Julian Correa: L'approdo in Europa a 13 anni e il sogno nel Mondiale Sportbike

Julian Correa
Julian Correa.

La stagione inaugurale del Mondiale Sportbike è anche la prima stagione in un campionato del mondo per Julian Correa, 17enne statunitense che ha iniziato ben presto a correre in Europa. Aveva appena 13 anni quando ha iniziato la sua prima stagione nella British Talent Cup, nel 2022, e ora sta facendo progressi nel WorldSPB, dove ha già ottenuto due piazzamenti nella top 10 (Gara 2 ad Aragon e Gara 1 a Cremona) col team Pons Motorsport Italika Racing.

Palmen in Motorradsport ha avuto l’opportunità di intervistare "Juju" Correa per conoscerlo meglio e scoprire la sua storia. Ne è nata una chiacchierata lunga e interessante, con un ragazzo che ha fatto grandi sacrifici per arrivare dove è oggi, ma che allo stesso tempo ha appena iniziato...

 

Julian, come sta andando la stagione 2026?

Penso che stia andando davvero bene. È tutto molto diverso da ciò a cui ero abituato, ovvero un campionato nazionale e la British Talent Cup. La classe Sportbike è un ottimo passo nella giusta direzione, non solo per entrare in un mondiale, ma anche per cercare di crescere all’interno del paddock WorldSBK. È un grande anno di apprendistato per me: sono passato da un telaio GP a uno derivato dalla serie, dalle gomme Dunlop alle Pirelli, da circuiti che conoscevo ad altri che non avevo mai visto a parte Jerez...Io e il team miglioriamo costantemente e facciamo buoni passi avanti ogni weekend.

 

Come ti senti a vivere il tuo primo anno in un campionato del mondo, essendo uno dei pochi piloti americani a questo livello?

È surreale. Da bambino sogni di farcela e hai tanti idoli e persone che ammiri. Quando arrivi a questo livello, è un sogno che diventa realtà. Questo paddock è molto professionale e un nuovo ambiente che porta con sé tante cose nuove. Allo stesso tempo però è importante non solo imparare, ma anche divertirsi. Essere uno dei pochi americani qui, non solo in Europa ma anche sulla scena mondiale, è un grande traguardo per me.

 

Julian Correa
In azione a Cremona.

 

Parliamo ora degli inizi della tua carriera da pilota.

Ho iniziato quando avevo quattro anni. Mio padre mi portò a una gara al New Jersey MiniGP (lo stesso posto dove ha iniziato anche Joshua Raymond Jr., ndr). C’era un piccolo camp e mi sono innamorato subito di questo mondo, appena ho visto dei bambini girare in moto. Da lì abbiamo trascorso un paio d’anni con il New Jersey MiniGP, poi sono passato alla SFL MiniGP, dove corro ancora oggi. Ho continuato con le minimoto fino a quando ho compiuto 12 anni, quando sono passato alle moto più grandi e a un piccolo campionato nazionale.

Ho corso lì per meno di un anno, prima che il mio fornitore di tute mi permettesse di fare delle wild card nella British Talent Cup. È lì che è iniziato il mio percorso europeo: ho disputato tre wild card e poi il team mi ha invitato a fare tutta la stagione nel 2022. A quel punto mi sono trasferito nel Regno Unito da solo, con DRC Race Leathers. Allora sono stato lontano da casa per sette o otto mesi, avendo appena 13 anni.

 

Com’è stato il tuo periodo nella British Talent Cup?

Il primo anno è andato davvero bene, con progressi continui. Nel 2023 ho chiuso quinto in campionato e ho anche avuto l’opportunità di partecipare alla selezione della Red Bull Rookies Cup. Dopo sono tornato alla BTC nel 2024 sapendo che, se fossi riuscito a fare tutto nel modo giusto, avrei avuto la possibilità di entrare nella Rookies Cup. Purtroppo il titolare della mia squadra (John Cresswell, proprietario del team Microlise Cresswell, ndr) è deceduto dopo appena due round, ed è stato un momento molto difficile nella mia carriera. Era lui a seguirmi e, in un certo senso, a indicarmi la strada da quando ero arrivato lì.

