Lenoxx Phommara si racconta a Palmen in Motorradsport

Lenoxx Phommara ricorderà sicuramente il 2025 come un anno importante nel cammino verso i suoi obiettivi. Lo svizzero ha accumulato ulteriore esperienza nella Red Bull MotoGP Rookies Cup e nel JuniorGP (dove corre con il team MTA Racing), ha conquistato diversi piazzamenti a punti in entrambe le serie e ha anche debuttato nel Mondiale Moto3, sostituendo l’infortunato Luca Lunetta al Sachsenring e a Brno con il team Sic58 Squadra Corse.
Nato nel 2006, Phommara ha già mostrato il suo talento in più occasioni nel corso della carriera, da quando correva con le minimoto in Italia fino a quando, nel 2023, si è giocato il titolo nella Northern Talent Cup. Il suo percorso non è stato lineare, con una pausa nel 2020 e un infortunio all’inizio di quest’anno, ma il pilota svizzero sta lottando con determinazione per raggiungere il livello più alto del motociclismo e per onorare al meglio sua madre Nang, scomparsa nel 2022 a causa di una malattia e alla quale ha dedicato anche il suo casco per la stagione 2025.
Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Lenoxx Phommara durante il Gran Premio della Repubblica Ceca a Brno, potendo così conoscere meglio Lenoxx, la sua stagione 2025, la sua carriera e molto altro.
Lenoxx, iniziamo dalla tua prima esperienza nel Mondiale Moto3. Com'è andata?
È stata molto positiva. Sono davvero felice di come sono riuscito a lavorare con il team, specialmente al Sachsenring. Ovviamente non è mai facile salire su una moto nuova con un team nuovo, specialmente in un mondiale di livello così alto, ma mi sono adattato bene alla Honda. La differenza tra la Honda e la KTM è piuttosto grande, ma sono rimasto impressionato da come lavora il team. Ho imparato tanto in pochi giorni e so che l’esperienza che ho acquisito lì sarà fondamentale per il mio futuro.
Come hai affrontato i due weekend al Sachsenring e a Brno?
Non mi sono posto grandi traguardi. Il mio obiettivo principale era capire tutto al meglio, abituarmi al team e alla moto e vedere come lavora il team. Era la mia prima volta sulla Honda e volevo solo prendermi il tempo necessario per capire bene come funzionava. In gara, sono riuscito ad adattarmi bene e ho capito davvero come guidare questa moto.
E com’è stato far parte del team Sic58 Squadra Corse?
È stato un grande onore per me. Alcuni anni fa correvo con le minimoto in Italia e quando sono passato alla MiniGP 50cc, ho lavorato per un anno con Luca Pasini, il cui team era legato proprio a Sic58. Da quando sono entrato, mi hanno fatto sentire subito il benvenuto e mi sono ambientato velocemente. È stato davvero importante, perché mi ha aiutato a concentrarmi sul mio lavoro in sella. Inoltre, il modo in cui il team lavora nel box è impressionante. Ho imparato tanto soprattutto da Marco Grana: la sua esperienza è inestimabile e ogni volta che parlava con me, imparavo qualcosa di nuovo. Sono davvero grato per l'opportunità di lavorare con loro.

Quali sono le principali differenze tra la Honda e la KTM che guidi nella Red Bull MotoGP Rookies Cup e nel JuniorGP?
La differenza più grande che ho percepito riguarda la frenata e l’ingresso in curva. La sensazione all’anteriore è completamente diversa. Con la KTM freni forte prima della curva e arrivi quasi a usare i freni per aiutare la moto a girare. Con la Honda invece non freni tanto e la moto gira senza l’ausilio, appunto, dei freni. È uno stile di guida diverso e ci è voluto un po’ di tempo per acquisire la fiducia necessaria e farla andare al meglio. Non è una cosa a cui ti adatti facilmente.
Pensi di avere qualche possibilità di fare il mondiale nel 2026?
È difficile dirlo al momento, ma se riesco a chiudere questa stagione con buoni risultati e mi sento pronto, mi farò trovare pronto quando si presenterà l’opportunità. Se arriverà la giusta occasione, la coglieremo.
Parlando in generale della tua stagione 2025, come sta andando?
La stagione è iniziata con buone aspettative, dopo che ho passato l'inverno ad allenarmi duramente in Spagna con Pakosta Riders Factory. Ero in ottima forma per l'inizio della stagione, ma poi ho avuto un paio di highside durante i test e l'ultimo mi ha causato la frattura del piede sinistro, quando mancava poco alla prima gara della Rookies Cup a Jerez. Ci ho messo un po' a guarire, ma ho deciso di tornare a correre dopo sole quattro settimane al secondo round del JuniorGP a Jerez, anche se non ero completamente guarito e avevo ancora bisogno delle stampelle. Sorprendentemente, sono andato meglio di quanto mi aspettassi, concludendo al 14° e 16° posto.
