Dal flat track al Motomondiale (e viceversa) - Stevie Bonsey

Normalmente per arrivare ai livelli più alti del motociclismo si deve affrontare un percorso con tappe precise. Di solito si parte dalle minimoto e poi si passa alla MiniGP, oggi Ohvale, e poi alle varie serie propedeutiche nazionali come il CIV e internazionali come il JuniorGP e la Rookies Cup.
Il pilota di cui parliamo questa volta ha invece fatto un percorso decisamente diverso: è arrivato al Motomondiale DIRETTAMENTE DA TUTT'ALTRA DISCIPLINA. Anche se, bisogna dirlo, ha dimostrato di avere comunque un buon talento.
Questa è la storia di Stevie Bonsey.
Gli inizi nel flat track
Stevie Bonsey nasce nel 1990, è figlio di un ex-pilota di flat track ed è originario di Salinas, città della California che ha anche dato i natali a un pilota che ha ottenuto vittorie nel Mondiale Superbike, titoli nell’AMA e anche buoni risultati nel mondiale 500cc: Doug Chandler.
Con la passione per le corse che si respira in famiglia, il piccolo Stevie inizia ben presto a seguire le orme del padre e si cimenta anche lui nel flat track, aiutato anche dal fratello di Doug Chandler e da Billy Graham, quest’ultimo fratello di una leggenda del flat track negli Stati Uniti quale è Ricky Graham.
Il talento di Stevie Bonsey inizia ad emergere fin da subito e arrivano immediatamente vari titoli nella disciplina. Nel 2005, a 15 anni, il pilota californiano vince anche il prestigioso AMA Horizon Award, assegnato ai piloti più promettenti a livello amatoriale di flat track, motocross e anche velocità su pista. Bonsey lo vince chiaramente nel flat track, succedendo anche a un certo Nicky Hayden, mentre ad aggiudicarselo in quell’anno nel motocross è Ryan Villopoto, che come sappiamo farà poi molta strada...Nella velocità trionfa invece Blake Young, che diventerà poi un pilota di ottimo livello nell’AMA Superbike.
Tornando al nostro amico Bonsey, a un certo punto uno dei suoi primi sponsor, Ray Abrams di A&A Racing, segnala questo giovane talento a un uomo che di moto, vittorie e titoli se ne intende non poco. Sto parlando di Kenny Roberts, che nel 2006 va a vedere una gara di Bonsey e ne rimane stregato. Dopo tale gara, il tre volte Campione del Mondo 500cc va da Bonsey e gli fa una domanda precisa: “Che obiettivi hai per la tua carriera?”. La sua risposta? “Voglio essere come Nicky Hayden e arrivare a correre nel Motomondiale”.
Nel giro di tre settimane da quella conversazione, Kenny Roberts trova un accordo col team Red Bull KTM e organizza per Bonsey un test con la 125cc della casa di Mattighofen, sbarcata al Motomondiale circa tre anni prima. Il test non finisce bene, poiché Bonsey cade e si infortuna, ma già in quella prima uscita il boss del team, Harald Bartol, vede un certo potenziale in quel pilotino della California la cui unica esperienza nella velocità consisteva in sole tre gare, per giunta di livello puramente amatoriale.
Il potenziale visto da Harald Bartol, unito alla spinta di Kenny Roberts (che comunque aiuta), fa sì che la carriera di Stevie Bonsey prenda una svolta pazzesca per la stagione 2007.
Dalla terra al Motomondiale
Nel 2007, Stevie Bonsey viene ingaggiato dal team Red Bull KTM per correre nel mondiale 125cc, a fianco di Tomoyoshi Koyama e Randy Krummenacher. Pensate voi: un ragazzo che fino all’anno prima correva nel flat track e aveva alle spalle solo una manciata di gare amatoriali si ritrova improvvisamente catapultato tra i grandi del Motomondiale. PAZZESCO.

