Xabi Zurutuza rinasce con la Moto2: "Punto al mondiale per il 2027"

Nel 2024, Xabi Zurutuza affrontava la sua prima stagione nel mondiale Moto3 col team Red Bull KTM Ajo, con la speranza di replicare o avvicinarsi agli ottimi risultati (tra cui due vittorie) conquistati l'anno prima nel JuniorGP col team MTA.
Le cose però sono andate ben peggio di quanto sperato: Zurutuza ha faticato durante tutta la stagione e non è andato oltre soli tre piazzamenti a punti e un ottavo posto al Motorland Aragon come miglior risultato. Il tutto correndo con un team di punta del campionato, col quale però non è mai scattata la scintilla... Dopo tale delusione Zurutuza, classe 2006 di Legazpi, ha scelto per il 2025 di tornare al paddock del JuniorGP e ripartire dall'Europeo Moto2, con l'Andifer American Racing Team e sotto la guida di un manager esperto quale è Ricard Jové. E i risultati finora sono stati positivi: al momento dell'uscita dell'articolo, il pilota spagnolo vanta tre podi (due terzi posti a Magny-Cours e un secondo posto a Misano), occupa la quinta posizione in campionato ed è il miglior esordiente, pur essendo alla prima stagione con la Moto2.
Una buona rinascita per Zurutuza, che tiene alta la bandiera dei Paesi Baschi insieme ad altri piloti come Beñat Fernández e Iñigo Iglesias.
Palmen in Motorradsport ha avuto la possibilità di intervistare Xabi Zurutuza per parlare della stagione 2025, delle difficoltà avute nel mondiale Moto3 e della sua carriera. Non è mancato nemmeno un breve ricordo di Hugo Millán e Borja Gómez, piloti scomparsi in questi anni e a cui lui era legato.
Xabi, come sta andando la stagione 2025?
Sta andando molto bene, davvero. Dopo l'anno difficilissimo avuto nel mondiale Moto3, cambiare aria mi ha fatto molto bene. Mi sto divertendo tantissimo in moto, con le persone che mi circondano e con la squadra. È stato un cambiamento importante, ma le cose stanno andando molto bene.
Quali obiettivi hai in generale per la stagione?
Continuare a progredire, evitare le cadute e semplicemente acquisire sempre più fiducia e ottenere podi.
Com'è stato l'impatto con la Moto2? Ti ha sorpreso particolarmente?
No, anzi, è stato il contrario. Ho passato tutto l’inverno ad allenarmi con una Yamaha R1 e quando sono salito sulla Moto2 ad Almería ho pensato: “Cavolo, credevo andasse più forte!”.

Come hai detto, questo cambiamento ti ha fatto bene dopo le difficoltà avute nel 2024. Come mai le cose non sono andate bene al mondiale?
Dove sono adesso mi sento molto apprezzato e la gente mi ascolta. Nel 2024 invece era tutto il contrario: non riuscivo a trovare il feeling con la squadra. Come tutti sappiamo, un pilota ha bisogno di un anno di adattamento nel mondiale, ma alla fine tutto è andato storto: non riuscivo a lavorare bene coi miei tecnici e non ottenevo mai quello di cui avevo bisogno. Nel mondiale il livello è altissimo e se non sei nelle stesse condizioni degli altri, non riesci a ottenere i risultati che meriti. E così è andata nel mio caso.
Hai vinto gare e fatto podi nel JuniorGP, ma poi nel Motomondiale eri molto indietro, anche rispetto a piloti che invece riuscivi a battere nel JuniorGP. Come hai vissuto quel momento?
Con tanta frustrazione. Sapevo di poter fare bene: era il mio anno da rookie, vero, ma si sa che se arrivi preparato e hai la moto e la squadra giusta, puoi vincere e fare tanti podi, come Máximo Quiles e Valentín Perrone adesso e David Alonso e Pedro Acosta in passato. È stato un anno molto duro per me, credo il più duro della mia carriera. Correndo da tanto tempo con molti di loro, dalla European Talent Cup alla Moto3 del JuniorGP, avevo vinto parecchie gare, fatto tanti podi e battuto molti dei piloti che sono arrivati al mondiale con me...Arrivare lì e non riuscire nemmeno ad avvicinarmi ai primi è stato impossibile da accettare.