Da allora mi sono ripreso ed ero finalmente in grado di allenarmi di nuovo come sempre. La mia forma fisica e la resistenza sono state penalizzate dalla convalescenza, specialmente perché non potevo allenare la parte inferiore del corpo, ma sono riuscito a rimettermi in carreggiata. Purtroppo ho saltato diverse gare nella Rookies Cup, ma nel JuniorGP ne ho saltata solo una. Anche se la stagione non è andata come sperato, mi sto concentrando solo sul dare il massimo a ogni occasione.
Parliamo ora dell'inizio della tua carriera. Come ti sei appassionato al motociclismo?
Mio padre è italiano, quindi passavamo gran parte delle vacanze in Italia in posti come Rimini e Bellaria. Durante quei viaggi, passavamo vicino a dei kartodromo e mio padre si divertiva a fare qualche giro con i go-kart a noleggio o con le pit bike. Io e mio fratello eravamo troppo giovani in quel momento, ma un giorno volevamo provare. Parlammo con il proprietario di uno dei circuiti, che era anche amico di mio padre, e ci disse che potevamo provare le minimoto a noleggio. Dal momento in cui siamo saliti in sella, è stato amore. Abbiamo iniziato a girare ogni volta che tornavamo in Italia, e alla fine mio padre ci ha comprato le nostre prime minimoto.
Tutto è iniziato per gioco, ma un giorno Luca Pasini è venuto in circuito col suo team e ci ha visti girare. Ha chiesto se stavamo partecipando a qualche campionato e quando gli abbiamo detto che non era cosi, ci ha suggerito di provarci. Mio padre mi ha chiesto se volevo farlo e in quel momento ho sentito subito grande entusiasmo. E così è iniziata la mia carriera...
Puoi raccontare le tue prime stagioni? Hai corso principalmente in Italia, giusto?
I primi anni sono stati probabilmente i migliori della mia vita. Correvamo solo con le minimoto in Italia, facevamo nuove amicizie e ci divertivamo. Non avevamo pressioni particolari: semplicemente correvamo per divertirci. Nel corso degli anni, siamo migliorati e abbiamo scalato la classifica, arrivando anche a vincere un titolo europeo e a chiudere secondi nel CIV, battagliando con piloti che ora fanno il Motomondiale. È stato un periodo fantastico e correre in Italia mi ha insegnato tantissimo.

E poi hai fatto il salto alla Northern Talent Cup. Com'è successo?
La pandemia ha interrotto i nostri piani di gare nel 2020. Mia mamma era malata e non volevamo rischiare di viaggiare e prenderci il COVID, quindi siamo rimasti a casa e ci siamo concentrati sull'allenamento. Nel 2021, mio padre è venuto a conoscenza della Northern Talent Cup, e abbiamo deciso di provarci. È stata una grande opportunità per competere in un campionato di alto livello. Abbiamo corso lì per tre anni e nel 2023 ho lottato per il titolo, ma un piccolo errore nell'ultima gara mi è costato il campionato per pochi punti (il titolo alla fine è andato a Rocco Sessler, che ora corre nell'ARRC in Asia, ndr). Comunque, sono orgoglioso di ciò che abbiamo ottenuto lì, perché ci ha aperto le porte della Red Bull Rookies Cup e, infine, del Motomondiale.
Come ti ha supportato tuo padre lungo il percorso? E qual è stato il ruolo di tua madre?
Il motociclismo è sempre stato il centro della nostra vita. Tutto quello che facevamo a casa ruotava attorno al nostro obiettivo. Trovare sponsor, organizzare gli allenamenti e occuparci della logistica era parte della nostra routine. Vivere in Svizzera non è facile per chi corre in moto, poiché non ci sono circuiti lì. All'inizio non riuscivamo nemmeno a allenarci, facevamo solo i campionati e basta, e mio padre e mia madre si occupavano insieme della parte organizzativa. Cercavano sponsor e cercavano di organizzare tutto all'inizio. Mia mamma era anche fondamentale sul piano mentale, e in generale, tutto era più facile quando c'era lei ad aiutarci.
Hai qualche ricordo particolare di tua madre legato alle gare?
Mi mancano soprattutto i momenti prima della gara, quando mi dava un abbraccio, mi augurava buona fortuna e mi diceva che ce l'avrei fatta. Idem quelli dopo la gara, quando salivo sul podio e lei veniva a abbracciarmi. Sono quei piccoli momenti che per me significano tanto. A volte mi emoziono a pensarci.
Sei nato in Svizzera, tuo padre è italiano e tua madre era originaria di Laos. Quanto ti senti svizzero, italiano e laotiano?
