Lorenzo Fellon: La risalita dopo le difficoltà in Moto3
La maggior parte degli appassionati di motociclismo si ricorda di Lorenzo Fellon per gli anni che ha trascorso nel Mondiale Moto3, dove ha corso dal 2021 al 2023 prima per due anni con Sic58 Squadra Corse e poi un anno col team CIP Green Power.
Quella nel Motomondiale è stata una parentesi molto difficile, con pochi piazzamenti a punti e una sola top 10 (a Phillip Island nel 2023). Il pilota francese si è però ricostruito nell'Europeo Moto2, dove si è messo in luce in più occasioni, e il 2026 lo vede affrontare un doppio impegno molto importante, con un obiettivo ben preciso per il futuro.
Palmen in Motorradsport ha intervistato Lorenzo Fellon per parlare appunto di questa stagione, ma anche degli anni passati nel Motomondiale (su cui si è espresso con grande franchezza) e di altro ancora, compreso un ricordo di suo padre Laurent Fellon.
Lorenzo, puoi ricordarci cosa fai nella stagione 2026?
Quest'anno corro nell'Euro Moto Supersport con il team Kawasaki Weber e nell'Europeo Stock col team SF Racing. Sarà una stagione molto impegnativa e con due sfide completamente diverse. Da una parte c'è la Kawasaki, una moto che non è semplice da interpretare e sulla quale dovremo lavorare molto per capirla e sfruttarla al meglio. Dall'altra, nel MotoJunior, conosciamo già bene il valore della moto (Yamaha R6, ndr) e del team.
Nell'Euro Moto punto a imparare e a crescere gara dopo gara, sperando di raggiungere il podio in qualche gara. Nella Stock del MotoJunior, invece, punto senza mezzi termini a lottare per il campionato.
Arrivi da due stagioni nell'Europeo Moto2. Come mai non hai potuto continuare?
Purtroppo la Moto2 richiede budget molto elevati e anche i costi delle cadute sono importanti. Con le poche risorse economiche che ho a disposizione, spesso mi sono trovato a guidare senza la serenità necessaria, perché sapevo che un incidente avrebbe avuto conseguenze economiche pesanti. Quando corri con questo pensiero in testa, non riesci a esprimerti al massimo e a guidare al limite. Per questo ho scelto di fare un passo indietro a livello di categoria, ma con l'obiettivo di tornare davanti, ottenere risultati e rilanciare il mio nome per il futuro.

Guardando avanti, quali sono i tuoi obiettivi?
Il mio sogno è trovare una moto nel Mondiale Supersport. Il livello è sempre più alto, con tanti piloti provenienti dai mondiali Moto2 e Moto3, ed è bello confrontarsi con avversari di questo livello. Spero di riuscire a conquistare un contratto per il 2027, ma so che dipenderà soprattutto da me e da quello che saprò fare con le opportunità che ho in questa stagione.
Facciamo ora un passo indietro per parlare della tua carriera. Com'è iniziato tutto?
Ho iniziato con un piccolo campionato in Francia quando avevo dieci anni. Lo vinsi, ma il livello non era particolarmente alto e così decidemmo subito di trasferirci in Spagna, dove il livello è molto più alto. Ho corso nel campionato catalano contro piloti come Adrián Cruces, Joel Esteban ed Eric Fernandez. È stata un'esperienza fondamentale per imparare, correndo con una RMU 70cc due tempi. Dopo due anni sono passato alla PreMoto3 spagnola con Ajo Motorsport, dove avevo come compagni di squadra Barry Baltus, Adrián Fernandez e altri piloti molto forti. Nel 2017 siamo riusciti a ottenere buoni risultati, ma ero ancora molto giovane ed ero anche molto leggero, tanto da dover correre con ben dieci chili di zavorra.
Poi è arrivato il passaggio al CEV, prima nella European Talent Cup e poi nel Mondiale Junior Moto3.
