Joshua Raymond Jr. (CIV Moto3) si racconta a Palmen in Motorradsport

Il Campionato Italiano Velocità ha da diversi anni uno schieramento con tanti piloti provenienti da fuori dall'Italia, che scelgono il CIV per ricostruire la loro carriera dopo un periodo difficile o anche, nel caso di giovani talenti, per crescere ulteriormente nel loro percorso. Tra questi, nel 2026 c'è anche un giovane ragazzo degli Stati Uniti d'America: Joshua Raymond Jr.
Impegnato nel CIV Moto3, Raymond Jr. sta crescendo round dopo round insieme al Lucky Racing Team, squadra capace di vincere il titolo nel 2025 con Marcos Ruda. Per il 16enne del Pennsylvania è una stagione importante, dopo due anni che lo hanno visto portare a casa svariati piazzamenti in top 10 (miglior piazzamento un quarto posto a Thruxton nel 2025) nella British Talent Cup.
Palmen in Motorradsport ha potuto intervistare Joshua Raymond Jr. per parlare della stagione 2026 e della sua carriera.
Joshua, il 2026 ha portato per te un nuovo capitolo, nel CIV Moto3. Come sta andando?
Sta andando piuttosto bene. L'inizio è stato più difficile di quanto pensassi, ma ultimamente abbiamo fatto molti progressi sia con la moto, sia con me come pilota, sia col mio stile di guida (ha ottenuto tre quinti posti, di cui due nel quinto round a Cremona, ndr). Questa stagione è tutta incentrata sulla mia crescita e sull'adattamento alla Moto3.
Come hai avuto l'opportunità di correre in Italia nel 2026?
Quando ero in Spagna, alla fine dell'anno le persone con cui mi allenavo mi hanno detto che c'era l'opportunità di correre in Italia. A novembre 2025, mi hanno chiesto se volessi provare la moto. Ho detto di sì e così abbiamo fatto un test a Vallelunga, che è andato bene. È così che abbiamo iniziato a lavorare insieme.
Come ti trovi a lavorare con un team italiano?
La barriera linguistica sicuramente non è il massimo, ma Andrea (Raimondi, titolare del Lucky Racing Team, ndr) traduce piuttosto bene e in generale il mio team è fantastico. Se ho un problema o c'è qualcosa non va nella moto, lo sistemano immediatamente.

Qual è il tuo obiettivo, in questa fase della tua carriera?
Ovviamente mi piacerebbe arrivare in MotoGP, come tutti. Ma la cosa che più vorrei è diventare un pilota professionista e vivere facendo qualcosa che amo.
Come è iniziata la tua carriera?
Una volta ho ricevuto per il mio compleanno una Honda CRF50, quindi ho iniziato col motocross. Poi abbiamo sentito parlare di un posto chiamato New Jersey MiniGP, ci siamo andati e abbiamo montato delle gomme da asfalto sulla mia moto. È stato lì che è iniziato tutto. Ho fatto un training camp con loro e da quel momento non ho più voluto fare motocross.
Da lì sei passato alle corse su asfalto fino ad arrivare alla British Talent Cup (oggi Moto4 British Cup, ndr). Cosa racconti di quell'esperienza?
Quei due anni sono stati fantastici. Era la prima volta che correvo fuori dagli Stati Uniti ed è stata sicuramente una grande esperienza, in cui ho imparato tante cose. Il primo anno è servito per imparare, essendo un ragazzino su una Honda NSF250R. Al secondo anno, però, abbiamo lottato per il podio a ogni gara. Sono cresciuto molto.
Ti sei trasferito nel Regno Unito quando correvi nella BTC, oppure facevi avanti e indietro tra Regno Unito e Stati Uniti?
Il primo anno facevamo avanti e indietro, ma al secondo anno sono rimasto in Spagna da una persona con cui mi allenavo, e da lì andavo in Gran Bretagna per le gare. Anche nel 2026 vivo e mi alleno in Spagna, con Riders Formation.
Com'è stato l'impatto coi circuiti britannici?
Sono davvero fantastici. Sono difficili da imparare, ma guidarci è divertente e lì ci sono alcuni dei circuiti più folli al mondo. Sono tra i circuiti più pazzeschi su cui abbia mai guidato. Mi piacciono soprattutto Donington Park, Brands Hatch e Oulton Park.
Hai avuto anche l'opportunità di correre a Silverstone nel weekend del Gran Premio di Gran Bretagna.
È stato fantastico, ed era la prima volta che correvo nello stesso weekend della MotoGP. Silverstone è un circuito davvero grande per una moto piccola come la NSF250R, ma mi sono comunque divertito molto.

Hai intenzione di trasferirti in Europa?
Non credo, ma se correrò di nuovo in Italia l'anno prossimo, probabilmente continuerò a vivere in Spagna durante la stagione. Trasferirsi dagli Stati Uniti all'Europa con la mia famiglia non è sostenibile.
State già lavorando in vista del 2027?
In realtà ho corso l'ultimo round della MotoAmerica Twins Cup nel New Jersey, su una Suzuki GSX-8R. Il test è andato piuttosto bene e in gara ho concluso ottavo. Tuttavia, non so ancora cosa faremo l'anno prossimo. Dobbiamo finire la stagione, proveremo un paio di altre cose... Quando la stagione finirà, decideremo durante l'inverno cosa vogliamo fare.
Chi è il tuo pilota preferito?
Marc Márquez. Mi è sempre piaciuto più di Valentino Rossi. È un pilota aggressivo, fantastico e talentuoso. Ha esordito in MotoGP vincendo il titolo da rookie (nel 2013, ndr) e ha vinto il campionato nel 2025 dopo tutto quello che ha passato. Per me è semplicemente il migliore.
Se dovessi creare il tuo pilota perfetto, quali caratteristiche sceglieresti e da quali piloti?
La mentalità di Marc Márquez e lo stile di guida di Álvaro Carpe. Adoro il modo in cui Carpe guida in Moto3.
Per concludere, il "momento ringraziamento".
Ringrazio tantissimo mio padre. È la persona che rende possibile tutto questo e lavora duramente perché io possa continuare a correre. Vorrei anche ringraziare il mio team, che lavora duramente tutto l'anno, e Riders Formation, per avermi procurato questa opportunità e per aiutarmi a diventare il miglior pilota possibile. Infine, ringrazio tutte le persone che mi sostengono
Palmen in Motorradsport ringrazia Joshua Raymond Jr. per la disponibilità e Sara Lo Pinto del Lucky Racing Team per aver organizzato l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.