Il team ha chiuso i battenti dopo la sua morte, quindi ho dovuto cambiare squadra e cercare di portare a termine la stagione. Nel 2024 ho concluso quarto, ma a soli 18 punti dal primo posto. Inoltre, sono tornato nuovamente alla selezione della Red Bull Rookies Cup. Ancora una volta non sono stato selezionato, quindi nel 2025 sono rimasto ancora nella British Talent Cup. A circa metà stagione però ho deciso di lasciare il team.

 

E sei passato alla Supersport 300.

Sono andato a correre in Spagna nell'ESBK, dopo che Arnau Pons (titolare del team Pons Motorsport Italika Racing, ndr) mi aveva invitato a sostituire un pilota infortunato. Ho conquistato un podio al mio secondo weekend con loro e alla fine ho ottenuto altri due o tre podi. Quello è stato l’ultimo passo prima di diventare finalmente un pilota del Mondiale Sportbike.

 

Com’è stato trasferirti in Europa a un’età così giovane?

È stata una fase decisiva nella mia maturazione come persona e come pilota. Sono passato dall’andare a scuola con tutti i miei amici a seguire le lezioni online dal mio computer. Ad appena 13 anni ho dovuto lasciare tutti i miei affetti, il mio letto e casa mia per trasferirmi nel Regno Unito. È stato sicuramente un cambiamento enorme non solo per me, ma anche per mia madre, mio padre e tutta la mia famiglia. Ci sono stati sicuramente momenti difficili, ma alla fine non cambierei nulla, perché è così che sono arrivato dove sono oggi.

 

Quali sono i tuoi ricordi migliori della British Talent Cup?

Sicuramente il mio primo podio, nel primo weekend di gara del 2022. Avevo appena iniziato la mia prima stagione completa nella serie e sono riuscito a conquistare subito un podio, a Silverstone. È sicuramente uno dei ricordi più importanti che ho. Poi ho alcuni ricordi del 2024. Uno di questi è la mia prima vittoria a Navarra e poi c'è l’ultimo weekend di gara col mio team manager, prima che morisse: sono stato il più veloce in ogni singola sessione, ho conquistato la pole position e sono arrivato secondo in gara. Inoltre, sempre nel 2024, ho vissuto un grande weekend a Oulton Park: ho avuto un highside in qualifica, ma nonostante questo mi sono qualificato in prima fila e nelle due gare sono arrivato secondo sull’asciutto e primo sul bagnato.

Colgo l'occasione per ringraziare la famiglia di George Bowes, un pilota che corre ancora lì. Dal 2023 in poi ho vissuto con loro durante la stagione. La sua famiglia è fantastica e George è ancora oggi il mio migliore amico.

 

Julian Correa
Correa a Silverstone nel 2022. Credit: R&G Moto4 British Cup

 

Nel 2024, come hai affrontato le gare successive alla morte di John Cresswell?

È stato il momento più difficile della mia carriera fino a quel momento. Inoltre, nello stesso weekend a Donington Park ho subito un brutto infortunio: sono caduto malamente sul ginocchio destro e lì ho riportato una leggera lesione al crociato anteriore e una lesione parziale al legamento collaterale mediale. È stato un momento davvero difficile, durante il quale ho dovuto anche trovare un altro team con cui correre. La squadra in cui sono approdato (Mortimer Racing, ndr) mi ha dato un buon pacchetto tecnico, ma non era allo stesso livello o nella stessa situazione del team Microlise Cresswell. Da parte mia, ho cercato di dare il massimo, restare calmo ed essere il miglior "Juju" possibile.

 

Anche se ora sei nel paddock del WorldSBK, continui a puntare alla MotoGP?

Fin da bambino, arrivare in MotoGP è sempre stato il sogno. Non penso che quella strada sia chiusa, anche perché Manuel González e Nicolò Bulega hanno dimostrato che è possibile arrivarci passando dalla Supersport 300, dalla Supersport o dalla Superbike. Sono rimasto a lungo nella BTC, tre anni e mezzo, proprio perché cercavo di entrare nella "Road to MotoGP" attraverso la Rookies Cup. Penso che il sogno MotoGP sia ancora possibile, se riuscirò ad essere nei posti giusti.

 

Hai altre passioni al di fuori del motociclismo?