Nel 2018 sono passato alla European Talent Cup, sempre insieme al team Ajo e con Adrián Fernández come compagno di squadra, e a fine anno sono stato selezionato per la Red Bull MotoGP Rookies Cup. Il 2019 è stato probabilmente uno degli anni più importanti per la mia crescita. Nella Rookies Cup ho chiuso quinto in classifica contro piloti come Pedro Acosta, Carlos Tatay, David Salvador e Barry Baltus.
Parallelamente correvo nella European Talent Cup, dove ho ottenuto delle pole position e diversi piazzamenti importanti, sfiorando anche il podio in alcune occasioni. È stato un anno di grandi battaglie contro piloti come José Antonio Rueda, David Alonso, Diogo Moreira, Ivan Ortolá e Izan Guevara, che nel 2019 ha vinto il titolo e aveva qualcosa in più.
Poi sei passato al Mondiale Junior.
Dopo un buon 2019, Monlau ed Estrella Galicia hanno mostrato grande interesse nei miei confronti e sono salito con loro al Mondiale Junior Moto3. Nel 2020 però è arrivato il Covid e abbiamo tutti vissuto una stagione particolare. Siamo comunque riusciti a fare ottimi risultati, tra cui un quarto posto, diversi podi sfiorati e una qualifica in prima fila alle spalle di Pedro Acosta. Inoltre avevo come compagni di squadra José Antonio Rueda e Diogo Moreira, e siamo stati tutti e tre sugli stessi livelli.
Com'è arrivata la possibilità di salire al Mondiale Moto3?
Dopo il 2020 si era aperto un bivio: restare nel CEV o passare direttamente al Mondiale Moto3. Alla fine sono andato lì, grazie a uno sponsor che mi seguiva da anni e che credeva fortemente in me. Ho ricevuto diverse offerte e tra loro c'era quella del Max Racing Team di Max Biaggi. Il problema è che in quella squadra era KTM a voler decidere i piloti e alla fine ne hanno scelto un altro (Adrián Fernández, ndr). Sono quindi entrato nel team Sic58 Squadra Corse.

E cosa racconti degli anni trascorsi nel Motomondiale?
Il primo anno è stato estremamente difficile. Le prime gare sono state molto complicate, sempre in fondo alla classifica, e da quel momento ho perso fiducia e non sono mai riuscito davvero a ritrovarla completamente. Nel 2022 per fortuna le cose sono migliorate, perché sono arrivato in zona punti e ho anche fatto delle buone qualifiche e e qualche partenza dalle prime file. In gara, però, mi mancava ancora qualcosa nelle battaglie di gruppo.
Successivamente abbiamo cercato una KTM, perché in quel periodo le Honda soffrivano molto rispetto alla concorrenza, e alla fine mi sono trovato a correre nel team CIP Green Power, anche perché la federazione francese aveva spinto molto affinché un pilota francese corresse in una squadra anch'essa francese. Il problema però è che mi sono infortunato a una spalla e a causa di un'operazione ho dovuto saltare addirittura otto gare. E così si è chiusa la mia parentesi in Moto3, non come avrei voluto.
Senti di essere arrivato troppo presto al Motomondiale?
Sì. Ripensandoci oggi, forse sarebbe stato meglio restare ancora una stagione nel Mondiale Junior, invece di salire al Motomondiale già nel 2021. Nel CEV infatti ero veloce e spesso riuscivo a stare davanti a piloti come Diogo Moreira e José Antonio Rueda, che erano miei compagni di squadra e che invece sono rimasti lì ancora uno o due anni. Così facendo hanno accumulato più esperienza e alla fine hanno fatto bene, visto che sono arrivati al mondiale già ben preparati.
Non è andata come volevo, ma nello sport si impara anche attraverso le difficoltà. Credo che esistano strade diverse per tornare a un mondiale e spero che questa stagione possa essere un passo importante in quella direzione.
Come hai vissuto quegli anni in Moto3?
Sono stati anni molto difficili dal punto di vista mentale. Ero uno dei pochi piloti francesi nel paddock, in un periodo in cui Quartararo aveva appena vinto il Mondiale e Zarco era protagonista in MotoGP. Le aspettative erano alte e, dopo i risultati ottenuti negli anni precedenti, anch'io mi aspettavo molto di più da me stesso. La televisione francese mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai messo pressione, ma sentivo il peso delle aspettative del pubblico.
