Ryan Vickers (WorldSBK) si racconta a Palmen in Motorradsport

Ryan Vickers
Ryan Vickers. Credit: BikeSportNews

Il Mondiale Superbike ha accolto per la stagione 2025 un volto nuovo, fresco e giovane proveniente direttamente dal campionato britannico, noto come BSB: Ryan Vickers, al debutto nella serie con la Ducati schierata dal team Motocorsa Racing.

Nato nel 1999, Vickers ha concluso la stagione 2024 del BSB in quinta posizione, conquistando sette vittorie e cinque ulteriori podi, e ha dimostrato un talento straordinario negli anni trascorsi nel campionato britannico. Successivamente ha fatto il salto nel WorldSBK e nonostante il passaggio al palcoscenico iridatosia stato difficile – principalmente a causa delle differenze tecniche rispetto alla serie britannica – il pilota inglese ha raccolto diversi piazzamenti a punti e sta crescendo passo dopo passo, fino a chiudere Gara 2 a Misano in undicesima posizione e a meno di un secondo dalla top 10. Vickers si sta adattando alla nuova realtà e sta lavorando sempre meglio con la squadra, il che aumenta la sua fiducia in vista della seconda parte della stagione.

Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Ryan Vickers per parlare della stagione 2025, della sua carriera, degli anni trascorsi nel BSB e per conoscerlo meglio.

 

Ryan, come sta andando per te la stagione 2025?

Non così male. Sai, è un cambiamento molto grande per me sotto molti aspetti: prima volta sulla Ducati, prima volta nel Campionato del Mondo, ogni volta scopro un circuito nuovo, sto capendo l’elettronica… è davvero un altro mondo rispetto al BSB! Un'altra differenza è che a volte corriamo in condizioni molto calde, come a Misano o Phillip Island, e questo nel BSB succede forse una volta all’anno, quindi ho dovuto adattarmi anche a questo. Inoltre, lavorare con un team italiano è sicuramente molto diverso. Comunque, stiamo facendo progressi.

Purtroppo, e anche per fortuna, il livello quest’anno è estremamente alto e concordo con chi dice che è il più alto di sempre. Per esempio, a Most ho concluso una gara fuori dai punti, ma con un tempo di gara che nel 2024 sarebbe bastato per vincere. Tutti sono cresciuti molto, il che rende questo un duro anno di apprendistato per me, ma stiamo imparando e ci stiamo avvicinando man mano che capisco meglio la moto, il team e il campionato.

 

Qual è stato lo shock più grande per te passando dal BSB al WorldSBK?

È un insieme di cose, a dire il vero. È sorprendente quanto bisogna guidare la moto in modo diverso, soprattutto per via dell’elettronica. Inoltre, nel mondiale il livello complessivo è indubbiamente più alto. Questo non vuol dire che un pilota del BSB non possa fare il salto, ma qui ogni pilota in griglia è veloce. Nel BSB potevo avere una sessione difficile e finire comunque sesto o settimo, anche con dei problemi. Qui nel WorldSBK invece sto guidando bene e la moto funziona bene...eppure sono 16°, 15° o anche 18°. Tutto sembra andare nella giusta direzione, ma i risultati mostrano quanto sia competitivo il campionato. Puoi far funzionare la moto in modo eccezionale, ma ci vuole anche l’esperienza del pilota e del team.

E proprio questo è stato lo shock più grande: quanto si possa continuare a migliorare. Quando pensi di essere al limite, c’è sempre qualcosa in più da tirare fuori e questa cosa sembra non finire mai. Alla fine della giornata tutti dicono di essere al limite, ma il giorno dopo, con gli ingegneri e tutto il team, in qualche modo trovano altri tre o quattro decimi. Quello che oggi potrebbe sembrare impossibile, in qualche modo succederà domani. Puoi sempre migliorare un po’ di più, e penso che questo sia sicuramente favorito dall’elettronica e dall’esperienza dei piloti e delle squadre che lavorano con queste moto e su questi circuiti da anni.

Ryan Vickers
Misano 2025.

 

Sì, certo, è un grande cambiamento per te che arrivi dal BSB. Ma qual è il tuo obiettivo per le restanti gare della stagione?

Sicuramente l’obiettivo è entrare nella top 10. Il mio obiettivo personale forse era un po’ più ambizioso, ma dobbiamo essere realistici: il livello qui è incredibilmente alto. Stiamo comunque colmando il divario. Siamo costantemente al limite della zona punti in ogni gara, il che magari non sembra impressionante sulla carta, ma siamo solo a due o tre decimi al giro dall’essere nel gruppo. Basta quel piccolo miglioramento per entrare nella lotta dal 5° al 12° posto. E una volta che sei lì, inizi ad imparare di più e prima che te ne accorga, inizi a risalire il gruppo. So che la moto è competitiva e so di cosa sono capace. Si tratta solo di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. È pazzesco come anche delle piccole modifiche possano fare una grande differenza.

