Jacopo Cretaro: La stagione 2026 e il viaggio per tornare al Mondiale Supersport

Jacopo Cretaro
Jacopo Cretaro in griglia ad Assen. Credit: Palmen in Motorradsport

Ci sono voluti anni lontano dalle gare "sprint", correndo solo nel Mondiale Endurance, e una successiva ripartenza con la Stock 600. Alla fine però Jacopo Cretaro ce l'ha fatta e per la stagione 2026 è tornato al Mondiale Supersport dopo ben nove anni.

La stagione è stata finora molto difficile, con un 19° posto in Gara 1 in Australia come miglior piazzamento e vari problemi tecnici, ma Cretaro sta lavorando duramente per risalire la classifica insieme al team Flembbo by Racing Development, che si è affidato al 26enne romano per il proprio secondo anno nel WorldSSP.

Palmen in Motorradsport ha voluto intervistare Jacopo Cretaro per parlare della stagione 2026 e della sua carriera in generale.

 

Jacopo, come sta andando la stagione? E cosa ti aspetti dalle prossime gare?

Ci aspettavamo qualcosa di meglio, dopo che in Australia, non eravamo lontanissimi dai primi (15° su 28 piloti in Superpole, ndr). Purtroppo abbiamo avuto qualche problema nelle gare successive e stiamo cercando di risolverli. Al round del Balaton Park abbiamo risolto un grande problema che ci portavamo dietro da qualche gara, ma ancora non siamo del tutto a posto. Per le prossime gare mi aspetto di sistemarci, avere più costanza, imparare il più possibile dai piloti che stanno davanti e accorciare il gap dalla vetta.

 

Hai un obiettivo particolare in termini di piazzamento?

Mi piacerebbe trovare un buon feeling con la moto e la costanza necessaria per essere in buone posizioni tutto il weekend, cosa che finora ci è mancata. Una volta che ci arriviamo, puntiamo a centrare la zona punti in qualche gara.

 

Jacopo Cretaro
In azione al Balaton Park. Credit: Guillaume Kovacs

 

Come è stato l'impatto con la MV Agusta F3 800? Che differenze ci sono rispetto alla Yamaha R6 che usavi fino al 2025?

Si guida totalmente in modo diverso. La MV va guidata con uno stile vicino alla Moto2, molto stop-and-go. È ben più potente e più rigida rispetto a una R6 e ha anche un'ottima trazione. Comunque rimane una moto, quindi una volta che capisci come va guidata e i suoi punti di forza, devi cercare di sfruttarli.

 

Facciamo ora un passo indietro fino agli inizi della tua carriera. Come è partito tutto?

Io in realtà ho iniziato coi go-kart. Mio padre correva appunto coi go-kart, a livello amatoriale e anche in qualche gara importante, e quindi da piccolo ho iniziato anche io. Poi a 4 anni e mezzo circa ho provato una minimoto...e da lì non sono più sceso!

Ho iniziato a fare campionati italiani con la minimoto, sempre in crescita, e poi ho fatto la Metrakit School. Sempre con Metrakit, ho poi corso con la 50cc nel campionato italiano e successivamente sono passato alla PreGP. Tra l'altro, allora avevo come compagni di squadra Bruno Ieraci, Edoardo Sintoni e Marco Bezzecchi. Poi ho fatto la PreMoto3 del CIV, correndo contro piloti come Tony Arbonino, Celestino Vietti e altri che adesso sono nel Motomondiale. E successivamente sono andato in Spagna a correre con la Stock 600.

 

Come mai non hai proseguito verso la Moto3?

Purtroppo non avevamo il supporto economico per fare la Moto3, quindi ci siamo buttati sulla Stock 600. Sono partito dal campionato spagnolo il primo anno e poi sono andato a fare l'Europeo Moto2 (allora nel CEV le Stock correvano insieme alla Moto2, ndr).

 

E com'è continuata poi la tua carriera?