Il primo anno in particolare è stato molto brutto. Dopo essere stato in fondo alla classifica nelle prime gare, mi vergognavo addirittura di uscire dal camion del team Sic58, anche solo per andare all'hospitality. Chiedevo persino a mio padre di portarmi il cibo nel camion. Non riuscivo a camminare serenamente nel paddock, perché avevo la sensazione che tutti mi giudicassero. Probabilmente era solo una fissazione mia, ma in quel momento la vivevo così ed è stato molto pesante.
Parli molto bene italiano. Come lo hai imparato?
Avevo già imparato molto negli anni trascorsi col team Sic58, perché Paolo Simoncelli parla praticamente solo italiano e per comunicare con lui ho dovuto impegnarmi molto a impararlo. E ora lo parlo regolarmente: la mia fidanzata è italiana ed è italiano anche il team SF Racing, per il quale corro nel MotoJunior.
Hai un ricordo particolare degli anni con Paolo Simoncelli e il suo team?
Paolo è un personaggio unico e non saprei scegliere un episodio in particolare. Ricordo soprattutto i suoi discorsi motivazionali e il modo in cui cercava sempre di aiutare i piloti, cosa che ha fatto anche quando mi vergognavo a farmi vedere nel paddock. In generale ho un bellissimo ricordo di lui e di tutto il team: fanno davvero il massimo con i mezzi che hanno a disposizione e, nonostante le difficoltà tecniche rispetto alle KTM, lavorano in modo eccezionale. Anche viaggiare con loro è stata un'esperienza bellissima.
A posteriori mi sono pentito un po' di aver lasciato la squadra dopo il 2022, perché nel team c'era un'atmosfera speciale. Abbiamo anche fatto buoni risultati, come il quarto posto in qualifica a Portimão nel 2022 e vari piazzamenti a punti.

Una figura fondamentale nella tua crescita è stato tuo padre, Laurent Fellon. Cosa ti ha insegnato?
Mi ha insegnato praticamente tutto, ma la cosa più importante è stata la disciplina. Fin da piccolo mi faceva studiare i circuiti in modo molto dettagliato: prendevamo le mappe delle piste e annotavamo ogni cosa che potesse aiutarmi nella guida. Questo metodo aveva funzionato con Johann Zarco, e ha permesso anche a me di arrivare fino al Mondiale Moto3. Mi ha insegnato inoltre a lavorare duro in qualsiasi condizione: pioggia, freddo, vento. Allenarsi sempre e adattarsi a qualsiasi situazione è stato fondamentale per la mia crescita.
Ci avviamo verso la conclusione: vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
Sicuramente ringrazio Fabio (Perciballi, ndr), titolare del team SF Racing. Quando mi ha accolto nel 2024 non ci conoscevamo bene, ma col tempo è diventato una figura fondamentale per me. Mi ha aiutato sia come persona sia come pilota, quasi come un padre. Ha fatto tantissimo per permettermi di continuare a correre, impegnandosi ogni inverno per trovare supporto e aiutarmi a restare in pista il più possibile. Per questo gli sarò sempre grato. Voglio ringraziare anche la mia ragazza Gaia, che mi supporta ogni giorno e rappresenta una parte importante della mia vita. Fabio e Gaia sono le uniche persone che mi sento di ringraziare.
Come mai solo loro?
Molte persone erano interessate a me quando correvo nel campionato del mondo, ma sono sparite nel momento in cui ne sono uscito. Purtroppo questo sport funziona spesso così: un giorno fai un grande risultato e tutti ti cercano, il giorno dopo attraversi un momento difficile e sembri non esistere più. Non credo di essere il primo né l'ultimo pilota a vivere una situazione del genere. È stata una lezione dura, ma importante. Mi ha insegnato a distinguere chi ti sostiene davvero da chi è interessato soltanto ai tuoi risultati.
Palmen in Motorradsport ringrazia Lorenzo Fellon per la disponibilità. A lui e ai team SF Racing e Kawasaki Weber i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.
