Pierfrancesco Venturini: "Tanti periodi difficili, ma ora sono rinato"

A soli 16 anni e al suo primo anno in entrambe le categorie, Pierfrancesco Venturini sta sorprendendo addetti ai lavori e appassionati con una bella stagione 2025, tra l'Europeo Stock del JuniorGP e il CIV Sportbike.
Nella serie continentale, dove corre con la Yamaha R6 deil'AC Racing Team, Venturini ha vinto la gara di Magny-Cours e ha dimostrato più volte di poter lottare per le posizioni che contano, anche se alcuni errori e una squalifica al Motorland Aragon (dove era giunto quinto) lo hanno limitato in classifica. Nel CIV Sportbike, invece, il pilota romano ha corso con l'Aprilia RS660 del team Racing Tech ed è salito sul podio in più occasioni, chiudendo così quinto in campionato pur saltando due dei sei round previsti, sempre per concomitanze col JuniorGP. In ogni caso un anno molto positivo e di rinascita, dopo un 2024 che era stato tutt'altro che memorabile.
Palmen in Motorradsport ha avuto modo di intervistare "Pier" Venturini al round del JuniorGP a Misano. Un'occasione perfetta per parlare della stagione in corso, e in generale per conoscere meglio questo talentuoso pilota italiano e il suo percorso nel motociclismo.
Pierfrancesco, partiamo dalla Stock del JuniorGP. Come sta andando?
La stagione sta andando bene, con molti risultati positivi, e sinceramente non mi aspettavo di ottenere questi risultati già al primo anno nella Stock. In generale sono soddisfatto: il team lavora bene e la moto va forte, anche se ogni weekend c’è sempre da sistemare qualcosa. Non abbiamo ancora molta esperienza, né io né il team, quindi ogni volta dobbiamo capire come mettere a punto la moto. Faccio un po’ di fatica anche con le piste nuove: ad esempio ad Aragón sono partito con tempi alti, però poi siamo riusciti a stare davanti. Succede spesso così: all’inizio fatico, ma poi riesco sempre a migliorare costantemente nell'arco del weekend.
Oltre alla Stock, stai correndo anche nella Sportbike con la Aprilia del team Racing Tech. Come sta andando lì?
L’inizio stagione è stato molto positivo. Il primo round a Misano è andato molto bene, mentre a Vallelunga ho avuto qualche difficoltà nel trovare il giusto feeling con la moto. A Imola abbiamo lavorato tanto per sistemarla e per riabituarmi, perché la Stock e la RS660 sono due moto completamente diverse per stile di guida, geometrie, altezze ed erogazione. È tutto differente. Ogni weekend devo riadattarmi alla moto che ho sotto, cosa non facile. In più, sia io che il team abbiamo ancora poca esperienza con la moto. Nonostante questo, siamo riusciti a ottenere buoni risultati e, soprattutto, a divertirci.

Nella Stock è arrivata anche una vittoria, in un weekend però molto particolare, segnato dalla tragedia di Borja Gómez. Come hai vissuto quei giorni e che significato ha avuto per te quella vittoria?
Quella gara è stata davvero particolare, difficile da spiegare. In quel weekend eravamo partiti molto carichi, poi è successo l'incidente di Borja e da lì è stato il weekend più duro della mia vita a livello mentale. Mi ha distrutto. Però quando siamo tornati in pista e ho visto che i piloti forti come Iker García, Tibor Varga e Filippo Fuligni giravano forte, ho deciso di dare tutto anch’io. Durante tutto il weekend sono andato molto bene e quando è arrivata la vittoria, ho provato un grande senso di sollievo, anche per le difficoltà del passato. Venivo da un 2024 complicato in Moto3, con molti alti e bassi, ma quest’anno le cose stanno andando meglio e quella vittoria mi ha ridato fiducia e serenità. E naturalmente l’ho dedicata a Borja.
Anche nella Sportbike hai fatto delle belle gare. Qual è stata la più significativa?
Direi il primo round a Misano (Gara 2 chiusa al secondo posto, ndr). All’inizio dell’anno ero piuttosto titubante riguardo entrambe le moto, perché venivo dalla PreMoto3 e dalla Moto3 e quelle moto sono più leggere e molto diverse dalle moto grandi. Mi sono allenato tanto sia con la Yamaha R6, sia con la Aprilia RS660 per abituarmi e alla fine sono riuscito a gestire bene la situazione e a trovare un buon feeling.