Inevitabilmente questo ingaggio fa storcere il naso a parecchi appassionati e addetti ai lavori, anche perché c’erano piloti con maggiore esperienza e palmares ancora liberi, e quindi Bonsey si trova subito davanti a un compito difficilissimo: quello di dimostrare subito il proprio valore e far tacere gli scettici.
E come vanno le cose? Ai test IRTA Bonsey stenta decisamente ed è nelle retrovie e va in modo identico al primo GP stagionale in Qatar, dove si qualifica 29° e terzultimo e chiude 22° e ancora terzultimo. Già a Jerez però le cose vanno decisamente meglio: lo statunitense si qualifica 25°, sì, ma poi si rende protagonista di una bella rimonta soprattutto nella seconda metà di gara. Raggiunge la zona punti al 17° dei 23 giri previsti e chiude la corsa in tredicesima posizione, ottenendo così già alla sua seconda gara nel mondiale e con pochissima esperienza nella velocità i suoi primi punti iridati.
Successivamente arrivano alcune difficoltà e anche le prime cadute in gara, come quando a Shanghai finisce a terra al secondo giro insieme a Nico Terol, ma Stevie Bonsey riesce comunque a ottenere altri piazzamenti comunque rispettabili considerando la sua esperienza, come un 20° posto al Mugello. Il suo tallone d’Achille è più che altro la qualifica, dove il californiano fa spesso e volentieri molta fatica dovendo poi rimontare in gara. Un esempio è quanto succede al Gran Premio di Germania al Sachsenring: Bonsey si qualifica 30°, ma poi in gara rimonta fino a chiudere 18° su 29 piloti al traguardo. Va in modo simile al GP della Repubblica Ceca a Brno: Bonsey si qualifica 27° su 37 piloti e poi in gara rimonta fino a chiudere 16° su 31 piloti al traguardo a neanche cinque secondi dalla zona punti.
Arrivano anche alcuni ulteriori ritiri, come quando a Motegi si trova in una buonissima 11ª posizione sotto la pioggia persistente, ma poi finisce a terra all’ottavo giro. La prestazione gli dà comunque fiducia e al successivo GP di Phillip Island Bonsey si qualifica col 18° tempo (molto meglio rispetto a tante altre gare) e poi chiude la gara in quindicesima posizione, ottenendo così un ulteriore punto iridato dopo i tre portati a casa a Jerez.
La stagione si chiude poi con un 26° posto a Sepang e un 16° posto a Valencia e così cala il sipario sul 2007. I quattro punti ottenuti durante l’annata e il 25° posto in campionato possono sembrare pochissimo, ma per un pilota che, ripeto, fino all’anno prima correva in tutt’altra disciplina sono in realtà un buon bottino e infatti Stevie Bonsey fa un bilancio generalmente positivo, anche perché ha regolarmente battuto piloti aventi decisamente più esperienza di lui nella velocità e anche nel mondiale.
Le buone cose fatte vedere nel 2007, unite anche all’intermediazione di Kenny Roberts e Chuck Aksland, fanno sì che Stevie Bonsey riesca a trovare una sella nel mondiale 125cc anche per il 2008.
La seconda stagione iridata
Bonsey viene infatti ingaggiato dal team DeGraaf Grand Prix, nome in quell’anno della Molenaar Racing di Arie Molenaar (squadra due volte iridata in 125cc con Haruchika Aoki). Bonsey va ad affiancare il britannico Danny Webb e l’olandese Hugo van den Berg e con una stagione alle spalle e una migliore conoscenza delle piste, punta a migliorarsi decisamente rispetto all’anno precedente.
L’anno inizia con un ritiro in Qatar, ma già al secondo GP stagionale a Jerez Bonsey si qualifica col sesto tempo e poi in gara si trova a lottare per il podio nei primi giri. Successivamente cala il ritmo, ma Bonsey chiude comunque sesto e si porta a casa il suo primo risultato in top 10. Una crescita rispetto al primo anno c’è eccome e la conferma definitiva arriva a Estoril. Sul tracciato portoghese Bonsey si aggiudica la sua prima “prima fila” nel mondiale qualificandosi col secondo tempo, dietro solo al polena Simone Corsi. In gara però Bonsey parte malissimo, al punto da chiudere il primo giro in tredicesima posizione. Lo statunitense comunque ci mette una bella pezza, rimontando fino a passare sotto la bandiera a scacchi in quarta posizione. Ci sono grandi rimpianti per come sarebbe potuta andare senza la brutta partenza, ma Bonsey c’è.

