Carlos Pérez: Team Owner, meccanico e “coach” a 27 anni

Carlos Pérez
Carlos Pérez. Credit: Mike4Pics

Il MotoJunior è come sappiamo, insieme alla Red Bull MotoGP Rookies Cup, l’ultimo scalino prima di accedere al Motomondiale o in generale a un campionato del mondo di motociclismo di velocità. Al suo interno ci sono realtà storiche, anche presenti nel mondiale come CFMoto Aspar, e con budget già piuttosto importanti. Ma ci sono anche realtà ben più piccole e una di queste è il team gestito da Carlos Pérez, ragazzo di 27 anni che, nonostante la giovane età, vanta già esperienze importanti come meccanico e ora team owner e “coach” (vedrete poi il motivo delle virgolette).

Proprio Carlos Pérez si è aperto con Palmen in Motorradsport in un’intervista esclusiva, in cui parliamo della stagione 2026 e soprattutto del percorso che lo ha portato fino a qui.

 

Per cominciare, di cosa ti occupi?

Sono il proprietario della squadra Da Corsa Competizione e anche del centro per piloti 360 Riders Center. Ho 27 anni e quindi ho un’età ancora giovane per essere titolare di una squadra e anche coach di piloti. Ho iniziato a lavorare nel motociclismo a 18 anni come meccanico e da lì ho acquisito sempre più responsabilità, fino a creare il mio team nel 2025.

 

Carlos Pérez Da Corsa Competizione Sarthak Chavan
Parte del team Da Corsa, compreso Sarthak Chavan.

 

Vuoi ricordare il programma della tua squadra per la stagione 2026?

Corriamo nell’Europeo Moto2 e nell’Europeo Stock all’interno del MotoJunior. I piloti sono Rossi Moor in Moto2 (insieme a Revesz Racing, ndr) e Sarthak Chavan e Juanes Rivera nella Stock.

 

Com’è stato l’inizio di stagione?

Molto positivo. Moor sta crescendo continuamente e d auqnaod lavoriamo insieme è passato da faticare ad arrivare a punti a occupare stabilmente la top 10. A Jerez, per dire, è arrivato settimo girando con tempi da top 5. Nella Stock Chavan si sta avvicinando sempre di più al podio, cosa tutt’altro che scontata considerando che lui viene da moto ben diverse (correva nel TVS Asia One-Make Championship, ndr) e Rivera sta dimostrando di che pasta è fatto.

Basti pensare che a Barcellona Rivera si è giocato il podio, arrivando poi sesto, alla sua prima gara dopo un anno di stop e usando, per questioni di budget, la sua moto di allenamento e soli tre set di gomme, anziché sei o sette come gli altri piloti. Affrontare quattro giornate, a partire dalle prove del giovedì, con soli tre set di gomme è stato difficilissimo, ma abbiamo dimostrato che possiamo stare davanti.

 

Come è nata la tua passione per le moto?

Moi padre è sempre stato un grande appassionato e da quando sono nato tutte le domeniche eravamo davanti alla TV a guardare Valentino Rossi. Successivamente sono cresciuto e durante i miei studi mi sono trasferito a Málaga per studiare meccanica per la competizione. Nel corso che ho frequentato eravamo in 120 ragazzi e lì sono stato il migliore. Ho iniziato poi a fare le mie prime esperienze come meccanico a 18 anni, prima con dei tirocini e poi come lavoro vero e proprio. Sono partito dai campionati spagnoli di velocità e motard e mano a mano ho iniziato a lavorare in sempre più campionati.

 

Quali sono i tuoi highlights finora?

Il ricordo più bello è stato nel supermotard, quando con Álex Ruiz abbiamo vinto sia il campionato spagnolo, sia il campionato europeo. Lavorare con lui è stata la soddisfazione più grande che ho avuto finora come meccanico, anche se purtroppo la sua carriera è finita dopo un incidente in Germania. Un altro ricordo bellissimo è stato quando è entrato nel Mondiale Moto3 un ragazzo che è cresciuto con me nel mio centro: Casey O'Gorman.

