Stefano Nepa a cuore aperto tra passato, presente e futuro

Stefano Nepa
Stefano Nepa al parco chiuso a Buriram (2025). Credit: Sic58 Squadra Corse.

Esperienza, gratitudine per essere pilota del Motomondiale e allo stesso tempo la voglia di vivere ancora il motociclismo “alla vecchia maniera”. Tutto questo si unisce nella persona di Stefano Nepa, presenza fissa della Moto3 da diverse stagioni.

Classe 2001, Nepa ha debuttato a metà 2018 con il team CIP Green Power e poi nel 2019 ha corso metà stagione con Avintia, in entrambi i casi subentrando ad altri piloti (rispettivamente Makar Yurchenko e Vicente Pérez). Dal 2020 è poi diventato titolare a tempo pieno: un anno con Aspar, uno con Boé, tre con MTA, fino al 2025 con la Sic58 Squadra Corse. Tra alti e bassi, Nepa ha spesso lottato per le prime posizioni, pur senza ancora conquistare il tanto agognato podio. E proprio così è iniziata la stagione 2025 in Thailandia: sfiorando il podio, quarto al traguardo dopo la prima fila in qualifica. La stagione non è poi proseguita come sperato, con diverse gare lontano dalle prime posizoni, ma Nepa punta a risalire contando sulla squadra di Paolo Simoncelli e sull’esperienza di Marco Grana.

Perché parliamo di Stefano Nepa? Perché Palmen in Motorradsport ha avuto l'onore di intervistarlo e ha così ripercorso con lui le sue stagioni nel mondiale, la sua carriera dagli inizi e tanto altro ancora. E Nepa si è aperto, come forse in poche altre occasioni...

 

Stefano, innanzitutto cosa racconti della stagione 2025?

Siamo partiti col botto e in modo molto positivo, cosa che non mi sarei aspettato assolutamente dopo una pre-stagione un po' difficile e l'adattamento alla Honda dopo tanti anni in KTM. I test non erano andati molto bene, ma poi in Thailandia ci siamo divertiti un sacco e soprattutto mi sono divertito io a guidare, al punto da fare prima fila e sfiorare il podio in gara.  In Argentina abbiamo fatto un po' più di fatica, ma comunque ce la siamo giocata lì in top 10. Da Austin invece ho iniziato a fare un po' di fatica e ho avuto anche una brutta caduta in gara mentre rimontavo, e poi sono caduto in Qatar e mi sono infortunato a un metatarso del piede destro. Questo non ha aiutato e poi in generale ho fatto molta fatica nelle gare successive.

 

A cosa è dovuto questo calo dopo un ottimo inizio?

Devo ancora trovare un po' la quadra con la Honda. Sono riuscito da subito a cambiare stile, ma non riesco ancora ad essere veloce e costante sempre. Questo è quello che alla fine fa la differenza nel mondiale. In particolare fatico ancora molto nella fase di ingresso di curva e questo condiziona anche la percorrenza e l'uscita, il che accentua ulteriormente il gap di accelerazione rispetto alla KTM. Stiamo facendo delle modifiche abbastanza grandi e in qualche occasione ci siamo riavvicinati, poi però torniamo indietro. Il livello è pazzesco e quindi bisogna stare al passo sempre, cosa che non riesco ancora a fare.

Stefano Nepa
In azione a Termas de Río Hondo (2025). Credit: Sic58 Squadra Corse

 

Quali sono le differenze principali tra KTM e Honda?

Sicuramente la prima differenza che noti è nell'accelerazione e poi come moto si muove meno e ti trasmette meno informazioni, diciamo. Questo non si traduce in meno feeling, può anzi essere anche un vantaggio, ma a volte è anche un po' dispersivo, perché non riesci a capire bene dove è il limite e vai per terra e non capisci perché. 

 

Che obiettivo ti sei dato per le prossime gare?

Saranno delle gare importantissime per il mio futuro, quindi punto a risollevarmi e fare delle prestazioni ottime. Voglio tornare a divertirmi, stare davanti e vedermi competitivo, anche per cercare di meritarmi il salto di categoria.

 

La tua carriera nel mondiale Moto3 è partita subentrando a stagione in corso nel 2018 e nel 2019 e dal 2020 sei pilota fisso. Che bilancio fai degli anni che hai trascorso finora nella Motomondiale?

