Intervista a Riccardo Rossi: podi, cadute e risalite in Moto3

A partire dal debutto nel 2019, Riccardo Rossi è ormai una presenza fissa nel Motomondiale classe Moto3 da diversi anni. Il pilota di Genova ha affrontato in questi anni grandi gioie e difficoltà importanti tra crescita, podi, infortuni e cambi di squadra e moto e si è fatto notare come un pilota a cui è forse mancata un po' di costanza, ma certamente non mancano il potenziale e le capacità per fare bene come dimostrato in più occasioni.
Palmen in Motorradsport ha voluto intervistare "Ricky" Rossi per parlare della stagione 2025, che sta affrontando insieme al Rivacold Snipers Team, ma anche della sua carriera nel Motomondiale e nei suoi primi anni.
Riccardo, partiamo dalla stagione 2025: come sta andando?
Abbiamo iniziato bene e meglio di quello che mi aspettassi, considerando che vengo da un infortunio (ha raccolto un 8° posto in Thailandia e un 5° posto in Qatar, ndr). Le ultime gare invece hanno rappresentato un calo e abbiamo iniziato a fare un po' di fatica. Comunque nell'ultimo periodo ci sono stati dei miglioramenti e la direzione è quella giusta.
Da cosa è dipeso principalmente questo calo?
Non te lo so dire con certezza, ma forse viene la pressione che mi sono messo. Nelle prime gare non ero al meglio per l'infortunio del 2024 e avevo quindi aspettative basse, ma alla fine lì ci sono stati bei risultati. Appena mi sono ripreso del tutto, ho iniziato ad aspettarmi di più e da lì sono andato in calo. Forse è stata proprio questa pressione aggiuntiva a bloccarmi.
Ora si guarda alle prossime gare...con quale obiettivo?
Assolutamente di stare nel primo gruppo. Quando faccio una gara nel primo gruppo e vedo che posso starci, la motivazione e soprattutto la convinzione tornano e proprio questo è il punto in cui dovrei stare.

Puoi ricordare esattamente cosa è successo con l'infortunio del 2024 (quando correva per il team CIP Green Power, ndr)?
Nelle prime gare ero andato sempre abbastanza forte e poi siamo arrivati a Barcellona. Lì nelle FP3 avevo fatto terzo, quindi la velocità c'era, ma poi in gara sono caduto e mi sono rotto il crociato del ginocchio destro. Da lì ho iniziato a fare un po' di fatica e a non allenarmi più come volevo. Tuttavia ho aspettato fine stagione per sottopormi a un intervento: il recupero dopo l'operazione avrebbe richiesto tre o quattro mesi e quindi farlo subito avrebbe praticamente posto fine alla stagione. Comunque a fine anno mi sono operato e poi ho fatto tutto l'inverno con un piano di allenamento diverso da quello a cui sono abituato: zero moto, solo piscina e in generale quello che potevo fare. Nelle prime gare del 2025 ero molto stanco e al limite, ma adesso sto meglio.
Ti sei ripreso nonostante la mancanza di forza nella gamba infortunata, come visto in un video di inizio stagione (pubblicato da Rosario Triolo, ndr) in cui a fine gara faticavi a scendere dalla moto.
Sì. Più che altro la gamba sta bene, però ovviamente sotto sforzo come in gara si fa un po' di fatica e a fine gara a volte mi era difficile proprio muovermi. Per fortuna quando si va in moto c'è l'adrenalina, che fa la sua parte.
Prima di affrontare il tuo percorso finora nel Motomondiale, parliamo della tua carriera in generale. Come è nata la tua passione per le moto?
Non dovevo iniziare a correre in moto. È stata una casualità: al compleanno di mio padre è venuto Lucio Cecchinello, visto che erano molto amici, e lui mi ha fatto provare le moto. Non avevo mai avuto la passione per questo sport e non guardavo neanche le gare, anche perché mio padre correva da giovane e il suo percorso nelle moto era finito male. Lucio mi ha fatto iniziare e fin da subito mi è piaciuta la grande adrenalina che ti trasmette andare in moto e affrontare la bagarre.
E come sono stati questi anni che ti hanno portato al Motomondiale?
Duri e con molti sacrifici, più di quelli che ci si aspetta. Mio padre è una persona molto esigente, per fortuna, ed è stato sempre dietro di me a spingermi molto. Se fosse per me, magari giocherei ancora a carte (ride). Comunque nei primi anni ho vinto un titolo europeo e sono stato più di una volta vicecampione italiano.

