Voleva un elicottero, ha ottenuto il podio in Moto3 - Ryūsei Yamanaka

È da diversi anni che corre nel Mondiale Moto3 e, anche se non ha ancora vinto una gara o lottato per il titolo, ha fatto progressi stagione dopo stagione fino a ottenere i suoi primi podi. Stiamo parlando di Ryūsei Yamanaka, ora in gara col team Frinsa - MT Helmets - MSi Racing.
Nato nel 2001, Yamanaka ha mostrato grandi capacità in Giappone e successivamente in serie come l’Asia Talent Cup, la Red Bull MotoGP Rookies Cup e il Campionato del Mondo Junior Moto3 (oggi JuniorGP), dove ha vinto gare e conquistato podi. Il pilota giapponese è poi passato a tempo pieno al Motomondiale nel 2020 e da allora ha corso con diversi team: Estrella Galicia 0,0, PrüstelGP, Aspar Team e ora MSi Racing Team. In particolare, con la squadra gestita da Óscar Manzano ha disputato la stagione 2022, per poi tornare con loro nel 2024 e conquistare il suo primo podio mondiale al Mugello, seguito da altri due piazzamenti in top 3 durante la stagione in corso (terzo in Qatar, secondo al Red Bull Ring). Una collaborazione fruttuosa, che continuerà anche nel 2026 dopo che Yamanaka avrà affrontato un'operazione al mignolo, che lo costringerà a saltare gli ultimi due GP di quest'anno (Portimão e Valencia).
Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Ryūsei Yamanaka per parlare del 2025, della sua carriera e di molto altro, incluso il fatto che il nipponico viva ancora in patria e non si sia mai trasferito in Europa (almeno per ora).
Ryūsei, come sta andando la stagione 2025?
Non è andata come avrei voluto. In alcune gare sono stato forte, ma spesso mi è mancata efficacia nella parte finale della corsa e questo mi ha impedito di ottenere risultati migliori. Inoltre, ho sprecato alcune opportunità a causa di una caduta e di qualche errore. Comunque, il feeling sta migliorando.
Qual è stata finora la tua gara migliore? E qual è il tuo obiettivo adesso?
In Qatar, dove sono salito sul podio per la prima volta dopo quasi un anno. Riguardo l'obiettivo, spero di ottenere al più presto la mia prima vittoria nel mondiale.
Com’è lavorare col team MSi Racing?
Sono molto felice, perché la squadra è davvero professionale e sono contentissimo di lavorare col mio capotecnico. Lui vuole davvero la vittoria e lavoriamo sempre su ogni dettaglio per capire come migliorare. Mi sento molto a mio agio, perché mi aiutano molto e mi fanno sentire parte di una famiglia.
Come sei cambiato, come pilota e come persona, rispetto a quando sei arrivato al mondiale?
Rispetto all’inizio, presto maggiore attenzione alle piccole cose. Ad esempio, provo a non farmi male nella vita di tutti i giorni o a evitare incidenti, anche in macchina, perché influirebbe anche sulla mia carriera. Penso anche alla mia immagine: se le persone mi riconoscono fuori dalle corse e faccio qualcosa di sbagliato, rimarranno con quell’idea di me. Come pilota, controllo il mio peso e cerco di lavorare sui piccoli dettagli, perché possono fare una grande differenza. Infine, mi prendo cura dei miei sponsor, perché sono molto importanti nel motorsport.