Sicuramente i primi due anni sono serviti per ingranare, capire un po' il sistema del mondiale e conoscere tutti i circuiti. Ma già nel 2019 ho fatto un bel finale e ho anche raggiunto la top 10 nelle gare in Asia. Nel 2020 invece sono stato quasi tutte le gare in zona punti, ma non sono mai riuscito ad affacciarmi nelle prime posizioni, cosa che è arrivata poi nel 2021 sul finale di stagione. Proprio nel 2021, a Misano, ho anche fatto diversi giri davanti e me la sono giocata per il podio con Pedro Acosta. Nelle stagioni a seguire ci sono stati sempre un po' di alti e bassi, che non fanno mai bene alla classifica e in generale al pilota, ma ci sono stati tanti spunti positivi.

 

Hai anche avuto un grave infortunio nella parte finale del 2022 (fratture scomposte a tibia e perone della gamba sinistra, ndr).

Quell'anno, il primo col team MTA, è stato abbastanza difficile, ma verso il finale di stagione sono tornato ad essere abbastanza competitivo. In Malesia poi ho avuto quel brutto incidente mentre ero in piena top 5 e venivo da alcune gare chiuse nelle prime posizioni. Quell'infortunio ha inevitabilmente condizionato l'inverno, ma contro ogni pronostico la stagione 2023 è andata davvero bene: sono stato quasi tutto il campionato in ottava o nona posizione e considerando che inizialmente sarei dovuto rientrare a marzo o aprile, non ci avrei puntato nemmeno un euro.

 

Com'è stato il recupero da quell'infortunio?

Alla fine mi sono rimesso in piedi a gennaio e anche lì non era in programma di tornare a guidare e a fare i primi passi. Ho fatto i test pre-stagione che non avevo forza e se pensiamo che la gamba infortunata era la sinistra, quella con cui si usa il cambio, era ancora più dura. Avevo fatto tanta riabilitazione e poco allenamento in quel periodo. Camminavo pochissimo, ero sempre sul lettino di fisioterapisti o sul divano con la gamba in scarico. Non è stato facile, ma alla fine in qualche modo sono riuscito comunque a guidare ed essere competitivo e ho fatto alcune gare bellissime.

 

Cosa ricordi soprattutto della stagione 2023?

Mi viene in mente in particolare la gara di Assen, dove sono stato anche in prima posizione per vari giri. E lì venivo da altri due interventi, perché ad Austin mi aveva centrato David Muñoz all'ultima curva e lì avevo rimediato un'altra fattura al perone e ai legamenti della caviglia. 

Stefano Nepa
In azione col team MTA Racing (2023).

 

Passiamo poi al 2024.

Lì ero partito con delle aspettative altissime e l'inizio è stato abbastanza buono. Poi però non sono riuscito ad essere competitivo e costante durante il campionato. Un grande rimpianto è legato al GP d'Australia, perché avrei potuto vincerla o fare almeno secondo, ma ho dovuto fare due Long Lap Penalty e alla fine è come se ne avessi fatti tre, visto che mentre recuperavo ho preso un duro colpo dal mio compagno di squadra. Alla fine, nonostante tutto, ho chiuso quarto in volata e a un niente dal podio. Parlando proprio della stagione, puntavamo ad essere costantemente nei primi cinque o sei posti e alla fine ho chiuso fuori dalla top 10, quindi non abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati.

 

Come ti senti riguardo la tua carriera iridata fino ad oggi?

Essere dentro questo paddock è già un privilegio. Poi con gli anni magari diventa un po' un'abitudine, non dico scontato, però non ci pensi che tanti vorrebbero essere qui al tuo posto, dove hai sempre sognato, dove da bambino guardavi la televisione e sognavi di essere lì a girare nelle piste del mondo. Quindi bisogna sempre ricordarsi questo, essere grato e crederci.

 

Come ti hanno cambiato tutti questi anni nel Motomondiale?

Un'esperienza come questa ti cambia più a livello umano che come pilota. Entri qui che sei un adolescente e col passare delle stagioni diventi un po' un ometto, quindi sei più responsabile e più meticoloso, gestisci la pressione in modo diverso e hai una percezione diversa di tutto. All'inizio sei un po' più cazzone, un po' più irruento, e dai meno peso a certe cose e questo secondo me col tempo fa la differenza. Poi in sella pochi pensieri e "poche pugnette", come si dice, però sicuramente da fuori inizi a sentire piccole e grandi differenze, che quando ti servono sai come gestirle.

 

A questo punto della tua carriera, che obiettivi hai per il futuro? 

L'obiettivo, il sogno, è quello di diventare un pilota di MotoGP. Penso di avere del talento e penso anche che con una moto più grande potrei esprimermi meglio, come è successo a diversi piloti. Adesso sono in Moto3 e sono concentrato sul 2025 con l'obiettivo di tornare competitivo e di divertirmi. Non voglio pensare a fare altri campionati o a cambiare mestiere. Bisogna essere realisti, aprire la mente e guardarsi intorno, però penso anche che bisogna rimanere concentrati sul presente e non distogliere la mente da questo mondiale, crederci da matti e dare il 200%. Poi si vedrà.