 

Guardando invece al tuo passato, ci racconti come è iniziata la tua carriera nel mondo delle corse?

Tutto nasce da mio padre. Non so esattamente da dove sia venuto questo istinto, ma a tre anni già andavo in moto. Ero sempre in garage con lui—aveva delle moto, ci sapeva fare davvero e anche se non ha mai corso ufficialmente, ha fatto qualche competizione ed era molto bravo. Penso che da lì sia nata la passione, quel fuoco dentro di me. Ho iniziato a correre a sette anni nel motocross e lì ho continuato fino ai 16. Ho vinto otto campionati giovanili britannici e sono arrivato secondo nel Red Bull Pro Nationals. Ho fatto anche un anno nell’Arena Cross indoor, ho corso per diversi team e ho ottenuto dei bei risultati. Ma poi mi sono rotto un legamento crociato passando dalla 65cc alla 85cc e questo ha praticamente messo fine alla mia carriera nel motocross. Ho faticato con il recupero, mi sono fatto di nuovo male, ed è lì che è arrivata l’opportunità di provare le gare su asfalto.

Quel passaggio è diventato definitivo nel 2016. Nel 2017 ho vinto l’ultima gara della stagione e abbiamo attirato l’attenzione della Yamaha, che ha visto i progressi e ha iniziato a supportarci un po’. Così, nel 2018 siamo tornati nella Stock 600 come piloti ufficialmente supportati da Yamaha, anche se era ancora a tutti gli effetti il Team Vickers: mia madre, mio padre e chi c'era dietro. L’obiettivo era vincere... e ci siamo riusciti, con vittorie in tutte le gare tranne una, in cui sono caduto mentre ero in testa. Ho vinto il campionato con tre o quattro gare d’anticipo, ed è stato davvero un anno incredibile!

 

Ti aspettavi una stagione del genere? Hai anche vinto molte gare con ampi margini.

La moto era esattamente la stessa dal 2017 al 2018: la differenza è stata tutta l’esperienza. In realtà è molto simile a quello che sto vivendo ora nel Mondiale. Nel 2017, tutto nel BSB era nuovo per me: i circuiti, la moto, il livello di competizione. Tutto sembrava veloce e impegnativo, e i piloti erano incredibilmente forti. Ma verso la fine dell’anno, ho iniziato a capire tutto: i tracciati, la moto, il ritmo. Quando sono tornato su alcuni di quei circuiti più avanti nella stagione, le cose hanno iniziato a girare.

Nel 2018 arrivavo ad ogni round con il rapporto giusto, il setup sospensioni corretto, e una maggiore comprensione di cosa serviva. Questo mi ha permesso di concentrarmi su me stesso, e il risultato è stato che abbiamo vinto tante gare. Quel successo ha attirato l’attenzione di alcuni team Superbike e di varie persone nel paddock, e alla fine mi ha portato al passaggio in Superbike nel 2019.

Ryan Vickers
Campione nazionale Superstock 600 nel 2018.

 

Dalla Stock 600 direttamente alla Superbike. Un salto pazzesco!

Sono stato il primo a fare quel salto. È stato un passaggio enorme, da una moto con circa 118 o 120 cavalli a una che ne aveva 240. Ho fatto quel passaggio con il team RAF Regular & Reserve Kawasaki e sono rimasto con loro per tre anni. Avevamo una moto decente e un buon team, ma forse non eravamo al livello dei migliori e quindi il percorso di crescita è stato tosto. Naturalmente abbiamo avuto cadute, infortuni e qualche passo falso, ma fin dai test e fin dalle prime gare ero veloce. Ricordo la mia seconda gara in Superbike: mi sono qualificato nono, in terza fila, e poi ho lottato nella top 10. Per me che venivo direttamente dalla Stock 600, è stato davvero sorprendente.

Il 2021, il nostro ultimo anno insieme, era iniziato molto bene. Eravamo vicini al podio, partivamo in prima fila, e lottavamo davanti. Ma poi a metà stagione abbiamo perso il nostro capotecnico, e da lì le cose sono iniziate a peggiorare. Praticamente facevo io stesso da capotecnico, il che non è affatto ideale per un pilota, e questo ha reso il resto della stagione difficile. Alla fine dell’anno ci siamo separati, e ho ricevuto l’opportunità di andare con il team FHO Racing BMW. Un team ben strutturato, e la mia prima volta sulla BMW, quindi sono entrato nella stagione positivo ed entusiasta. Purtroppo, non è andata bene. Non ho mai avuto un buon feeling con la moto, e il rapporto con il team non si è sviluppato come avrei voluto. Il loro modo di lavorare non faceva per me e alla fine abbiamo fatto solo una stagione insieme.