 

Quindi sei stato suo coach?

Ancora oggi lavoriamo insieme, ma non mi considero suo coach. Anzi, io non mi considero proprio un coach, perché quello che faccio è allenarmi coi miei ragazzi, portarli in pista e preparare le loro moto. Li aiuto in tutto questo, ma non gli insegno nulla. Che poi, a piloti veramente top come Casey, cosa avrei da insegnargli?

 

Da quando porti avanti questa attività?

Da circa quattro anni. Il primo pilota che ho avuto è Chanon Inta, un ragazzo thailandese che allora correva nell’Europeo Moto2, e poi ho lavorato anche con piloti come Gianpaolo Di Vittori, Gonçalo Capote e Edoardo “Dodó” Boggio, oltre appunto a O’Gorman.

 

Carlos Pérez Casey O'Gorman
Carlos Pérez insieme a Casey O'Gorman

 

Ma cosa hai provato nel momento in cui si è concretizzato l’accordo tra O’Gorman e il team Sic58 Squadra Corse?

Appena ho saputo che era fatta, ho iniziato a piangere dalla gioia. In pochi sanno lo sforzo che c'è dietro: ci allenavamo insieme tutti i giorni, nel 2025 siamo andati in Francia prima del round di Magny Cours per prepararci, ho passato una notte intera a riparare la moto dopo una caduta...Abbiamo fatto tanti sacrifici, ma ne è valsa veramente la pena.

 

Come sei arrivato invece a creare la tua squadra?

Quattro anni fa ho iniziato a lavorare nell’Europeo Moto2 come meccanico, ma alla fine dovevo fare tutto io: dovevo allenare i ragazzi, gestire il lavoro nello stabilimento del team, fare gli ordini, preparare le moto...E oltre a questo facevo il meccanico nella Moto2 e il capomeccanico nella European Talent Cup (ora Moto4 European Cup, ndr). Dovevo fare assolutamente tutto da solo. Poi nel 2025 un pilota voleva correre in questa squadra, ma non aveva abbastanza soldi. E allora gli ho detto: “Tu compri la moto, io compro la struttura e corriamo per conto nostro”. Avendo già gestito tutto nel team precedente, sapevo già come fare.

 

Una cosa che ho notato è che parli fluentemente italiano. Come fai a parlarlo così bene?

Per una stagione ho lavorato nel Mondiale Supersport 300 col team GP Project. All’inizio, per adattarmi subito, ho pensato di imparare l’italiano con Duolingo come fanno in tanti. Poi però sono arrivati al primo test e non capivo niente (ride, ndr). Quindi ho cambiato metodo: ho messo il telefono in italiano, ho iniziato a leggere e guardare la TV in italiano...Anche in macchina ho messo tutto in italiano!

Ci tengo a dire che in quell’anno ho lavorato con Kevin Sabatucci, un altro pilota con cui mi sono trovato benissimo. Lavorare con lui è un’altra esperienza che porto nel cuore.

 

Tornando invece alla tua carriera, come mai non hai proseguito nel paddock del WorldSBK?

Perché il mio sogno era lavorare in MotoGP e sapevo che per arrivarci sarei dovuto passare prima dal MotoJunior. Però, come ho detto, questo ERA il mio obiettivo. Col passare degli anni, ho cambiato idea e ho capito che quello che voglio davvero è far crescere la mia squadra e aiutare più piloti nel loro percorso verso il Motomondiale, come successo con O’Gorman.

 

Ma cosa hai provato nel momento in cui si è concretizzato l’accordo tra O’Gorman e il team Sic58 Squadra Corse?

Appena ho saputo che era fatta, ho iniziato a piangere dalla gioia. In pochi sanno lo sforzo che c'è dietro: ci allenavamo insieme tutti i giorni, nel 2025 siamo andati in Francia prima del round di Magny Cours per prepararci, ho passato una notte intera a riparare la moto dopo una caduta...Abbiamo fatto tanti sacrifici, ma ne è valsa veramente la pena.

