Andreas Kofler: Un poliziotto nel Mondiale Supersport

Andreas Kofler
Andreas Kofler. Credit: Motorsport Kofler

Nel Mondiale Supersport vediamo un numero crescente di piloti in arrivo dai mondiali Moto3 o Moto2, oppure dal MotoJunior. Il 2026 però rappresenta anche il primo anno completo sul palcoscenico iridato per un giovane pilota austriaco, approdato al WorldSSP dopo essere diventato due volte Campione Tedesco Supersport nell'IDM. Si tratta di Andreas Kofler, impegnato con la Yamaha R9 del team di famiglia Motorsport Kofler.

Con dieci vittorie e altri nove piazzamenti a podio in un totale di 28 gare, il 2024 e il 2025 sono stati anni incredibili per Kofler e il passaggio al Mondiale Supersport è stato in qualche modo un passo naturale per lui e per la sua squadra. La stagione 2026 si sta rivelando una grande sfida, ma sia il pilota che la formazione austriaca stanno lavorando duramente per imparare, ridurre il divario dai migliori e, si spera, conquistare punti importanti nel mondiale.

Palmen in Motorradsport ha intervistato Andreas Kofler per parlare del 2026 e del percorso che lo ha portato fino a qui.

 

Andreas, come sta andando la stagione? E quali sono i tuoi obiettivi per quest'anno?

La stagione finora è stata piuttosto dura: il mondiale è una novità sia per me che per la mia squadra. Anche la moto è nuova, dato che siamo passati dalla Yamaha R6 alla R9. Non abbiamo avuto molti giorni di test, solo tre o quattro prima dell'inizio della stagione, e quindi abbiamo un grande divario da colmare rispetto agli altri team. Per quanto riguarda l'obiettivo, vogliamo semplicemente imparare e crescere nel corso della stagione.

 

Sei soddisfatto di com'è andata la prima parte di campionato?

È difficile dirsi soddisfatti, perché fino a questo momento i risultati sono stati piuttosto scarsi e ho avuto anche alcune cadute. So però che questo fa parte dell'apprendimento e dell'adattamento a questa moto. Il momento migliore finora è stato sicuramente la Superpole di Most, dove ero a soli 0,9 secondi dalla pole position. Anche se, va detto, in quel caso avevo il vantaggio di conoscere il circuito dagli anni passati.

 

Andreas Kofler
In azione al Motorland Aragon. Credit: Motorsport Kofler

 

La tua prima stagione in un campionato del mondo arriva dopo due titoli consecutivi nell'IDM Supersport. Cosa puoi dire di quelle due stagioni?

Sono state fantastiche. Abbiamo fondato il nostro team nel 2024 e abbiamo affrontato la stagione nell'IDM senza grandi aspettative, perché non sapevamo come avrebbe funzionato la squadra. Ma, incredibilmente, abbiamo fatto un ottimo lavoro e abbiamo vinto subito il campionato.

Il primo titolo è stato impressionante, assolutamente, ma il secondo è stato speciale. Abbiamo fatto un grande passo avanti con la moto e quando la guidavo potevo fare tutto ciò che volevo senza particolari problemi. Mi sono infortunato in una brutta caduta a Schleiz, ma nemmeno l'infortunio mi ha fermato e per tutta la stagione sono stato sempre davanti, conquistando anche sei pole position su sette appuntamenti. Quella stagione è stata quasi perfetta.

 

Ti saresti aspettato tutto questo solo due anni fa?

No. Nel 2024 ci siamo confrontati con piloti molto forti come Dirk Geiger, Twan Smits e Luca De Vleeschauwer e non mi aspettavo di poter competere con loro per il campionato. Tuttavia, a metà stagione abbiamo visto che il nostro passo era buono e che eravamo lì con loro, ed è stato in quel momento che abbiamo iniziato a crederci. Nel 2025, invece, ci aspettavamo sicuramente di vincere di nuovo, e ci siamo riusciti.

 

Quanto è diversa la Yamaha R9 rispetto alla R6?

All'inizio della stagione pensavo che la differenza non fosse così grande, ma alla fine lo è. La R9 è più lunga e più compatta della R6, quindi per me è una moto più difficile da capire a causa della diversa geometria. La R6 era facile da guidare e non era così difficile andare forte. Devo semplicemente conoscere meglio la R9.

 

Parlando di come è iniziata la tua carriera, puoi raccontarci come è partito tutto?

Ho iniziato ad andare in moto quando avevo tre anni, perché è quello che facevano già mio padre e mio fratello. In un certo senso non ho avuto scelta, dovevo iniziare anch'io (ride, ndr). Mio fratello Maximilian (ex pilota del Mondiale Moto3 e del Mondiale Supersport, ndr) e io abbiamo praticato motocross e supermotard per molti anni, ma tutto è cambiato nel 2017. Mio fratello ha deciso di passare alla velocità e io ho fatto lo stesso. Lui correva in Italia, nel CIV Moto3, e io ero nella ADAC Junior Cup, ma entrambi per conto nostro e con il solo supporto della nostra famiglia.

