Marcos Uriarte (Moto3): "Sembrava finita, ma ora eccomi al mondiale"

Se c'è un pilota del mondiale Moto3 che ha vissuto una vera e propria odissea in questi anni, quel ragazzo è senza dubbio Marcos Uriarte.
Classe 2004 di Santander, Uriarte ha vissuto anni complessi: dopo anni promettenti, un grave infortunio al polso al debutto nel Motomondiale lo ha fermato per oltre un anno. Nel 2023 era pronto al rientro, ma un altro infortunio in allenamento e l’assenza di una squadra ne hanno frenato il rilancio. Il 2024 è stato finalmente l’anno della svolta: con il CFMoto Aspar Junior Team, il pilota spagnolo ha conquistato cinque podi e il 5° posto finale, ottenendo la chiamata del team MLav Racing per il debutto mondiale. Tuttavia, un infortunio alla mano destra nel secondo GP in Argentina ha causato un altro lungo stop e dopo è arrivata la separazione dalla squadra di Michael Laverty e il passaggio al team LEVELUP-MTA, per sostituire l’infortunato Matteo Bertelle. Un cambio di team che ha portato ottimi risultati e, anche se sarà per poche gare (Bertelle è atteso al rientro dopo la pausa estiva), visibilità molto importante per il futuro.
Di questi anni, delle difficoltà che ha affrontato e di altro ancora, Marcos Uriarte ne ha parlato in esclusiva a Palmen in Motorradsport.
Marcos, la tua prima stagione nel Mondiale è stata un po’ particolare fino ad ora. Cosa ci puoi raccontare?
Non è stato il miglior inizio di stagione, a causa dell’infortunio che ho avuto. Sono stato fermo tre mesi, mi sono rotto il dito in quattro parti, il radio, l’ulna…è stata una lunga riabilitazione. E nel mentre ho anche cambiato squadra, in meglio, e sono contento di poter far parte del team LEVELUP-MTA, perché è una grande squadra e una grande famiglia. Grazie ad Alessandro (Tonucci, titolare del team, ndr) per questa opportunità. Gara dopo gara stiamo facendo progressi e siamo sempre più vicini a ottenere i risultati che vogliamo.
All'inizio correvi col team GRYD - MLav Racing in sella a una Honda, ed eri piuttosto indietro in classifica, e ora con MTA sei regolarmente in zona punti. Cosa hai trovato qui che invece ti mancava prima?
Voglio chiarire che non ho mai avuto una cattivo relazione con MLav Racing e ci siamo lasciati in buoni rapporti, raggiungendo un accordo comune per rompere il contratto. A volte le cose non vanno come sperato o non ci si capisce come si vorrebbe, ma ormai è il passato. Ora sono in un team con una grande moto e un ottimo staff tecnico che ti aiuta molto e ti trasmette fiducia. Il livello c’è, la squadra c’è, quindi è solo questione di tempo.
Certamente non è facile, perché sono arrivato al team dopo nove gare e con un infortunio nel mezzo, ma la cosa più importante è la progressione che stiamo avendo. Ad Assen ho chiuso in top 10, al Sachsenring siamo passati direttamente in Q2 e ho fatto nuovamente top 10, quindi ora siamo concentrati a migliorare quello che mi manca per fare quel passo in più e lottare per il podio, obiettivo che sappiamo di poter raggiungere.

Un mondiale a cui sei arrivato con buoni risultati, ma anche dopo grandi difficoltà. Prima di arrivare a questo, puoi raccontare com’è iniziata la tua carriera nel motociclismo?
Ho iniziato ad andare in moto ad appena due anni, poiché mio padre correva a livello amatoriale. Ho iniziato con il motocross, poi sono passato alla velocità e poco a poco ho scalato i vari campionati: ho cominciato nella Cuna de Campeones, da cui sono usciti tanti piloti che oggi sono in MotoGP, e poi ho fatto il campionato spagnolo, la European Talent Cup, la Red Bull MotoGP Rookies Cup e il JuniorGP. Da bambino non ti rendi conto di quello che fai davvero e anzi, lo fai per divertimento. Poi, col tempo, inizi a prenderla più seriamente.
Credo che fino ai 13-14 anni non ti rendi conto che stai entrando in un livello dove devi iniziare a prenderlo sul serio. È lì che inizi ad allenarti e a dedicarti alle moto e ovviamente a conciliarlo con gli studi, perché a quell’età non puoi smettere di studiare. Poi arriva un punto in cui devi prendere una decisione importante, perché alla fine questo è quello che insegui fin da piccolo, è il tuo futuro, e a volte devi rinunciare a delle cose per poter arrivare fino a qui.
Cosa puoi raccontarci delle stagioni vissute nella Rookies Cup?
Mi ha aiutato molto, perché non ho un grande budget (nella Rookies Cup i piloti pagano solo le trasferte, ndr). È una coppa monomarca dove il pilota conta molto di più che il budget o la moto, ed è per questo che ho potuto continuare a correre. Mi hanno dato tre anni di opportunità e il terzo anno è stato il mio migliore (due podi e nono posto finale, ndr). Poi ho fatto anche il Junior GP con il Team Laglisse: al mio debutto ho fatto un podio, è andata piuttosto bene.
In quel periodo hai anche corso una gara nel mondiale Moto3 col Team Snipers, sostituendo un pilota infortunato (Alberto Surra, ndr). Da lì però è iniziato un calvario...
Sì, perché da quel GP è partita una serie di infortuni ai polsi. Nel primo mi sono rotto radio, ulna e scafoide, poi mi sono nuovamente infortunato lì l'anno dopo in allenamento, poiché sono caduto sulla placca che avevo nel polso e mi si è fratturato di nuovo. Per fortuna poi ho avuto la stagione 2024 del JuniorGP col team Aspar, in cui non ho avuto nessun infortunio e ho potuto anche ottenere dei bei risultati.
Nel 2025 poi mi sono fatto male di nuovo, stavolta alla mano destra. Comunque fa parte di questo sport: quando sei sulla moto non ci pensi davvero, ma quel rischio c’è. La cosa importante per me è che, nonostante gli infortuni o i momenti difficili, devi sempre avere fiducia in te stesso e non mollare, perché se molli non ce la farai. Se ti impegni, ti sacrifichi e ci credi, alla fine ce la fai. Puoi faticare di più o di meno, ma ce la fai.

