Alessandro Zaccone: Crescita, caduta e rinascita fino al WorldSSP

Alessandro Zaccone
Alessandro Zaccone dopo aver vinto Gara 1 al Motorland Aragon.

Le prime esperienze internazionali, svariati anni tra Moto2 e MotoE, un titolo mondiale e una nuova sfida rappresentata dal Mondiale Supersport col team Althea Racing.

Alessandro Zaccone ha vissuto una vera e propria montagna russa in tutti questi anni sul palcoscenico internazionale, con grandi soddisfazioni ma anche sfide e anni estremamente difficili, in particolare quello vissuto nel Mondiale Moto2 col team Gresini Racing nel 2022. Il pilota romagnolo, classe 1999, ha sempre saputo trarre il massimo e riprendersi dai periodi difficili, tanto da conquistare il titolo di Campione del Mondo MotoE nel 2025 col team Aruba.it e da conquistare la sua prima vittoria nel WorldSSP al Motorland Aragon, con un emozionante successo in Gara 1 dedicato a Genesio Bevilacqua (titolare del team Althea, scomparso a inizio anno).

Al round del Mondiale Supersport a Most (quindi prima della vittoria menzionata sopra), Palmen in Motorradsport ha potuto intervistare Alessandro Zaccone per parlare di quest’anno e delle ultime stagioni in generale, più uno sguardo al futuro.

 

Alessandro, come sta andando la stagione 2026? E cosa ti aspetti da questa annata?

Siamo partiti abbastanza bene, perché abbiamo fatto già delle belle gare, con tante top ten. Abbiamo fatto una bella gara ad Assen, dove siamo stati anche in testa. Ci portiamo dietro però il non aver lavorato quest'inverno a causa del meteo, anche perché era dal 2017 che non guidavo una Supersport, quindi ancora sono un po' in fase di adattamento e mi sto abituando alla Ducati. Sicuramente vogliamo continuare a crescere. Abbiamo avuto anche delle piste poco favorevoli, come il Balaton Park e Most, ma cerchiamo di crescere da qui a fine campionato.

 

Alessandro Zaccone
In azione ad Assen. Credit: Althea Racing

 

C'è un risultato in particolare a cui punti?

Corriamo tutti per la vittoria, questo è indubbio. Però riuscire a fare qualche podio quest'anno sarebbe già bello (e poi è arrivata la vittoria al Motorland Aragon, ndr).

 

Guardando ora al 2025, cosa racconti della tua annata trionfale in MotoE?

Sicuramente è stato un anno bellissimo, dove abbiamo lavorato bene e siamo stati costanti in tutte le gare, anche in quelle in cui non eravamo tra i più veloci. È stato un campionato bello, col team Aruba abbiamo lavorato molto bene e si sono incastrate tutte le cose necessarie per ottenere questo risultato.

 

Quando è che hai iniziato a crederci e a capire che potevi vincere il mondiale?

Realmente, solo dopo Gara 1 a Portimao. Dopo il round precedente, a Misano, ero passato per la prima volta in testa a campionato, ma sapendo che Portimao è una pista dove non avevo mai fatto grandi gare, non mi aspettavo più di tanto all’inizio. In più è stato un weekend molto travagliato, in cui sono anche stato male fisicamente, quindi non la vedevamo benissimo in ottica campionato.

E invece in Gara 1 ho fatto forse una delle gare più forti della mia carriera, arrivando a vincere e a guadagnare punti sui rivali in campionato. È stato proprio lì che mi sono detto: “OK, ce la possiamo fare!”. Eravamo in tanti a giocarci il titolo, quindi non era affatto scontato riuscire a vincere.

 

Come è stato il giro d’onore dopo aver vinto il titolo?

Mi sono sentito come se si fosse staccata una spina. Tutta la tensione di una stagione che se ne va dopo la bandiera a scacchi... Sono quelle emozioni talmente forti che fai fatica a descriverle e a ricordarle. Spero di riprovarlo al più presto.