 

E poi è arrivata l’opportunità di correre con il team OMG Racing Yamaha nel 2023.

Erano reduce da una stagione trionfale con Bradley Ray e io avevo sempre avuto un legame con Yamaha fin dai tempi della 600cc, quindi ero super entusiasta dell’opportunità. Devo ringraziare Alan Gardner per avermi dato fiducia. Abbiamo fatto un test a dicembre, e appena sono salito sulla moto ho capito che saremmo stati veloci. Mi sono trovato a meraviglia fin da subito. La moto faceva esattamente quello che volevo, eravamo subito in sintonia. Dopo un anno difficile con la BMW, dove avevo perso molta fiducia, è stato fantastico tornare e ottenere i primi podi, la prima vittoria e risultati positivi. Quel primo anno con OMG Yamaha è stato positivo, e nel secondo siamo partiti da quella base per puntare al titolo.

Nel 2024 abbiamo avuto una stagione fantastica: sette vittorie, dodici podi, e anche una tripletta a Brands Hatch, dove abbiamo dominato ogni gara con otto secondi di vantaggio. Una sensazione incredibile. Il team ha migliorato molto la moto ed è stata la prima volta in carriera che ho avuto lo stesso capotecnico e lo stesso ingegnere elettronico per due anni consecutivi. È vero che ero stato tre anni con RAF Regular & Reserve Kawasaki, ma lì il capotecnico e l'ingegnere cambiavano ogni anno, quindi era come ricominciare sempre da capo e questo non permetteva progressi reali.

Avere continuità con il team OMG ha fatto una differenza enorme. Quel secondo anno mi ha dato un vero slancio ed è stato un punto di svolta nella mia carriera. Mi ha restituito fiducia in me stesso, che forse avevo perso. Certo, ci sono stati anche dei problemi, come una clavicola rotta a Donington dopo una caduta banale e un brutto virus a Knockhill che mi ha costretto a saltare tutte e tre le gare, ma abbiamo chiuso bene la stagione. Non siamo stati proprio in lotta per il titolo alla fine, ma senza i vari episodi sfortunati saremmo stati sicuramente tra i contendenti. Comunque, abbiamo portato a casa tante cose positive e tutto questo ha anche aperto le porte per il passaggio al mondiale. Abbiamo dimostrato di essere veloci e questo ha contribuito a creare l’opportunità di correre con Motocorsa, specialmente dopo una stagione difficile per loro.

 

Come sei riuscito a entrare nel team Motocorsa Racing e nel paddock del WorldSBK?

Avere le persone giuste nei posti giusti e conoscere già da tempo alcune figure in Ducati ha fatto davvero la differenza. In questo ambiente, tutto ruota attorno alle conoscenze. Appena ci siamo resi conto che poteva esserci una possibilità, ci siamo mossi in fretta per coglierla e abbiamo organizzato subito un incontro con Motocorsa. Nel motorsport, non puoi aspettare che le occasioni arrivino: devi guadagnartele e andarle a cercare attivamente. Così io e Roger (Burnett, manager di Ryan ed ex-pilota, ndr) siamo volati in Italia, siamo andati direttamente in officina e abbiamo incontrato il team. Era una situazione un po’ buffa, due inglesi con un team che parla italiano, ma per fortuna Gaya (Rubini, Team Coordinator di Motocorsa, ndr) parla inglese e ci ha aiutato con le traduzioni, il che è stato fondamentale. Quello è stato il nostro primo incontro. Abbiamo condiviso le nostre ambizioni, loro hanno fatto lo stesso, e tutto si è incastrato alla perfezione.

Da una parte, io volevo arrivare nel WorldSBK per crescere e diventare competitivo. Dall’altra, loro volevano migliorare e cercavano un giovane pilota pronto a raccogliere la sfida. Tutti sapevamo che non sarebbe bastato un solo anno, ma ci siamo impegnati fin da subito in questo percorso.

Ryan Vickers
Stagione 2024. Credit: BSB.

 

Parlando di te come pilota, a chi ti sei ispirato maggiormente?

È difficile, perché mi sono ispirato a tanti piloti come Valentino Rossi e Marc Márquez, ma riconosco anche quanto le cose possano cambiare rapidamente. Ogni anno c’è qualcuno che mi colpisce in modo diverso. Anche quest’anno, per esempio, mi sta sorprendendo Maverick Viñales per i progressi che sta facendo. Nel WorldSBK, invece, ci sono molte cose che ammiro di certi piloti e che so di dover ancora migliorare, però non credo che ci siano “alieni” irraggiungibili, serve solo tempo e lavoro.

