Andrea Giombini (Supersport): “Ho fiducia. Il mio sogno? La Superbike”

Andrea Giombini
Andrea Giombini.

Per la stagione 2026, il Mondiale Supersport ha accolto in griglia diversi volti nuovi, di alcuni provenienti dai mondiali Moto2 e MotoE (come Albert Arenas e Matteo Ferrari) e altri che vengono da realtà continentali o nazionali. Due esempi di quest’ultimo gruppo sono Borja Jiménez e il protagonista di questa intervista: Andrea Giombini.

Dopo i bei risultati ottenuti nel CIV Supersport, Giombini ha assaggiato il mondiale di categoria nel 2025 disputando gli ultimi tre round col team D34G Racing. Un’esperienza importante, dopo la quale il pilota romano classe 2004 ha trovato una sistemazione per tutto il 2026 nel team Motozoo Racing by MadForce Dubai, in sella a una delle due MV Agusta del campionato (l’altra è schierata dal team Flembbo e guidata da Jacopo Cretaro). L’adattamento a moto e circuiti nuovi per lui hanno reso la stagione molto difficile, ma Giombini ha colto una bella occasione a Phillip Island, dove ha chiuso Gara 2 al quarto posto grazie a un’azzeccata scelta di pneumatici.

Palmen in Motorradsport ha voluto intervistare Andrea Giombini per parlare della sua prima stagione in un campionato del mondo e per conoscere meglio la sua storia.

 

Andrea, come sta andando la stagione 2026? E cosa ti aspetti in generale da quest’anno?

Sono al primo anno completo nel Mondiale Supersport, dopo aver corso le ultime tre gare nel 2025. È una stagione molto difficile per me, perché il livello è molto alto e devo imparare tante cose, a partire dalle piste e da una moto, la MV Agusta, molto complicata da capire e ben diversa dalla Ducati che guidavo fino allo scorso anno. In più, il format con una sola sessione di prove libere e poi subito la Superpole non aiuta i debuttanti come me, dato che si ha pochissimo tempo per imparare.

Comunque i primi tre round a Phillip Island, Portimao e Assen sono stati molto difficili, ma dal weekend al Balaton Park stiamo facendo dei buoni step, al punto che in Gara 2 avevo un passo in linea coi piloti dall’undicesima alla quindicesima posizione. Sono fiducioso per il prosieguo della stagione.

 

Andrea Giombini
In azione a Most. Credit: Motozoo Racing by MadForce Dubai

 

Quali sono le differenze principali tra la Ducati Panigale V2 che guidavi prima e la MV Agusta F3 800 che stai usando nel 2026?

Principalmente la Ducati è una moto un po' più “morbida” e si può guidare in diversi modi e a me aiutava specialmente, perché riuscivo a dare gas in curva e mi appoggiavo al posteriore. La MV invece è una moto molto rigida e a cui, diciamo, bisogna dare più del lei.

 

Hai anche chiuso Gara 2 in Australia al quarto posto, anche se in condizioni particolari.

Sì, perché la pista era leggermente bagnata e non sapevamo bene quali gomme mettere. Alla fine però io e il team abbiamo scelto insieme di mettere le slick e, nonostante io avessi poca esperienza, alla fine la scelta si è rivelata giusta. A parte io e altri quattro piloti (Albert Arenas, Aldi Mahendra, Matteo Ferrari e Dominique Aegerter, ndr), tutti sono partiti con le gomme rain e questo ci ha permesso di risalire tantissimo la classifica quando la pista si è asciugata.

I primi giri con pista ancora umida sono stati duri, ma sono rimasto tranquillo e concentrato fino alla fine e quindi abbiamo chiuso al quarto posto. Sono contento, perché è vero che il risultato è arrivato in condizioni particolari, ma è vero anche che nessuno ci ha regalato nulla.

 

Il tuo primo impatto col WorldSSP è stato a fine 2025, quando hai disputato gli ultimi round col team D34G Racing. Com’è stato l’impatto col mondiale?

Per me è tutto diverso rispetto a quando correvo nel CIV. La prima cosa è il fatto di viaggiare per il mondo e stare lontano da casa. Per me che ero abituato a girare a Misano, Mugello, Imola e Vallelunga è un grande cambiamento. E poi il format è molto diverso e il livello è ancora più alto. Però in generale non ho subito molto l’impatto, perché alla fine sto vivendo il mio sogno di essere un pilota del mondiale, come per tutti i bambini che vogliono fare i calciatori.

 

Andiamo ora agli inizi della tua carriera. Come è nato tutto?

Ho iniziato a correre a 11 o 12 anni, quindi ben più tardi rispetto a tanti altri piloti. Sono sempre stato un fan delle corse motociclistiche, ma anche se mio padre correva con le auto i miei hanno sempre cercato di tenermi lontano dalle gare, per paura più che altro. Alla fine però ho iniziato anche io, con le minimoto, ma essendo partito tardi ho dovuto bruciare le tappe e passare subito alla Ohvale, fino ad arrivare al CIV PreMoto3 dopo solo due anni di gare.

 

E come sono stati gli anni nel CIV?

