Matteo Ferrari: La MotoE, l’Endurance e il nuovo inizio in Supersport

Matteo Ferrari
Matteo Ferrari sul podio al Motorland Aragon.

Ci sono piloti che quando li intervisti ti raccontano tantissimo e si mostrano veramente come dei libri aperti, con massima sincerità e analisi dettagliate. Una categoria, questa, a cui appartiene senza dubbio Matteo Ferrari.

Ferrari, la cui carriera ho ripercorso insieme a lui in questo video, sta affrontando nel 2026 una nuova avventura nel Mondiale Supersport, dove il pilota romagnolo ha già conquistato due podi (Phillip Island e Aragon, entrambi in Gara 2) e si sta dimostrando competitivo con la Ducati del team WRP Racing. Il tutto dopo tante stagioni in MotoE, di cui ha vinto la prima edizione nel 2019 (quando era ancora Coppa del Mondo), e una stagione 2025 vissuta anche nel Mondiale Endurance col team Aviobike.

Palmen in Motorradsport ha intervistato nuovamente Matteo Ferrari per parlare di quest’anno, della stagione 2025, della parentesi nel Mondiale MotoE e di altro ancora.

 

Matteo, com’e iniziata la stagione 2026?

Stiamo andando forte. Chiaramente si parte sempre per fare bene, e sicuramente non mi aspettavo di essere ultimo, ma ammetto che farsi delle aspettative precise era difficile. Le gare fatte nel 2025 a Estoril e Jerez (sempre con WRP Racing al posto di Marcel Schrötter, ndr), dove ho anche ottenuto dei punti nonostante i pochissimi chilometri con la moto, sono state una buona base per quest’anno e già nei test siamo partiti bene, anche se il meteo ci ha messo lo zampino nell’inverno.

Siamo poi arrivati a Phillip Island, che è sempre una pista “jolly”, e in più le gomme erano leggermente diverse e quindi non sapevamo bene cosa aspettarci. E invece abbiamo lavorato molto bene nei test del lunedì e martedì, ci siamo qualificati bene e siamo stati veloci in entrambe le gare. Il podio in Gara 2 è arrivato anche per la giusta scelta di gomme (Ferrari è stato tra i pochissimi a partire con gomme slick anziché con quelle da bagnato, ndr), ma in Gara 1 avevo chiuso sesto e in lotta per la top 5 sull’asciutto, quindi la velocità c’era a prescindere.

 

Matteo Ferrari
In azione a Portimåo.

 

E come sono andate le prime gare in Europa?

Quello che non si sa tanto di questa categoria è che, rispetto a tutte le altre, non hai i test limitati e puoi farne quanti ne vuoi. Questo secondo me crea un po' di dislivello, soprattutto all'inizio dell'anno. Secondo me in Australia più o meno siamo arrivati simili agli altri, perché più o meno avevamo tutti fatto gli stessi chilometri nell’inverno. A Portimåo invece si è notata la differenza rispetto a chi ha girato di più nelle settimane tra i primi due round, soprattutto perché col format attuale fai solo una prova libera e poi vai dritto in Superpole, quindi di tempo per fare delle prove ne hai veramente poco. Infatti in Portogallo, anche se non eravamo così distanti dai primi, siamo rimasti indietro.

Quelli di Assen e Balaton Park poi sono stati due weekend con risultati diversi, ma siamo stati sempre veloci. Ad Assen sono arrivati 14., ho preso punti e sono arrivato a sette secondi dal primo partendo ultimo per una penalità (pressione delle gomme, ndr), mentre in Gara 2 sono arrivato 13. per via anche della bandiera rossa (per la caduta di Roberto García, ndr), ma avevo un passo allineato con i primi. In Ungheria invece siamo stati veloci in qualifica, che era il nostro punto debole, e siamo stati vicino al podio e primi tra i piloti Ducati, in una pista molto difficile per questa moto. Infine, a Most e ad Aragon siamo stati veloci, sempre in top 5 e anche a podio in Gara 2 al Motorland Aragon.

 

A questo punto, ti aspetti di poterti giocare la vittoria nelle prossime gare?

Secondo me cambierà molto da circuito a circuito, ma credo che prima o poi potremo ambire veramente alla vittoria. Ci saranno anche momenti in cui i piloti in lotta per il titolo penseranno più al campionato, mentre un pilota nella mia posizione, che non si gioca appunto il campionato, può pensare più gara per gara. In ogni caso, credo di avere già la moto e la squadra per poter vincere.

 

Prima di parlare dei tuoi anni in MotoE, cosa racconti della stagione trascorsa nel Mondiale Endurance nel 2025, con la Ducati del team Aviobike?

Avevo già fatto delle gare dell’EWC come sostituto nel 2017, ma era passato tanto tempo e non sapevo davvero cosa aspettarmi. Però è capitata questa occasione e c'erano tante cose che mi stuzzicavano, come l’idea di portare la nuova Ducati V4R sul podio, e quindi ho accettato. È stato anche molto impegnativo, perché nell’Endurance si affrontano condizioni veramente toste e soprattutto non è facile accettare di non finire le gare dopo tante ore passate sulla moto, però mi sono divertito. È stato un peccato non riuscire a terminare nessuna gara a parte la 8 Ore di Spa-Francorchamps, ma siamo andati forte in più circostanze e al Bol d’Or avevamo il passo per poter salire sul podio di categoria.

In generale è stata una bella esperienza e in futuro mi piacerebbe andare anche alla 8 Ore di Suzuka, un sogno che non sono ancora riuscito a realizzare.