Detto ciò, per me il pilota più forte è Marc Márquez. Quello che riesce a fare su una moto è incredibile, soprattutto se confrontato con altri piloti che hanno avuto la stessa moto. Come dicevo, ci sono tanti piloti che ammiro per ragioni diverse, ma se dovessi descrivere il “pilota perfetto”, probabilmente sarebbe molto simile a lui. Magari non è il mio preferito a livello di personalità, ma come pilota non si può mettere in discussione il suo talento. È davvero speciale. Direi che è il pilota più completo che abbiamo mai visto, e finché non ne arriva uno capace di superarlo, non possiamo nemmeno sapere se sia possibile fare meglio.

 

E invece, a livello di personalità, chi è il pilota che ti piace di più?

Uno come Jack Miller, per esempio. È divertente, spontaneo, dice sempre quello che pensa, e lo rispetto molto per questo. Dall’altro lato, però, c’è Toprak Razgatlıoğlu. Sinceramente, credo sia il pilota più gentile che abbia mai conosciuto a questo livello. È due volte campione del mondo, e sono convinto che tra qualche anno sarà uno dei migliori piloti in MotoGP, probabilmente anche campione del mondo. Eppure, nonostante tutto questo successo, è rimasto incredibilmente umile e con i piedi per terra.

Sono sicuro al 100% che anche tra cinque anni, se lo incrociassi su uno scooter, si fermerebbe a parlare con me esattamente come ha sempre fatto. Ricordo a Donington l’anno scorso, prima ancora che fossi un pilota del WorldSBK: stavo camminando e lui mi ha visto, si è fermato, abbiamo chiacchierato e mi ha abbracciato. Gli ho detto: “Vai, vai, ci sono un sacco di fan che stanno arrivando e rimarrai bloccato qui per ore,” ma lui ha sorriso e ha detto: “No, no, no.” E infatti è rimasto lì mezz’ora con i tifosi. Ma questo è Toprak: calmo, gentile e autentico. Penso sia uno dei personaggi più belli di questo sport.

 

Qual è il tuo punto di forza più grande? E dove credi di avere il margine di miglioramento più ampio?

Penso che il mio punto di forza sia la capacità di percepire cosa sta facendo la moto e riuscire a guidare anche attorno ai problemi. Questo deriva sicuramente dal tempo passato nel BSB, dove non hai aiuti elettronici o sistemi di assistenza, quindi devi guidare con istinto e puro controllo. Ma curiosamente, questo è diventato anche uno dei miei punti deboli. Nel WorldSBK devi fidarti dell’elettronica, devi lasciarla lavorare per te, come con l'anti-wheelie. Per esempio, in uscita di curva, tendo istintivamente a portare il corpo in avanti sulla moto, un’abitudine presa nel BSB. Ma ora vedo che i piloti più esperti lasciano invece lavorare la moto: escono dalle curve col peso tutto indietro, e quasi potrebbero togliere le mani dal manubrio. Se non mi fido consciamente dell’elettronica, finisco per rallentare.

Quindi sì, il feeling che ho sviluppato nel BSB è una grande forza, ma imparare a “lasciar andare” e permettere all’elettronica di fare il suo lavoro è una delle aree su cui sto lavorando di più. È una lama a doppio taglio.

 

E per concludere, Ryan, chi vuoi ringraziare per il percorso che hai fatto finora e le opportunità che stai vivendo?

Tutti, lungo il cammino, hanno avuto un ruolo: il mio manager Roger Burnett, persone come quelle dell’OMG Racing, i team con cui ho corso, gli sponsor, gli amici e la famiglia. Ogni opportunità, anche quelle che non sono andate come speravo, mi ha portato comunque da qualche parte. Anche quando un passaggio non funziona come vorresti, non è mai per mancanza d’impegno; tutti danno sempre il massimo, e io sono grato a chi mi ha dato fiducia e mi è rimasto vicino. Le persone che ti restano accanto nei momenti difficili sono quelle con cui puoi costruire qualcosa di davvero solido. L’ho visto con i miei occhi: quando un team fragile va in crisi, tutto crolla. Ma con un buon team e buone persone, anche nei momenti duri si dice: “Ok, ricominciamo.” E col tempo, ci riesci. Quindi ringrazio ogni sponsor, ogni team, ogni singola persona. Non è mai solo merito di una cosa o di una persona: è sempre merito di tutti, insieme.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Ryan Vickers per la disponibilità e la gentilezza, e il team Motocorsa Racing per aver reso possibile questa intervista. Un sincero in bocca al lupo a entrambi per il prosieguo della stagione.