Stefano Nepa
Sul podio nel CIV PreMoto3 250 con Kevin Zannoni e Celestino Vietti (2015).

 

Puoi ricordare come è iniziata la tua carriera?

È partita nel cortile di casa. Mio padre (Sandro Nepa, ndr) correva con le moto da cross, ma non è stato lui a spingermi, bensì una cosa che ho voluto io. Anzi, inizialmente io volevo fare cross e fino a 6 o 7 anni ho fatto quello. Ho avuto una mini KTM e mi divertivo già nelle piste da cross già. Però mio padre sa cosa significa fare il crossista: ha diverse ossa demolite, non ha più una clavicola e cammina in piedi per miracolo. Questo lo ha spinto, per protezione, a mettermi su una minimoto e da lì è partito il mio percorso nella velocità. A 8 anni ho fatto le prime garette UISP nelle minimoto. Ho iniziato tardi rispetto ai miei coetanei, ma ho fatto subito il percorso del campionato italiano: minimoto, MiniGP, PreMoto3...

Ci tengo a specificare che siamo andati avanti con un team di famiglia. Mio padre ha fatto il pilota per tanti anni, ma è stato sempre autonomo: si è fatto da pilota, da meccanico, da assistente...sempre tutto da solo! Ho avuto la grande fortuna di avere un padre con esperienza in questo mondo e che è anche un bravissimo meccanico. Lui è stato il mio team manager e meccanico fino al CIV e al CEV e a un certo punto è arrivato anche mio zio (Adriano, ndr), che ha iniziato a seguirmi dalla PreMoto3. Ora non abbiamo più il nostro team, ma loro mi seguono assolutamente. Ho un gran tifo da tutta la mia famiglia e ricordo che in tantissimi venivano dalla mia città a vedere le gare del CIV. Addirittura organizzavano 3 o 4 pullman da Cologna (la frazione di Roseto degli Abruzzi di cui Stefano è originario, ndr)...Che ricordi!

 

Che bella questa cosa dei pullman per venire a vederti.

Ci sono delle foto bellissime sulle tribune, ma anche sotto il podio. Sembrava un po' di vedere Valentino Rossi a Misano, con la folla sotto il podio. Ero un po' incredulo quando vedevo quelle cose, sembrava un po' un film, però devo dire che un fan club così non ce l'ha avuto nessuno nel CIV. A quei livelli soprattutto, che era ancora un ragazzino ed era ancora un gioco. Si andava alle gare con il furgoncino, con la fornacella per gli arrosticini...Era un divertimento, tutto più casereccio, e non c'erano quella pressione e quella professionalità che poi vedi nei vari campionati come il JuniorGP e il Motomondiale.

 

Ti manca un po' quella dimensione?

Sì. Devo dire che tuttora, quando vado ad allenarmi, vado col furgone e la tenda. È una cosa che voglio proprio io. Tante volte i miei amici o anche i miei genitori, quando vado a Misano a luglio, mi dicono: "Dai, prendi il box, così stai al fresco". Invece no, io mi metto in fondo al paddock, in zona carro, con la tenda e il fusto della benzina attaccato con una corda per tenere giù la tenda. Mi è sempre piaciuto così e sono cresciuto così, dormendo inoltre sulle tavole di legno nel furgone o sul materassino da campeggio. Anche quando andiamo in Spagna dormiamo nel furgone. A me piace così, terra-terra, molto umile. Sono cresciuto così e la mia famiglia è così.

Stefano Nepa
In azione nel CIV col proprio team (2017).

 

In conclusione, Stefano, chi vuoi ringraziare per tutto questo?

Prima di tutto la mia famiglia. Quando dico la mia famiglia intendo tutti: i miei genitori, mia sorella, i miei zii, soprattutto mio zio Adriano, e i miei nonni. Siamo davvero una famiglia bellissima, unita, e tutti hanno contribuito alla realizzazione della mia carriera. E poi sicuramente ringrazio tutti gli sponsor e tutti gli amici della mia zona. Sicuramente puoi fare tutti i sacrifici possibili, ma senza sponsor non vai da nessuna parte. Anzi, alcuni sponsor ormai sono proprio degli amici, che mi sostengono fin dall’inizio della carriera. Infine ringrazio tutte le persone che credono in me, anche quando le cose non vanno come sperato.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Stefano Nepa per la grande disponibilità e il team Sic58 Squadra Corse per aver reso possibile l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.