 

E a questo punto, qual è il tuo obiettivo per le prossime stagioni?

Sicuramente punto, intanto, a diventare costantemente competitivo da qui a fine anno. Abbiamo fatto già una buona prima parte di stagione, dove siamo stati sempre abbastanza in posizioni buone, e nella Supersport di oggi arrivare in top 10 significa già andare forte. Da lì a vincere bisogna mettere insieme tante altre cose, ma puntiamo a costruire una base solida per il 2027, anno in cui punteremo a lottare per vittorie e podi. E magari per il titolo...

 

Alessandro Zaccone
Campione del Mondo MotoE 2025.

 

Domanda da colloquio di lavoro: dove ti vedi tra cinque anni?

Osta (esclamazione tipica anche della Romagna, ndr)! Eh, sarebbe molto bello ritrovarmi in una casa ufficiale in Superbike, poco ma sicuro. Bisogna però lavorare bene adesso, poi si vedrà.

 

Restando sulla tua carriera, avevi corso nel Mondiale Supersport (solo nelle gare europee, ndr) e prima ancora nell’Europeo Superstock 600, il tutto dal 2015 al 2017. Com’è Alessandro Zaccone oggi rispetto ad allora, a parte l'età?

Stavo per dire appunto che sono più vecchio (ride, ndr). A parte questo, sicuramente sono un pilota molto più maturo rispetto a quel periodo, quando ero ancora molto giovane e alle mie prime gare fuori dall'Italia. Basti pensare che quando ho fatto l'Europeo Supersport con Kawasaki e il Team Italia avevo 17 anni, quindi ero molto giovane e ancora un po' incostante.

Oggi sicuramente sono più intelligente, più maturo e ho un metodo di lavoro più fine, frutto di tanti anni di mondiale. Forse però rimpiango un po', di quegli anni, l'incoscienza di quando sei giovane e ci provi sempre, anche rischiando di lanciarla. Non so se è un bene o un male, però quella sicuramente è la differenza più grossa.

 

Hai poi vissuto una lunga parentesi in Moto2, tra Europeo e una stagione nel Mondiale. Che ricordi hai di quegli anni?

Quelli nel CEV Moto2 sono stati dei begli anni: siamo sempre stati competitivi e abbiamo vinto diverse gare (ha anche vinto tre gare e chiuso terzo nel 2020, ndr). Quello nel Mondiale Moto2 invece è stato penso l'anno più brutto della mia carriera, per una serie di motivi. Avevo anche pensato di ritirarmi a fine anno, per quanto ero deluso di quella stagione, ma fortunatamente ci siamo ripresi bene in MotoE.

Mi dispiace, perché sono quelle occasioni per cui lavori una vita e per cui tu, la tua famiglia e tante altre persone fate tanti sacrifici, e non poterla sfruttare per determinate situazioni è stato davvero frustrante. Però, come ho detto prima, sono felice di essere rinato e anche di essermi tolto dalla testa il fatto di voler smettere.

 

Da pilota che aveva fatto ottimi risultati nell’Europeo Moto2 e anche in MotoE, come hai vissuto quella stagione così difficile?

L’ho vissuta veramente male, perché sapevo che potevamo fare di più, ma a causa di terze persone non sono riuscito a esprimere il mio potenziale. Quando è così è frustrante, perché è come andare in guerra senza senza armi. Una grande mano me l'ha data Hervé Poncharal, che mi ha ripreso per fare la MotoE e nei due anni trascorsi insieme mi ha dato piena fiducia sempre, anche quando all’inizio faticavo un po’. Mi ha riportato alla vittoria e quindi incontrare Hervé è stato fondamentale per me.

 

Lavorare con gente che si fida completamente di te è importantissimo, si sa.

