Fernando Bujosa: Difficoltà, riscatto e salto al Mondiale Moto3

Vincitore della European Talent Cup (oggi Moto4 European Cup) nel 2025, terzo classificato al primo anno nella Red Bull MotoGP Rookies Cup nel 2026 e capace di conquistare tre vittorie e altri quattro podi nel Mondiale Junior Moto3 nello stesso anno, da esordiente in entrambi i campionati. Con questo curriculum, Fernando Bujosa si prepara a debuttare nel Mondiale Moto3 nel 2027 col team IntactGP.
Eppure, nonostante le qualità dimostrate negli ultimi anni, fino a un po' di tempo fa questo era tutt'altro che scontato. Fino al 2024, infatti, Bujosa aveva fatto vedere buone cose in più campionati, ma era incappato in un periodo piuttosto negativo nella European Talent Cup, in cui faticava anche a qualificarsi alle gare. Questo però fino al 2025, anno in cui il pilota spagnolo è passato all'AC Racing Team e ha dato una svolta totale al suo percorso. Come detto sopra, Bujosa ha trionfato nella European Talent Cup nel 2025 e nel 2026 è stato grande protagonista sia nel MotoJunior, sia nella Rookies Cup.
Ascesa iniziale, momenti negativi, rinascita e approdo al Mondiale Moto3 a 17 anni. Tutto questo e altro ancora nell'intervista che Palmen in Motorradsport ha potuto realizzare con Fernando Bujosa, nuovo talento pronto a fare strada da Mallorca.
Fernando, prima di tutto, come ti senti all'idea di approdare al Mondiale Moto3?
Sono davvero felice, perché è come realizzare un sogno. Da quando sono arrivato a questi livelli, il mio sogno è sempre stato debuttare nel Motomondiale. Ora che ci siamo riusciti, dobbiamo continuare a lavorare per raggiungere nuovi obiettivi.
Ti sei già posto qualche obiettivo per la tua prima stagione nel mondiale?
Sarebbe bello riuscire a conquistare qualche podio, ma so che è difficile. Oltre a questo, l'obiettivo principale è lottare e, soprattutto, imparare. In base a come andranno le prime gare, ci daremo altri obiettivi.

Parliamo ora del 2026. Come valuti la tua stagione nella Red Bull MotoGP Rookies Cup?
Correre lì è stata un'opportunità incredibile, che mi ha aperto le porte del paddock MotoGP. È stata una stagione piuttosto difficile, in cui abbiamo incontrato parecchie difficoltà a metà campionato. Abbiamo iniziato molto bene, conquistando podi e ottenendo buoni risultati, ma a metà stagione, quando sono arrivati circuiti nuovi per me ma non per altri piloti, ho faticato maggiormente. Verso fine stagione però sono riuscito a tornare davanti sui circuiti che mi si addicono, come Misano. Quando ho vinto a Misano, tutto è migliorato: la fiducia è aumentata, mi sono sentito più tranquillo e sono riuscito a fare molto bene anche in Austria, nonostante non conoscessi il circuito.
Ho così concluso la stagione al terzo posto e ho raggiunto l'obiettivo che mi ero posto: debuttare nel Mondiale a 17 anni. Non tutti ce la fanno, e noi ci siamo riusciti.
Come valuti, invece, la tua stagione nel Mondiale Junior Moto3?
È stata una stagione piuttosto altalenante, ma tutto sommato è andata bene. Ho collezionato cinque zeri: due per mie cadute, uno perché sono stato buttato a terra da un rivale e due per problemi meccanici: in una gara si è rotto il motore e in un'altra la leva del cambio. A parte questo, però, abbiamo dimostrato di avere la velocità e siamo saliti sul podio in quasi tutte le gare che abbiamo concluso. Per me sono stato uno dei piloti più competitivi del campionato, ed è un peccato che questi errori abbiano compromesso le mie chances di titolo.
Quando ti sei reso conto che, a causa della sfortuna, non riuscivi a essere allo stesso livello della European Talent Cup, come hai vissuto la situazione a livello mentale?
All'inizio della stagione, dopo aver vinto il titolo della European Talent Cup nel 2025, avevo aspettative molto alte e puntavo a vincere anche nel Mondiale Junior. Ho iniziato molto bene, conquistando la pole position a Barcellona, ma nella prima gara abbiamo commesso un errore con le gomme e lì ho avuto la mia prima scivolata. Da quel momento ho iniziato a pensare che mi mancasse un po' di esperienza con la moto, con gli pneumatici e tutto il resto. Quando poi sono salito sul podio nella seconda gara, ho capito di avere la velocità necessaria per stare davanti.
Allo stesso tempo, sapevo anche che sarebbe stata comunque una stagione difficile, perché non avevamo informazioni. Sapevamo che sarebbe stata una stagione altalenante. Nel complesso, però, è andata bene, perché siamo saliti sul podio in tutti i circuiti tranne Estoril, e questo è già incredibile.
C'è qualche aspetto in cui senti di dover ancora migliorare?
