Álex Escrig (Moto2) si racconta a Palmen in Motorradsport

La carriera di Álex Escrig è stata finora una vera e propria montagna russa, che ha alternato anni molto positivi a momenti in cui ha toccato il fondo. La cosa certa però è che il pilota di Valencia non ha mai mollato e ha sempre risposto alle difficoltà lavorando duro per cercare di tornare al top, come sta facendo anche nel mondiale Moto2 insieme al Klint Forward Factory Team.
La parentesi iridata è iniziata nel 2023 ed è proseguita tra infortuni e difficoltà di vario genere, legate anche a una moto da sviluppare insieme alla squadra di Giovanni Cuzari, ma non sono mancati sprazzi come il 7° posto ottenuto nel 2025 a Termas de Río Hondo, oltre a vari accessi in Q2 e alcuni piazzamenti a punti con una moto decisamente più "in divenire" rispetto alle più consolidate Kalex e Boscoscuro. Di questi anni nel Motomondiale e della sua carriera fino ad oggi,
Álex Escrig ne ha parlato in una lunga intervista rilasciata a Palmen in Motorradsport, con cui ha ripercorso tanto gli highlights quanto i momenti bui di questo suo percorso nel motociclismo.
Álex, come sta andando la tua terza stagione nel mondiale Moto2?
Finora è stato un anno un po’ altalenante, perché abbiamo iniziato abbastanza bene, ma poi abbiamo perso un po’ la bussola. Ho avuto anche un infortunio a Le Mans e proprio da quel momento ho faticato un po’ di più a ritrovare le sensazioni che avevo all’inizio. Ora stiamo lavorando per ritrovare quelle sensazioni e tornare a fare bene.
Sì, perché si è visto del potenziale davvero buono quest’anno, soprattutto col 7° posto al GP d’Argentina.
Credo che in Argentina si siano allineate un po' di cose affinché andasse così, perché in realtà il weekend non era iniziato bene: il venerdì credo di aver chiuso 26°. Dopo le libere però abbiamo fatto dei cambiamenti alla moto e il sabato mi sono sentito a mio agio, ho iniziato a girare bene, ho avuto un buon feeling con la moto e così ho fatto un grande passo avanti, riuscendo ad accedere alla Q2 e poi a fare quel gran giro che mi ha portato a partire quarto.
Quello che mi ha sorpreso è stato che in gara ho mantenuto un buon ritmo: al primo giro ero 14°, ma poi sono riuscito a rimontare fino alla settima posizione. Questo è stato l’aspetto positivo: siamo andati in crescendo. La verità è che se non siamo riusciti a ripeterci è perché al momento non è realistico per noi aspirare alla top 5 o alla top 7. Stiamo però cercando di lottare con più costanza per entrare nei punti. Ci mancano solo alcuni dettagli da sistemare, che magari ci permetterebbero di partire da una posizione diversa.
Il punto debole sembra infatti la qualifica.
Esatto, alla fine è quello che ci manca. Parto sempre 21°, 19° o anche più indietro e questo rende l’inizio di gara sempre molto difficile. Di solito siamo sempre abbastanza competitivi sul passo, ma partiamo troppo indietro e questo ci penalizza.

Facciamo adesso un passo indietro alle due stagioni passate. Iniziando dal 2023, come hai vissuto quell’infortunio che ti ha tenuto fuori a lungo?
L’ho vissuto con molta frustrazione. Ero arrivato con tanta voglia di scendere in pista, avendo coronato il sogno di correre nel Motomondiale, e quindi saltare così tante gare è stato frustrante, perché mi sentivo molto preparato per affrontare questo progetto con Forward e avevo tanta fiducia in me stesso e in ciò che potevo raggiungere. È stato un anno molto duro. Sono rimasto infortunato per circa quattro mesi e la mia prima gara al 100% della forma è stata a Silverstone, dopo la pausa estiva, dove ho lottato per il 17° posto e non ho chiuso lontano dalla zona punti.
In Austria, alla seconda gara, mi sono di nuovo infortunato alla tibia il sabato mattina, mentre cercavo di entrare in Q2. Le successive gare al 100% le ho fatte solo nel tour asiatico, su circuiti che non conoscevo, però a Sepang sono andato a punti e in Qatar mi sono qualificato direttamente in Q2. Riassumendo, direi che è stato un anno positivo per quando sono stato in sella, poiché nelle poche gare che ho fatto sono stato abbastanza veloce, ma ho chiuso con tanta frustrazione per non aver potuto dimostrare davvero il mio potenziale.
Il 2024 sembrava promettere bene, ma invece è andata diversamente.