Tornando invece alla Stock, sei andato forte spesso e volentieri, non solo a Magny-Cours...
Sì, e per me era impensabile essere competitivo fin da subito. Pensavo di stare intorno al quindicesimo o ventesimo posto, invece già al primo round a Estoril, prima della caduta al primo giro, ero nelle prime posizioni. A Jerez mi hanno squalificato dalle qualifiche (per irregolarità tecnica, ndr), ma avevo comunque fatto il sesto tempo e in gara ho rimontato dal trentaduesimo al quindicesimo posto.
Ad Aragon, una pista molto tecnica e impegnativa, siamo riusciti a lavorare bene sia sulla moto sia sul mio stile di guida e alla fine ho chiuso la gara in quinta posizione. Purtroppo sono stato squalificato per un piccolo tampone di gomma sul serbatoio, che usavo per stare più indietro con la posizione in sella, ma fa parte del gioco e sono comunque contento di quella prestazione.
Quali obiettivi ti sei dato per questa stagione, in entrambe le categorie?
Devo dire che ho già superato gli obiettivi che mi ero prefissato. Pensavo di chiudere nella top ten sia nella Stock che nella Sportbike, e invece i risultati sono stati sopra le aspettative.
Nella Stock ho visto che posso stare stabilmente nelle prime cinque o sette posizioni e questo mi motiva molto a continuare a migliorarmi. All’inizio dell’anno, se qualcuno mi avesse detto che sarei stato nei primi dieci da subito, non ci avrei creduto. Le cadute e le squalifiche mi hanno fatto perdere un po’ di posizioni in classifica, ma ormai non punto tanto alla classifica generale: voglio concentrarmi sul fare esperienza e ottenere buoni risultati gara dopo gara, anche perché forse anche nel 2026 correrò nella Stock.
Parlando invece della Sportbike, anche lì non punto alla classifica, ma al miglior risultato possibile in ogni weekend, lavorando su me stesso e sulla moto. Diciamo che la affronto gara per gara, senza fare troppi calcoli sui punti e se sono secondo e ho il primo davanti a me, non penso a difendere la posizione, ma provo a superarlo anche prendendomi dei rischi. Preferisco concentrarmi sul risultato e sulla crescita, più che sulla classifica.

Parliamo ora della tua carriera.
La mia carriera ha avuto molti alti e bassi, è stata abbastanza movimentata. Ho iniziato a otto anni con la Ohvale automatica, nel CNV. Il primo anno ero nelle retrovie, ma già dal secondo sono riuscito a vincere e poi ho ripetuto la vittoria anche al terzo anno. In quel periodo correvo addirittura in tre categorie nello stesso weekend: automatica, 4-Speed e 160.
Tre categorie in un solo weekend? Wow!
Mio padre aveva deciso così e a me andava bene. Mi divertivo un sacco, saltavo da una moto all’altra (ride, ndr).
E poi com'è proseguito il tuo percorso nel motociclismo?
Dopo l’Ohvale è arrivato un periodo più difficile con la MiniGP. Non mi trovavo bene con la moto e, soprattutto, ero già fisicamente più grande degli altri: pesavo 20-25 chili in più rispetto ai miei avversari. Appena ho avuto l’opportunità di salire al CIV PreMoto3, ho colto subito l’occasione e già dalle prime gare ero sempre in top ten. Ho fatto tre gare con GP Academy, sempre in top 10 come detto, poi l’anno successivo sono passato al team GP Project. Mi aspettavo di migliorare ancora, ma alla fine ho ottenuto risultati simili all’anno precedente, sempre tra il sesto e l'ottavo posto.
Ho poi continuato in PreMoto3 con AC Racing e con loro ho conquistato tre podi (e il quarto posto in campionato, ndr). Ricordo in particolare una gara al Mugello, sul bagnato: mi ero ritrovato ultimo per la caduta di Gabriel Tesini davanti a me, ma io sul bagnato mi trovo bene e giro dopo giro ho rimontato fino al secondo posto. Stavo per prendere il primo, ma sono caduto. Una gara bella e amara allo stesso tempo.