Sicuramente ci sono molti aspetti da migliorare, come per esempio la gestione della gara. Devi pensare a tutto: a quanti giri mancano, a quando spingere nel finale, al mantenere la concentrazione e allo sforzo fisico. Mi riferisco a tutte quelle situazioni in cui devi pensare a tante cose contemporaneamente e la mente finisce per andare altrove. Ecco, questo è un aspetto su cui devo lavorare.
Quali sono i ricordi più belli della tua trionfale stagione 2025 nella European Talent Cup?
Sono state gare incredibili. Il mio ricordo più bello è la prima vittoria stagionale a Estoril, perché arrivavo da un 2024 molto difficile, nel quale facevo fatica persino a qualificarmi. Arrivare alla prima gara e vincere dopo una stagione così dura è stato incredibile, anche perché ho battuto il precedente campione della European Talent Cup (Carlos Cano, ndr). Ho continuato a lavorare e a lottare per raggiungere i miei obiettivi, e ce l’ho fatta. Anche il team mi ha aiutato tantissimo: l'anno scorso avevamo tutto ciò che serviva per vincere e hanno puntato tutto su di me. Anche questo è stato un grande aiuto.

Cos’è che hai avuto nel 2025, ma ti era mancato negli anni precedenti?
Per me, l'aspetto più importante è stato il peso. Quando correvo con Monlau ero un pilota robusto e pesavo molto. Quando sono arrivato in AC Racing, mi sono reso conto di quanto faticassi a causa di questo aspetto. Prima della prima gara con loro, avevo perso 10 chili rispetto alla stagione precedente.
Quando ero in Monlau era impossibile seguire gli altri piloti, perché appena loro acceleravano li perdevo di vista. Nel 2025, invece, con AC Racing avevamo una moto ben messa a punto e io pesavo 10 chili in meno. Questi due fattori, insieme, sono stati fondamentali.
Facciamo ora un altro passo indietro. Quando hai iniziato a correre in moto?
Ho iniziato a due anni. La prima volta che sono salito su una moto è stata a Mallorca, in un parcheggio, con Chicho Lorenzo. Mio padre correva in auto, sia in circuito che in salita e nei rally, e voleva farmi entrare nel mondo dei motori. Io ho scelto le moto, perché guardavo Marc Márquez e gli altri piloti del Motomondiale e mi piaceva tantissimo. Abbiamo deciso di prendere una moto, e da quando ci sono salito per la prima volta non sono più sceso.
Inoltre, sono nato nel 2009 e l'anno successivo Marc Márquez ha vinto il suo primo titolo mondiale nella classe 125cc. Non me lo ricordo, perché avevo soltanto un anno, ma mio padre mi ha raccontato che già allora guardavamo le gare insieme. Lui è un grandissimo appassionato e andavamo a tutte le gare che potevamo.
Come sono state le tue prime stagioni?
Ho iniziato con le minimoto insieme a Chicho Lorenzo, poi sono passato alla Moto5 nella Cuna de Campeones. Abbiamo disputato il campionato spagnolo e lì ho concluso al secondo posto. Successivamente, insieme a mio padre e al mio allenatore, abbiamo creato un team (Mallorca New Limits, ndr) per partecipare all'ESBK con la Moto4, dove abbiamo corso con Máximo Quiles e altri piloti molto competitivi. Eravamo una squadra privata, senza telemetria e senza niente: io, mio padre che faceva da meccanico, il mio coach Toni Adrover e poco altro. In seguito abbiamo disputato la PreMoto3 col team di Miguel Oliveira e insieme abbiamo conquistato i primi risultati di rilievo nella categoria.
Poi siamo passati alla European Talent Cup col team Frando Racing e lì sono iniziati i momenti difficili. Ho corso con Frando, col team Monlau e, dal 2025, con AC Racing, l'unica squadra con cui ho disputato più di una stagione. Nei due anni precedenti avevo cambiato team alla fine di ogni anno, perché non mi trovavo completamente a mio agio con loro. Con AC Racing, invece, mi sono trovato benissimo.
Come hai gestito le difficoltà che hai incontrato nel 2023 e nel 2024? Hai fatto tutto da solo o ti sei affidato a un mental coach?
Le ho gestite da solo, ma è stata una situazione difficile. Quando siamo arrivati all'ultima gara del 2024, a Estoril, mio padre mi ha detto che quella era la nostra ultima possibilità, perché non avevamo più i soldi per continuare a correre e forse l'unica soluzione praticabile era passare alla 600cc. Così sono arrivato a quel fine settimana sapendo che dovevo assolutamente fare bene. E così è stato: se prima lottavamo per il 30° posto (escludendo un podio e pochi altri buoni risultati, ndr), in quel weekend sono partito quinto in griglia e in gara ho lottato per la vittoria, arrivando persino a occupare la prima posizione. Purtroppo si è rotto il motore...
Nonostante questo, grazie a quel fine settimana, l'AC Racing Team mi ha dato l'opportunità di restare nella European Talent Cup. È stato questo a farmi cambiare mentalità e a dirmi: "Qualcuno si è accorto che ci sono. Ora dobbiamo cambiare e puntare a vincere!".