Esatto. Quando lavori con un team dove senti che gli dai fastidio è molto brutto, ma fortunatamente poi ho trovato persone che mi hanno voluto molto bene e hanno creduto in me. E queste persone mi hanno aiutato a rinascere. Questo vale per Poncharal come per quando sono entrato nel team Aruba: Serafino Foti e Stefano Cecconi mi hanno trattato veramente come un figlio, dandomi carta bianca su tante cose.

 

Alessandro Zaccone
Zaccone in Qatar nel 2022. Credit: Gresini Racing

 

Hai ancora una porticina aperta verso il Motomondiale, o ormai ti vuoi concentrare pienamente sulle derivate dalla serie?

A tutti piace la MotoGP, ed è quel sogno per cui tanti bambini iniziano a correre. Devo dire però che mi piace molto il paddock della Superbike, che è molto umano e autentico, e nel team Althea ho trovato delle persone molto appassionate, cosa che ultimamente è raro trovare soprattutto nell'altro paddock.

Sinceramente mi piacerebbe avere una carriera nel paddock del WorldSBK: fare bene, trovare una squadra buona in Superbike e costruirmi una seconda parte di carriera di qua. Non ho abbandonato il paddock MotoGP, ma diciamo che ora non è una priorità, soprattutto perché non vorrei vivere nuovamente una delusione come quella avuta in Moto2.

 

Chiaramente, vuoi divertirti e stare in un ambiente in cui ti senti coccolato e capito.

Esatto. Il 2022 dovrà essere l'anno più bello della mia vita. Sono arrivato al Mondiale Moto2 sì grazie a tante persone che mi hanno aiutato, ma anche senza essere figlio d'arte e senza una famiglia ricca alle spalle, e sappiamo che su migliaia di piloti solo in pochi ci arrivano. Doveva essere un sogno, e invece si è trasformato in un incubo. Meglio quindi stare dove si sta bene e vivere sereni.

 

Cosa ricordi delle tue prime gare nell’Europeo Superstock 600, col team Talmácsi Racing?

Gabor Talmacsi (Campione del Mondo 125cc nel 2007, ndr) mi ha preso che facevo la CBR600RR Cup in Italia, perché non avevamo il budget per fare la Moto3. Ero piccolo, avevo 15 anni e ho subito vinto tutte le prime gare girando con gli stessi tempi del CIV. Quindi mi hanno ingaggiato per fare l’Europeo.

Mi ricordo la prima gara a Misano: la Stock 600 era super agguerrita e c’erano circa 40 piloti, molti dei quali fortissimi, ma ho fatto subito un bel risultato in top 10. Eravamo molto contenti e quindi alla fine ho terminato il campionato con lui. Per me è stata una bella esperienza, perché vivevo ancora tutto più come un gioco, avendo 15 anni, e mi sono trovato davvero bene con la squadra.

 

Sei ancora in contatto con Gábor Talmácsi?

Sì, ci sentiamo ancora e mi scrive ogni volta che faccio un bel risultato. Ci siamo anche visti in Ungheria, quando ho corso al Balaton Park.

 

In conclusione, ti vorrei chiedere un ricordo di Genesio Bevilacqua, titolare del team Althea Racing che purtroppo ci ha lasciati.

Per tanti anni ci siamo “annusati” e sentiti per poter lavorare insieme e veniva anche a farmi i complimenti quando facevo una bella gara, già quando ero nella Stock 600. Che potessi correre con la sua squadra era già un po' nell'aria da tanti anni, e quest'anno siamo riusciti finalmente a incastrare tutto e a trovare un accordo. Purtroppo è successo quello che è successo e mi dispiace.

Sarebbe stato bello averlo qui con noi, lavorare insieme e conoscerci un po' più profondamente, anche perché comunque era un carattere forte e un personaggio molto importante di questo paddock. Cercheremodi fare il 200 per cento per provare a regalargli qualcosa di buono (come successo anche con la vittoria al Motorland Aragon, ndr).

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Alessandro Zaccone per la disponibilità e Moreno Coppola del team Althea Racing per aver reso possibile l’intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni, nel nome di Genesio Bevilacqua.