Dopo un inizio promettente però la stagione del pilota americano prosegue in modo discontinuo, con tanti alti e bassi. Bonsey chiude 14° a Shanghai, cade a Le Mans, arriva 11° al Mugello e finisce 7° a Barcellona. Arrivano poi cinque gare senza punti tra piazzamenti fuori dai primi 15 e ritiri, come quando al GP di San Marino a Misano si ritira al terzo giro mentre è comunque fuori dalla zona punti. Bonsey si riscatta parzialmente al GP di casa a Indianapolis, dove arriva nono, ma poi inciampa in ulteriori zeri. Bonsey chiude la stagione al 15° posto con 46 punti: un bel passo avanti rispetto al 2007, ma non si può essere del tutto soddisfatti dopo che il promettente inizio di stagione è stato disatteso.
Ciononostante Bonsey trova un’ulteriore opportunità nel Motomondiale, questa volta nella classe 250cc.
Per il 2009 Stevie Bonsey viene ingaggiato dal team Aprilia Madrid, che lo schiererà al via dell’ultima stagione della 250cc prima del passaggio alla Moto2. Anzi, riformulo la frase: Per il 2009 Stevie Bonsey viene ingaggiato dal team Aprilia Madrid, che DOVREBBE SCHIERARLO al via dell’ultima stagione della 250cc prima del passaggio alla Moto2.
Perché ho messo il condizionale?
Semplice: il team Aprilia Madrid si rivela essere il nulla cosmico. I soldi e gli sponsor garantiti dalla titolare Diana Zschoch non ci sono, il team non si presenta ai test IRTA a Jerez e il povero Bonsey si ritrova col cerino in mano. Il californiano prova a trovare un’altra sistemazione nel Motomondiale, ma alla fine deve rassegnarsi e torna così negli Stati Uniti e al suo primo amore: il flat track.
L'illusione e la fine
Quando tutto sembra finito e la stagione è già bella che iniziata, però, arriva a Bonsey una chiamata inaspettata: il team Milar Juegos Lucky, nato dai cocci del team Aprilia Madrid rimessi insieme da Manolo Burillo e Josep Crivillé, sta cercando un sostituto dopo l’infortunio rimediato dal pilota titolare Aitor Rodriguez.

La scelta ricade proprio su Bonsey, che torna quindi a correre nel mondiale e fa finalmente il proprio debutto nella classe 250cc. Pur con poche aspettative, la scelta di Bonsey di accettare la chiamata del team spagnolo non è casuale, perché secondo quanto riportato da Motomatters il team avrebbe già richiesto l’iscrizione al mondiale Moto2 per la stagione successiva proprio con Bonsey.
Comunque arriva il GP di Barcellona, il sesto della stagione 2009, e come debutta Stevie Bonsey nella quarto di litro? Su una moto a lui sconosciuta e per nulla competitiva e debuttando a stagione in corso, l’americano riesce a piazzarsi 15° e a ottenere subito un punto. Tra l’altro lo fa battendo per pochissimo un "peso massimo" del motociclismo: Axel Pons, la cui storia incredibile dalla pista al pellegrinaggio ho raccontato qui.
Comunque arriva poi il GP di Assen, che non va altrettanto bene: Bonsey si qualifica 18° e poi in gara è costretto al ritiro per noie tecniche.
E l'avventura di Bonsey in 250cc FINISCE QUI, dopo sole due gare. Il team Milar Juegos Lucky, già con pochissimo budget dall’inizio della stagione, è ormai allo stremo delle forze e dopo il GP d’Olanda è costretto a chiudere i battenti. Cosa significa tutto questo per Stevie Bonsey? Che la sua carriera nel Motomondiale si chiude, questa volta, in maniera definitiva.
Il californiano torna nuovamente a correre col flat track negli Stati Uniti. Negli anni successivi non mancano gli infortuni importanti, come quando nel 2016 si frattura la prima vertebra cervicale cadendo allo Springfield Mile e l’anno dopo si rompe un legamento crociato anteriore, ma il ragazzo di Salinas riesce comunque a ottenere ottimi risultati e anche qualche vittoria nel Grand National Championship.

Si chiude così la storia di Stevie Bonsey. Un pilota che nel suo piccolo ha compiuto un’impresa, ovvero quella di arrivare al Motomondiale e fare punti e ottimi risultati venendo da tutt’altra disciplina, ma che allo stesso tempo rappresenta un grande rimpianto per il motociclismo americano, in quanto non ha sfruttato pienamente le occasioni avute, ha patito una bella dose di sfortuna in 250cc e si è ritrovato fuori dal Motomondiale forse un po’ troppo presto, visto il potenziale messo in mostra soprattutto all’inizio del 2008.