In PreMoto3, con Full Moto Squadra Corse, ho fatto subito dei buoni risultati (tra cui un quinto posto in Gara 1 a Imola, ndr) e anche lì sono rimasto solo un anno e sono subito passato alla Moto3. Nel 2020 ho corso col team Gresini Racing e sono subito andato molto bene: ho ottenuto tre podi e il quarto posto in classifica e sono stato il miglior rookie della categoria (escludendo Vicente Pérez, che però è molto più esperto e veniva dal Mondiale, ndr). In tanti pensavano che non fossi pronto, e invece sono andato subito bene e anche nel 2021, quando sono passato al team Minimoto Portomaggiore, ho fatto dei buoni risultati.

 

Andrea Giombini
In pista nel CIV Moto3 con la Honda del team Gresini (2020).

 

Hai anche avuto modo di conoscere Fausto Gresini. Vuoi condividere un ricordo legato a lui?

Mi scoccia un po' dirlo, perché sembra una cosa scontata, ma era davvero una persona umilissima. Quando correvamo nel CIV e c'era una combinanza con la MotoGP, lui ovviamente non era lì con me, ma la sera mi chiamava sempre per sapere com'era andata. Per me, che allora avevo 15 anni, questo rende molto l’idea di che persona fosse. E poi siamo rimasti in contatto anche dopo, fino a quando purtroppo ci ha lasciati.Fausto era una persona estremamente umile e competente, e con lui il team era bravo e organizzatissimo anche nel CIV.

 

Tornando alla tua carriera, nel 2022 sei poi passato al CIV Supersport. Cosa racconti degli anni trascorsi in quella categoria?

All’inizio ho corso con una MV Agusta (del team Extreme Racing Service, ndr), ma non mi ero trovato molto bene con quella moto, comunque diversa da quella che guido ora. Nel 2023 poi ho iniziato a correre con un team, ma poi ci siamo separati prima della fine della stagione e in quel momento sono entrato nel team Broncos di Luca Conforti, con la Ducati. Una squadra bella e organizzata, con cui ho vissuto il mio, diciamo, periodo da top rider del CIV (con anche tre podi e il settimo posto finale nel 2024, ndr).

 

A questo punto, qual è il tuo obiettivo per il futuro?

Sicuramente voglio andare sempre in progressione. Qua il livello è pazzesco, quindi devo rimanere concentratissimo e non lasciare nulla al caso. Mi piacerebbe poi arrivare in Superbike, che è il sogno di tutti i piloti del paddock WorldSBK. Sono anche uno dei piloti più giovani della Supersport, quindi ho molto margine di crescita e l’età è dalla mia parte.

 

Se un giorno arrivassi in alto in Supersport e ricevessi in contemporanea un’offerta per salire in Superbike e un’altra per andare in Moto2, quale accetteresti?

Intanto bisogna andare forte qua (ride, ndr), ma sognando...forse direi la Superbike! La MotoGP è il sogno di tutti i piloti, ma a 22 anni forse sono già in là per il Motomondiale. Qui, invece, sono considerato ancora molto giovane e ho più possibilità.

 

Cosa ti piace fare lontano dalle gare?

Stare coi miei amici:con le gare faccio una vita molto frenetica, quindi quando arrivo a casa mi piace stare più tranquillo e passare il tempo con loro. In più mi piace molto giocare a padel, cosa che faccio due volte a settimana.

 

Andrea Giombini
In pista a Imola con la Ducati del team Broncos Racing (2023).

 

E come ti alleni?

Ogni sera parlo col mio preparatore atletico per stabilire un piano e in generale mi alleno un’ora la mattina e un’ora il pomeriggio. E poi vado tanto in moto, quando è possibile anche due o tre volte a settimana. Di solito vado a Latina, ma a volte mi faccio anche tre o quattro ore di furgone per andare a Magione, insieme al mio meccanico e a volte anche con mio padre.

 

Ti è mai capitato di vivere momenti veramente difficili come pilota?

Sì, come quest’anno. Le prime gare sono state veramente dure, perché ci hanno cambiato il firmware all'inizio dell’anno e questo ci ha dato dei problemi, anche se ora siamo più o meno a posto. Certamente fare 20esimo o 25esimo non è il massimo per me (a parte Gara 2 a Phillip Island, il suo miglior piazzamento è un 21esimo posto, in Gara 1 sempre in Australia, ndr). È difficile, soprattutto perché nel CIV ero abituato a stare davanti, ma lo vedo comunque come parte del percorso verso i miei obiettivi. In più è vero che in classifica sono indietro, ma guardando i tempi sul giro si capisce che non siamo in realtà così lontani dai migliori. Semplicemente, il livello è incredibile e basta poco per rimanere indietro.

 

In conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Ringrazio prima di tutto i miei sponsor, perché mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui, e poi ringrazio tantissimo mio padre e la mia famiglia. Infine, ringrazio in generale il team e tutte le persone che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando nella mia carriera.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Andrea Giombini per la disponibilità e Fabio Uccelli (titolare del team Motozoo by Madforce Dubai) per aver reso possibile l’intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.