poi siamo passati gradualmente alle gare di velocità. È stato facile passare dai kart al flat track e poi alle corse su asfalto. Ovviamente, mio padre ha spinto un po' di più verso questa direzione. Sento però che, indipendentemente da dove avessimo iniziato, prima o poi saremmo comunque arrivati alla velocità.

 

Come sono state le tue stagioni in Australia?

Sono andate bene. Ci è voluto un po' per imparare ad andare forte con una moto da velocità, ma non appena ho iniziato a gareggiare, dalla mia seconda stagione in poi ho lottato per la vittoria. Poi, ogni volta che salivo di categoria, la moto che guidavo iniziava a starmi un po' stretta: quando correvo con le 300cc, ero già quasi pronto per passare alle 600cc e, dal campionato australiano 600cc, sono passato ben presto alla Superbike. È successo tutto molto in fretta.

 

Quali sono i ricordi più belli dei tuoi anni nell'ASBK?

Le battaglie con gli amici. L'Australia è un Paese enorme, ma il motociclismo non è così importante come in Europa. È un gruppo di persone molto unito e tutti vanno d'accordo con tutti. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, corri contro i tuoi amici e ti diverti. In pista lottavamo duramente, ma quando tornavamo ai box ci facevamo delle belle risate.

Un ricordo speciale risale a quando avevo 13 o 14 anni. Avevano messo la Supersport 300 australiana come gara di contorno a Phillip Island, durante il weekend del Gran Premio del Motomondiale. Non è un ricordo a cui sono particolarmente legato, ma è stato comunque bello vincere davanti a tutti i team e ai piloti della MotoGP. Ed ero ancora molto giovane, quindi è stata un'esperienza ancora più speciale.

 

Oli Bayliss
Bayliss nel 2018. Credit: Russell Colvin

 

Nel 2022 sei entrato nel Barni Spark Racing Team, disputando poi tre stagioni in sella a una Ducati, prima con loro e successivamente con D34G Racing. Come descriveresti quegli anni?

È stata sicuramente una "sveglia" per me. Quando arrivi da un altro campionato, ti aspetti di ottenere buoni risultati anche se nella serie precedente non avevi vinto. A volte le cose funzionano subito, ma altre volte, come nel mio caso, non è così. Nei primi anni ho subito molti infortuni: in realtà non cadevo spesso, ma ogni volta che succedeva mi facevo male. Questo ha compromesso le prime due stagioni. Abbiamo comunque ottenuto alcuni buoni risultati, soprattutto sui circuiti che non conoscevamo. Nel 2024, il mio secondo anno col team di Davide Giugliano, ho disputato una buona stagione. Mi sono trovato bene con la squadra e abbiamo compiuto progressi importanti nel corso dell'anno.

Alla fine del 2024 sono passato al team PTR Triumph e lì abbiamo iniziato a fare passi avanti più significativi. Verso la fine del 2025 abbiamo capito che, grazie alle informazioni raccolte sulla moto, potevamo migliorare ancora. Ed è proprio quello che è successo, come dimostrano i nostri podi...

 

Quanto è stato difficile per te passare dall'ASBK al WorldSSP?

Al mio primo test in Europa, nel 2022 a Portimão, avevo moltissima fiducia e pensavo che sarebbe andato tutto alla grande. Dopo appena sei o sette giri, però, sono caduto e mi sono rotto una caviglia. Siamo quindi partiti dal fondo, il che per certi versi è positivo, perché da lì si può soltanto migliorare. Alla mia prima gara, al Motorland Aragon, ho chiuso fuori dalla zona punti, addirittura oltre la ventesima posizione in Gara 1. E quello sì, è stato un duro scontro con la realtà...

 

Come hai vissuto quei momenti dal punto di vista mentale?

Ricordo di aver parlato con mio padre e di avergli detto, in sostanza: "Non può andare così ogni weekend". Poi la gara successiva era ad Assen e lì le cose sono già andate meglio. Eravamo vicini alla top 10, anche se alcune cadute davanti a me ci hanno aiutato. Da quel momento abbiamo iniziato a migliorare gradualmente. Comunque, non volevo più finire così lontano dai primi, come era successo ad Aragon.

 

Hai affrontato tutto da solo, con il sostegno della tua famiglia, oppure ti sei affidato a un mental coach?

La mia famiglia ha avuto un ruolo importante, ma in gran parte sono riuscito a superare quei momenti da solo. Adesso sembrerà uno dei soliti discorsi motivazionali, ma quando riesci ad affrontare sfide di questo tipo con le tue forze, costruisci una mentalità forte e impari che puoi fare meglio di quanto dica un brutto risultato. Si tratta semplicemente di essere più positivi, credo.

 

Passiamo ora a un altro argomento importante: sei il figlio di Troy Bayliss, una vera leggenda del motociclismo. Questo ti ha portato molta pressione?

Sì, ma all'inizio e quando sono arrivato al Mondiale Supersport, più che adesso. In quei momenti forse ho sentito un po' troppo la pressione, per esempio in quella gara ad Aragon. Quando però ho iniziato a lottare per la top 10 e più in generale per buoni risultati, gestire la pressione è diventato molto più facile.

 

Oli Bayliss
In azione nel BSB ad Assen (2026). Credit: Bas Fernhout

 

Hai mai avuto la sensazione che il cognome Bayliss fosse un peso?

No. In realtà è bello avere un padre come lui e mi ha aiutato moltissimo. In ogni caso, dopo il mio primo anno nel Mondiale Supersport, ho dimostrato alle persone che non sono qui soltanto perché mi chiamo Bayliss, ma perché so andare forte con una moto e posso fare ottime cose.

 

Oltre al motociclismo, hai altre passioni?

Mi piacciono il drifting, la pesca e andare in bicicletta, ma non molto altro.

 

Vai a pescare con tuo padre?

No, lui non ha pazienza (ride, ndr). Vado da solo oppure con la famiglia della mia ragazza.

 

E per concludere, ecco il "Momento Ringraziamento"!

Voglio ringraziare soprattutto tre persone: mia madre, mio padre e Darrell Healey di GSE Racing (squadra con cui Troy Bayliss iniziò a correre nel British Superbike alla fine degli anni '90, ndr). Se non fosse per loro, probabilmente non correrei.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Oli Bayliss per la sua disponibilità e Ryan Lilly di Triumph Racing per aver organizzato l'intervista. Al pilota e al team PTR Triumph Racing i migliori auguri per i prossimi capitoli delle loro storie.