Julius Frellsen: La fatica nel MotoJunior, il nuovo inizio in Supersport

Julius Frellsen
Julius Frellsen.

La Danimarca è un paese con pochissimi piloti presenti ai massimi livelli del motociclismo. Oggi vediamo Simon Jespersen correre nel Mondiale Supersport, in passato Alex Schacht ha ottenuto risultati importanti nella Superstock 1000 e Superstock 600 a livello europeo, e Robbin Harms ha gareggiato nei mondiali 125cc e Supersport, per citarne solo alcuni. Oltre a Jespersen, uno dei giovani che si è messo in evidenza negli ultimi anni è Julius Ahrenkiel-Frellsen.

18 anni, Frellsen può essere un nome nuovo per molti appassionati, ma nella sua ancora breve carriera ha già ottenuto risultati notevoli, come alcune vittorie e il terzo posto finale nella Northern Talent Cup (ora Moto4 Northern Cup) nel 2023. Gli ultimi due anni sono stati difficili, a causa di numerose difficoltà nella European Talent Cup, ma il giovane danese sta vivendo un nuovo inizio nell'EURO MOTO Supersport, dove ha già dimostrato di poter essere costantemente tra i primi dieci con la Honda del team MCA Racing.

Palmen in Motorradsport ha deciso di intervistare Julius Ahrenkiel-Frellsen per conoscere meglio lui e la sua carriera.

 

Julius, qual è il tuo obiettivo per questa la stagione?

Non mi piace fissarmi un obiettivo preciso in termini di risultati, perché è il mio primo anno su una Supersport e non so davvero come andrà. Voglio semplicemente imparare e migliorare durante tutta la stagione. Finora sta andando piuttosto bene e magari riusciremo a ottenere qualche bel risultato o persino un paio di podi quest'anno. Ma, come detto, è difficile dire se accadrà o no.

 

Julius Frellsen
In azione a Brno.

 

Com'è stato l'impatto con la 600cc?

Sorprendentemente mi sono adattato molto in fretta alla 600cc, anche perché penso che il mio stile di guida sia sempre stato più adatto alle moto grandi. Inoltre sono piuttosto alto, quindi anche fisicamente mi sento più a mio agio. Ovviamente ho avuto bisogno di chilometri per adattare il mio stile di guida, ma già nei primi test ho fatto registrare buoni tempi e sono stato in linea coi miei compagni di squadra (Marvin Siebdrath e Julius Caesar Rörig, ndr). È stato molto più semplice di quanto mi aspettassi.

 

Prima di parlare delle tue stagioni nella Northern Talent Cup e nella European Talent Cup, torniamo agli inizi della tua carriera. Come è cominciato tutto?

Mio padre ha sempre guidato moto su strada e ricordo che da bambino ero seduto dietro di lui mentre giravamo per la Danimarca. Poi nel 2020 ho iniziato a correre seriamente e la prima moto con cui ho gareggiato è stata una Ohvale 110cc. Ho disputato il mio primo anno nel campionato danese quando avevo quasi 12 anni, quindi piuttosto tardi rispetto a molti altri piloti. Tuttavia mi sono allenato molto duramente ogni settimana, tre volte a settimana, e sono cresciuto rapidamente. Già nel mio secondo anno di gare sono diventato Campione Danese nella 190. Da lì siamo passati alla Northern Talent Cup nel 2022.

 

Direttamente dalla Ohvale? È stato un grande salto!

Sì, è stato un salto importante ed è quello che pensavano anche molte persone. Il primo anno è stato molto difficile, perché mi sono rotto un braccio poco prima dell'inizio della stagione e quindi ho saltato i primi round. Alla fine, quell'anno è servito soprattutto per costruire il feeling con la moto più grande e sui circuiti veri: il primo test, a Oschersleben, è stata la prima volta in assoluto che giravo su una pista grande con qualsiasi moto. Nonostante questo sono entrato nella top 10 al Red Bull Ring e verso la fine della stagione ho iniziato a essere piuttosto competitivo.

 

E com'è stata la stagione 2023?

Fin da subito ho lottato per il podio. Ad Assen ho commesso un piccolo errore e sono finito fuori dalla top 3, ma sono rimasto in lotta per il campionato per tutto l'anno. Purtroppo l'ho perso nell'ultimo round, ma la stagione è stata fantastica e un enorme passo avanti rispetto all'anno precedente, quando riuscivo a malapena ad andare a punti. Il round di Most è stato uno dei weekend più speciali della mia carriera, perché ho vinto entrambe le gare, e un altro ben momento è stato quando ho centrato la mia prima pole position a Oschersleben.

 

Poi è arrivato il passaggio alla European Talent Cup.

Sono passato all'ETC con una squadra francese, JEG Racing. Onestamente, è stato un buon anno. La geometria e le sensazioni della moto erano diverse, ma mi sono adattato piuttosto rapidamente alla Honda NSF250R (diversa dalla KTM RC4R utilizzata nella NTC, ndr). Sono riuscito a qualificarmi per le gare e a lottare per i punti e abbiamo fatto progressi a ogni round, quindi lo considero un ottimo anno da rookie, considerando che l'ETC è una serie molto competitiva con tanti piloti veloci.

L'anno successivo sono passato al team GRYD by MLav Racing con grandi aspettative, puntando alla top 5 o almeno alla top 10. E invece il 2025 si è rivelato l'anno più brutto della mia carriera fino a oggi.

