Harry Stafford: Dal Motomondiale al ritiro a 21 anni

Nella storia del motociclismo, ci sono anche vari piloti che hanno dovuto rinunciare alla propria carriera in questo sport a causa di infortuni. Non si parla in questo caso di incidenti fatali o che hanno causato una paralisi, ma di piloti costretti a fermarsi per via di una condizione fisica martoriata da uno o più infortuni seri.
Con questo articolo ripercorriamo la storia di un ragazzo che ha corso anche nel mondiale 125cc, ma si è ritirato a soli 21 anni dopo aver rimediato più traumi cranici. A un certo punto, infatti, i medici gli hanno detto di fermarsi per prevenire il rischio di danni cerebrali.
Questa è la storia di Harry Stafford.
Gli inizi
Harry Stafford nasce nel 1993 a Leicester e inizia a correre in tenera età con le minimoto. Si fa vedere col passare degli anni conquistando podi e vittorie in varie competizioni in Gran Bretagna, arrivando anche secondo nel campionato New Era Superclub 125cc nel 2007.
Proprio alla fine del 2007, Stafford partecipa alle selezioni per la stagione 2008 della Red Bull MotoGP Rookies Cup. I partecipanti sono tanti e il livello è altissimo, ma Stafford si dimostra all’altezza della situazione e riesce quindi a rientrare tra i piloti selezionati per l’anno successivo. Stafford si ritrova quindi, a neanche 15 anni, a correre nella Red Bull MotoGP Rookies Cup e a condividere il paddock con i piloti del Motomondiale.
La prima stagione nella Rookies Cup è tuttavia molto difficile: il pilota britannico staziona costantemente nelle retrovie e riesce a centrare la zona punti solo verso la fine della stagione, con un 13° posto al Sachsenring e un 15° posto in Gara 1 a Brno. L’anno serve comunque a Stafford per fare esperienza e in più il personale del monomarca KTM vede del potenziale in lui. Stafford ha quindi la possibilità di correre nella Rookies Cup anche nel 2009.

Il primo trauma
La stagione 2009 sembra iniziare sotto buoni auspici per Stafford. Il britannico è infatti migliorato significativamente rispetto all'anno precedente, al punto che al primo round stagionale a Jerez si gioca addirittura il podio già in Gara 1.
Al sesto giro dei 15 previsti però accade il dramma. Stafford cade alla Dry Sac dopo un highside e finisce nella traiettoria di Florian Marino, che non può fare nulla per evitarlo e lo colpisce in pieno alla testa. Stafford, nell’impatto, perde i sensi.
Sono attimi di terrore puro e di grande apprensione per le condizioni del pilota britannico, che viene trasportato all’ospedale di Cádiz in coma. Fortunatamente, Stafford si risveglia dal coma, se la cava con una clavicola fratturata e un trauma al torace e non solo non è rimasto spaventato dall'incidente, ma vuole addirittura tornare a correre già al round successivo al Mugello. Ovviamente questo non è possibile, vista l'entità dell'infortunio, ma la cosa importante è che Stafford sia sopravvissuto.
Il pilota britannico torna in pista nella seconda metà di stagione al Sachsenring, dove fa buone cose ottenendo un nono posto, e poi arriva a punti anche nelle gare successive. Chiude 15° con sedici punti e in più arriva 18° anche nel campionato britannico 125cc, sempre disputando solo metà stagione a causa dell'incidente di Jerez.
I risultati sono di per sé deludenti, ma tenendo conto anche dell'incidente (e dello spavento) di inizio stagione viene concesso a Stafford di correre nella Red Bull MotoGP Rookies Cup anche nel 2010.
Crescita e approdo al Motomondiale
Il 2010 è per Harry Stafford un anno tanto particolare quanto importante per la sua carriera.
Il pilota di Loughborough vive una terza stagione di Rookies Cup con diversi ritiri per caduta, ma riesce comunque a ottenere spesso e volentieri ottimi risultati, tra cui soprattutto due terzi posti ad Assen e Brno. Alla fine chiude l'annata in settima posizione dietro all'italiano Kevin Calia e davanti ad altri due piloti anch'essi italiani: Niccolò Antonelli e Alessio Cappella. Inoltre, nello stesso anno corre anche qualche gara nel Campionato Britannico 125cc, dove centra la top 10 a Silverstone e ad Oulton Park. In patria, Stafford si frattura il polso sinistro cadendo a Cadwell Park, ma l'infortunio non pregiudica troppo la sua stagione, che rimane nel complesso buona.