Nel 2017 sono passato a fare l'Europeo Supersport con la Suzuki (del team Phoenix, ndr), ma l'annata è stata difficile e a un certo punto il team si è fermato e sono rimasto a piedi. Da lì ho fatto solo qualche wild card qua e là e nel frattempo ho iniziato a correre alla 24 Ore di Barcellona e nel Mondiale Endurance nel 2019 (col team ITeM 17 nella classe Experimental, ndr).

Per un po' sono andato avanti così, ma poi nel 2024 mi è arrivata la chiamata del PS Racing Team, una squadra appena nata, per correre nell'ESBK Superstock 600. Era un periodo in cui mi chiedevo se avessi ancora la velocità di prima, quindi col team ci siamo detti: "Firmiamo per le prime tre gare. Poi se va bene continuiamo, altrimenti è inutile proseguire e ci fermiamo subito". E, in realtà, è andata molto bene, visto che ho vinto il titolo e ho anche fatto delle wildcard nel mondiale. 

Quell'anno è stato fondamentale per me sia perché ho visto che ho ancora del potenziale, sia perché mi ha permesso di rientrare nel giro.

 

E poi nel 2025 hai fatto l'Europeo Stock nel JuniorGP.

È stato un anno positivo a livello di velocità e in cui ho anche vinto una gara (al Motorland Aragon, ndr). Però ci sono stati alti e bassi, soprattutto una caduta a Misano per un errore mio e un'altra a Jerez per un problema tecnico all'ultima curva. Con pochissime gare (solo sette, ndr), quei due episodi hanno pesato molto sulla stagione.

 

Jacopo Cretaro
Vittoria al Motorland Aragon (2025).

 

Quest'anno corri ancora nel Mondiale Endurance e farai la 8 Ore di Spa e il Bol d'Or col team Slider Endurance. Ma come sei approdato a questa disciplina?

Diciamo che ci sono finito per puro caso. La mia prima gara endurance è stata la 24 Ore di Barcellona nel 2019 e ci sono arrivato perché ai tempi mi allenavo con Kev Coghlan e lui correva lì con un piccolo team spagnolo (FR Moto, ndr) che lo aveva aiutato ancora prima in Supersport. La settimana della gara, Kev mi ha chiamato e mi ha chiesto se avessi la licenza per correre. Io gli ho detto che non l'avevo, e lui mi ha risposto: "Allora fattela e vieni qui!". È iniziato un po' per caso, ma poi è andata bene e quindi mi hanno chiamato a fare il Bol d'Or sempre in quell'anno.

 

Che ricordi hai della 24 Ore di Barcellona del 2019, tua prima esperienza nell'endurance?

È stata faticosissima, al punto che spesso e volentieri mi chiedevo "Ma chi me l'ha fatto fare?". Però poi la gioia che ti dà finire, e per giunta in quell'anno siamo arrivati sul podio, è già una sensazione incredibile. E non è affatto scontato riuscirci.

Al primo stint, per dire, sono caduto perché non ero abituato a portare una moto con così tanto carburante, 24 o 25 litri. Ho portato subito la moto al box e pensato che la gara fosse già finita, e invece il team l'ha riparata come poteva con l'obiettivo di finirla. Vedere la squadra non darsi affatto per vinta mi ha dato una grande carica.

 

Come ti sembra l'ambiente dell'EWC?

Mi è piaciuto molto e una cosa molto bella è che mentre nelle gare "sprint" molti team ti chiamano solo se gli prometti budget, e poi neanche ti aiutano più di tanto, nell'endurance il team che ti chiama si aspetta dei risultati, sì, ma fa di tutto per aiutarti a raggiungerli. In più mi piace molto l'ambiente: si mangia tutti insieme, si fa un barbecue in compagnia...In Superbike bisogna stare più attenti a quello che si mangia e come, ma nell'endurance, girando tanto e bruciando tantissime calorie, si è più libri sotto questo aspetto.

