Héctor Garzó: Alla ricerca di nuove certezze, dopo il Motomondiale

Héctor Garzó
Héctor Garzó. Credit: Giulio Di Natale

Dopo sette stagioni trascorse nel Motomondiale, per Héctor Garzó il 2026 è iniziato senza un campionato in cui correre.

Garzó, che vanta anche un podio nel Mondiale Moto2 e il titolo di Campione del Mondo MotoE 2024, è riuscito a tornare in pista a metà stagione nel Mondiale Supersport, sostituendo Riccardo Rossi sulla Ducati del team Renzi Corse. Una parentesi difficile, contro piloti che corrono nel WorldSSP dall'inizio dell'anno, ma che comunque potrebbe essere importante per il suo futuro. Nel frattempo, il pilota spagnolo ha anche vissuto la sua prima esperienza nel Mondiale Endurance, partecipando al Bol d'Or e contribuendo nel suo piccolo alla vittoria del Wójcik Racing Team nella categoria Stock.

Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare Garzó durante il round del WorldSBK andato in scena a Cremona. Il risultato è una piacevole chiacchierata tra passato, presente e futuro e tra gioie e dolori, con un pilota in cerca (come da titolo dell'articolo) di nuove certezze.

 

Héctor, cosa puoi raccontare della tua esperienza nel Mondiale Supersport?

È un anno particolare, in cui sono entrato in azione a metà stagione. Avevo fatto una brvee apparizione al Motorland Aragon nel 2023 (sostituendo l'infortunato Apiwath Wongthananon, ndr), ma queste sono le prime gare che faccio qui da pilota a tempo pieno. Essendo arrivato tardi, devo conoscere un po' meglio la squadra e capire meglio la Ducati, oltre a conoscere alcuni circuiti nuovi per me come Donington Park, Magny-Cours e Cremona.

Ci stiamo impegnando molto e sto dando tutto me stesso, ma ci mancano ancora molti chilometri e il format del weekend, con una sola vera sessione di prove libere, non aiuta molto. È vero che in MotoE avevamo un format simile, ma devo ancora accumulare molta più esperienza per esprimermi al meglio. Ma credo che poco alla volta, con lavoro e costanza, arriveremo a un buon livello.

 

Stai già lavorando per rimanere nel WorldSSP nel 2027?

Sì. Stiamo cercando di far quadrare tutto con gli sponsor e la squadra. Se fosse possibile, mi piacerebbe correre ancora con loro.

 

Héctor Garzó
In azione a Cremona. Credit: Giulio Di Natale

 

Hai anche disputato (e vinto) il Bol d'Or col team Wójcik, nella categoria Stock. Com'è stata la tua prima esperienza nel Mondiale Endurance?

Era la mia prima volta al Bol d'Or, nell'endurance e con una 1000cc. Ero indicato come pilota di riserva, ma in realtà ho fatto più stint di uno dei piloti titolari. È stata un'esperienza molto bella, in cui ho passato tante ore in sella. Non era la prima volta che correvo di notte, ma tutto il resto era nuovo per me, a partire dal campionato e dall'ambiente. Nell'EWC ho visto tanta passione per il motociclismo e tanta dedizione da parte di tutti. In più, una sfida così dura ti fa imparare ancora più cose e ti prepara ancora meglio per qualunque altro campionato. È stata un'esperienza bellissima, che consiglio a tutti i piloti.

 

Rispetto alle gare sprint, nell'endurance devi lavorare con gli altri piloti del team al fine di trovare il giusto assetto per tutti. Hai faticato sotto questo aspetto?

All'inizio è un po' complicato, perché devi lavorare in modo diverso e, appunto, parlare con altri piloti che salgono sulla tua stessa moto. Alla fine però mi sono adattato presto a questa cosa. Ho fatto invece più fatica a capire le regole, come affrontare queste gare e cosa fare quando succede un imprevisto. Bisogna stare molto tempo in pista ed evitare errori per ben 24 ore, cosa che è estremamente difficile. Nessuno dei piloti della squadra può sbagliare. Bisogna lavorare bene e insieme, tutti nella stessa direzione.

 

Consideri il Mondiale Endurance un'opzione per il futuro?

Assolutamente sì, perché mi sono trovato molto bene. È un campionato veramente bello e che consiglio a tutti.

 

Facciamo ora un passo indietro. Come è partita la tua carriera?