Nonostante tutto, in questi tre anni Stafford ha dimostrato un bel potenziale e ciò lo porta all'attenzione di diverse squadre del Mondiale 125cc. Tra queste c'è il team CBC Corse di Mirko Cecchini, che decide di metterlo sotto contratto per la stagione 2011 (l'ultima della ottavo di litro prima di lasciare spazio alla Moto3) e di affidargli una Aprilia RSW. Stafford correrà sotto le insegne del team Ongetta-Centro Seta insieme a Jakub Kornfeil, mentre dall'altra parte il team schiererà anche Jasper Iwema con una più evoluta Aprilia RSA e i colori Ongetta-Abbink Metaal.
Una stagione durissima
Quello che doveva essere l'inizio di una carriera nel Motomondiale si rivela però un anno estremamente difficile.
Nella prima parte di stagione, Harry Stafford staziona nelle retrovie nei GP di Qatar e Jerez (dove arriva rispettivamente 25° e 18°) e poi affronta sette gare in cui rimedia un 25° posto ad Assen, una mancata partenza al GP di casa a Silverstone e ben cinque ritiri tra cadute e problemi tecnici nelle altre gare. Nella seconda parte di stagione riesce a fare un passo avanti in termini di velocità e a centrare la zona punti a Brno e a Motegi, dove chiude rispettivamente 13° e 14, ma quelle sono di fatto le uniche altre gare che porta a termine.
Stafford colleziona ritiri su ritiri quasi sempre per caduta, tra cui una scivolata poco dopo la partenza a Misano. Inoltre viene tagliato fuori dal GP d'Australia a Phillip Island dopo una brutta caduta nelle qualifiche.
Il risultato finale recita:
- 28° posto finale,
- 5 punti,
- due soli piazzamenti nelle prime quindici posizioni,
- solo 5 gare su 17 portate a termine,
- tanti ritiri per noie tecniche, ma ancor più spesso per cadute.
Un bollettino assai deludente, a cui si aggiunge un impietoso confronto col compagno di squadra Jakub Kornfeil, che con la stessa moto di Stafford arriva sempre al traguardo e lo fa centrando quasi sempre la zona punti e spesso anche la top 10, tanto da chiudere l'annata in 12ª posizione con 72 punti.

Rientro in patria, ma...
Nel 2012, Harry Stafford non riesce a trovare una sella né all’interno del Motomondiale, né in Gran Bretagna e rimane quindi a piedi. Riesce però a trovare una sistemazione per la stagione 2013, dato che viene ingaggiato dal team Robinsons and Rochdale per correre nella Superstock 1000 britannica. Il nativo di Leicester correrà con una MV Agusta a fianco di Tristan Palmer.
La stagione però dura solo fino al terzo round stagionale: durante le prove a Oulton Park, Stafford è vittima di una caduta ad alta velocità in cui, ancora una volta, rimedia un trauma cranico e perde conoscenza. Trasportato in coma all’ospedale del North Staffordshire, il britannico riesce per fortuna a risvegliarsi, ma la sua annata di gare finisce lì.
In vista della stagione 2014, Harry Stafford rilascia un intervista a Loughborough Echo, in cui dichiara la sua volontà di tornare in pista, ma non in Gran Bretagna:
“Per due anni non ho praticamente gareggiato. Gli sponsor lo vedono e sento di dover ricominciare tutto da zero. La cosa certa è che quest'anno voglio correre e sono fisicamente in grado di farlo.
(...)
Non ho un grande futuro in questo paese. Non ho opzioni qui per continuare la mia carriera, quindi sto cercando una sella in Europa."
Inoltre, rispondendo a chi gli dice di fermarsi dopo quell'incidente a Oulton Park, Stafford risponde:
“La gente dice che dovrei smettere, ma guardate cosa è successo a Michael Schumacher... Quindi non dovrei nemmeno andare a sciare?
Si sa che c'è un rischio, fa parte delle corse. È un rischio che affrontiamo ogni volta che scendiamo in pista.”
Comunque alla fine il piano di correre in Europa va a buon fine, poiché Stafford viene ingaggiato dal team Racedays Honda per correre nel Campionato Europeo Superstock 600.
Da nuovo inizio a fine definitiva
Stafford torna a correre in una serie internazionale, nella speranza di ricostruire la sua carriera. Questa speranza, però, si infrange molto presto.

Dopo un 28esimo posto al Motorland Aragon e una caduta ad Assen, Stafford affronta il terzo round stagionale sul circuito di Imola. Il pilota britannico affronta le qualifiche con la speranza di partire più avanti e avvicinarsi ai punti, ma a circa metà sessione cade sul rettilineo di arrivo e sbatte contro il muretto dei box. Ancora una volta, quindi, Harry Stafford è vittima di un brutto incidente, in cui rimedia questa volta più fratture al braccio destro e un trauma facciale. Stafford viene ricoverato all’ospedale di Bologna ed è ovviamente unfit per la gara.
Stafford si riprende anche da questo incidente. La differenza però è che questa volta a finire non è solo la stagione, ma anche la sua carriera.
Il ritiro
All inizio del 2015, Harry Stafford pubblica un post su Twitter, in cui dice quanto segue:
“A causa dei ripetuti traumi cranici, i medici mi hanno consigliato di ritirarmi. Essendoci il rischio di ulteriori danni cerebrali, è la cosa giusta da fare. Sono molto dispiaciuto che la mia carriera sia finita, ma in qualche modo rimarrò coinvolto in questo mondo. Grazie a tutti per il supporto che mi avete dimostrato in questi anni di gare.”
Il trauma cranico rimediato nel 2009 a Jerez, quello rimediato a Oulton Park nel 2013 e il trauma a seguito dell incidente avuto a Imola nel 2014 pesano come un macigno per Harry Stafford, nella vita di tutti i giorni e anche nella sua carriera. Il rischio di danni cerebrali è a questo punto troppo elevato e il britannico deve, come detto, ritirarsi dalle gare. A soli 21 anni.
Harry Stafford non resta comunque con le mani in mano e inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, specializzata in chiavi e serrature. Inoltre si sposa, mette su famiglia e torna anche temporaneamente nel motociclismo, schierando e gestendo un piccolo team nel campionato britannico pit-bike.

Conclusione
Finisce così la storia di Harry Stafford, un pilota promettente e capace di mettersi in luce da giovanissimo, ma la cui carriera è stata condizionata e infine stroncata da tante cadute e soprattutto da più incidenti gravi e traumi cranici. Sicuramente, uno dei più grandi “what if” del motociclismo britannico negli ultimi 15 o 20 anni.