 

Julius Frellsen
European Talent Cup a Magny-Cours (2025)

 

Cosa è andato storto in quella stagione?

Qualunque cosa facessi, semplicemente non riuscivo mai ad avere la velocità necessaria. Mi sono allenato duramente, sono migliorato molto, ma i tempi sul giro non lo hanno mai mostrato. Nelle prove libere a volte ero molto veloce e giravo anche come piloti che normalmente erano nella top 5, ma poi cadevo indietro in classifica nelle qualifiche e nelle gare. È stata una combinazione di fattori: da una parte sono cresciuto molto fisicamente; dall'altra, quando i risultati non arrivano nonostante tutti gli sforzi, perdi motivazione e inizi a pensare di non essere abbastanza bravo. È una mentalità davvero pericolosa nelle corse, perché se vuoi fare bene devi essere completamente concentrato. Ma è andata così.

 

Hai iniziato a lavorare sull'aspetto mentale dopo quella stagione, o anche prima, magari con un mental coach?

Quando ho iniziato a faticare davvero, sono entrato in contatto con un mental coach e questo mi ha aiutato moltissimo. Da quel momento sono tornato a essere veloce almeno nelle prove libere. Tuttavia, per qualche motivo che non riesco davvero a spiegare, non sono mai riuscito a portare quella velocità alle qualifiche e alle gare. Forse è arrivato troppo tardi, ma quel mental coach mi ha aiutato molto a crescere mentalmente e a capire che a volte non si può avere successo, ma si può anche fallire.

 

A questo punto, che obiettivo hai per la tua carriera? Vorresti rimanere nelle derivate dalla serie, o ti piacerebbe arrivare in MotoGP?

Il sogno di ogni pilota è la MotoGP e naturalmente resta un sogno anche per me. Tuttavia non mi piace definirlo un obiettivo, perché secondo me se ti concentri soltanto su un obiettivo, ti precludi molte altre possibilità per la tua carriera. Ora voglio semplicemente viverla un anno alla volta e vedere dove arriverò. Quando correvo nella European Talent Cup, sono rimasto lì perché volevo arrivare in Moto3 a tutti i costi, nonostante fossi cresciuto molto e fossi ormai troppo grande per quelle moto. Mi sono ostinato a correre lì e questo è stato un grosso errore che non voglio ripetere. Voglio seguire il flusso degli eventi e vedere dove arriverò, che sia EURO MOTO, BSB, World Supersport, Moto2 o qualsiasi altra categoria. Sono aperto a tutto.

 

Sei completamente concentrato sulle corse motociclistiche, oppure fai anche altro lontano dalle piste?

Sono completamente concentrato sulle corse e vivo a Sabadell, in Spagna, per potermi allenare meglio. Tuttavia continuo a studiare, perché voglio avere qualcosa su cui contare nel caso finisse la mia carriera. Se hai un piano B, senti molta meno pressione, mentre se ti concentri soltanto su una cosa e poi va male, sei nei guai. Non voglio trovarmi in quella situazione.

 

E se non fossi un pilota di moto, cosa ti piacerebbe fare?

Mi piace molto cucinare e ho sempre pensato di fare lo chef. Trovare un buon lavoro nella ristorazione è difficile, perché sembra un ambiente molto duro, ma mi piacerebbe farlo nel caso le corse non dovessero funzionare.

 

Vieni dalla Danimarca, un paese con pochi piloti ad alto livello: oggi Simon Jespersen, in passato Alex Schacht o Robbin Harms. Hai mai incontrato qualcuno di loro?

Ho incontrato Schacht una volta in aeroporto, ma solo quella volta. Ho anche incontrato Robbin Harms un paio di volte, quando era il coach di una squadra danese, ma non ricordo molto di quei momenti. Chi conosco molto bene è Simon Jespersen: mi ha aiutato tantissimo nella prima parte della mia carriera. Lo stesso vale per il suo amico Danny Raavad (ex pilota che ha corso anche nell’ESBK, ndr), che è stato il mio coach e ha svolto un lavoro eccezionale nella mia crescita come pilota.

 

Julius Frellsen
Vittoria a Most nel 2023. Credit: Moto4 Northern Cup

 

C'è qualcun altro che ti ha aiutato molto come coach?

Diego Lozano, che lavora con la Northern Talent Cup. È la persona che mi ha aiutato a fare quel grande salto di qualità dal 2022 al 2023. La cosa principale che mi ha insegnato è stata guardare lontano e, soprattutto, ridurre il più possibile il tempo tra frenata e accelerazione. Ancora oggi parliamo quando ci incontriamo e gli sono molto grato.

 

Per concludere, vuoi ringraziare qualcun altro oltre a Diego Lozano?

Certamente mio padre. Nel motociclismo ogni padre è una sorta di eroe: è sempre la persona che segue il figlio e lo aiuta in tutto. Il mio ha fatto tantissimo per me e continua a farlo ancora oggi. Ringrazio anche mia madre per avermi permesso di correre, perché so che non è facile lasciare che un ragazzo gareggi ad almeno 200 km/h, e per avermi permesso di trasferirmi in Spagna. Infine ringrazio Alex Baldolini, che è il mio coach attuale e mi dà un enorme aiuto nella preparazione e negli allenamenti in vista delle gare.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Julius Ahrenkiel-Frellsen per il tempo dedicato all'intervista e augura a lui e al team MCA Racing il meglio per le prossime gare e per le future stagioni.