Scott Ogden si racconta a Palmen in Motorradsport

Scott Ogden
Scott Ogden dopo la pole position al Sachsenring. Credit: CIP Green Power

Dopo tre anni in cui ha raccolto punti solo di tanto in tanto ed è stato uno dei piloti più incostanti della griglia, Scott Ogden sta mostrando un netto miglioramento nel mondiale Moto3 2025, dopo il passaggio dal team MLav Racing al team CIP Green Power e da Honda a KTM.

Classe 2003, Ogden ha vinto la British Talent Cup nel 2019, conquistato una vittoria nel Campionato del Mondo Junior Moto3 nel 2021 e poi mostrato lampi di velocità dal 2022 al 2024 nel Mondiale Moto3. Episodi isolati che, però, raramente si sono tradotti in risultati concreti, poiché spesso ha faticato in gara e ha accusato mancanza di fiducia e diverse cadute. Nel 2025, invece, Ogden è diventato molto più costante grazie al cambio di squadra e di costruttore: al momento della pubblicazione di questa intervista, il britannico ha raccolto 45 punti, ben più dei totali finali di ogni stagione precedente, e ha conquistato una notevole pole position al Sachsenring e diverse partenze dalle prime file. Manca ancora qualcosa per essere stabilmente nel gruppo di testa (il suo miglior risultato finora è un settimo posto ad Assen), ma Ogden e il suo team stanno lavorando per compiere un ulteriore passo avanti anche in vista del 2026, anno in cui dovrebbero continuare insieme.

Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Scott Ogden al GP della Repubblica Ceca a Brno, per parlare di questa stagione, della sua carriera e di sé stesso.

 

Scott, come sta andando il 2025?

Al momento sta andando bene. Moto e squadra sono nuove per me, dopo tre anni con lo stesso team. All’inizio dell’anno eravamo già molto veloci, ma i risultati non arrivavano facilmente. Abbiamo continuato a lavorare con il team, che mi ha aiutato a migliorare tanto in diversi aspetti, e ora stiamo iniziando a raccogliere i frutti. Sono costantemente vicino ai primi e, anche se i risultati in gara non lo riflettono ancora del tutto, nelle varie sessioni credo che stiamo mostrando la nostra vera velocità. In generale, finora è stato un anno di crescita e di miglioramento personale.

 

Quest’anno hai anche festeggiato un traguardo importante: la tua prima pole position nel mondiale, al Sachsenring. Come ti sei sentito?

È stato un peccato che fosse bagnato: sento che avrei potuto farcela anche sull’asciutto e una pole sull’asciutto ha certamente un valore diverso. Tuttavia è stato un grande passo per me partire davanti in gara, anche perché è stata la prima volta che guidavo un GP della Moto3. È stato fantastico anche per la squadra, perché era da molto tempo che non si trovava così avanti e ha lavorato duramente per arrivarci. Ora dobbiamo migliorare le prestazioni in gara e lottare anche per la vittoria.

 

Cosa è cambiato per te rispetto alle stagioni precedenti? Cosa ti mancava tra il 2022 e il 2024?

Negli ultimi anni mi sentivo piuttosto solo e così era difficile migliorarmi. A volte mostravo una buona velocità e riuscivo a qualificarmi bene, ma mentalmente era molto dura. Ho faticato a trovare la motivazione e il piacere di correre. Da quando sono con CIP, invece, mi sto divertendo di più. Ho intorno un gruppo di persone che vogliono vedermi vincere e questo è davvero importante. Mi stanno aiutando a capire dove devo migliorare in pista e fuori e stiamo crescendo insieme, il che significa molto. È fondamentale avere accanto persone che ti apprezzano: è questa la grande differenza rispetto agli anni passati. 

Scott Ogden
Mugello 2025. Credit: CIP Green Power

 

Su quali aspetti ti stai concentrando per diventare un pilota e una persona ancora migliore?

In questo momento penso che la mia velocità generale sia tra le migliori della categoria, ma dobbiamo migliorare ancora un po’ nella gestione delle situazioni di gara. Devo lavorare sui cambi di marcia per ottenere una maggiore efficacia del freno motore, cosa che aiuta nei sorpassi. Il team mi sta inoltre aiutando a restare più calmo fuori dalla pista.

Non ho sempre avuto molta fiducia in me stesso e loro mi stanno supportando anche in questo, perché la fiducia è fondamentale in questo sport. Aiuta molto sapere, quando salgo in moto, che posso fare bene e che non devo sperare semplicemente in una buona giornata. Nel complesso mi stanno aiutando in tanti piccoli modi. Siamo vicini e ora dobbiamo solo fare alcuni piccoli step per arrivare al livello successivo.