Sinceramente non saprei dirti perché, ma da quando avevo 6 anni chiedevo insistentemente una moto, che alla fine è arrivata. Appena un mese dopo ero già in pista per la mia prima gara e nei due anni successivi ho subito trionfato nelle minimoto. Da lì sono passato per una struttura che ha formato molti piloti, che è la KSB Sport (di Kike Bañuls, ndr). Sono cresciuto poco a poco e ho avuto la fortuna di correre per dei team che mi hanno aiutato anche economicamente, cosa importantissima se consideriamo che vengo da una famiglia umile.

 

Hai corso nel Mondiale Junior Moto3, nella categoria Moto3 Production (esistita solo nel 2016, ndr). Come è stata la tua progressione da lì all'Europeo Moto2?

È stata una stagione particolare, dato che eravamo in pochi e correvamo contro le Moto3 da Gran Premio. Ho comunque chiuso in seconda posizione (dietro ad Aleix Viu, ndr). Da lì inizialmente volevo passare alla Moto3 "normale", ma i team chiedevano davvero troppi soldi per quelle che erano le nostre possibilità. Abbiamo quindi deciso di passare alla Moto2, anche perché il Team WIMU CNS era molto interessato. E quella è stata una scelta vincente, tant'è che sono subito andato a podio e ho chiuso quarto in campionato al primo anno.

Sempre nel 2017, sono diventato Campione Spagnolo Superstock 600 e in più ho corso la mia prima gara nel Mondiale Moto2, al Sachsenring col team Tech3.

 

Che ricordi hai di quel fine settimana?

Sono praticamente andato col pilota automatico. Sono cresciuto guardando le gare in televisione e improvvisamente mi sono ritrovato in griglia accanto a piloti affermati come Álex Márquez, Sandro Cortese, Franco Morbidelli, Marcel Schrötter e Thomas Lüthi. E, in maniera completamente inaspettata, mi sono qualificato col quinto tempo!

In gara però ho fatto fatica e sono anche caduto. Il livello era molto alto e io non ero ancora preparato, né mentalmente né fisicamente, per competere a quei livelli. Inoltre, quella era la mia prima volta al Sachsenring, un circuito piuttosto difficile, e correvo con una moto (la Mistral, ndr) che necessitava di ulteriore sviluppo. Comunque abbiamo fatto il meglio che potevamo e quell'esperienza mi ha fatto capire molto su cosa serve per correre nel mondiale.

 

Sei poi arrivato a correre nel Mondiale Moto2 negli anni 2020 e 2021. Cosa racconti di quelle due stagioni?

Venivo da un 2019 positivo, in cui avevo chiuso secondo nell'Europeo dietro a Edgar Pons. E il caso vuole che a portarmi al Motomondiale sia stato suo padre, Sito Pons. Il 2020 è stato un anno di grande crescita, in cui ho iniziato a raccogliere delle top 10 a circa metà stagione e ho fatto continui passi avanti, fino a conquistare il podio in casa a Valencia. Quel podio è stato speciale, anche perchè ho lottato per tutta la gara con Jorge Martín e Marco Bezzecchi, che oggi sono al vertice in MotoGP.

La bella progressione fatta insieme ha convinto il team Pons a riconfermarmi per il 2021. Lì però le cose sono andate male: mi sono infortunato, mi hanno cambiato il capotecnico a stagione in corso, mi sono separato dal mio manager...È stato un disastro. Anni dopo ho scoperto che c'erano altre squadre della Moto2 che mi volevano, ma non avendo un manager non ho potuto trovare una sella competitiva.

È una cosa a cui ripenso ancora oggi. Mi sarebbe piaciuto avere altre opportunità in Moto2, anche perché ci ho corso nel periodo condizionato dalla pandemia di COVID-19, senza gare in Asia. Ma vabbè, è andata così...

 

Héctor Garzó
Podio a Valencia nel 2020. Credit: Vaclav Duska Jr.

 

E quindi nel 2022 sei tornato in MotoE, dove avevi corso già nel 2019.

Avevo qualche offerta dal Mondiale Supersport, ma sentivo che non fosse ancora il momento. Poi è arrivata una bella offerta per fare la Coppa del Mondo MotoE col team Tech 3, la stessa squadra con cui avevo fatto la mia prima gara in Moto2 e avevo corso, sempre in MotoE, nel 2019. Ho avuto una stagione discreta, diciamo nella norma, e in più ho corso nell'Europeo Moto2 con MV Agusta e il team Forward. Lì però abbiamo avuto diversi problemi con la moto e non abbiamo fatto grandi risultati.

Dal 2023 sono entrato nel team Intact GP, dove sono rimasto per tre anni e dove ho trovato una famiglia a cui vorrò bene per sempre. È un team che lavora estremamente bene e mi ha regalato uno dei miei migliori momenti della mia carriera, in cui siamo passati dai primi podi al titolo MotoE conquistato nel 2024. 

