Mika Pérez: "Vi racconto i miei progetti. Correre? Non gratis"

Quando si pensa alle stagioni del Mondiale Supersport 300 viste fino ad oggi, uno dei primi piloti che vengono in mente è Mika Pérez.
Pérez ha corso nel WorldSSP300 dal 2017 al 2020 e ne è stato uno dei protagonisti principali: ha perso il titolo per un punto (!) nel 2018 contro Ana Carrasco, ha chiuso nella top 5 di campionato anche nel 2017 e nel 2020 e ha ottenuto un totale di tre vittorie e altri sette piazzamenti sul podio. Gli anni successivi sono stati più difficili, poiché il ragazzo spagnolo ha dovuto fare i conti con un serio infortunio a un polso nel 2021 (anno in cui era passato alla Stock 600 del FIM CEV, oggi JuniorGP) e successivamente ha corso nel Mondiale MotoE nel 2023 senza però brillare, complice un anno e mezzo di stop e l'inesperienza nella categoria.
Pérez ha poi scoperto il Mondiale Endurance correndo la 24 Ore di Lemans e la 8 Ore di Suzuka nel 2024, ma non ha poi trovato una sella per la stagione 2025. Ma pur essendo senza una moto per quest'anno, Mika Pérez non si annoia affatto. Il 2025 lo vede infatti impegnato come coach dei piloti del team Prodina XCI Kawasaki nel Mondiale Supersport 300 (dove la squadra romana è tra le realtà di riferimento) e come istruttore di guida, e inoltre porta avanti insieme al suo amico Rodrigo López il podcast "Fast & Curious", partito nel 2024 e che vanta già una lunga lista di grandi ospiti dal panorama motociclismo spagnolo.
Di tutto questo, Mika Pérez ne ha parlato in un'intervista esclusiva rilasciata a Palmen in Motorradsport.
Mika, quest'anno sei impegnato in più progetti. Iniziamo dal tuo ruolo come coach nel Team Prodina all'interno del Mondiale Supersport 300. Come ti trovi in questo ruolo E come sta andando?
Sono molto contento di come stiamo andando, anche perché siamo sempre andati a podio. Alla fine abbiamo tre piloti molto bravi: David (Salvador, ndr), Julio (García, ndr) e Antonio (Torres, ndr), che è un rookie ma non lo sembra affatto. Quando mi hanno proposto il ruolo, ho chiesto subito dei piloti. Alla fine mi piacevano, quindi ho deciso di accettare e di lavorare con loro. Prima andavo in circuito solo per correre, quindi all’inizio è stato un po’ strano, però mi sto trovando molto bene. I piloti sono veloci, e io cerco di osservare i piccoli dettagli in pista per poter poi analizzarli e aiutare i ragazzi ad andare ancora più forte.
Penso che stiamo facendo un buon lavoro. Alla fine nelle gare, e soprattutto nella 300, è molto difficile portare avanti una strategia vera e propria. Quindi noi ci concentriamo su altri aspetti: avere una moto ben messa a punto, cercare di avere la massima fiducia, seguire le traiettorie giuste in pista e lavorare bene sullo sviluppo. Poi in gara, alla fine, non posso essere io a salire sulla moto, bensì sono i piloti a prendere le decisioni, soprattutto all’ultimo giro. In quei momenti ti rendi conto che non puoi fare nulla. Credo che, se facciamo un piccolo passo avanti, possiamo essere sempre tra i primi cinque, vincere gare e lottare per il titolo.

Da pilota che conosce bene la Supersport 300 iridata e lo ha vissuto in prima persona, quali sono i consigli principali che dai ai piloti?
Beh, è difficile da dire, anche perché la categoria è un po’ cambiata rispetto a quando correvo io. La moto che hanno adesso è molto competitiva, quindi è importante sottolineare che fin dal primo momento devono spingere al massimo. Quando correvo io, il venerdì potevi prendertela un po’ più con calma. Adesso invece non c’è tempo: c’è un solo turno di prove libere e poi subito la Superpole, quindi bisogna uscire subito dando gas per avere anche dei riferimenti utili allo sviluppo. Se non spingi nelle uniche prove libere che hai, poi in Superpole non hai un assetto definito e ti ritrovi a provarne uno nuovo direttamente in gara. Quindi questo è uno degli aspetti chiave.
