Kiandra Ramadhipa: "C'è chi pensa che i piloti asiatici siano inferiori. E invece..."

Dal debutto come wildcard di Doni Tata Pradita, avvenuto al GP della Malesia del 2005, l’Indonesia ha lentamente iniziato a portare sempre più piloti ai massimi livelli delle competizioni motociclistiche, sia in Asia che addirittura fino al palcoscenico mondiale. Negli ultimi anni abbiamo visto vari esempi: Aldi Mahendra nel Campionato del Mondo Supersport, Mario Aji nel Mondiale Moto2, Veda Pratama pronto a passare al Mondiale Moto3 nel 2026...E altri in arrivo, come Kiandra Ramadhipa.
Nato il 4 dicembre 2009, nel 2024 Ramadhipa ha vissuto un anno molto positivo nella Asia Talent Cup, dove ha vinto due gare e lottato per la top 3 generale nella sua stagione d’esordio. Questo risultato lo ha portato direttamente in Europa nel 2025 con un doppio impegno: Red Bull MotoGP Rookies Cup e European Talent Cup. Nella prima, Ramadhipa ha ottenuto un podio al Sachsenring (secondo in Gara 1) e diversi piazzamenti nella top 5 nella seconda metà di stagione, chiudendo così ottavo in classifica generale. Nella ETC, con il team Honda Asia Dream Racing Junior (all'interno del Junior Talent Team), ha invece fatto ancora meglio: ha vinto due gare (Gara 1 a Magny-Cours e la gara di Barcellona) e ottenuto molti piazzamenti tra i primi sei.
Al momento della pubblicazione di questa intervista, Ramadhipa sta lottando per entrare nella top 3 del campionato. Questa grande progressione, insieme alla sua carriera complessiva, è il tema dell’intervista che Kiandra Ramadhipa ha rilasciato a Palmen in Motorradsport.
Kiandra, partiamo dalla Rookies Cup. Cosa pensi della tua stagione?
All’inizio è stato piuttosto difficile, perché il livello in Europa è molto più alto che in Asia. Ho cercato di adattarmi rapidamente e ho imparato molto dagli altri piloti, soprattutto da Veda Pratama, che mi ha aiutato molto insieme al nostro coach, Dani Ribalta. Nel complesso sono felice, perché sono riuscito a salire sul podio al Sachsenring e a entrare nella top five nell’ultima gara. Spero di avere un’altra opportunità e di correrci anche il prossimo anno.
Ti aspettavi quel podio al Sachsenring?
Non proprio. Mi sono qualificato dodicesimo e la gara si è svolta in condizioni miste, con pista bagnata andata poi asciugandosi. Ho dato il massimo, sono stato in testa per metà gara e ho chiuso secondo dopo che Brian (Uriarte, ndr) mi ha superato all’ultimo giro. Non ho vinto, ma quel risultato mi ha comunque dato molta fiducia.

Hai anche vinto una gara nella European Talent Cup. Come sta andando la tua stagione lì?
Sta andando bene finora. Nel primo round a Estoril sono arrivato terzo in Gara 1, per poi purtroppo finire a terra in Gara 2. A Jerez sono partito 22° e ho chiuso settimo e sesto. A Magny-Cours mi sentivo forte già dai test e mi sono trovato benissimo con la pista: in Gara 1 ho lottato con il gruppo di testa e ho vinto, mentre in Gara 2 sono riuscito a chiudere quarto dopo aver sfiorato la caduta. Ad Aragón poi ho fatto una buona qualifica, ma ho ricevuto un long-lap penalty e ho avuto difficoltà con il cambio. Sono comunque arrivato sesto. A Misano la qualifica non è stata ottima, ma avevo il passo per lottare per la vittoria e alla fine ho concluso il weekend con un quinto e un sesto posto.
Com’è stato il passaggio dalle gare in Asia a quelle in Europa?
Il livello in Europa è molto più alto. In Asia di solito solo quattro o cinque piloti lottano per la vittoria, mentre in Europa sono tutti competitivi. Molti conoscono già i circuiti, quindi ho dovuto imparare rapidamente. Sto lavorando per comunicare meglio coi miei meccanici, al fine di ottenere il miglior setup possibile, e devo dire che dall'inizio della stagione ho imparato molto sotto questo aspetto.
Ora vivi in Europa, a Tarragona, con Joan Olivé. Cosa hai imparato da lui?
Mi ha insegnato a essere disciplinato e una brava persona. Mi aiuta sia in pista che fuori, e ho imparato molto dalla sua esperienza come ex-pilota del Motomondiale.
Puoi raccontare la tua carriera fin dagli inizi?
Ho iniziato a correre con le minimoto in Indonesia nel 2017 e ho partecipato al campionato nazionale Underbone nel 2018. Dal 2019 al 2021 ho corso con diversi team e poi sono entrato nella Astra Honda Racing School, dove mi sono allenato sulla Honda NSF100 con Gerry Salim come coach. Nel 2022 ho corso nell’Asia Road Racing Championship (ARRC) con la Underbone 150 e sono arrivato secondo a Sepang. Nel 2023 sono passato alla Thailand Talent Cup, dove ho vinto una gara e sono arrivato nei primi tre della classifica generale dopo sei round, tutti disputati a Buriram. Nello stesso anno sono stato selezionato per la Asia Talent Cup del 2024 e lo scorso anno, nella ATC, ho vinto in Qatar e in Thailandia e chiuso quarto in classifica generale. Ho anche corso nella AP250 del campionato asiatico ARRC, dove sono arrivato terzo con tre vittorie. Astra Honda e Dorna mi hanno poi promosso alla Red Bull MotoGP Rookies Cup e alla European Talent Cup. È stato un percorso lungo, con il supporto di mio padre fin dall’inizio, e ora cerco di rendere lui sempre più orgoglioso di me.

