Xavi Cardelús: "Moto2 capitolo chiuso, ora punto alla Superbike"

Xavi Cardelús
Xavi Cardelús sulla griglia a Most. Credit: Palmen in Motorradsport.

Ci aveva già corso alcune gare nel 2017, quando prese parte a qualche round col team Race Department ATK#25 di Alex Baldolini, ma quest'anno è approdato in pianta stabile al Mondiale Supersport con anche due stagioni nel Mondiale Moto2 e tre nella MotoE alle spalle. Di chi sto parlando? Di Xavi Cardelús.

Classe 1998 di Andorra, Cardelús sta affrontando la sua prima stagione completa nel WorldSSP con la Ducati del team Orelac Racing VerdNatura, a fianco di Jaume Masiá. La prima parte di stagione non è stata semplice, ma ci sono stati alcuni highlights tra cui un sesto e un settimo posto a Cremona. In ogni caso, il pilota andorrano sta vivendo un nuovo inizio dopo tanti anni vissuti nei prototipi, che lo hanno visto cimentarsi con ottimi risultati nel Campionato Europeo Moto2 (dove ha ottenuto diversi podi e anche una vittoria nel 2023 a Barcellona), correre nella Coppa del Mondo MotoE dal 2020 al 2022 (con migliori risultato un sesto posto al Red Bull Ring) e prendere parte al Mondiale Moto2 nel 2019 e nel 2024. Quest'ultimo è stato un anno difficile per Cardelús, che col team Fantic Racing non ha raccolto più di un 16° posto a Barcellona, e questo lo ha portato a riparte dalla Supersport per ricostruirsi e dare una nuova spinta alla sua carriera.

Xavi Cardelús ha parlato della stagione 2025, della sua carriera finora e anche del futuro in un'intervista rilasciata a Palmen in Motorradsport, che riporta con grande piacere la chiacchierata avuta con lui.

 

Xavi, una nuova tappa per te... o meglio, un ritorno per te, perché sei tornato nel Mondiale Supersport dopo sette anni. Com'è andata finora la stagione?

Beh, a dire la verità sono contento. Sapevo com’era questo campionato, avendo fatto quattro o cinque gare nel 2017, e il primo approccio quest’anno è stato molto positivo. Stiamo andando bene su tutti i circuiti e in tutte le condizioni, ma per un motivo o per l’altro il risultato non era ancora arrivato. Cremona è stato il primo weekend in cui siamo riusciti a mettere insieme un buon pacchetto generale e a lottare per le posizioni importanti, quindi sono soddisfatto.

 

Hai un obiettivo particolare per questa stagione?

Da circa da due o tre anni dico la stessa cosa: la prima cosa è divertirsi, e ancora di più dopo l’anno che ho passato nel 2024, che è stato molto duro e complicato. Quindi il primo obiettivo è divertirmi, e lo sto facendo. Quando ti diverti, senti un'energia diversa e ci sono più possibilità di fare bene. Per quanto riguarda i risultati, l’obiettivo è essere regolarmente nelle prime sei o sette posizioni. È vero che quest’anno il livello è molto alto, ma abbiamo dimostrato di essere veloci e di poter lottare per quelle posizioni.

 

Quindi sì, cercare di stare lì davanti.

Esatto. È anche vero che devo ancora imparare molto sui miei avversari, in fondo per me questo campionato è nuovo, e devo ancora conoscere bene i mezzi degli altri. Quindi credo che da qui in avanti possiamo solo migliorare.

Xavi Cardelús
Phillip Island 2025. Credit: William Joly

 

Questa nuova fase per te arriva dopo parecchi anni passati in Moto2, tra Europeo e Mondiale. Quali sono i tuoi ricordi più belli del Campionato Europeo?

Ovviamente il ricordo più bello è quando nel 2023 ho vinto la gara dell'Europeo sul circuito di Montmeló. In Andorra non ci sono circuiti, quindi considero Barcellona la mia gara di casa, essendo la più vicina. Vincere proprio a Barcellona…Wow, lo ricordo ancora e ogni volta che ne parlo mi emoziono. E poi quell’anno si è concluso con un secondo posto in classifica generale e siamo stati molto competitivi durante tutta la stagione.

 

Hai fatto due stagioni nel Mondiale Moto2, una con Aspar nel 2019 con KTM, e poi nel 2023 con Fantic, ed entrambe sono state difficili. Cosa puoi raccontare di quei due anni, e perché pensi che non abbiano funzionato?

Nel 2019 non ero pronto. Credo sia stato un passo falso, c’era troppa fretta e questo è un errore che fanno in tanti: arrivare al mondiale senza essere pronti. È anche vero che la KTM in quel momento non era nel suo miglior momento, ma quando le cose vanno male si entra in un loop da cui è difficile uscire. Poi ho fatto due o tre anni nell’Europeo e sono tornato a essere il “vecchio Xavi”, con voglia e competitivo.

