Alcune cose interessanti viste al Gran Premio della Thailandia

MotoGP
Partenza MotoGP a Buriram. Credit: MotoGP

Il primo Gran Premio del Motomondiale 2026, andato in scena a Buriram, si è chiuso con gare interessanti e tante emozioni positive e negative, tra grandi risultati e belle storie da una parte e discussioni, paura e infortuni dall'altra.

Parlare dei risultati non serve, visto che li potete trovare sul sito del campionato e su molte testate giornalistiche. Ciò di cui vado a parlare qui, come già fatto per il primo round dei mondiali Superbike e Supersport, sono sei cose interessanti viste in questo weekend di gara: due dalla Moto3, due dalla Moto2 e due dalla MotoGP.

 

Moto3

Veda Pratama: Il rookie "junior", ma maturo e sorprendente

Tra tutti gli esordienti della nuova stagione, chi ha veramente e positivamente stupito in Thailandia è Veda Pratama. Il pilota indonesiano, dominatore della Asia Talent Cup nel 2023 e secondo nella Red Bull Rookies Cup nel 2025, è stato grande protagonista del GP già nelle prove libere e nella Practice del venerdì pomeriggio, per poi qualificarsi con un ottimo quinto tempo e primo tra i debuttanti.

La vera meraviglia è arrivata però in gara. Inizialmente staccato dal gruppo di testa, il ragazzo originario di Wonosari ha presto dato vita a un bel recupero e ha chiuso il gap in particolare al quinto dei 19 giri previsti, in cui ha girato dai tre decimi al mezzo secondo più forte di chi lo precedeva. Polso destro e testa hanno portato Pratama a lottare per il podio e a chiudere la gara in quinta posizione, primo tra gli esordienti e primo anche tra i piloti Honda.

A prescindere dalla conoscenza pregressa del tracciato, Veda Pratama ha fatto un weekend davvero da incorniciare per un rookie, soprattutto considerando questo: è nato il 23 novembre 2008, ha ancora 17 anni ed è il più giovane pilota in griglia (il secondo, Brian Uriarte, è nato tre mesi prima). Una gioventù combinata, però, con una maturità poco comune per la sua età.

Veda Pratama
Veda Pratama all'interno di Adrián Fernández. Credit: Honda Racing

 

Valentín Perrone: Dal fondo alla certezza in un anno

Una cosa che non ho ancora detto è che Veda Pratama ha gestito e attuato il recupero sui primi non solo per sé stesso, ma anche per il pilota che lo ha inseguito ed è tornato su insieme a lui, quasi come uno zaino "occulto" sulle spalle dell'indonesiano. Quel pilota è Valentín Perrone.

Le qualifiche non sono andate al meglio e sono finite col 14° tempo, ma in gara Perrone ha subito recuperato posizioni e poi si è messo in scia a Pratama ed è tornato sui primi insieme a lui. Il pilota argentino ha poi gestito la bagarre al meglio e nel finale, con un decisivo sorpasso su Carpe all'ultima curva, si è assicurato la terza posizione e il suo terzo podio iridato dopo i due ottenuti nel 2025 ad Assen e Balaton Park.

Nel 2025, sempre a Buriram, Perrone disputava un weekend di esordio nel Motomondiale molto difficile, sempre in fondo alla classifica nelle prove e a terra dopo pochi giri in gara (insieme a Tatchakorn Buasri). Un anno dopo, e col grande miglioramento fatto negli ultimi 12 mesi, Perrone ha conquistato il podio sulla stessa pista e la sensazione è che anche lui possa giocarsi risultati estremamente importanti nel 2026...

Valentín Perrone
Perrone festeggia il podio insieme al team. Credit: Red Bull KTM Tech 3

 

Moto2

Alberto Ferrández: Dal fondo ai punti inaspettati

Alberto Ferrández era l'unico esordiente del Mondiale Moto2 2026 a non aver mai gareggiato prima a Buriram e uno dei soli due piloti in tutta la griglia della classe di mezzo (l'altro è Daniel Muñoz, che però non è un esordiente) a non aver mai corso sulla pista thailandese. Ciò, insieme all'inesperienza a questi livelli e al salto dal campionato europeo, ha portato a un weekend comprensibilmente difficile e nelle retrovie per il pilota di Cox.

In gara però le cose sono cambiate. Ferrández si è infatti dimostrato brillante nelle fasi iniziali, arrivando a recuperare dalla 26ª posizione in griglia alla 19ª nel primo giro e ad entrare addirittura in zona punti al secondo giro. Poi sono arrivate la prima bandiera rossa (per la caduta di Senna Agius, Filip Salac e David Alonso), una ripartenza anch'essa ad ottimi livelli e una seconda bandiera rossa (per l'incidente che ha coinvolto Sergio García e Luca Lunetta).

Come è finita la giornata? Con una seconda ripartenza e una gara di 7 giri in cui Ferrández è arrivato a occupare anche la 12ª posizione, prima di perdere un po' di terreno nei giri successivi. Alla fine il pilota spagnolo ha chiuso al 15º posto e questo significa un primo punto iridato che, pur in circostanze particolari, è comunque un grande risultato per un esordiente che era nelle retrovie nei test e nelle prove, ma che ha poi confermato di avere un ottimo potenziale. Vedremo come andrà nelle prossime gare!