Qual è il tuo obiettivo?
Diventare campione del mondo.
Chi è il tuo pilota preferito?
Fabio Quartararo, perché è diventato Campione del Mondo MotoGP nel 2021. In più, adesso che la sua moto non è competitiva, continua a lavorare sodo col suo team per tornare al vertice.
Quali sono i tuoi circuiti preferiti?
Magny-Cours, Motegi e Mugello. Magny-Cours mi piace perché lì ho ottenuto la mia prima vittoria in Europa, mentre Motegi è speciale perché ho ottenuto buoni risultati lì, è una bella pista e amo il Giappone. Infine, trovo il Mugello fantastico per le sue numerose curve ad alta velocità.
Quali sono, secondo te, i tuoi principali punti forti e deboli come pilota?
Sto ancora imparando e non sono ancora forte come vorrei. Il mio punto debole è che devo essere più aggressivo, perché non sono ancora abbastanza incisivo nelle bagarre. Il mio punto di forza invece...Non lo so!
Come trascorri il tempo quando non ci sono gare?
Mi alleno a Tarragona con Veda Pratama, Kiattisak Singhapong e Alfonsi Daquigan (altri piloti del Junior Talent Team, ndr). Mi piace soprattutto andare in bicicletta e correre. Per quanto riguarda altri sport, mi piace guardare il calcio e la mia squadra preferita è il Real Madrid.

Com’è stato per te trasferirti in Europa e allontanarti così presto dalla tua famiglia?
Trovo ancora difficile non vedere la mia famiglia per mesi, ma restiamo sempre in contatto. Mi supportano e mi motivano sempre. Dopo Misano sono tornato in Indonesia per vedere tutta la mia famiglia: i miei genitori, i miei fratelli...Tutti! Purtroppo non possono venire in Europa, ma seguono sempre le mie gare e fanno il tifo per me da casa.
Quali sono le principali differenze tra l’Indonesia e l’Europa?
La vita qui è più costosa e la cultura è molto diversa. Per quanto riguarda le corse, i piloti qui sono molto disciplinati e concentrati su se stessi, e alcuni pensano ancora che i piloti asiatici non possano essere al loro livello. A questo non ci penso: preferisco concentrarmi su me stesso, credere nelle mie potenzialità e nel mentre avere comunque un buon rapporto con loro. A livello fisico invece bisogna allenarsi di più, perché l’umidità è più bassa che in Asia e quindi bisogna avere una maggiore resistenza per correre a questi livelli.
Infine, chi vuoi ringraziare per il tuo percorso finora?
Voglio ringraziare Astra Honda Racing, Dorna, Joan Olivé, Dani Ribalta, mio padre e i miei sponsor. E naturalmente ringrazio tutto il popolo indonesiano che mi sostiene sempre. Farò del mio meglio per renderli orgogliosi.
Palmen in Motorradsport ringrazia Kiandra Ramadhipa per la disponibilità e Astra Honda Racing per aver reso possibile l'intervista. Al pilota e al Junior Talent Team i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.