Luke Power (Supersport): "Io, il mondiale e il mio viaggio fino a qui"

È fin troppo facile guardare solo ai titoli dei giornali o ai piloti che si contendono la vittoria in ogni gara. Non è invece così semplice andare oltre e scoprire di più su giovani che stanno cercando di emergere. Ed è così che si scoprono storie incredibili come quella di Luke Power, pilota del Mondiale Supersport con la MV Agusta del team MotoZoo ME AIR Racing.
Nato il 30 novembre 2004 in Australia, nel 2022 Power ha lasciato il suo paese e la sua famiglia quando era ancora minorenne per correre nel MotoAmerica, ancor più dall'altra parte del mondo. La stagione è stata molto positiva e questo gli ha aperto le porte del Mondiale Supersport, dove è stato accolto dal team di Fabio Uccelli nel 2023. Finora, il percorso di Luke nel WorldSSP non è stato semplice, ma il pluricampione dello stato di Victoria ha dimostrato una grande velocità in diverse occasioni, nonostante sia uno dei piloti meno esperti in griglia. A livello mondiale, ha già ottenuto punti più volte e ha chiuso al 10° posto ad Assen nel 2024.
La stagione 2025 finora, la sua folle carriera come pilota motociclistico e molto altro su di lui e i suoi obiettivi. Tutto questo nell’intervista rilasciata da Luke Power a Palmen in Motorradsport.
Luke, stai vivendo la tua terza stagione nel Mondiale Supersport. Come sta andando?
Non male. È stata una stagione un po’ altalenante. Siamo partiti abbastanza forte a Phillip Island: ho avuto un brutto incidente il venerdì e un importante infortunio alla spalla, ma sono riuscito comunque a concludere il weekend con un 12° e un 11° posto, quindi buoni risultati. Abbiamo preso punti importanti e siamo stati piuttosto vicini ai primi, il che è stato positivo, soprattutto considerando l’entità dell’infortunio.
Poi ho subito un intervento chirurgico e purtroppo ho dovuto saltare il secondo round a Portimão. Il recupero è durato più del previsto e in generale questo è un anno difficile, poiché non abbiamo ottenuto i risultati che credo meritiamo. Abbiamo comunque dimostrato di poter lottare per le posizioni di vertice e ora il mio obiettivo è metterci nelle condizioni di lottare per queste posizioni ogni weekend. Non è facile, perché il livello è altissimo, ma credo fermamente che siamo all'altezza. Dobbiamo solo mettere tutto insieme nel corso di un intero weekend.
Com’è stato per te correre a Phillip Island per la prima volta da pilota del mondiale, dopo aver partecipato solo alle gare europee nel 2023 e 2024?
È stato incredibile. Amo Phillip Island, proprio il circuito in sé. In più è il mio tracciato di casa ed è stato bellissimo sentire tutto il supporto della mia famiglia, dei miei amici e dei fan australiani. È stato bello ottenere i miei due migliori risultati sull’asciutto davanti al mio pubblico, anche con l’infortunio. Credo che sia stato un bel weekend anche per loro.

E qual è il tuo obiettivo per il resto della stagione?
Il mio obiettivo è lottare per le posizioni in cui so di poter stare. Credo che la top 10 sia un obiettivo ambizioso, ma allo stesso tempo realistico. Abbiamo sicuramente il passo: ci serve solo un weekend completo, senza contrattempi. Credo davvero che possiamo lottare per la top 10.
Quali sono state, secondo te, le tue migliori gare finora nel WorldSSP?
Nel mondiale non esiste una gara perfetta, e soprattutto per me non ce n’è stata nessuna finora. Ma abbiamo mostrato un buon passo in molte occasioni. Phillip Island è stata una bella gara per me nel 2025 e sono andato bene anche a Most, sia nel 2025 che nel 2024. Credo di aver dimostrato di poter essere competitivo in questa categoria, lottando vicino ai primi e alla top 10. Inoltre, a Magny-Cours e ad Assen siamo stati anche primi sul bagnato e a Magny-Cours ho avuto un buon passo anche sull’asciutto. Lì mi sono qualificato 15° e ho così ottenuto il mio miglior risultato in qualifica sull’asciutto.