E cosa ti ha ridato la motivazione per continuare?
Ho sempre creduto molto in me stesso. So quanto mi sono allenato e quanti sacrifici ho fatto. Sono stati momenti duri, ma poi Ricard Jové mi ha proposto questo progetto. Non volevo più restare nel mondiale Moto3, con nessuna squadra, e anche se andavo un po’ alla cieca ho accettato la sfida, sapendo che con lui dentro avrebbe sicuramente funzionato.
Che consigli ti ha dato principalmente Ricard Jové?
Avere pazienza, perché è una categoria difficile. Mi ha detto di fare un passo alla volta, divertirmi, tornare a godermi il motociclismo e affrontare tutto gara dopo gara.
Tornando agli anni del JuniorGP con MTA, che ricordi hai principalmente?
Il primo anno è stato duro, perché non riuscivo a trovare il feeling con la squadra. Poi però c’è stato un cambiamento nel 2023. Anche se ero nello stesso team, è cambiato tutto lo staff tecnico e alla fine mi sono trovato a lavorare con persone che credevano davvero in me e di cui io mi fidavo ciecamente. È stato un anno bellissimo, anche se abbiamo avuto un po’ di sfortuna con delle cadute. Ogni volta che incontro Alessandro Tonucci (titolare del team ed ex-pilota del Motomondiale, ndr) ricordiamo quello che per noi è stato un gran bell'anno.
Siamo arrivati sesti in campionato, ma per tre zeri: una caduta per colpa mia e due in cui mi hanno buttato giù altri piloti. Però abbiamo vinto due gare e una di esse è quella di Portimão. dove ho trionfato partendo ultimo e dovendo fare anche dei Long Lap. Ogni volta che parlo con Massimo Capanna (tecnico di grande esperienza che ora lavora nel team SeventyTwo Artbox, ndr), mi dice sempre che è una delle vittorie che ricorderà per sempre.

E com’è stata quella gara di Portimão?
Ricordo che il sabato, quando ho ricevuto la penalizzazione, è stato un momento duro per la squadra. Erano molto tristi perché avevamo lavorato bene, al punto che avevamo chiuso secondi o terzi ogni sessione di prove. Io però li ho incoraggiati la sera prima dicendo: “Non vi preoccupate, domani vinco”. Non mi credevano, e l’ho ripetuto, chiedendo loro di non dire niente e fidarsi.
E alla fine sì, la moto andava perfettamente, giravo un secondo più veloce del gruppo davanti e sono riuscito a raggiungerli. All’ultima curva ero già terzo e quando ho visto davanti Luca Lunetta e Tatchakorn Buasri ho detto: “Sì, vinco io”. E così è stato. Tuttora, quando incontro Luca, ricordiamo quella come una delle nostre gare più belle.
Facciamo ora un passo indietro. Puoi riassumere il tuo percorso nel motociclismo?
Ho iniziato ad andare in moto a due anni e mezzo. Sono entrato nella scuola di Chicho Lorenzo a Navarra e poi ho iniziato a correre con le minimoto nella Liga Interescuelas. Nel 2016 sono passato al Supermotard e lì è andata molto bene: sono arrivato terzo e l'anno dopo sono diventato campione spagnolo. Nel 2019 e 2020 sono stato due volte Campione Spagnolo nella classe 250 del Supermotard e nel 2020 sono anche arrivato terzo nell'ESBK PreMoto3. Poi nel 2021 sono passato alla European Talent Cup e lì ho vissuto un altro anno bellissimo e con ottimi risultati, ottenuti insieme a una squadra eccezionale quale era Cuna de Campeones.
Peccato che non ci sia più la Cuna de Campeones.