Poi hai corso nel CIV e nel CEV Moto3, e infine sei approdato al mondiale nel 2019 col team Gresini Racing.
Sì. A mio parere, forse ci sono arrivato troppo presto, ma alla fine era un treno che passava e quando è così non sai mai se ricapiterà, quindi ho preferito accettare, anche se forse è stato un po' prematuro.
E com'è stata quella stagione?
Non ero pronto. Ero un ragazzino di 17 anni, tra l'altro compiuti poco prima della prima gara, e quindi secondo me ero ancora troppo giovane per tutto quello che veniva, oltre a non essere ancora pronto a livello sportivo. Alla fine ho fatto risultati scadenti e sicuramente la causa principale è stata la pressione, perché successivamente si è visto molte volte che a mente libera vado forte. Avevo due anni di contratto, ma a metà anno del primo mi hanno detto che il rapporto si sarebbe concluso a fine stagione. Da lì mi sono tranquillizzato, pensando di non dover dimostrare più nulla, e ho iniziato a ottenere i primi accessi in Q2, come ad Aragon e a Valencia, e sono andato a punti più volte nelle ultime gare (miglior risultato 13° in Thailandia, ndr).
E poi sei rimasto nel mondiale prima col team Boé Motorsports e poi con Sic58 Squadra Corse.
Il primo anno con Boé è stato difficile, ma nel secondo sono migliorato fino a fare un paio di prime file e il mio primo podio iridato a Le Mans, in una gara con condizioni miste. Quell'anno lì ho fatto un bello step e questo mi ha portato poi al team Sic58, con cui secondo me ho fatto due bei anni. Il primo anno col team di Paolo Simoncelli è stato un anno di adattamento alla Honda, dopo alcune stagioni con la KTM, e ho finito il mondiale all'11° posto dopo aver fatto delle belle gare e anche il mio secondo podio iridato a Buriram. Ho sprecato delle opportunità, come quando a Le Mans sono caduto mentre ero in top 5, ma è stato comunque un anno da top 10.
Nel 2023 ho fatto dei test invernali davvero ottimi, al punto che a Portimão ho chiuso col miglior tempo, e lì mi sono nuovamente messo addosso troppa pressione. Alla prima gara abbiamo visto che in quell'anno le Honda erano più indietro rispetto alle KTM e certamente non mi bastava essere il miglior pilota Honda. Ero arrabbiato e per fare di più sono caduto malamente nelle prove, compromettendo poi anche la gara. Poi alla seconda gara in Argentina ero quarto, ma puntavo talmente tanto al podio che all'ultima curva ho provato a passare il secondo e il terzo all'esterno, col risultato però di cadere e fare nuovamente zero punti. Ero partito davvero male per le aspettative che avevo, cioè stare almeno in top 5, e questo mi ha fatto andare giù di testa e nelle gare successive ho faticato davvero e raccolto pochi punti.
Lì c'è stato bisogno di un reset.
Dopo Assen mio padre mi ha detto: "Basta allenarti, vai in vacanza!". E questo ho fatto. Risultato? Sono tornato bello deciso e ho fatto ottime cose in un po' tutte le gare, centrando anche dei piazzamenti in top 10 come un sesto posto in Austria.

Hai menzionato il podio di Le Mans nel 2021, il primo podio mondiale per te. Dopo tutte le difficoltà che avevi avuto nel biennio 2019/2020, come hai vissuto quel momento?
L'ho vissuto bene e con grande gioia dopo i tanti sacrifici e brutti momenti che avevo passato. Però ho un difetto: quando le cose vanno bene, non mi fermo molto a celebrarle e penso già alla prossima cosa. Quel giorno ero sì contentissimo, e ho anche pianto dall'emozione, ma il giorno dopo me ne ero già dimenticato e pensavo subito alla gara successiva. Invece l'anno dopo ho imparato da Fabio Quartararo che quando si fa una bella gara, bisogna fermarsi un attimo e godersela prima di guardare al futuro. Questo perché se non ti godi le cose positive, fai ancora più fatica quando invece va male.
E come hai vissuto invece il podio in Thailandia nel 2022?
È stato il più duro e forse avrei potuto fare un po' di più. È stata tosta: sono partito davanti, mi hanno buttato fuori, sono finito 12°, sono tornato su, mi hanno buttato giù di nuovo, ero 8°...E alla fine ho recuperato fino a ritrovarmi terzo. Negli ultimi giri mi sono girato e non c'era nessuno dietro, quindi ho capito che il podio era sicuro e ho portato a casa il risultato. È stata una gara bellissima, sicuramente tra le cinque più belle della mia vita.
In questi anni hai corso sia con KTM, sia con Honda. Con quale ti trovi meglio?
Mi trovo meglio con la Honda, perché è più stabile. Io sono un pilota molto sensibile, quindi ogni minima cosa la noto per tre. Ci sono piloti che se gli buchi una gomma neanche se ne accorgono, mentre io invece sento ogni piccolo cambiamento. Quindi mi trovo meglio con Honda, perché appunto è più stabile e mi dà maggiore sicurezza.
Due domande al volo prima di concludere. La prima: negli anni hai avuto al tuo fianco anche personalità importanti del motociclismo come Manuel Poggiali, Niccolò Canepa e Mattia Pasini (corre col 54 in suo onore, ndr). Cosa hai imparato principalmente da loro?
Sono tre personalità molto diverse, che mi hanno insegnato cose diverse. Sicuramente mi hanno insegnato ad avere più disciplina, essere sempre competitivo, provare a spingermi oltre i miei rivali e avere più maturità e testa.
La seconda: tu sei in Moto3 da diversi anni, ma c'è mai stata la possibilità di passare in Moto2?
Dopo il 2023 col team Sic58, avevo due opzioni per l'anno dopo: una era passare in Moto2 e l'altra era correre ancora in Moto3, ma con un team ufficiale che era PrüstelGP, allora squadra di CFMoto. Alla fine ho firmato con loro, poi però il team ha chiuso i battenti e io sono rimasto senza moto. Quantomeno siamo riusciti a trovare un'altra sella, che era la KTM del team CIP.
Per concludere, chi vuoi ringraziare per il cammino che hai affrontato finora?
La mia famiglia. Penso ci siano poche famiglie nel mondo che possano sopportare e aiutare tanto una persona come ha fatto la mia con me, nei momenti belli e soprattutto in quelli brutti. Questo a partire da quando, non essendoci piste a Genova, loro facevano grandi sacrifici per portarmi a girare a Riccione (a circa 400 km di distanza, ndr). Ora siamo qui, con l'obiettivo di ripartire dopo un periodo difficile e tornare davanti.
Palmen in Motorradsport ringrazia Riccardo Rossi per la disponibilità e Gianluca Porru (Rivacold Snipers Team) per aver organizzato e reso possibile l'intervista. A pilota e team i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.