Beh, ora mi sento abbastanza svizzero in realtà, dato che ho vissuto tutta la mia vita lì. Però parlo un po' di laotiano, che è quasi come il tailandese. Da quando mia madre è venuta a mancare, però, ho un po' perso il contatto con questa lingua e le uniche persone rimaste lato mamma sono mio nonno e le sorelle di lei. In generale mi sento legato a tutti e tre i paesi. Sono orgoglioso di rappresentare Svizzera, Italia e Laos, perché mi sento parte di ciascuno di essi.
Hai qualche tratto particolare di queste culture?
Bella domanda... Beh, penso che tutti sappiamo come sono gli italiani! Porto sicuramente con me alcuni tratti italiani. Mio padre è di Napoli e siamo stati molto tempo in Italia quando ero piccolo, quindi penso di aver assorbito molto di quella cultura e soprattutto di come sono gli italiani: molto aperti, calorosi ed espressivi. Parlano tanto coi gesti. Io non li uso tanto quanto gli italiani, ma sicuramente ho la loro energia. Per quanto riguarda il cibo, sono davvero orgoglioso di avere origini italiane, perché la cucina è straordinaria, ma amo anche il cibo laotiano.

Come trascorri il tuo tempo lontano dalle corse?
La mia vita è sempre stata legata allo sport: se si fa sport, partecipo sempre volentieri. Non riesco a stare fermo. Mi piace giocare a padel e calcio con gli amici, o a basket con mio fratello. A casa invece passo molto tempo col mio cane. Da quest'anno, essendo in Spagna, cerco di tenermi in forma facendo ciclismo, correndo e allenandomi in palestra. Se ho un po’ di tempo libero in estate, magari vado in vacanza con gli amici per una settimana, ma il resto del tempo lo dedico all'allenamento. È tutto incentrato sul lavorare sodo e sul godermi i momenti, soprattutto quando riesco a stare con la mia famiglia o i miei amici.
Hai parlato di tuo fratello, Levin Phommara. Com’è stato condividere la passione per il motociclismo con lui in questi anni?
È stato fantastico, sinceramente. Avere mio fratello al mio fianco in tutto questo ha reso ogni cosa più facile. Ci allenavamo insieme, condividevamo gli stessi obiettivi e affrontavamo insieme tutti i momenti difficili. Ovviamente, essendo il fratello maggiore, avevo quella motivazione in più per batterlo in tutto! Ma allo stesso tempo, era rassicurante sapere che eravamo entrambi lì. Abbiamo condiviso sacrifici, duro lavoro e delusioni. E ovviamente, anche le vittorie. Abbiamo un legame speciale, anche se ora lui si è dedicato al ciclismo.
Quali sono i tuoi idoli nel motociclismo?
Sicuramente Marco Simoncelli e Valentino Rossi, perché sono stati sempre i miei punti di riferimento. Col passare del tempo però ho iniziato ad ammirare anche altri piloti e mi piace molto Fabio Quartararo: non solo per il suo stile di guida, ma anche per come si comporta come persona. Sta guidando una Yamaha, che al momento non è la moto migliore, ma riesce comunque a stare lì davanti. Questo è di grande ispirazione.
Menzionerei anche Marc Márquez: ciò che ha raggiunto e la sua guida sono incredibili. Anche se ho ammirato Rossi e Simoncelli durante tutta la mia vita, guardo sempre Márquez e cerco di imparare dalla sua tecnica. E, sinceramente, è difficile non essere ispirati dalla sua mentalità e determinazione.
Infine, Lenoxx, chi vorresti ringraziare per il percorso che hai fatto finora in questo sport?
Prima di tutto, devo ringraziare mio padre. Non è mai stato facile, ma c'è sempre stato per me e per mio fratello, supportandoci in ogni cosa. Senza di lui, non saremmo dove siamo oggi. Voglio anche ringraziare mia mamma, ovunque lei sia ora: è sempre stata al nostro fianco e il suo supporto significava tutto. Le ho promesso che sarei arrivato al Mondiale e ogni volta che vado in pista, porto quella promessa nel cuore.
Naturalmente, voglio ringraziare anche il mio allenatore, Paco Marmol, perché è stato con me in ogni momento e senza la sua guida non sarei qui. A tutta la mia famiglia, al mio team, ai miei sponsor e a tutti coloro che credono in me: grazie di cuore. Sono grato per tutto il supporto che ho ricevuto e continuerò a dare il massimo per rendervi orgogliosi.
Palmen in Motorradsport ringrazia Lenoxx Phommara per la disponibilità e Nicole Di Stefano di Sic58 Squadra Corse per aver organizzato l'intervista. A pilota e team i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.