 

Da pilota che ha ottenuto risultati importanti prima del Mondiale Moto3, come hai gestito i momenti in cui davi il massimo ma non arrivavano i risultati?

È stato tutto davvero frustrante negli ultimi anni, soprattutto vedere piloti che battevo nelle categorie propedeutiche fare grandi cose in Moto2 (come David Alonso e Diogo Moreira, ndr). È stato difficile, ma ho continuato a credere in me stesso. Quando CIP mi ha contattato alla fine dello scorso anno e mi ha dato un’opportunità, ho ritrovato fiducia. Non è stato facile, ma ho cercato di resistere e non toccare il fondo.

 

Migliore e peggiore momento finora nel Motomondiale?

Il punto più basso è stato probabilmente il GP d'Australia del 2023, quando la moto si fermava al primo giro di ogni sessione di prove. Non sono riuscito a qualificarmi, non avendo completato neanche un giro cronometrato in tutto il weekend, ed è stato davvero difficile trovarsi dall’altra parte del mondo e non poter correre. Il momento più alto, invece, è stato probabilmente il terzo posto in qualifica quest'anno al Mugello, sull’asciutto. Non è stata una pole position, ma è stato il primo vero segnale che potevo lottare nel gruppo di testa. È stato un grande momento e spero di migliorarmi ancora presto.

 

Torniamo all’inizio della tua carriera. Da dove nasce la tua passione per il motociclismo?

Mio padre era un pilota di corse su strada e ha anche corso al Tourist Trophy. Ho avuto la mia prima moto, una Yamaha PW50, quando avevo tre anni. Ho fatto motocross fino ai dodici, poi sono passato all’asfalto e ho iniziato a correre con le minimoto.

 

Vuoi riassumere il tuo percorso fino a oggi?

Dopo le minimoto sono passato alla Moto3 e ho partecipato alla British Talent Cup, che ho vinto nel 2019. Questo mi ha dato la possibilità di correre nel Mondiale Junior Moto3 e lì ho trascorso un anno con il Junior Talent Team, e uno con Aspar, per poi correre tre anni con MLav Racing nel Mondiale Moto3. Non ho tanta esperienza nella velocità quanta ne hanno vari miei avversari, ma dopo alcuni anni mi considero "esperto". Ho affrontato molte situazioni diverse tra loro e questo mi aiuta nei momenti difficili.

 

Com’è andata la stagione 2019 della British Talent Cup? E come ti sei sentito dopo aver vinto il titolo?

All’inizio sono salito sul podio in ogni gara, ma poi non è stato facile. Ho commesso qualche errore stupido e sono caduto in qualifica, cosa che mi ha costretto a partire ultimo due volte. Nella penultima gara, quando ero vicino a chiudere il campionato, ho avuto un problema tecnico e sono arrivato nono.

Scott Ogden
Campione della British Talent Cup nel 2019.

L’ultima gara è stata uno scontro diretto: chi arrivava davanti avrebbe vinto il titolo. C'era molta pressione, ma una volta salito in moto l’ho gestita bene. Non ho vinto la gara, ma sono arrivato secondo e questo è bastato per vincere il titolo. È stata la svolta, perché la mia famiglia non ha grandi risorse economiche. Hanno sempre lavorato duramente per sostenermi, ma senza quel titolo passare al Mondiale Junior e al Motomondiale sarebbe stato impossibile. Devo tutto a loro e vincere quel titolo ha davvero cambiato la mia vita.

 

Poi hai corso nel JuniorGP e nella Red Bull MotoGP Rookies Cup. Com’è andata?

L'esperienza nella Rookies Cup è stata un po’ più complicata. C’erano molti piloti forti come Pedro Acosta e Izan Guevara, oltre a tanti spagnoli velocissimi, e anche se non sono andato male non è stato certamente il mio anno migliore. Nel Mondiale Junior ho fatto un anno con il Junior Talent Team, che è andato bene, e poi uno con Aspar, con cui ho vinto una gara, ottenuto un podio e chiuso sesto in campionato contro piloti che ora sono vicini alla MotoGP. È stato difficile trasferirmi dal Regno Unito alla Spagna, perché è tutto diverso, ma sono migliorato molto e ho finito la stagione nelle prime posizioni.

 

Poi sei entrato nel paddock MotoGP con un obiettivo chiaro.

Voglio assolutamente arrivare in MotoGP. Il mio piano è restare un altro anno in Moto3, puntare a risultati migliori e poi passare in Moto2 nei prossimi anni. Alla fine, ciò che conta sono i risultati. Stiamo lavorando bene e devo solo continuare così.

 

Hai menzionato che tuo padre ha corso al Tourist Trophy. Vorresti correrci anche tu un giorno?