 

Hai comunque trascorso tanti anni lontano dalle gare "sprint". Come hai vissuto quel periodo?

È stato difficile, anche se la decisione l'ho presa io. Ero anche giovane, avevo 16 o 17 anni, ma dopo quell'annata con Suzuki ero stufo di incontrare team più interessati al budget del pilota che al suo talento. Ogni anno mi chiamavano, non te lo nego, per fare il CIV o anche l'Europeo, ma era ancora più l'interesse economico che la voglia di allestire un progetto vero. Posso capire un team che ti chiede soldi al primo anno e poi non ti fa più pagare se vai forte, ma era sempre un "non è possibile". E lì ho preferito fermarmi.

 

In quel periodo sei stato anche coach di Marco Morelli, che adesso fa il Mondiale Moto3.

Lui più o meno ha avuto la mia stessa situazione: pilota forte, ma senza i mezzi economici richiesti da molti team. Tra noi piloti c'è chi è più forte mentalmente e chi è meno forte, e chi è meno forte mentalmente non va mai abbattuto, ma bisogna aiutarlo. Quando ci siamo conosciuti era rimasto a piedi anche lui (nel 2022, ndr) e quindi mi ci  sono un po' rispecchiato, me lo sono preso a cuore e abbiamo iniziato ad allenarci insieme in bici, in palestra e anche in moto. È stato un bel periodo e in più ho tantissima stima per Marco, perché oltre ad essere fortissimo è anche un ragazzo d'oro.

 

Jacopo Cretaro
In pista nell'EWC col team ITeM 17.

 

Ma tu ci pensi, ogni tanto, al fatto di aver corso con dei piloti che adesso sono al Motomondiale, alcuni addirittura in MotoGP? Il tipico "cosa sarebbe successo se..."?

È inevitabile che uno ci pensi, ma non c'è mai un vero e proprio rammarico, perché poi ognuno segue la sua strada e se andavi bene all'epoca, non vuol dire necessariamente che andrai bene in ogni momento. Eravamo un gruppo molto forte di piloti e addirittura, quando ci penso, mi dico: "Per fortuna qualcuno ce l'ha fatta!"

 

A questo punto, Jacopo, qual è l'obiettivo per il futuro?

Il problema è che se non fai bene qui, si dimenticano in fretta di tutto quello che hai fatto e questo è un po' il lato negativo di questo mondo. Quindi adesso bisogna far bene in questo 2026, o almeno farci vedere in qualche gara, e poi si vedrà. In ogni caso, l'obiettivo principale per me è rimanere nel Mondiale Supersport e migliorare sempre di più, anche perché questo è il mio primo anno completo qui e serve soprattutto per adattarsi alle piste nuove e al livello, molto alto, di questo campionato. Poi si vedrà.

 

Tieni comunque una porticina aperta verso la Moto2?

Le mie porte sono tutte aperte, basta che ci siano due ruote e un motore (ride, ndr). Riconosco però che ormai ho un'età un pochino avanzata. Nel 2024 ho fatto una bella gara nell'Europeo Moto2 (sempre con PS Racing, ndr) in cui sono arrivato ottavo partendo ultimo e in più avrei potuto correrci quest'anno. Ma ho deciso di no, proprio per l'età. 

 

In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Sicuramente ringrazio tutte le persone che mi sono vicino: tutta la famiglia, la mia ragazza e la sua famiglia e anche Arturo Di Mezza, che è il mio preparatore atletico. Lui mi dà una grande mano fin dagli inizi, e non è una cosa scontata, e questo mi spinge ancor di più a impegnarmi nella allenamenti e a cercare di spingermi sempre oltre. Ringrazio infine tutte le persone che mi hanno aiutato in questi ultimi due anni, fino ad oggi.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Jacopo Cretaro per la disponibilità e Guillaume Kovacs del team Flembbo by Racing Development per aver organizzato l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.