 

Puoi parlare di quel titolo?

È stata una stagione perfetta e in cui praticamente non ho commesso errori, cosa ancora più difficile in una categoria come quella, con moto pesanti e gare molto corte. A parte Gara 2 in Francia, dove ho avuto un problema con la gomma posteriore e ho chiuso con uno zero, sono stato sempre davanti e ho chiuso con quattro vittorie e nove podi in totale. Ho avuto delle belle battaglie, anche con piloti che ho ritrovato in Supersport come Matteo Ferrari o Mattia Casadei.

Mi sarebbe piaciuto ripetermi nel 2025, ma mi sono subito infortunato a Le Mans e poi ho subito ben tre operazioni a un braccio. Quando mi sono ripreso del tutto, ormai era troppo tardi.

 

E poi nel 2026 sei rimasto senza squadra.

Sono rimasto senza squadra perché hanno interrotto la MotoE e ho avuto problemi col manager di allora, che ha pensato più ai suoi interessi e a un certo punto mi ha lasciato "a piedi".

 

Cosa ha rappresentato per te la MotoE?

È una categoria dove bisognava essere veloci, svegli e precisi. Con poco tempo per provare, bisognava subito trovare il giusto assetto e le migliori sensazioni e per giocarsi il titolo era ancora più importante non sbagliare mai ed essere sempre nelle posizioni di vertice. Con quel format e quelle moto, era difficile riuscire a non commettere errori, Proprio per questo sono particolarmente orgoglioso del titolo conquistato nel 2024.

 

Hai parlato più volte di un rapporto "complicato" con la figura del manager. Ad oggi ne hai uno o fai tutto da solo?

Al momento sono senza manager e mi gestisco da solo. Non è così difficile, ma è comunque meglio avere una persona che convince il team a ingaggiarti e ti aiuta a trovare sponsor e fornitori di tute, caschi e quant'altro. Comunque non è male che io, come pilota, possa andare da una squadra e dire: "Ehi, voglio correre per voi". L'ho fatto per molti anni e in alcune occasioni ha funzionato molto bene. Però non è semplice. È meglio avere qualcuno che ti "venda" e che sappia dire a un team come mai sei tu il pilota giusto per loro.

 

Come ti trovi nel paddock del WorldSBK? Ti manca il Motomondiale?

È un paddock molto diverso da quello dei GP, più rilassato e con molta meno pressione sul pilota. Dall'altra parte però la MotoGP è la MotoGP, e un po' mi manca quell'ambiente.

 

Quando hai vissuto momenti difficili, come nel 2021 o quando sei rimasto fuori per infortunio, come hai vissuto quei momenti?

Credo che nella carriera di un atleta ci siano sempre degli alti e dei bassi. Se non è così, allora non stai lavorando come dovresti. Il 2021 e il 2025 sono stati due anni negativi per la mia carriera, soprattutto per gli infortuni e il successivo recupero. Alla fine però è qualcosa che non possiamo evitare e bisogna sempre lavorare per fare bene durante tutta la stagione e non solo in qualche gara. Per quanto mi riguarda, in quei momenti mi sono sempre appoggiato alla mia famiglia e alle persone che mi aiutano nella preparazione fisica e mentale: mental coach, personal trainer, fisioterapista...le persone che lavorano con me, ecco.

 

Héctor Garzó
Bol d'Or 2026. Credit: Stephane Valembois

 

In questo momento della tua carriera, che obiettivo hai per il futuro?

Innanzitutto voglio ottenere buoni risultati in questa stagione, per dimostrare alla squadra e soprattutto a me stesso che posso dire la mia nel Mondiale Supersport. Guardando più in là potrei continuare il cammino verso la Superbike, oppure orientarmi verso il Mondiale Endurance, dove come ho detto prima mi sono trovato benissimo.

 

Hai una sorta di motto?

Meno Brembo e più Domino (meno freni e più acceleratore, ndr).

 

In conclusione, Héctor, il "momento ringraziamento".

Voglio ringraziare soprattutto mio padre, perche se non fosse stato per lui non sarei qui. Ringrazio poi tutta la mia famiglia e tutte le persone che mi circondano, come la mia ragazza, il mio preparatore e il mio fisioterapista. Ringrazio poi Hervé Poncharal, Sito Pons e il titolare del team Intact GP Jürgen Lingg. Sono le tre persone che, a parte la mia famiglia, mi hanno aiutato maggiormente nella mia carriera sportiva. Ancora oggi ho un ottimo rapporto con loro.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Héctor Garzó per la disponibilità e Camilla Canclini (Team Coordinator Renzi Corse) per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.