Inoltre, insisto molto sul tema delle traiettorie. Mi concentro molto su curve che considero importanti, soprattutto quelle che precedono un rettilineo lungo e dove si può perdere molta velocità. Mi assicuro che i piloti seguano la traiettoria corretta e ottimale: è lì che davvero si fa il tempo con questa moto. Per quanto mi riguarda, io vado con lo scooter nelle curve più importanti della pista, cerco di osservare bene e provo a vedere dove ci sono differenze ttra i nostri piloti e gli altri. Poi analizziamo il tutto anche con i video, così riescono a vedere meglio. Sono contento, perché sento che posso aiutarli molto e sto dando loro quello che avrei voluto avere quando correvo qui. E poi, essendo anche ingegnere, riesco a vedere molte cose nella telemetria e posso aiutare sia il telemetrista che l’ingegnere. Unendo queste due cose, penso che stiamo facendo davvero un buon lavoro.
E quest’anno non stai solo aiutando i piloti del Team Prodina nel WorldSSP300, ma hai anche la tua accademia per piloti a livello amatoriale. Cosa ci racconti di questo progetto?
Era una cosa che avevo in mente da tempo, ma quest’anno ho deciso di farlo davvero, visto che non sto correndo a tempo pieno e al momento non ho niente di concreto per quest’anno. Con questa accademia, mi concentro su piloti amatori che già vanno bene, ma che vogliono migliorare in pista andando più veloci e sentendosi più sicuri, che è poi quello che cercano maggiormente questi piloti.
Molti mi chiedono come mai non ho preferito iniziare con i bambini, e il motivo è che sinceramente non voglio addentrarmi nel motociclismo professionale. Voglio aiutare questi amatori, perché alla fine bastano quattro o cinque consigli ben dati per migliorare subito di molto. Quando vedono che le cose vengono fuori più facilmente, con meno sforzo e che migliorano i tempi, i miei allievi sono davvero felici e sono felice anche io di poter dare loro qualcosa e contribuire alla loro crescita. E poi ti senti anche un po’ realizzato, perché tutto il lavoro fatto fin da bambino non serve solo a livello professionale, ma anche appunto per aiutare altri piloti.
E stai anche aiutando tante persone a capire come funziona questo mondo, grazie al podcast Fast&Curious. Cosa puoi dire in generale di questo progetto e di come è nato?
È nato tutto nel 2023. Allora correvo in MotoE, stavo affrontando le ultime gare della stagione e il futuro era un po’ incerto, anche perché il team RNF era in difficoltà e ha poi chiuso i battenti. Quindi ho iniziato a pensare: “Caspita, basta una evento esterno e ti ritrovi senza moto, senza poter fare il tuo lavoro”. Così ho pensato che bisognava darsi una mossa e trovare un’altra strada per potermi guadagnare da vivere. Un mio amico, Rodrigo (López, ndr) mi ha detto: “Ma perché non ascolti qualche podcast? Ti può aprire la mente”.
Così ho iniziato a cercare, e ho pensato: “Vediamo se c’è qualcosa sulle moto che mi possa interessare”. Ma non trovavo niente, perché a parte qualche programma sulla MotoGP nessuno parlava di moto, e soprattutto nessuno raccontava quello che c’è dietro le quinte. Allora ho detto a Rodrigo: “Dobbiamo fare un podcast. Io conosco tanta gente, quindi possiamo fare interviste e anche raccontare le mie esperienze da pilota”. Così abbiamo iniziato. All’inizio era qualcosa di semplice, volevamo farlo in modo professionale ma tranquillo…Però poi ha iniziato a crescere e sempre più persone importanti si sono unite. Adesso mi ritrovo a fare podcast con figure di riferimento del Motomondiale: piloti, ingegneri, team manager...
Stiamo crescendo molto e sono davvero contento, perché volevo far conoscere alla gente tutto quello che c’è dietro al mondo del motociclismo e ci stiamo riuscendo. Chi segue davvero le gare lo apprezza molto, perché raccontiamo cose che non si vedono in TV. Credo che questo sia il punto forte del nostro podcast. Inoltre io e Rodri ci completiamo: lui porta un punto di vista più da appassionato e da spettatore esterno, mentre io do quel tocco tecnico in più con la mia esperienza da pilota.