No, i miei genitori non me lo permetterebbero. Mio padre ha visto molti suoi amici farsi male seriamente, quindi non è qualcosa che vorrei fare. Vengono pagati bene, ma la mia vita vale più di quei soldi.

 

Quindi preferiresti altre opportunità, se un giorno non dovesse andare bene nel paddock del Motomondiale.

Sì, ma molto più avanti. Spero che quel momento sia lontano. Voglio restare qui almeno fino ai 35 anni e magari fare una stagione nel BSB a fine carriera. Ma in questo sport i piani raramente vanno come previsto, quindi cerco solo di concentrarmi giorno per giorno e dare il massimo.

 

Qual è il tuo circuito preferito del calendario MotoGP e quale nel BSB?

Onestamente, il mio circuito preferito cambia ogni settimana. Arrivo il mercoledì e dico al team: “Questo è il mio preferito”, solo per dare un po’ di motivazione a tutti per un buon weekend. Ma se dovessi scegliere, mi piacciono molto Silverstone e anche il Sachsenring, che si adatta bene al mio stile con tutte le sue curve veloci. Nel BSB invece il mio circuito di casa è Cadwell Park, che è davvero bello, ma se guardo ai risultati direi Brands Hatch, perché lì ho vinto la mia prima gara su pista e poi anche la mia prima gara nel BSB.

 

Hai corso spesso a Cadwell Park, immagino?

Sì, parecchio. È lì che ho iniziato, quando sono passato alle gare su pista, e durante i miei tre anni nel BSB ho corso lì ogni stagione. È una pista divertente, molto particolare, e saltavo anche sul “Mountain” anche se ero su una Moto3 standard e non volavo come le Superbike. Non è il massimo per la moto, ma è davvero divertente.

 

Al di fuori del motociclismo, quali sono le tue principali passioni e hobby?

Onestamente, sono una persona piuttosto "noiosa". Mi piace allenarmi e la maggior parte dei miei hobby ruota intorno a questo. La mia grande passione è il ciclismo. Amo il Tour de France e il ciclismo in generale e guardo tutte le gare. In realtà mi piacciono quasi tutti gli sport. Forse non mi diverto come fanno altri, ma andare in bici è ciò che amo di più. Allenarmi è ciò che mi piace davvero.  

Scott Ogden
Sepang 2024. Credit: MLav Racing

 

Guardi altri sport oltre al motociclismo e al ciclismo?

Guardo anche il tennis. Il calcio, invece, lo seguo solo ogni tanto. Inoltre mi piacciono tutti gli sport motoristici: MotoGP, motocross, Superbike, BSB, perfino MotoAmerica a volte. In realtà, guardo qualsiasi sport ci sia in TV.

 

Come pilota e come persona, quali diresti che sono i tuoi principali punti di forza e di debolezza?

Il mio punto debole più grande, sia come pilota che come persona, è la fiducia in me stesso. Fatico ancora molto sotto questo aspetto. Il mio punto di forza come pilota è che sono piuttosto impavido, il che aiuta ad esempio nelle curve veloci. Lì non serve molta tecnica: basta aprire il gas. E questo mi si addice. Come persona è più difficile da dire...ma forse la mia forma atletica. Penso di essere abbastanza atletico, ma a volte è complicato, perché da atleti spesso pensiamo solo a noi stessi, al nostro allenamento e a ciò che serve per la nostra performance. Questo può creare qualche difficoltà.

 

Chi ti ispira di più, nella MotoGP o in altri sport?

Negli ultimi sei o sette anni, la mia più grande ispirazione è stata il ciclista Tadej Pogačar. Ama davvero correre. Non lo fa per nessun altro, lo fa per sé stesso e per amore dello sport. Lo ammiro molto. L’ho incontrato l’anno scorso ed è una persona fantastica. In MotoGP il mio pilota preferito è Álex Márquez, ma come fonte d’ispirazione direi suo fratello Marc. Tornare dopo gli infortuni che ha avuto è incredibilmente difficile, sia fisicamente che mentalmente, e continuare a salire in moto dopo tutto questo è davvero ispirante.

 

Infine, Scott, chi vorresti ringraziare per tutto ciò che hai potuto vivere come pilota?

Prima di tutto i miei genitori. Sono loro la ragione per cui sono qui. Voglio anche ringraziare Carrie e Matthew Ruisbroek, perché sono la famiglia con cui vivo in Spagna e sono una parte importante del mio percorso. Un grazie anche a tutti i miei sponsor e al mio team, perché sembra davvero una famiglia. Sono loro il motivo per cui sto ottenendo questi risultati.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Scott Ogden per il suo tempo e Alicia Churin (Team Coordinator CIP Green Power) per aver reso possibile l’intervista. I migliori auguri al pilota e alla squadra per le prossime gare e stagioni.