Joel Kelso: “Quando ti dicono no, devi dimostrare che si sbagliano”

Molta strada alle spalle per arrivare al Campionato del Mondo Moto3, ancora tanta davanti per ottenere ancora di più. Joel Kelso è un perfetto esempio del ripido percorso e dei grandi sacrifici che un pilota australiano deve affrontare per raggiungere il massimo livello del motociclismo.
Nato nel 2003, Kelso ha mosso i primi passi in questo sport partendo da Darwin, per poi volare in Italia nel 2018 insieme a Jake Skate e l'altro pilota Jack Mahaffy, con l’obiettivo di creare un proprio team e correre nel CIV PreMoto3. Un’avventura folle, che per Kelso si è trasformata poi in opportunità sempre più grandi: CIV Moto3 con Leopard MTA Racing nel 2019, due stagioni nel JuniorGP con il team AGR, le prime gare nel Mondiale con il team CIP Green Power (come sostituto nel 2021 e poi titolare a tempo pieno nel 2022). Successivamente, l’australiano ha ottenuto il suo primo podio iridato nel 2023 con CFMoto-PruestelGP e numerosi piazzamenti in top-10 nel 2024 con BOE Motorsports. Nel 2025 è tornato al Team MTA, ora LEVELUP-MTA, e finora la stagione ha visto Kelso conquistare tre podi, tra cui due secondi posti ad Austin e Le Mans e un terzo posto a Jerez.
Palmen in Motorradsport ha avuto l’occasione di intervistare Joel Kelso per parlare del 2025, delle sue stagioni in Moto3 fino a oggi e dell’intero percorso che lo ha portato fino a qui. E wow...Che viaggio!
Joel, come sta andando il 2025 per te?
Finora è stato piuttosto positivo, con già alcuni podi. Direi che il 2025 è sicuramente il nostro miglior anno fino ad oggi. Speriamo di continuare così fino alla fine della stagione.
Hai dimostrato grande velocità e competitività, conquistando anche diversi podi. Ti aspettavi di essere a questo livello?
Sì, assolutamente. Nel 2024 ero già a lottare davanti e nel 2025 era necessario salire sul podio il più spesso possibile. Come ho detto, ne abbiamo già conquistati alcuni. Il piano ora è ottenerne altri e finire la stagione nella top-3 del Mondiale.
Le ultime gare della prima parte di stagione sono state difficili (escludendo l'infortunio che lo ha tenuto fuori dal GP della Repubblica Ceca, ndr). Cosa è successo esattamente? E come pensi di tornare a lottare davanti?
Credo che le ultime gare non siano state le più semplici per via delle piste su cui abbiamo corso. Il nostro set-up di base non ha funzionato bene lì e non ho avuto il miglior feeling. Detto ciò, non possiamo parlare di risultati negativi, visto che nel peggiore dei casi ero comunque nella top-10. Ovviamente è meglio lottare per le primissime posizioni, ma in 22 gare non puoi aspettarti 22 podi. Ora torniamo su piste dove il mio set-up dovrebbe funzionare meglio e possiamo tornare a combattere davanti.