Questa esperienza nel Mondiale Supersport è arrivata dopo un percorso piuttosto interessante. Prima di tutto, come è nata la tua passione per le moto?
Tutto è iniziato perché mio padre ha sempre voluto correre, ma i suoi genitori non avevano i soldi per comprargli una moto e sostenerlo. Credo mio padre abbia sempre voluto che corressi e infatti i miei genitori mi hanno comprato una moto prima ancora che compissi un anno. Ho iniziato a guidarla a tre anni e, da quanto dicono loro, l’ho adorato fin dal primo giorno. Giravo in giardino, nella fattoria, e facevo un po’ di motocross. A dieci anni ho iniziato a correre in pista.
Cosa puoi dirci delle tue prime stagioni da pilota?
Venendo dall’Australia, è difficile avere una carriera “normale”, se si può dire. Siamo molto lontani dall’Europa, che è il centro delle corse, quindi è complicato. Ho iniziato con moto piccole, come la maggior parte dei bambini. Ovviamente sognavo di correre in MotoGP, così ho partecipato alla selezione dell’Asia Talent Cup, parte del programma “Road to MotoGP”, e sono stato selezionato per correre lì nel 2019. È stato un anno molto importante per me. Difficile, ma una grande opportunità per imparare.
Poi sono tornato in Australia e c’è stato il COVID. Sono rimasto chiuso in casa per oltre 12 mesi in due anni e non potevo nemmeno allenarmi a più di cinque chilometri da casa, per via delle restrizioni. Mi stavo stancando, così uscivo in bici e facevo 45, 60, anche 100 chilometri girando intorno alla casa. Poi un giorno ho detto ai miei genitori: “Voglio andare a correre all’estero”.
Ed è lì che sei passato al MotoAmerica nel 2022.
Un mio amico aveva appena firmato per correre in America, così ho parlato con lui e con un team americano... e alla fine abbiamo firmato anche noi! La cosa folle è che al momento della firma avevo solo 16 anni e pochissima esperienza con la Supersport, avendoci fatto solo poche gare in Australia a causa della pandemia. Ma è stata una bella esperienza.
Certamente è stato un anno difficile, poiché ero un pesce piccolo in un oceano molto più grande, ma abbiamo ottenuto buoni risultati: due podi (a Road America e Barber Motorsports Park, ndr), lottando spesso per la top 3, e ho chiuso quinto in campionato alla mia prima stagione. Considerando che era il mio primo anno completo su una Supersport, con una moto diversa e negli Stati Uniti, è stato un ottimo anno.

Poi ti sei trasferito in Europa per correre nel Mondiale.
Sì. Finora sono stati due anni e mezzo davvero intensi. Ci sono stati momenti molto duri e altri bellissimi e soprattutto ho imparato tanto. Ogni anno si riparte dal fondo, soprattutto nel Mondiale, ma sento che questo è il mio posto. Inoltre, per me è un privilegio lavorare con questo team: sono come una seconda famiglia.
Tornando alla tua stagione nel MotoAmerica: ti sei trasferito lì da solo, senza i tuoi genitori, a soli 17 anni. Com’è stato fare un passo così grande?
Dai 17 ai 20 anni d'età non ho vissuto con la mia famiglia, il che non è facile, ma è un sacrificio che bisogna fare se si vuole costruire una carriera. La mia famiglia lo capisce e spero davvero di poterli ripagare con grandi risultati. In America sono stato ospite del mio team manager, che è stato gentilissimo e mi ha dato un posto dove vivere per tutto l’anno. Mi mancava la mia famiglia, ma le persone con cui vivevo sono state fantastiche e mi hanno trattato benissimo. Siamo ancora in contatto oggi.
Pista preferita in Australia, negli Stati Uniti e nel Mondiale?