In qualche modo fa parte del motociclismo, ma adoro andare in bicicletta. Inoltre, mio fratello è molto bravo a giocare a basket, quindi sono cresciuto anche con questa passione, vsto che giocavo sempre insieme a lui.

 

Dove vivi adesso?

Durante gran parte della stagione sono con Riders Formation a Tarragona. A parte questo, torno negli Stati Uniti durante la pausa estiva, per l'inverno e per il Giorno del Ringraziamento.

 

E i tuoi genitori come vivono la tua carriera da pilota?

Forse dovresti fare quesa domanda a mia madre. Mio padre è un grande appassionato di moto ed è stato lui a farmi entrare in questo sport, quindi è felice che io abbia la possibilità di viaggiare. Senza di lui nulla di tutto questo sarebbe possibile. Dall’altra parte, mia madre soffre di più e sente tantissimo la mia mancanza, ma mi assicuro di chiamarla due o tre volte al giorno. Almeno così sa che le voglio bene. In ogni caso, entrambi i miei genitori sanno che, alla fine, si sono sacrificati tanto quanto me per rendere possibile questo sogno.

 

Chi è il tuo pilota preferito?

Il mio idolo più grande è probabilmente Sean Dylan Kelly. È come un fratello maggiore per me, perché sono cresciuto insieme a lui in Florida, ed è sia un ottimo compagno di allenamento, sia una persona fantastica. In MotoGP invece il mio pilota preferito è Marc Márquez, mio idolo da quando ho iniziato a guardarlo tanti anni fa. Per me è il più grande di tutti i tempi. Infine, adoro anche Pedro Acosta per il suo carattere.

 

Se dovessi creare il tuo pilota ideale, quali caratteristiche prenderesti e da quali piloti?

Probabilmente il lato aggressivo. Comunque penso che non si possa guardare oltre Marc Márquez: la sua aggressività è davvero ottima e anche il suo stile di guida è fantastico. Poi sceglierei Jorge Martin, per il modo in cui si allena e per come si comporta nel paddock. Mi piace molto il fatto che sia super tranquillo e rilassato, riuscendo allo stesso tempo a dimostrare di essere lì per vincere. Infine, adoro la personalità divertente ed estroversa di Pedro Acosta, che dà sempre il massimo anche nei momenti più difficili.

 

Julian Correa
ESBK Supersport 300 nel 2025.

 

Vuoi condividere una curiosità su di te?

Ogni tanto mi piace indossare dei gioielli. Niente di appariscente, però: un anello d’argento che mi ha regalato mio padre e alcuni braccialetti che indosso per mia madre. Molti dei braccialetti e degli oggetti che porto con me sono legati a persone della mia vita, soprattutto quelle che non posso vedere ogni giorno. È un modo per portarle sempre con me.

 

Per concludere, vuoi ringraziare qualcuno per il tuo percorso nel motociclismo?

Non posso non partire ringraziando i miei genitori. Abbiamo fatto tanti sacrifici per la mia carriera e versato sudore, fatica e lacrime. Ogni sacrificio che abbiamo fatto ha un significato. Mio padre è la persona che rende possibile tutto questo e mia madre è il punto di riferimento su cui posso contare quando devo parlare con qualcuno. Voglio anche menzionare mio fratello: ha solo 13 anni e trascorre metà dell’anno senza vedermi, quindi questo è un altro grande sacrificio per la mia famiglia.

Inoltre, non ringrazierò mai abbastanza tutto il team Pons Motorsport. È davvero un ambiente fantastico per il mio primo anno nel Mondiale Sportbike. Mi hanno accolto benissimo, non mi mettono pressione e lasciano semplicemente che mi diverta e che lavori su ciò su cui devo lavorare. È sicuramente il miglior team con cui abbia lavorato finora nella mia carriera.

Ringrazio anche tutti i miei sostenitori e sponsor. Tutti dicono che il motociclismo è uno sport individuale, perché sulla moto ci sei solo tu, ma in realtà serve un grande gruppo di persone per riuscire a correre. Sono davvero grato a tutti coloro che ogni giorno, anche solo all'1%, mi aiutano a continuare a correre.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Julian Correa per il tempo dedicato e Astrid Madrigal per aver organizzato l’intervista. Un grande in bocca al lupo a "Juju" e al Pons Motorsport Italika Racing Team per le prossime gare e per le prossime stagioni.