Guardando alle stagioni passate da quando sei nel mondiale, quali sono stati i tuoi momenti migliori e quelli più difficili?
Il mio miglior ricordo è il primo podio (al GP d’Italia 2024, ndr). Quello è sempre speciale. Il mio più grande rimpianto è stato al GP di Spagna a Jerez nel 2023, quando correvo con Aspar. Stavo lottando per la vittoria, ma a un certo punto mi si è rotta la pedana e quindi sono dovuto tornare al box.
Puoi raccontare come è iniziata la tua carriera nel motociclismo?
Ho un fratello, Shota, che ha quattro anni più di me e ho iniziato correre poco dopo rispetto a lui. L’inizio è stato abbastanza divertente...Quando avevo tre anni, volevo un elicottero. Un giorno chiesi a mio padre di comprarmene uno, ma ovviamente disse di no. Il giorno dopo avevo la mia prima gara. Ero nervoso e non volevo correre, perché ero molto lento e pensavo che sarei arrivato ultimo. Mi misi persino a piangere. Allora mio padre mi disse che se avessi vinto la gara, mi avrebbe regalato un elicottero. Lo disse, ovviamente, perché pensava che non potessi vincere, ma pensando che avrei potuto avere l'elicottero che tanto desideravo, entrai in pista con grande motivazione. E cosa successe? Molti piloti davanti a me caddero e alla fine vinsi la gara.
E com’è andata a finire con l’elicottero?
Andai subito da mio padre a chiedergli di comprare un elicottero. In quel momento però mio padre aveva con sé delle carte Pokémon e mi chiese: “Cosa vuoi? L’elicottero o le carte Pokémon?”. E io scelsi le carte Pokémon…Giocò sul fatto che ero ancora un bambino (ride, ndr).
Su come è proseguita poi la tua carriera, cosa racconti del tuo periodo dell’Asia Talent Cup?
Ho faticato tanto, anche perché ero molto piccolo e perciò avevo 15 chili di zavorra. La mia moto quindi era pesantissima e in più ho avuto anche un infortunio alla gamba, che ha richiesto un intervento chirurgico. Dopo non mi sentivo a mio agio, ma sono comunque riuscito a migliorare e alla fine sono rimasto nella serie per tre anni. Ho anche ottenuto una vittoria (Gara 1 a Motegi nel 2017, ndr) e altri nove podi, per poi passare alla Red Bull MotoGP Rookies Cup.
Com’è stata l’esperienza nella Rookies Cup?
Nel mio primo anno ho ottenuto un podio a Brno sotto la pioggia. Quello è stato il mio primo podio nella Rookies Cup ed ero veramente felice. Nel secondo anno invece ho conquistato la mia prima pole position e la mia prima vittoria nella serie. Ho anche un altro ricordo di quel periodo: una volta ho avuto un grande incidente con i fratelli Deniz e Çan Önçü (alla partenza di gara 1 a Jerez nel 2017, ndr). Prima eravamo molto amici, ma dopo quella caduta non ci siamo più parlati. Ci siamo “lasciati”, diciamo (ride, ndr).
Quale consideri la migliore stagione della tua carriera finora?
Forse il 2019, quando ho corso nel Mondiale Junior (col team Estrella Galicia 0,0, ndr). Quella stagione è stata probabilmente la migliore in termini di risultati: ho ottenuto diversi podi e alcune vittorie, e mi sentivo davvero competitivo.

Hai amici nel paddock del Motomondiale?
Forse sì, forse no. Ho alcuni amici, ma preferisco non dargli troppa confidenza, visto che siamo rivali. Per esempio, ero piuttosto amico di Xavi Artigas anche fuori dal paddock. Anche con Joel Kelso ero molto amico, fino a circa due anni fa. Siamo ancora amici, ma se lottiamo per la stessa posizione, allora le cose cambiano. Alla fine, forse, non ho veri amici qui (ride, ndr).
Vivi ancora in Giappone, giusto?
Sì.
La maggior parte dei piloti asiatici si trasferisce in Spagna durante la sua carriera. Tu sei un’eccezione!
A parte che mi mancherebbe il cibo giapponese, l’ambiente in Spagna non è ideale per me. Non ho né una moto né un assistente lì, quindi dovrei comprare una moto e un’auto e trovarmi un garage, tutto da solo. Non conosco bene i circuiti o il sistema e questo rende tutto difficile. Inoltre, sono una persona che preferisce allenarsi con la moto anziché che in bici o solo in palestra. In Giappone posso allenarmi cinque volte a settimana con la moto, mentre in Spagna potrei farlo forse una o due volte. In pratica, in Giappone ho tutto ciò di cui ho bisogno: la mia moto, la mia macchina, il mio garage, il mio meccanico e i circuiti che conosco.
Ma hai mai pensato di trasferirti in Spagna?
All’inizio del 2024 ho provato a cercare una casa e un garage in Spagna usando un’app. Ho mandato messaggi, ma non mi hanno mai risposto. Ho chiamato, ma non parlavano inglese, quindi era impossibile trovare qualcosa. Queste cose sono stressanti per me, quindi la soluzione più semplice, alla fine, è stata restare in Giappone.
Come va col jet lag?
Per me il jet lag non è un problema. Posso dormire ovunque e in qualsiasi momento, quindi non ne soffro.

Tornando un attimo alla tua carriera, nel 2021 eri compagno di squadra di Jason Dupasquier, che purtroppo è morto in quell'anno dopo un incidente al Mugello. Hai un ricordo speciale di lui?
Io e Jason eravamo buoni amici. Avevamo una piccola abitudine: dopo una buona gara, compravamo una cheesecake e ce la mangiavamo insieme. Era la nostra piccola tradizione. A volte lo facevamo e a volte no, ma era qualcosa di speciale tra noi.
Infine, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per il tuo percorso finora?
Voglio ringraziare i miei sponsor personali, la mia squadra, mio padre, mia madre e tutta la mia famiglia. Mio padre non mi avrà dato l’elicottero, ma mi ha dato la motivazione per continuare e questo conta molto di più.
Palmen in Motorradsport ringrazia Ryūsei Yamanaka per il tempo dedicato e Miriam Triguero (coordinatrice del team MSi Racing) per aver reso possibile l’intervista. Un augurio al pilota e alla squadra per le prossime gare e stagioni.