E poi è arrivato il passaggio alla Moto3 nel 2024, sempre con AC Racing.
È stata una stagione da dimenticare: non mi sentivo a mio agio e cadevo spesso, anche di anteriore. Mentalmente ero un po’ perso e non riuscivo a capire cosa non andasse.
Come hai vissuto quei momenti, da ragazzo giovanissimo e con grandi ambizioni?
Sono stati momenti difficili. Non capivo se il problema fossi io, la moto o un insieme di cose. È stato complicato mentalmente, ma mio padre però mi diceva sempre: “Fidati, quando sarà il momento giusto, le cose andranno bene". E aveva ragione. Quest’anno stiamo finalmente raccogliendo i frutti del lavoro e mi sto divertendo di nuovo.

Hai mai pensato di mollare?
No, mai. Nemmeno nei momenti peggiori. Anche nei due anni di MiniGP, che sono stati i più duri, avevo sempre una motivazione per continuare. Pesavo tanto in più rispetto agli altri e su quelle moto piccole ogni chilo conta. Ma quando poi ho avuto la possibilità di salire di categoria, ho subito ritrovato la competitività e la voglia di andare avanti.
Ora guardiamo al futuro: quest'anno corri nel CIV Sportbike e questa categoria avrà un suo mondiale nel 2026. Punti ad arrivare lì?
La Sportbike non è una categoria che mi attira molto. In questo momento mi piacerebbe seguire la strada verso l'Europeo Moto2 oppure, se ci sarà la possibilità e avrò il livello giusto, arrivare al Mondiale Supersport. Insomma, sto lavorando per prendere una di queste due direzioni.
E che obiettivo hai in generale per la tua carriera?
Il mio sogno è arrivare a correre in un mondiale. Ovviamente punto alla MotoGP, ma sono realista e so che è molto difficile, quindi tengo aperta anche la strada della Superbike. L’obiettivo principale, in ogni caso, è poter fare del motociclismo il mio lavoro. Quello sarebbe il traguardo più bello.
Ora il "Pier" Venturini lontano dalle piste: cosa ti piace fare nel tempo libero?
Mi piace lo sport: al mare faccio wakeboard e in generale adoro qualsiasi attività sportiva. A parte ciò, mi piace divertirmi con gli amici e svagarmi con loro. Cerco sempre di unire allenamento e divertimento, perché secondo me se ti alleni troppo senza goderti la vita, diventa tutta una fatica e perdi motivazione. Allenamento e divertimento: ecco le mie due parole chiave.
E quando esci con gli amici, che tipo di serata preferisci?
Mi piace stare in ambienti divertenti ma tranquilli. Se mi invitano in discoteca, ci vado volentieri, ma non sono uno che "fa lo show" in pista da ballo. Preferisco stare con gli amici, ascoltare la musica, ridere e passare una bella serata. Durante l’inverno invece esco poco, poiché ho poco tempo tra allenamenti e scuola.
E parlando di scuola, hai intenzione di continuare gli studi dopo la scuola superiore?
No, penso di fermarmi. Però sto facendo il liceo e voglio prendere il diploma, perché è comunque importante avere un piano B. Tanti piloti smettono di studiare a 16 anni per concentrarsi pienamente sulle moto, ma io la vedo diversamente. Faccio un po’ più di sacrifici, tra studio e allenamento, ma preferisco avere un diploma in mano. Se un giorno non potessi più correre, vorrei avere qualcosa di concreto su cui contare.
Un approccio molto maturo. E in conclusione, vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
Voglio ringraziare la mia famiglia. Fanno tantissimi sacrifici, forse più di me, anche perché sono uno dei loro quattro figli e gestire tutto non è per niente semplice. Io sicuramente gli complico un po’ la vita con questa mia carriera nelle moto, ma mi aiutano con tanta passione e anche a loro piace questo mondo. Come dico sempre, la mia forza più grande è la mia famiglia.
Palmen in Motorradsport ringrazia Pierfrancesco Venturini per la disponibilità e Luca Fabrizio e l'AC Racing Team per aver reso possibile l'intervista. A pilota, coach e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.