Raccontando così la verità che c’è dietro al motociclismo… Sicuramente vi avrà portato dei benefici, ma forse anche qualche problema, no?
In realtà non mi sono mai trattenuto. Sono sempre stato sincero, ho raccontato le cose come penso che siano e anche come effettivamente sono. Perché il motociclismo è così: i piloti devono portare molto denaro e spesso, per una questione di soldi, arriva un pilota che paga e tu perdi il posto anche se sei più bravo. Quasi sempre abbiamo raccontato più la parte negativa che quella positiva, anche perché quest'ultima è spesso minore rispetto al lato negativo. Il motociclismo è bello solo quando vinci e ottieni un buon risultato, mentre i momenti difficili sono molti di più tra soldi, infortuni…Ci sono tante cose complicate dietro.
La verità però è che non mi hanno mai chiuso nessuna porta. Non so se tutti ci abbiano ascoltato, ma all’inizio eravamo anche un po’ più diretti, più critici. Poi però, quando parli spesso del problema dei soldi, degli infortuni e di alcuni team che non si comportano bene con i piloti, la gente comincia a conoscere già la realtà e quindi non serve ripeterlo. Sinceramente, questo podcast ha aperto delle porte più che chiuderle. Ogni volta che abbiamo contattato piloti, capi squadra, chiunque…Nessuno si è rifiutato, non abbiamo mai avuto problemi e anzi, sta andando sempre meglio.
Ora addirittura sono loro a chiamarci per fare un’intervista, più di quanto lo facessimo noi all’inizio. Questo dimostra che stiamo facendo le cose bene. Ora vogliamo far crescere il podcast ancora di più e portare tutti i piloti di riferimento soprattutto a livello spagnolo, che è la nostra lingua. Ma in futuro ci piacerebbe allargarci anche a piloti italiani o di lingua inglese, per rendere il podcast più internazionale. Magari con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sarà più facile fare un’intervista in spagnolo e tradurla in un’altra lingua, o farla direttamente in inglese per raggiungere un pubblico diverso. Insomma, sono contento, e sì, alla fine ci ha aperto più porte che altro.
E nel vostro podcast c'è anche uno scambio di opinioni diverse.
Esatto, senza problemi. E voglio sottolineare anche questo: non abbiamo avuto porte chiuse, ma anzi, sempre più porte aperte. Questo dimostra che veramente abbiamo colmato un vuoto e ora anche persone molto importanti sono contente di partecipare. Per esempio, abbiamo avuto il capo del Mondiale Superbike, ovvero Gregorio Lavilla. Magari si potrebbe pensare che il nostro podcast sia critico verso Dorna, l’organizzazione o i team, ma noi esprimiamo solo il nostro punto di vista senza problemi, e altrettanto senza problemi lui ha potuto esprimere il suo.
Finché si mantiene il rispetto, e noi non abbiamo mai mancato di rispetto a nessuno, non c’è alcun problema. È una palla di neve che si ingrandisce sempre di più, e tutto diventa più facile. Così nel Mondiale Superbike abbiamo portato Gregorio… e spero in futuro, anche nella MotoGP, di poter portare altri piloti. Anche quelli a cui solitamente non piace fare interviste...e li capisco, neanche a me piacciono troppo. Ma noi le ribaltiamo un po’, non sono vere e proprie interviste: sono chiacchierate. Parliamo con la persona, gli chiediamo cosa ha fatto oggi, ripercorriamo tutta la sua carriera, come ha superato le difficoltà, parliamo di momenti interessanti.
È come parlare tra amici, come stiamo facendo io e te ora, solo che c’è un microfono e la gente lo ascolta. Nei nostri podcast lasciamo parlare l’ospite, che dica ciò che vuole. Se c’è un argomento che non vuole toccare, non lo trattiamo. Lo chiediamo sempre prima. “Vuoi parlare di questo?” – “No.” – “Ok, nessun problema.” Devono sentirsi a loro agio e raccontare ciò che vogliono.