Nel 2018, però, Max è passato al Mondiale Junior Moto3, nel paddock del CEV, e non era possibile dividere la famiglia tra le mie gare in Germania e le sue in Spagna. Sono quindi andato anch'io in Spagna e lì ho debuttato nella European Talent Cup, sempre nel CEV (oggi MotoJunior, ndr).

 

Com'è stata la tua esperienza nella European Talent Cup?

È stata dura. Quando guardo i risultati e i piloti che erano davanti allora, mi rendo conto di aver corso contro ragazzi come Izan Guevara, Fermín Aldeguer, David Alonso, Dani Holgado... Piloti che oggi sono in Moto2 e MotoGP. In ogni caso, ho disputato due stagioni nell'ETC, ma già nel 2019, al secondo anno, ero troppo grande per quella moto e ho avuto molte difficoltà dal punto di vista fisico.

Per questo motivo nel 2020 sono passato alle 600cc: ho scelto la categoria Stock 600 (che nel CEV correva allora insieme alla Moto2, ndr) e mi sono ritrovato nuovamente a gareggiare con Fermín Aldeguer, che in quell'anno ha vinto il titolo. Successivamente abbiamo visto che anche l'IDM Supersport era un'ottima opportunità e in più era molto più vicino a casa per noi. Ci siamo quindi spostati lì e ho corso per il team Kawasaki Schnock sotto la guida tecnica di Roman Raschle.

 

Andreas Kofler
European Talent Cup nel 2018.

 

Pensi mai al fatto di aver corso contro piloti che oggi sono nei mondiali Moto3, Moto2 e MotoGP, mentre tu hai seguito una strada diversa?

Sì, ci penso. Il motivo principale per cui ho seguito un percorso differente è sicuramente la nazionalità. In Austria non abbiamo sostegno da parte del governo ed è difficile trovare sponsor. Penso che se sei italiano o spagnolo sia più facile restare nel paddock del Motomondiale o continuare a correre in Spagna. Dopo il 2020 avevamo due opzioni: IDM Supersport oppure Europeo Moto2. La Moto2 era troppo costosa, anche solo per una stagione, quindi alla fine abbiamo scelto l'IDM.

 

E sei stato veloce già dal primo anno.

Nel 2021, nell'IDM, c'era ancora il regolamento stock, quindi per me è stato un buon anno anche per conoscere la categoria e imparare a guidare la Kawasaki. Poi nel 2023 si è passati agli stessi regolamenti del mondiale, ed è stato allora che sono passato a Yamaha. Ho preso confidenza con la R6, mi sono avvicinato sempre di più ai primi e poi, nel 2024, abbiamo deciso di fondare il nostro team e abbiamo ricevuto dell'ottimo materiale da Yamaha Deutschland. Questo è stato determinante per il salto di qualità che abbiamo fatto.

 

A questo punto, qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Quest'anno voglio semplicemente imparare, senza guardare troppo ai risultati. Certamente sarebbe bello conquistare dei punti, ma la priorità è imparare e concentrarsi sul 2027. L'anno prossimo avrò una conoscenza migliore della moto, del campionato e dei circuiti e l'obiettivo sarà andare a punti con continuità e possibilmente entrare nella top 10. A lungo termine, invece, un giorno voglio diventare campione del mondo, non importa in quale categoria.

 

Di cosa ti occupi al di fuori delle corse?

Penso di essere l'unico pilota nel paddock WorldSBK, o almeno nel Mondiale Supersport, ad avere un lavoro a tempo pieno al di fuori delle corse. Sono un agente di polizia nella mia città natale (Attnang-Puchheim, ndr). Dopo ogni weekend di gara devo tornare subito a casa, perché già il lunedì torno al lavoro. Recentemente ho superato l'esame per entrare in polizia e da poco tempo sono di pattuglia per le strade.

 

È positivo avere una carriera parallela al di fuori delle corse, ma come riesci a conciliare tutto?

È piuttosto difficile, perché ho un lavoro a tempo pieno che mi occupa circa 40 o 50 ore alla settimana. Oltre a questo devo allenarmi ogni volta che posso, prepararmi per le gare e naturalmente parteciparvi. Sono davvero tante cose da gestire, ma oggi sono piuttosto felice per come stia funzionando il tutto.

 

Andreas Kofler
Titolo nell'IDM Supersport nel 2025. Credit: Dino Eisele

 

Per concludere, c'è qualcuno che vorresti ringraziare in particolare, per ciò che hai vissuto finora?

Sicuramente voglio ringraziare enormemente tutta la squadra e soprattutto mio padre e mia madre, che gestiscono il team e organizzano il tutto. Sono anche molto grato a tutto il nostro staff: sono tutti nostri amici e sono lì perché ci sostengono e credono nel progetto, senza chiedere denaro in cambio. Un grande apprezzamento va a tutti loro. Se lo meritano davvero.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Andreas Kofler per il tempo dedicato e augura a lui e alla sua squadra il meglio per le prossime gare e stagioni.