Al di fuori delle moto, di cosa ti occupi?
Faccio un ciclo di studi incentrato sllo sport. Ho completato il quarto anno della scuola secondaria obbligatoria e ho sempre ottenuto buoni voti. Non mi piace studiare, ma mia madre mi ha sempre detto che dovevo farlo. Per questo ho scelto un corso di formazione professionale in ambito sportivo, così da continuare a studiare e, allo stesso tempo, allenarmi.
Andiamo in bicicletta, nuotiamo, ci divertiamo e, alla fine, facciamo quello che ci piace di più. Io vivo per questo, per il mio sogno, e faccio tutto il possibile per migliorare anche mentre studio.
Hai qualche hobby?
Mi piace molto andare in bicicletta. Quando non vado in moto, vado in bici per migliorare la resistenza, fare cardio e controllare il peso, che è molto importante in queste categorie.

Ti capita anche di allenarti con Joan Mir, Augusto Fernández, Izan Guevara e gli altri piloti di Mallorca emersi negli ultimi anni nel motociclismo?
Sì. Essendo un'isola molto piccola, abbiamo un solo circuito, che è un piccolo kartodromo lungo circa 900 metri. Ci incontriamo spesso per allenarci e abbiamo un ottimo rapporto. Dalla nostra isola escono piloti incredibili, anche se non abbiamo le stesse strutture che si trovano nella penisola spagnola o in Italia, per esempio. A Mallorca c'è un circuito e basta. No so che cosa abbia di speciale Mallorca per far emergere così tanti piloti. Forse, è il fatto di non avere le stesse strutture che ci sono in altre parti della Spagna. Quando arriviamo su circuiti messi molto meglio rispetto a quello a cui siamo abituati, riusciamo ad adattarci più facilmente.
Cosa hai imparato finora allenandoti con questi piloti?
Soprattutto, ho imparato a capire dove si trova il limite. Puoi andare ad allenarti da solo, fare un gran tempo e credere di essere al limite. Poi però arriva un Izan Guevara o un Joan Mir che gira un secondo più veloce di te. E lì dici: "Cavolo, allora esiste un limite, ma si può superare". In questo modo continuiamo a migliorarci a vicenda e ci aiutiamo tutti, perché alla fine non c'è nessuno che sia sempre più veloce degli altri. L'unica cosa che facciamo è sostenerci a vicenda, affinché ognuno di noi possa diventare un pilota migliore.
Conosci Augusto Fernández da quando eri piccolo. Come vi siete incontrati?
La prima volta che sono salito su una moto, a due anni, lui era lì con me, perché allora il moi coach lavorava anche con lui. Chicho Lorenzo ha insegnato tutto a Toni Adrover, che poi trasmetteva i suoi insegnamenti a noi. Ha iniziato con Augusto e successivamente sono arrivato io. Alla fine Toni si è dedicato completamente a me, perché il padre di Augusto era stato a sua volta un pilota ed è diventato anche il suo manager.
Adesso ci vediamo poco, perché vive in Andorra, ma ogni volta che possiamo vederci lo facciamo. Per me è come un fratello.
In generale, quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi punti deboli come pilota?
Il mio punto di forza è la fiducia in me stesso: so che, per quanto mi riguarda, sono il migliore in pista. Non dico che sono il migliore al mondo, ma ovunque gareggi penso di essere il migliore. Nel 2026, del resto, l'ho dimostrato a me stesso. Sono anche un pilota aggressivo: quando vedo uno spazio, anche piccolo, ci provo.
Il mio punto debole, invece, è la gestione mentale. Sono un po' impulsivo e, se qualcuno mi tocca o fa qualcosa di strano, sento di dovergliela restituire e anche peggio. È una cosa che devo imparare a gestire. Immagino che con la maturità riuscirò a migliorare anche sotto questo aspetto.
E come persona?
Sono un ragazzo concentrato sulle mie cose e sullo sport. Mentre altri ragazzi alle otto o alle nove di sera sono ancora a giocare a calcio, io sono già a letto e penso al giorno successivo. Mi piace essere sempre concentrato. Un difetto invece è che sono un po' pigro quando devo alzarmi la mattina. Faccio fatica a svegliarmi presto. Piano piano, sto cercando di migliorare anche in questo.
Per concludere, Fernando, il "Momento Ringraziamento".
Ringrazio l’AC Racing Team per avermi sostenuto durante questo percorso e per avermi dato tutto il necessario per raggiungere i miei obiettivi. Sono anche immensamente grato a mio padre, a mia madre e a mio fratello: hanno dato tutto per me e hanno fatto grandi sacrifici affinché potessi raggiungere il mio obiettivo. Ringrazio anche Toni Adrover, che ormai vive per la mia carriera, e Augusto Fernández, che mi ha aiutato durante tutto il mio percorso.
Palmen in Motorradsport ringrazia Fernando Bujosa per la disponibilità e Alessandro Cassinari e Riccardo Rama dell'AC Racing Team per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per i prossimi capitoli delle loro storie.