Sì, sì, lasciate lo spazio e poi l’ospite lo usa come meglio crede.
Esatto, come vuole. Può comunicare ciò che desidera. Per esempio, Jaume Masiá voleva condividere l’anno difficile che aveva vissuto in Moto2. Magari un altro pilota racconta cosa gli è successo con un team…Ognuno condivide quello che vuole, e noi glielo permettiamo.
E parlando invece di te come pilota, quali sono per te i traguardi più importanti finora? E che obiettivi vuoi ancora raggiungere?
Un traguardo importante è sicuramente aver vinto la European Junior Cup, una coppa che ora non esiste più e di cui sono stato l’ultimo campione nel 2016. Era un trofeo con un livello molto alto, ma poi nel Mondiale Superbike hanno introdotto la Supersport 300 e questo ha reso la EJC inutile, visto che le moto erano simili. Parlando della mia carriera, mi è rimasta una grossa spina nel cuore per non essere riuscito a diventare campione del mondo.
Nel 2018 sono stato vicecampione per un solo punto (dietro ad Ana Carrasco, ndr) e per di più, ho corso una gara in meno rispetto agli altri e ho avuto problemi a metà stagione. Mancava qualcosa per essere sempre davanti. Io pensavo: “Vabbè, ci sarà un’altra occasione per diventare campione del mondo”. E invece, quell’occasione non è mai più arrivata. Poi è diventato tutto più complicato, perché uscire dalla categoria 300 è difficile. È una moto che va piano, quindi sono pochi i team di Supersport che ti notano.
È difficile, anche se vinci delle gare in 300, passare in Supersport. Io non ho mai avuto nemmeno l’opportunità di correre una sola gara, nonostante sia stato vicecampione del mondo, abbia chiuso in altri anni quarto o quinto e sono uno dei piloti col maggior numero di pole position.

Lo aveva detto anche Vicente Pérez in una mia intervista di due o tre anni fa: la Supersport 300, in generale, è una categoria che non ha molta risonanza, anche se la vinci.
Sì, magari i primi anni, essendo una categoria nuova, aveva un po’ più di visibilità, ma credo che dal 2019-2020 in poi i team abbiano già capito che i piloti che uscivano da lì difficilmente sarebbero stati competitivi in altre categorie. Per questo, dopo quattro anni, ho deciso di lasciare la categoria. Sono passato alla 600cc (nella Superstock 600 del FIM CEV, oggi JuniorGP, ndr), ma ho avuto un infortunio e non siamo riusciti a finire bene la stagione. Dopo ciò ho deciso di ritirarmi, perché non vedevo un futuro nelle moto.
Il giorno dopo però mi ha chiamato Ramón Forcada per correre in MotoE. Era la prima volta che potevo davvero guadagnarmi da vivere con questo sport, con uno stipendio, e quindi ho detto: “Tra dieci anni mi pentirò se dico di no”. E ho accettato. La MotoE però è una moto molto complicata e completamente diversa dalla Supersport 300, quindi ho sofferto non poco. Da rookie ho anche avuto problemi di sindrome compartimentale fin dalla prima gara, ma avendo gare ravvicinate non potevo operarmi, quindi ho perso metà stagione per quei problemi. Nella seconda parte sono riuscito a stare un po’ più davanti, ma poi è successo quello che è successo col team RNF.
E da lì si sono aperte le porte del Mondiale Endurance.
Alla fine non sono riuscito a trovare una moto per correre la 24 Ore di Le Mans nel 2024. È andata piuttosto bene, avevo un buon passo gara ed ero il pilota più veloce del team. Questo mi ha aperto la porta per andare in Giappone, alla 8 Ore di Suzuka, con un team ufficiale Kawasaki. È stata davvero dura, per le condizioni e perché è una gara molto difficile, ma anche un'esperienza bellissima da vivere. Per il 2025 pensavo di avere un team per correre tutto l'EWC e seguire un certo percorso: vincere in Stock e poi magari salire in un team di EWC. Ma non si sono create le condizioni e quindi quest’anno sono più focalizzato sul mio ruolo di coach nel team Prodina, sul podcast e sull’accademia.