Il 2024 lo riassumerei come un lavoro sull'aspetto mentale, perché con il passaggio alle gomme Pirelli, un nuovo telaio in alluminio e uno staff completamente nuovo, si sono sommate troppe cose che non ci hanno permesso di essere competitivi. La moto era nuova e le gomme anche, quindi non capivamo né cosa servisse alla moto né cosa richiedessero le gomme. Più che venire a gareggiare, sembrava venissimo a fare test per capire la direzione da prendere. Questo ci ha però portati a conoscere meglio la moto e ad essere un po’ più competitivi nel 2025, riuscendo anche ad accedere qualche volta alla Q2 e ad ottenere qualche risultato positivo. Ora dobbiamo trovare costanza.
Prima di arrivare al mondiale hai ottenuto ottimi risultati nei campionati europeo Stock 600 e Moto2, all'interno del JuniorGP, ma qui le cose non stanno andando come allora. Come lo stai vivendo?
Ovviamente è difficile, perché siamo qui per vincere. È vero che l’obiettivo è arrivare al mondiale, ma una volta arrivatoci vuoi vincere. Arrivarci e non ottenere i risultati sperati rende invece tutto molto più complicato mentalmente, perché devi ripensare ai tuoi obiettivi e capire che devi puntare a traguardi diversi. Nel nostro caso siamo in una fase di sviluppo, quindi l’obiettivo del weekend non è vincere la gara, ma cercare di stare il più avanti possibile e trovare il modo per fare meglio alla gara successiva.
Di fatto sei anche un collaudatore, oltre che pilota. Come vivi questo ruolo doppio?
Ovviamente è più complicato, perché non pensi solo a correre, ma anche a migliorare. Non è facile, perché siamo limitati nei progressi e dobbiamo aspettare che arrivino miglioramenti. È il lato negativo di un progetto in costruzione: altri hanno già una moto più matura e possono concentrarsi solo sulla competizione, mentre noi sviluppiamo anche in gara e questo inevitabilmente ci penalizza. Nel 2025 però stiamo cercando di sviluppare di più al di fuori delle gare, per essere più competitivi.
Tornando invece alle tue stagioni nel JuniorGP, cosa puoi raccontare delle stagioni 2021 e 2022, in cui ti sei messo davvero in mostra?
Quei due anni mi hanno dato fiducia in me stesso. È stato tutto molto veloce, perché il 2021 è stata la mia prima volta nel JuniorGP, nella categoria Stock 600 e con una moto che non avevo mai guidato. Era la prima volta che salivo su una moto “grande”, che era la Yamaha R6 del team Fau55 (la squadra di Héctor Faubel, ndr) e sono subito andato forte. Venivo da un anno molto negativo nella Red Bull MotoGP Rookies Cup, soprattutto a livello mentale, e quindi questo mi ha aiutato a crescere, a ritrovare fiducia e dimostrare la mia velocità.
Nel 2021 ho vinto il titolo nella Stock 600 e nel 2022 sono passato alla Moto2 europea col team Stylobike. Siamo dovuti crescere anche come struttura, perché magari non avevamo i dati tecnici di squadre come il team IntactGP con Lukas Tulovic (vincitore del titolo in quell'anno, ndr), ma pur con tutte le difficoltà incontrate, siamo riusciti a mantenere un ottimo livello. Anche se mi sono infortunato e ho saltato tre gare, siamo stati competitivi, abbiamo vinto delle gare e ho chiuso terzo, a pochissimi punti dal secondo (Senna Agius, ndr).

E facendo un ulteriore passo indietro, com'è iniziato il tuo percorso nel motociclismo?
Un giorno i miei genitori comprarono una moto per mia sorella e io, da fratello piccolo geloso perché lei aveva una moto e io no, iniziai a guidarla. E mio padre vide che avevo del potenziale: non ne sapeva molto di moto, però vide che me la cavavo e decise di portarmi in una scuola, la KSB Sport. Lì si resero conto che sì, effettivamente avevo tanto potenziale, perché già a quattro anni lottavo in pista con bambini di sei anni o con altri che avevano molta più esperienza. Da lì ho saputo cogliere le occasioni e, passo dopo passo, sono arrivato fino ad oggi.
Puoi riassumere un po’ anche le tue prime stagioni prima di arrivare al JuniorGP?
Ho fatto solo campionati regionali a Valencia fino al 2014, anno in cui ho fatto il mio primo campionato serio: la Cuna de Campeones con la 140cc. Lì ho vinto il mio primo titolo spagnolo e questo mi ha permesso di passare ai circuiti grandi con una RMU 80, in un team di Valencia (il Team MOMN, ndr) con cui sono stato due volte vicecampione spagnolo di categoria. A quel punto sono stato notato dal team Aspar, che mi ha dato l’opportunità di correre in Premoto3. Il primo anno non è andato benissimo, ma nel secondo anno ho lottato per il titolo fino all’ultima gara (ha chiuso secondo a pari merito con Izan Guevara e dietro al campione Marcos Ruda, ndr).