 

Ci sono dei piloti giovani con cui ti piacerebbe lavorare?

Tanti. Per esempio Carlos Cano e Álvaro Lucas (pilota leader della Moto4 European Cup, ndr): sono due grandissimi talenti e per me arriveranno al Motomondiale. Inoltre, mi piace molto anche Giulio Pugliese. Lucas e Pugliese però sono piloti che lavorano già con delle persone di fiducia: Lucas con Francisco “Pacote” Marmol e Giulio col suo meccanico Giuseppe. Se dovessimo collaborare in futuro, vorrei che continuassero anche con loro. Non mi sognerei mai di “rubarglieli”.

 

Hai mai avuto un momento in cui hai pensato di mollare?

Molte volte, ma soprattutto nel 2025. Alcune persone non hanno pagato quanto previsto e a un certo punto ho attraversato veri e propri problemi economici. Questo mi aveva demotivato al punto da pensare di smettere, ma alla fine sono andato avanti e non mi sono dato per vinto. Inoltre, anche come meccanico mi è capitato di lavorare con dei team che poi non pagavano. Purtroppo è una cosa che capita più spesso di quanto sembri. Credo sia successo almeno una volta al 30 o 40% dei meccanici che lavorano nel motociclismo.

 

Carlos Pérez Kevin Sabatucci
Insieme a Kevin Sabatucci nel 2022.

 

Cosa ti hanno insegnato queste esperienze?

A parte il non potersi fidare di chiunque, avendo vissuto quelle situazioni so quanto sia importante pagare il proprio personale puntualmente e assicurarsi che il team sia felice. Per me la cosa che più conta è che la squadra sia felice e lavori in armonia, ed è ancora più importante dei risultati. Chi lavora in un team come il mio passa molto tempo lontano da casa ed è fondamentale garantire un clima piacevole e sereno, in modo da rendere il nostro lavoro e le trasferte meno pesanti. E sento che ci sto riuscendo. Basti pensare che, quando serve, i ragazzi che lavorano nella Stock aiutano quelli che si occupano della Moto2, e viceversa.

 

Qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Il mio sogno sarebbe arrivare al mondiale con la mia squadra, ma il mio obiettivo principale è continuare ad aiutare i ragazzi ad arrivare al mondiale. Tra portare il mio team al mondiale e non farlo, ma aiutare dieci piloti a riuscirci, preferisco la seconda. In questo momento lavoro con tre piloti, Rossi Moor in Moto2 e Sarthak Chavan e Juanes Rivera nella Stock, e spero che tutti e tre riescano ad approdare a un campionato del mondo.

 

Pensando invece alla tua squadra, quanto è realistico per te riuscire a portarla al mondiale?

Serve tanto budget e un grande sponsor che in questo momento non abbiamo. Noi siamo uno dei team più piccoli e meno “ricchi” del MotoJunior, al punto che non abbiamo un Team Coordinator che si occupi di organizzare le trasferte, né una persona apposita che si occupi di trovare gli sponsor o di fare il design delle moto. Tante cose le faccio io. E quando sei un “underdog” e i risultati arrivano, valgono ancora di più.

 

In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per tutto quello che hai vissuto finora?

Voglio ringraziare soprattutto mio padre, mia madre, mia sorella e mia nonna, che purtroppo non c’è più. Sono le persone che mi hanno sempre sostenuto in tutto quello che ho fatto fino ad oggi, e che ci hanno sempre creduto anche quando avevo perso la motivazione. Ora ho il mio team, aiuto vari piloti nel loro percorso e ho anche ricevuto delle offerte per lavorare nel Motomondiale. Offerte che ho rifiutato, perché le mie priorità sono i miei progetti attuali, con cui punto a togliermi sempre più soddisfazioni pur non avendo i mezzi dei top team.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Carlos Pérez Villa per la sua disponibilità. A lui e al team Da Corsa Competizione i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.