Ogni volta che incontro Julián Miralles (titolare del team e dell'omonimo campionato, ndr), ci abbracciamo. Era una vera famiglia: con poche risorse, facevano tantissimo. Ora Julián aiuta piloti come Jaume Masiá e Jorge Navarro, ma il team come tale non c’è più da due anni, e dispiace davvero.
C’è una gara, oltre a quella di Portimão 2023, che consideri particolarmente speciale?
Quando ho vinto la mia prima gara nella European Talent Cup a Montmeló e quella a Portimão, anch'essa nella ETC. Sono vittorie che non si dimenticano mai. Era una categoria molto dura, con un livello alto e piloti che correvano lì da alcuni anni, ma da rookie con poche aspettative sono riuscito a vincere gare e a fare una bella stagione.
Com’è essere uno dei pochi piloti baschi a competere ad alti livelli?
È uno sport molto impegnativo e costoso. Oltre al talento serve fortuna per trovare sponsor che ti sostengano, perché a un certo punto i costi sono altissimi per una famiglia normale. Siamo in pochissimi: c’è anche Beñat Fernández, che sta andando molto bene, ma pochi altri (come Iñigo Iglesias, ndr). È un onore essere uno dei pochi baschi ad aver raggiunto il Mondiale.

E guardando avanti, quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Continuare a crescere nel JuniorGP, in Moto2. L’obiettivo è passare al Mondiale entro il 2027 e arrivare prima o poi in MotoGP.
Cosa fai principalmente fuori dalle piste, quando non ci sono gare?
Trascorro la maggior parte del tempo a Murcia nella scuola Pakosta Riders. Ormai vivo lì, insieme ad altri piloti. Faccio molta bici durante la settimana e mi alleno in moto quasi tutti i giorni. Quando sono molto stanco, torno a casa per stare un po’ con la mia famiglia, con i miei fratelli e i miei genitori, per staccare un po’.
Hai qualche altra passione oltre alle moto?
No.
Chi è il tuo pilota preferito?
Marc Márquez. Ho parlato poco con lui, ma dopo la brutta caduta che ho avuto al Mugello nel 2024 (a terra e poi investito da un altro pilota, ndr) ci siamo ritrovati ad Alcarrás, mentre lui faceva flat track e io supermotard, e mi ha chiesto come stavo. È una bravissima persona e mi piace molto come pilota. È un otto volte campione del mondo e allo stesso tempo un uomo dal grande valore umano. Anche Maverick Viñales era lì e mi ha chiesto come stavo, e l'ho apprezzato davvero. Sono davvero brave persone: rivali e piloti dal grande palmares in pista, ma persone come tante altre fuori.
Hai una frase che ti ispira nella carriera e nella vita?
Ogni sacrificio ha la sua ricompensa.
Nel 2021 sei stato compagno di squadra di Hugo Millán e hai raggiunto la ETC nello stesso anno di Pau Alsina. Hai un ricordo particolare di loro?
Ogni volta che vedo il numero 44, mi viene in mente lui. È stato uno dei miei primi compagni di squadra nella velocità, ho bei ricordi di lui nel box. Riguardo Pau, non ho ricordi particolari: abbiamo esordito nella European Talent Cup nello stesso anno, ma non ci siamo mai parlati molto.
E di Borja Gómez?
Tanti. Ci allenavamo spesso insieme in moto e scherzavamo sempre. Ricordo che dicevamo per scherzo agli altri piloti che l’indomani l’allenamento era alle 8 del mattino, anche se in realtà era alle 11, solo per vedere se qualcuno ci cascava. Poi ovviamente dicevamo la verità, ma era bello fare queste piccole burle con lui.
E per finire, Xabi, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per tutto ciò che hai vissuto e stai vivendo?
Il mio team, che sta facendo un enorme sforzo perché questo progetto, che non è facile, possa andare avanti. Daremo il massimo per ottenere i migliori risultati. Un grande grazie anche alla mia famiglia, che mi segue e mi sostiene al 100%.
Palmen in Motorradsport ringrazia Xabi Zurutuza per la disponibilità e Ricard Jové e l'Andifer American Racing Team per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.