Comunque credo che l'Endurance sia la cosa più adatta a me in questo momento. Non serve quel mezzo secondo per spingere al limite, bensì sono più importanti la gestione della gara, il lavoro di squadra e molti altri fattori. Penso che lì ci possa essere un buon equilibrio: ovviamente devi allenarti ed essere in forma, ma non è necessario essere focalizzati al 120% su quello e ciò ti permette di portare avanti altri progetti. Ed è questo che mi motiva ora, anche perché nel motociclismo non si sa mai come può andare e va sempre bene avere un piano B. Ho ancora una grande passione per ill motociclismo, ma devo ammettere che l’ho un po’ persa per tutto quello che mi è successo.
Quindi in futuro, se avessi la possibilità di tornare a correre, faresti il Mondiale Endurance?
È quello che più si adatta a quello che cerco adesso. Ed è anche un campionato in cui ti puoi guadagnare bene da vivere, più che nel Mondiale Superbike o in MotoGP, dove è sempre più difficile. Sempre più persone sono disposte a pagare cifre altissime, i posti sono sempre più limitati ed essi sono riservati a gente che viene magari dalla Moto2, dalla Supersport o dal Mondiale Superbike. È sempre più complicato.
Mi considero un pilota che ragiona in moto, che non cade e che ha un passo costante, ovvero ciò che serve nell’Endurance.In Giappone sono rimasti molto contenti della mia prestazione, mi hanno fatto i complimenti, anche da Kawasaki Europa...Ma non è arrivata nessuna chiamata per quest'anno. Io ho già dimostrato quello che dovevo dimostrare, ma a volte non basta e allora bisogna solo aspettare che arrivi un’altra occasione.
Sì, e che arrivi un’opportunità senza dover pagare.
Certo. Mi dispiace se qualcuno pensa che io sia arrogante, ma io lo dico chiaramente: se non ho uno stipendio, non posso fare il pilota. Tra allenamenti, licenze, rischio, giorni fuori casa…Non ne vale la pena se non si viene pagati. Mi dispiace, ma per me non è sostenibile. Ho già corso tanti anni gratis, il che va bene quando sei giovane e vuoi arrivare in alto, ma arriva un momento in cui devi vivere da solo e pagare le bollette e quando è così non puoi correre gratis. L’anno scorso ho fatto le gare nell'Endurance senza pagare, ma nemmeno guadagnando. L’ho già fatto, ho dimostrato quello che so fare e se non mi vogliono, pazienza. Se avessi cinque milioni in banca andrei a correre senza problemi, ma non è così. Bisogna essere realisti e non si può vivere di sogni.
E per finire, Mika, quali sono i tuoi obiettivi per il futuro nei progetti in cui sei coinvolto?
Mi toglierei mezzo sassolino dalla scarpa se riuscissimo a vincere il mondiale quest’anno con Prodina. Non sparirebbe tutta la delusione per averlo perso quando correvo, ma metà sì.
Con il podcast invece vogliamo crescere, arrivare in alto ed essere un riferimento a livello mondiale nel motociclismo. Magari potremmo espanderci anche al mondo del motorsport in generale, ma quello verrà col tempo. Parlando degli ospiti, mi piacarebbe un sogno avere sia Dani Pedrosa che Marc Márquez. Avere Marc ovviamente sarebbe bellissimo, ma intervistare Dani mi farebbe ancora più piacere, perché è sempre stato il mio idolo fin da bambino. Mi piacerebbe parlare con lui e sapere come si sente non avendo mai vinto il mondiale MotoGP, pur essendo così forte e avendo vinto così tante gare. Parlarne con calma, lasciarlo esprimere...Quello mi piacerebbe!
E con l’accademia, punto ad aiutare quanta più gente possibile. Vedo tante persone inesperte che vanno in pista, cadono, si fanno male e non riescono a godersi davvero il motociclismo. Mi piacerebbe aiutarli, dare consigli per farli sentire più sicuri e far sì che sempre più persone possano andare in pista. Quindi possiamo dire che qui, così come col podcast, il mio obiettivo sia raggiungere il maggior numero di persone possibile.
Palmen in Motorradsport ringrazia Mika Pérez per la grande disponibilità e gli augura il meglio per tutti i progetti in cui è impegnato.