Alberto Ferrández
Ferrández in azione nelle prove. Credit: Yamaha Racing

 

Ángel Piqueras e Luca Lunetta: Peccato per le cadute, ma buon adattamento

Parlando sempre di debuttanti, i piloti provenienti dalla Moto3 si sono divisi anche stavolta in due gruppi: quelli che si adattano più velocemente e quelli che, almeno all'inizio, stazionano nelle retrovie. Nel secondo gruppo troviamo José Antonio Rueda (comunque ripresosi da poco dall'incidente di Sepang 2025) e Taiyo Furusato, mentre nel primo abbiamo Ángel Piqueras e Luca Lunetta.

Piqueras ha dimostrato di essersi adattato bene alla Moto2 e di aver usato bene anche le chances dategli dal team QJMotor-Pont Grup-MSI per provare la moto anche nel 2025. Lo spagnolo è infatti riuscito a stare stabilmente nella top 10 nelle prove e a qualificarsi con l'undicesimo tempo, primo degli esordienti e anche meglio rispetto a quanto fatto 12 mesi prima dal miglior esordiente di allora: Dani Holgado (15°). La gara è purtroppo finita con una scivolata al secondo giro mentre era in lotta per la top 10, ma il potenziale espresso rimane e ci sarà la chance di rifarsi già in Brasile dal 20 al 22 marzo.

Anche se non è andato bene nelle prove come Piqueras, anche Luca Lunetta ha dimostrato di essere a buon punto con l'adattamento alla Moto2. Su una moto già più adatta al suo fisico rispetto alla Moto3, il pilota italiano ha chiuso le prime qualifiche dell'anno col 20º tempo, ma in gara ha recuperato fino anche a raggiungere la zona punti (e non solo per cadute altrui...) prima della prima bandiera rossa. Purtroppo alla ripartenza Lunetta è stato coinvolto in una caduta con Sergio García e ha subito una frattura alla gamba sinistra, da cui si spera possa riprendersi velocemente per tornare presto e ribadire ancora il suo grande potenziale e talento.

Ángel Piqueras Luca Lunetta
Ángel Piqueras e Luca Lunetta. Credit: QJMotor-Pont Grup-MSi e SpeedRS Team

 

MotoGP

Diogo Moreira: Subito a punti, dimenticato Chantra

Anche se sei Campione del Mondo Moto2, arrivare in MotoGP richiede un processo di adattamento non indifferente a motori più potenti, aerodinamica, abbassatori e quant'altro. Il tutto si amplifica quando vai a correre su una moto che, pur essendo migliorata molto nell'ultimo periodo, è ancora uno step indietro rispetto soprattutto a Ducati e Aprilia (e un pochino rispetto anche a KTM).

Questo non sembra però aver spaventato troppo Diogo Moreira, che fin dai primi test ha fatto vedere di poter girare su tempi interessanti e di poter stare ben più avanti in classifica rispetto a Somkiat Chantra, pilota da lui sostituito e ormai passato al WorldSBK. Questo lo abbiamo visto anche al primo GP stagionale, dove Moreira non è mai stato molto distante dagli altri piloti Honda, che conoscono questa moto e questa classe molto meglio di lui.

Alla fine è arrivata anche una gara chiusa in zona punti, con una gara senza grandi sbavature che lo ha visto inizialmente attaccato al compagno di team Johann Zarco e infine 13° al traguardo, portando così a casa i primi punti in MotoGP e fiducia per le prossime gare.

Diogo Moreira
Moreira davanti a Franco Morbidelli. Credit: Honda Racing

 

Toprak Razgatlıoğlu: Fare il possibile e non farlo male

Arrivare in MotoGP dalla Superbike è anch'essa un'impresa ardua. La moto è completamente diversa, così come sono diverse le gomme (Michelin) rispetto a quelle usate per tanti anni (Pirelli) e sono diversi in gran parte i circuiti. Un salto grande e difficile da affrontare, anche se ti chiami Toprak Razgatlıoğlu.

Come se non bastasse, il tre volte Campione del Mondo Superbike è approdato al massimo campionato motociclistico al mondo per prototipi con la moto che più di tutte (e per distacco) sta faticando: la Yamaha, che anche col passaggio al motore V4 è ad oggi plafonata nelle retrovie anche con chi, come Fabio Quartararo, ci ha messo più volte una pezza. Certamente la situazione meno auspicabile per un nuovo arrivato proveniente da un mondo e un paddock ben diversi.

Le difficoltà sono evidenti e amplificate per un esordiente nella sua posizione. "El Turco" ha però fatto vedere nel suo piccolo di poter dire la sua anche in MotoGP e di non essere lontano dagli altri piloti, compagni di marca e non solo. Basti pensare che nella Sprint Race, fino alla scivolata, era in 15ª posizione davanti non solo a Fabio Quartararo e ad Álex Rins, ma anche a piloti come Franco Morbidelli, Enea Bastianini e Maverick Viñales (ovviamente non fa testo Michele Pirro, vista la posizione che ricopre). Inoltre, nella gara lunga è rimasto per molti giri attaccato al team-mate Jack Miller e a Rins, mantenendo un buon passo per un pilota nella sua situazione complessiva tra moto, cambio di campionato e quant'altro.

Ovviamente non ci si poteva aspettare di vederlo subito davanti (come invece credevano, in modo decisamente errato, diverse persone), ma anche queste cose possono dare una minima idea di quanto Razgatlıoğlu non sia affatto lontano dagli altri, soprattutto a parità di moto. Ora c'è da sperare che la Yamaha si riassesti e migliori...

Toprak Razgatlioglu
Razgatlıoğlu. Credit: Yamaha Racing