 

Come ti ha cambiato quell’esperienza?

La cosa di cui ti rendi veramente conto è che ci sono delle condizioni molto estreme, dove magari nelle gare “sprint” non si corre o non si partirebbe nemmeno. A Spa, per esempio, ci sono stati dei momenti in cui veramente pioveva forte e io ho dovuto fare due ore di fila sotto l'acqua. Passavi da un momento che veniva fuori un attimo il sole, e quindi avevi la luce che rifletteva sul bagnato e dava molto fastidio, a magari 10 minuti dopo che pioveva così tanto che non vedevi bene le linee e andavi quasi in aquaplaning dappertutto.

Ti dico la verità: noi piloti ci lamentiamo a volte quando inizia a piovere e per noi c'è troppa acqua, ma alla fine in qualche modo si può andare. L’endurance, come esperienza, ti sblocca mentalmente e ti rende ancora più lucido nel prendere una decisione che può farti fare una bella gara, come successo in Gara 2 a Phillip Island con la scelta delle gomme.

 

Matteo Ferrari
Bol d'Or 2025.

 

Puoi fare ora un bilancio della stagione 2025 nel Mondiale MotoE?

Sicuramente è stato un anno un po' particolare. Abbiamo avuto alcuni problemi che ci hanno penalizzati nelle prime gare, con anche due zeri a Le Mans quando forse mi sarei dovuto accontentare, ma anche altri per cause esterne. Un peccato, perché fin dai test eravamo molto veloci, ma gli zeri si pagano caro in un campionato con poche gare. È stata comunque una bella annata, in cui mi sono sentito bene su tutti i circuiti e sono tornato a vincere e a fare diversi podi dopo un 2024 difficile, e sicuramente il peggiore dei miei anni in MotoE. Ho chiuso terzo, giocandomi il titolo fino alla fine.

 

E cosa pensi delle stagioni trascorse in MotoE?

La fine della MotoE è stata come la fine di una grande parte della carriera di tanti piloti, soprattutto per me che ci sono stato dal primo test nel 2018 fino all'ultima gara del 2025, senza mai saltare neanche un Gran Premio. Una parte di me è rimasta lì, diciamo.

In generale sono molto contento, perché su sette anni sono arrivato sei volte nei primi tre e credo che a livello di costanza non ci possiamo lamentare. Ci sono stati dei terzi posti che erano veramente dei terzi posti, e altri che erano dei terzi posti che potevano essere primi o secondi posti, ma la carriera di un pilota è così per tutti. Sicuramente la MotoE mi ha dato l'opportunità di essere un pilota professionista per tanti anni. Di questo ne va dato atto: è stata una categoria per certi versi limitante, ma per altri ha dato la possibilità a vari piloti di diventare dei professionisti, cosa che ad oggi sappiamo bene non essere scontata.

 

In cosa senti principalmente che questa esperienza ti ha aiutato a crescere?

Sicuramente mi ha aiutato ad essere veloce da subito, perché me lo sto portando dietro bene o male in tutte le cose che faccio. Le gare erano sempre molto corte, quindi dovevi essere veloce in tutte le condizioni e adattarti velocemente. Credo che questa cosa non fosse così accentuata in me: sono molto bravo sul passo gara, ma nelle prove e nelle qualifiche facevo sempre un pochino fatica. Questa categoria mi ha veramente fatto “switchare” e sono riuscito ad andare meglio su tutte le moto da subito. Questo oggi è ancora più importante, perché se parti davanti e affronti bene i primi giri di gara, hai già fatto l'80% di tutto il lavoro.

 

E in cosa invece senti che ti ha limitato?

Nelle possibilità per gli anni successivi. Ero in un buonissimo team (Gresini Racing, ndr) e sapevo che facendo bei risultati avrei potuto trovare delle selle anche in altri campionati del mondo. Il problema era che la MotoE era vista un po' come un mondo completamente a sé stante, e per questo i team di altri campionati facevano fatica a immaginarti su un'altra moto. Per certi versi è sicuramente così, ma per altri secondo me un pilota, se va forte, più o meno va forte in tutte le categorie.

Se vinci la Moto3 vai in Moto2, se vinci la Moto2 vai in MotoGP...ma se vincevi la MotoE rimanevi in MotoE e basta. Questo secondo me è stato il grosso limite per i piloti. Dobbiamo però ricordare che ci ha corso anche Fermín Aldeguer (nel 2021, ndr), che ora fa la MotoGP e che inoltre quando ha fatto la MotoE non era neanche tra i più veloci. Bisogna sempre dare il peso giusto alle varie categorie. Comunque sono contento, perché ora sono in Supersport e qui sto andando bene e mi sto divertendo.

 

Matteo Ferrari
Vittoria in MotoE al GP d'Austria 2025.

 

In conclusione, Matteo, che obiettivo hai per i prossimi anni?

Ora che sono nel Mondiale Supersport, punto ad affermarmi nel paddock del WorldSBK e mi sembra che sia già un ottimo obiettivo. È chiaro che sono al mio primo anno e in questo momento sto pensando a fare bene qui. Se poi in futuro ci sarà l'opportunità di continuare in Supersport, lo vedremo. Quello che so è che voglio correre in un campionato dove posso essere protagonista e avere un team e una moto per giocarmi grandi risultati. Questo a prescindere dalla categoria: posso andare volentieri in Moto2 o in Superbike, ma se devo salire di categoria per fare 15. o 20. preferisco rimanere dove sono.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Matteo Ferrari per la disponibilità e Alice Santarini per aver organizzato l’intervista. A Matteo e al team WRP Racing i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.