Negli Stati Uniti direi Road America o Laguna Seca. In Australia e nel mondiale, invece, direi sicuramente Phillip Island. Anche togliendo il fatto che è casa mia, la famiglia, gli amici…Il circuito in sé è semplicemente incredibile e ogni volta che ci corro, è come se fossi un bambino in un negozio di caramelle. Un altro circuito che mi piace, anche se non fa parte del WorldSBK, è Lusail in Qatar. Ho corso lì nella Asia Talent Cup ed è completamente diverso da ogni altro tracciato: è così piatto che potresti usare un righello e correre di notte rende tutto ancora più speciale.
E in Europa?
Portimão, senza dubbio. È unico, una vera montagna russa, e non c’è nessun altro circuito così. Inoltre ho dei bei ricordi legati a Most e Magny-Cours, quindi mi piacciono molto anche queste piste.
A questo punto, qual è il tuo obiettivo per il futuro?
L’obiettivo di ogni pilota è la MotoGP, perché è il massimo di questo sport. Il mio viaggio per arrivare fino al Mondiale Supersport è stato lungo e so che sarà lungo anche per arrivare in MotoGP. Ma credo in me stesso e penso che devo sfruttare tutte le opportunità e lavorare sodo sia dentro che fuori dalla pista. Credo che le occasioni giuste arriveranno, insieme ai risultati. Non so ancora quale sarà il percorso. Potrebbe essere dalla Supersport alla Moto2 e poi in MotoGP, come potrebbe fare Manuel González, oppure Supersport-Superbike-MotoGP, come farà Toprak Razgatlıoğlu. Ci sono tanti modi. Bisogna cogliere le opportunità quando arrivano e intanto so che ho tanto lavoro da fare e devo devo dare il massimo ora.

Sei completamente focalizzato sulle corse o fai anche altro fuori dalla pista?
Le corse sono la mia vita. È l’unica cosa che ho voluto fare da quando avevo tre anni. A scuola, mentre gli altri bambini disegnavano il cane, la casa e il quaderno, io disegnavo sempre e solo moto. Parlavo sempre della mia moto, facevo impazzire gli altri bambini, e quando tornavo a casa andavo a girare. È sempre stata la mia unica passione, anche se richiede sacrifici. So che tanti ragazzi lo fanno, ma venendo dall’Australia devi lasciare famiglia, amici, fidanzata… tutto! Devi lasciarti alle spalle la tua vita e trasferirti dall’altra parte del mondo. È stato difficile, ma come ho detto le moto sono la mia vita. Sono completamente concentrato sulle corse e su come arrivare al vertice.
Chi è la tua fonte d’ispirazione come pilota?
Direi Marc Márquez, per come guida e controlla la moto. L’unico altro simile è Toprak. Questi due sono la mia ispirazione in pista, ma Marc è il mio modello principale. È otto volte campione del mondo, potrebbe fregarsene, ma quando avevo 10 anni andai a una gara di MotoGP, lo incontrai e mi parlò per cinque minuti e mi fece anche delle domande su di me. Fu fantastico. Credo di aver parlato con lui una decina di volte nel corso degli anni. Per lui sono solo un fan, ma è incredibile che dia attenzione anche a uno come me. L'ho rivisto a Silverstone l’anno scorso e gli ho mostrato una foto di quando avevo 10 anni. Credo si ricordasse di me, forse dalla Asia Talent Cup o da un’altra volta nel paddock della MotoGP. È stato davvero bello. Posso dire con certezza che mi ispiro a lui, come pilota e come persona.
Per concludere, Luke, vuoi ringraziare qualcuno in particolare per la tua carriera?
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno avuto un ruolo nel mio percorso finora. Non so quanto durerà la mia carriera, ma finora è stata fantastica e sono grato a chiunque mi abbia aiutato in qualche modo. Sicuramente il mio team, Michael Hill, i miei amici, tutti i fan a casa e gli sponsor, anche quelli che mi hanno sostenuto solo per un anno. Ma soprattutto voglio ringraziare mia mamma e mio papà, perché mi hanno dato tutto. Spero un giorno di poterli ripagare arrivando al vertice.
Palmen in Motorradsport ringrazia Luke Power per la sua disponibilità e gli augura il meglio per le prossime gare e stagioni. Foto prese dal sito di Luke Power.