Come hai vissuto quel periodo?
È molto difficile da gestire, ma non tanto per l’infortunio in sé. Alla fine se ti fai male ma hai una squadra, sai che quella squadra ti aspetta. Il problema arriva quando ti fai male mentre sei senza squadra e quindi non sai se avrai un’opportunità, al punto che temi che la tua carriera sia finita. Nel male ho sempre avuto persone che mi hanno sostenuto, tra cui soprattutto la mia famiglia e le persone a me vicine, e anche mentalmente ho lottato tanto e ho sempre creduto in me stesso. Comunque quando ero senza squadra mi allenavo tre volte al giorno e sei giorni a settimana, dicendomi: "Se mi daranno l’opportunità, la sfrutterò”. Ed è quello che poi è successo.
E come è arrivata la possibilità di correre col team Aspar?
Sono stato un anno e mezzo ad allenarmi e praticamente senza nessuna squadra che volesse ingaggiarmi. Un giorno ho chiamato Nico Terol del team Aspar e gli ho chiesto se volevano credere in me e darmi una possibilità. Alla fine quella possibilità l'ho avuta e per fortuna è andata bene. Ho fatto qualche zero che mi ha tolto dalla lotta per il campionato, ma quella stagione mi ha fatto crescere molto e in generale sono stato gestito molto bene dalla squadra.
Tu vieni dalla Cantabria, una Comunità Autonoma da cui vengono ben pochi piloti: tu, tuo cugino Brian Uriarte (pilota di punta nel JuniorGP e nella Rookies Cup, ndr), l'ex pilota del Mondiale Superbike Román Ramos...Com’è stato per te arrivare al mondiale da lì?
All’inizio, quando sei piccolo, non hai bisogno di allenarti così tanto e quindi andavo in moto solo nei fine settimana. Poi, quando sono entrato nella Red Bull MotoGP Rookies Cup, ho dovuto smettere di studiare e mi sono trasferito a Barcellona a vivere con un ragazzo che si chiama Germán, che mi aiuta ancora oggi. Quella è stata la decisione che ho dovuto prendere per continuare a correre: lasciare la mia famiglia, lasciare il posto dove sono nato per potermi allenare bene ed essere pronto a cogliere le opportunità.
E ora ti conoscono in Cantabria?
Non credere, eh! (ride, ndr), No, lì le moto non sono popolari, a dire il vero. Quando vai in altri posti, come in Germania, c’è tanta passione. Ma quando vado a Santander, non è che la gente mi conosca molto.

Tu e tuo cugino Brian vi allenate insieme?
No, perché lui vive a Barcellona e io adesso vivo ad Alicante. Però d’inverno, quando siamo a Santander, andiamo in bici e facciamo motocross. La verità è che abbiamo un rapporto molto buono, perché fin da piccoli siamo cresciuti insieme pur essendoci una differenza d’età (Marcos è nato nel 2004 e Brian nel 2008, ndr).
E la tua famiglia come vive il fatto di avere addirittura due piloti a livelli molto alti nel motociclismo?
Penso che la mia famiglia sia orgogliosa, perché arrivare fin qui è davvero difficile. E vedere che tuo figlio, nipote o cugino è lì, in televisione…Quando vedo mio cugino, mi sento orgoglioso, perché sta raggiungendo qualcosa che io stesso ho vissuto e so dire quanto sia difficile. Gli auguro davvero di vincere la Rookies Cup e di correre nel Motomondiale con me il prossimo anno.
Qual è il tuo sogno?
Chiaramente il mio obiettivo è quello di diventare Campione del Mondo MotoGP in futuro. Per questo sto lavorando duramente e cercando di sfruttare le occasioni, con la speranza di essere di nuovo nel Motomondiale nel 2026. Sarebbe anche molto bello correre di nuovo insieme a mio cugino, che sta lavorando duramente e vincendo gare sia nel JuniorGP, sia nella Rookies Cup. Gli auguro di farcela ed esserci!
In conclusione chi vuoi ringraziare in particolare?
Soprattutto mio padre. Ha sempre creduto in me e, nei limiti delle sue possibilità, mi ha sempre dato tutto ciò di cui avevo bisogno. Ringrazio poi tutte le persone che sono state davvero con me, perché alla fine vedi chi ti sostiene nei momenti difficili e questo è ciò che conta maggiormente. Voglio ringraziare anche il mio manager José Jovito: abbiamo iniziato a lavorare insieme l’anno scorso, e se sono al mondiale è anche grazie a lui.
Palmen in Motorradsport ringrazia Marcos Uriarte per la disponibilità e Rebecca Pesando, Team Coordinator LEVELUP-MTA, per aver organizzato l'intervista. A pilota e squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.