Nel 2024 sono tornato al mondiale con Fantic, un team di riferimento, ma per un motivo o per l’altro non è stato l’anno che ci aspettavamo. Venivo dal mio miglior anno, più preparato che mai e con una grande voglia di affrontare questa sfida, ma non è andata come volevamo e come penso meritassimo. Alla fine però cerco sempre di vedere il lato positivo e la vedo come un’esperienza molto importante. Sarò sempre grato a chi mi ha dato tale opportunità. Per quanto riguarda la Moto2, per me è una fase ormai chiusa e ora voglio godermi questa nuova categoria e questo nuovo campionato.

 

Nel 2019 sei passato al mondiale con Aspar e KTM e hai detto che è stato troppo presto. Cosa ti mancava in quel momento?

Esperienza. Correvo nell'Europeo Moto2 e non avevo fatto nulla nel mondiale. Ero veloce, andava tutto bene, ma non avevo ancora il livello per fare il salto. Per questo dico che è stato un passo falso. Nel 2018 ho fatto delle wild card e ho finito l’anno con il team Snipers (dove ha sostituito Romano Fenati dopo i fatti di Misano, ndr), ma ero un ragazzo senza esperienza nel mondiale, mentre gli altri arrivano dalla Moto3 o avevano comunque molta più esperienza di me. Penso che quello sia stato uno dei fattori principali.

 

Cosa pensi di aver imparato principalmente da questa esperienza in Moto2?

Soprattutto come gestire un weekend di gara: come affrontarlo, come reagire quando non tutto va come previsto, gestire molto le emozioni...So di essere un pilota che non è abituato a vincere gare o lottare per un campionato. Di fatto, ho vinto solo una gara in tutta la mia vita. Ma sono una persona con i piedi per terra e so quando è il momento di fare una cosa o un’altra. Per esempio, a Cremona sapevo di avere tre punti molto forti, ma con l’usura dell’anteriore la situazione stava diventando complicata. In questi casi, esagerare nei tuoi punti forti porta spesso a errori o cadute, e invece sono riuscito a controllare tutto al meglio. Quindi anche se non ho vissuto tante esperienze, credo che esse mi siano bastate per farmi capire tante situazioni diverse in gara. 

Xavi Cardelús
In azione in Moto2 (2024).

 

E per il futuro, dove ti piacerebbe arrivare?

Ora che ho fatto il passaggio dal Motomondiale al Mondiale Supersport, l’obiettivo è costruire una base qui e arrivare in Superbike. Per me, come ho detto prima, il capitolo MotoGP è ormai chiuso al 90%. Non tanto per fattori esterni, quanto per mia decisione. Ho già avuto un’opportunità e non è andata come speravo, quindi ora l’obiettivo è creare una base solida qui e arrivare in Superbike.

 

Come ti trovi nel paddock del WorldSBK, che è un po' diverso rispetto a quello della MotoGP?

Mi trovo bene. È più piccolo e tranquillo e questo aiuta a ridurre un po’ la pressione. Come ho detto, quando ti diverti, ti vedi competitivo e davanti, si crea un legame più forte col team e le persone che ti stanno intorno. E poi quando vedi che ti diverti con il team e le cose iniziano a girare meglio, tutto viene in modo più naturale, no?

 

Ti manca qualcosa del paddock MotoGP?

No. L’unica cosa che forse un po’ mi manca è il formato del weekend. In Supersport si ha meno tempo per provare: il venerdì hai una sola sessione di prove libere e poi già le qualifiche. Però, d’altra parte, ci sono meno weekend e più tempo per migliorare i propri punti deboli e se ti fai male, hai anche più tempo per recuperare. Alla fine, vedo quasi solo vantaggi rispetto a quando correvo in Moto2.

 

A chi vuoi dire grazie per quello che hai vissuto e ottenuto finora? 

Beh, a tante persone. In primis, alle persone più vicine: mio padre, la mia famiglia, la mia ragazza. Alla fine ognuno, a modo suo, ha avuto un ruolo importante. 

Xavi Cardelús
Vittoria a Barcellona nell'Europeo Moto2. Credit: FIM JuniorGP

 

Per concludere, com’è nata la tua passione per il motociclismo?

Beh, quello che mi hanno sempre raccontato i miei genitori è che da piccolo ero ossessionato dalle moto. Appena ne vedevo una per strada impazzivo. In realtà ho iniziato a correre con i kart a quattro anni, ma avevo già le moto nel sangue. Inoltre, mio padre è stato campione d’Europa nell’87, quindi è stato lui a trasmettermi questa passione. È cominciato tutto come un hobby, ma poi la cosa si è fatta sempre più seria e professionale e in quei momenti capisci cosa vuoi davvero. Molti bambini dopo scuola vanno a giocare a calcio, io invece andavo in moto nel weekend. Alla fine sono passioni, hobby che hai da piccolo e poi decidi di farne una professione e rimanere in questo mondo.

 

E se non fossi un pilota, cosa faresti?

Adesso come adesso, non saprei dirtelo con certezza. Ma senza dubbio qualcosa legato al mondo dei motori: auto, kart...Qualsiasi cosa! Magari lavorerei in un team, non lo so. Ma sicuramente qualcosa che abbia a che fare con la benzina.

 

Quella che ti scorre nelle vene.

Esatto (ride, ndr).

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Xavi Cardelús per la disponibilità e il team Orelac Racing VerdNatura per aver reso possibile l'intervista. A Xavi i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.