Da lì sono stato poi selezionato per la Red Bull MotoGP Rookies Cup, dove ho corso per due anni. Al primo anno ho fatto qualche pole position e qualche podio e anche se non è andata come speravo, ho imparato tanto. Il secondo anno, nel 2020, è stato però veramente duro: puntavo a vincere il titolo contro Pedro Acosta e invece sono quasi arrivato a smettere di correre. Nell'inverno successivo ho dovuto decidere se continuare o fermarmi e alla fine mi è arrivata l’opportunita di correre per il team Fau55, insieme al quale è iniziata la mia rinascita.
Quindi stavi davvero per smettere?
Sì, perché in quel momento non mi vedevo su una Moto3, per via dell’altezza e per insicurezze personali. Non credevo in me stesso ed ero convinto di non essere all’altezza. Ho dovuto fare un “reset” mentale, dopo il quale per fortuna sono ripartito.
Cosa è successo esattamente nel 2020?
Come detto in precedenza, puntavo a vincere la Rookies Cup contro Pedro Acosta. Ma nelle prime quattro gare in Austria, tra penalità, cadute e mancanza di concentrazione, le cose non sono andate come volevo. Ero velocissimo, ma le gare sono andate malissimo e ho raccolto solamente quattro punti, mentre Pedro ne aveva 100 dopo averle vinte tutte e quattro.
Sentivo che era cruciale giocarmela e vincere, perché altrimenti non sarei mai arrivato al mondiale, ma dopo quell'inizio così disastroso non mi sono sentito all'altezza. Da lì ho avuto una sorta di blocco mentale e sono passato da puntare alla vittoria a qualificarmi addirittura ultimo al Motorland Aragon. Non volevo più correre. Una volta terminata quella stagione, ho deciso però di darmi un’ultima possibilità. Mi sono accordato con Faubel, ho lavorato con degli psicologi e da quel momento sono diventato un’altra persona.

Fortunatamente ne sei uscito. Comunque ricordo che nel 2020 hai corso anche nel CIV Moto3...
Era più che altro un allenamento, ma è stato importante per fare chilometri e allo stesso tempo ho aiutato la BeOn a sviluppare la Moto3 da 450cc. La moto era stata limitata pesantemente a livello di motore, poiché era troppo potente rispetto alla Moto3 da 250cc, però è stato comunque un ottimo allenamento.
E se oggi guardi a tutte le cose positive e negative che hai vissuto e realizzi di essere arrivato al mondiale, come ti senti?
Alla fine posso essere orgoglioso. Ho realizzato il sogno che avevo da piccolo: arrivare al Motomondiale. Spesso però non viviamo il presente, ma pensiamo costantemente al futuro e vogliamo sempre di più. Oggi penso solo a vincere gare e avere la possibilità di farlo. Se mi fermo a riflettere, sono felice di quanto ho ottenuto, soprattutto perché non sempre ho avuto le condizioni ideali, però credo di avere ancora tanto potenziale da mostrare. E proprio questa è l’unica cosa che ho in testa: dimostrare tutto quello che valgo.
Tutto questo per realizzare il tuo sogno, che immagino sia la MotoGP.
Esatto. Ho obiettivi a breve termine, ma ovviamente mentirei se dicessi che non voglio diventare Campione del Mondo MotoGP. È il sogno massimo.
Prima di chiudere, ti va di condividere qual è il tuo punto forte e quello dove pensi invece di dover migliorare?
Il mio punto debole è gestire la bagarre di gruppo. Quando la gara è lenta e con tanti piloti intorno da controllare, faccio più fatica. Invece il mio punto forte è che conosco bene il mio potenziale e so bene cosa mi serve per concretizzarlo. Una consapevolezza che, come detto, ritengo sia il mio punto di forza ad oggi.
E per concludere, chi vuoi ringraziare per tutto ciò che hai vissuto, vivi e vivrai come pilota?
Se sono qui oggi è perché i miei genitori mi hanno sempre sostenuto. Credo che nessun pilota sarebbe qui senza il sostegno dei genitori, nemmeno il migliore di tutti, e quindi sono loro i primi da ringraziare. Ringrazio poi le persone che mi hanno fatto fare un salto di qualità, che sono il mio psicologo, il mio preparatore, il mio nutrizionista e alcuni amici stretti.
Palmen in Motorradsport ringrazia Álex Escrig per la disponibilità e Matteo Malnati e Martina Cuzari del Klint Forward Factory Team per aver reso possibile l'intervista. Alla squadra e al pilota i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.