Guardando alla tua esperienza nel Mondiale, hai iniziato con qualche gara nel 2021 e poi nel 2022 la prima stagione completa. Come descriveresti gli inizi?
Le prime due stagioni sono state complicate, con infortuni a ripetizione. Non è stato un periodo molto bello, ma dal 2024 va molto meglio e abbiamo fatto grandi passi avanti. Fa parte del gioco: ci sono momenti duri e momenti positivi. Nel 2022 e 2023 sono stato fuori per infortunio per circa 10-12 gare, quindi ne ho saltate parecchie.
Qual è stata la tua miglior gara nel Mondiale finora?
Sicuramente Le Mans o Jerez nel 2025, entrambe concluse sul podio. Forse Jerez, perché è una pista che non mi piace e quel weekend ci siamo detti: “OK, se facciamo podio qui, possiamo davvero puntare alla top-3 in campionato”. Farcela è stato un grande sollievo per me. Parlando invece di Le Mans, col secondo posto abbiamo eguagliato il nostro miglior risultato nel mondiale. A Le Mans sono stato in testa per tutta la gara, fino a che non mi hanno buttato fuori pista all’ultima curva. Mi sono comunque sentito come se avessi vinto.
E rispetto a quando le tue prime gare nel mondiale nel 2021 (sostituendo l'infortunato Maximilian Kofler, ndr), come sei cambiato come pilota e come persona?
Sicuramente la maturità è stata un fattore enorme. Quando sono arrivato avevo 18 anni, quindi non sapevo bene cosa fare o quale fosse la strada migliore per me, sia nello stile di vita che nelle corse. Non saprei nemmeno fare un solo esempio, perché sono cambiate tantissime cose. Credo che molto dipenda proprio dalla maturità e dalla consapevolezza di ciò che mi serviva per ottenere risultati come quelli di oggi.
Puoi fare qualche esempio di lezioni che hai imparato durante queste stagioni?
Una lezione è che nel Mondiale non puoi avere alti e bassi come mi è capitato nel 2025, quando ho iniziato a faticare dopo due podi consecutivi. Non puoi passare da un punto così alto a uno così basso. Devi essere sempre lì, costante, e lavorare sul tuo obiettivo: tornare sul podio e finire la stagione al meglio. Penso che questa sia la cosa più importante che ho imparato: cercare di essere più costante durante tutto l’anno.
Torniamo un po’ indietro alla tua carriera. Da dove nasce la tua passione per le moto?
La passione viene da mia madre, che da giovane correva nei rally. Crescendo, vedevo lei correre con le auto e mia sorella andava già in moto. Allora ho pensato: “OK, le moto sono la mia strada”. L’ho provata e me ne sono innamorato. Ho iniziato ad andare in moto a due o tre anni. Ho cominciato con il flat track e il motocross, correndo con Husqvarna, ma poi l’azienda è stata acquistata da KTM e non potevano più supportarmi nel flat track. Mi hanno quindi dato una moto da pista e mi hanno chiesto di provarla. L’ho provata, mi è piaciuta e ho continuato su quella strada.

A quel punto pensavi già al Motomondiale?
Onestamente no, non pensavo di arrivarci. Non avevo nemmeno iniziato a guardare la MotoGP fino ai 14 anni. A quell’età sono passato alla classe Moto3 del campionato australiano e proprio in quell’anno ho iniziato a seguirla e a interessarmi alla MotoGP. Poi ho vinto il titolo e mi sono chiesto: “Ok, cosa voglio fare della mia vita?”. Avevo 15 anni e mi sono chiesto se valesse la pena andare in Europa per provare a fare carriera. Così ho deciso di partire e con il mio migliore amico in Australia (Jake Skate, ndr), che aveva circa 25-26 anni, abbiamo creato un team in Italia. Ho fatto tutto ciò a 15 anni e mi sono ritrovato a vivere da solo non lontano da Rimini.
Com’è stato, all’inizio, vivere in Europa senza la famiglia?
Per me è stato ok, perché già in Australia mi ero dovuto trasferire a 13-14 anni. La mia famiglia vive a Darwin, nel nord, e durante la stagione dovevo spostarmi a Melbourne per vivere con il mio amico. Vivevo praticamente già da solo, perché lui lavorava 10 ore al giorno. Da Darwin a Melbourne sono quattro ore e mezza di aereo, quasi quanto attraversare tutta l’Europa, quindi ero abituato a stare lontano. Certo, non è facile vivere senza vedere la famiglia e nel 2018 non ho visto mia mamma per circa sette mesi, ma stavo vivendo un sogno. Giravo piste come Mugello e Misano che avevo visto solo in TV in MotoGP. Mi stavo godendo la vita e seguivo il corso degli eventi.
Come vivono la tua passione per le moto in famiglia?
Mia madre è felicissima. Quando a 14 anni le ho detto che volevo fare sul serio, ha iniziato a guardare la MotoGP con me e poi mi ha detto: “Vai e fallo!”. Mi ha sempre sostenuto, sia economicamente che emotivamente, lasciandomi fare quello che volevo. Mia madre non è venuta in Europa non perché non mi sostenesse, ma perché doveva restare a casa a lavorare per finanziare la mia carriera. Alla fine, è uno sport che richiede molti soldi e lei non viene da una famiglia ricca. Quindi ha dovuto lavorare per potermi pagare le gare. Non poteva venire a vedermi dal vivo, ma ogni giorno era lì a supportarmi.
Nel 2021, correre nel JuniorGP e ottenere la mia prima wildcard nel Motomondiale ci costò una cifra enorme. Mia mamma si è indebitata e ha dovuto vendere le sue auto per potermi permettere di correre. Ha sostenuto tutta la mia carriera. Tutta la famiglia mi ha supportato, ma soprattutto lei. Anche mia sorella ha fatto tanti sacrifici, perché ovviamente mia mamma non poteva darle tutto quello di cui aveva bisogno, visto che le nostre risorse andavano a me. Anche la famiglia di mia mamma mi ha aiutato molto. Oggi, la situazione economica è meno pesante e lei riesce a venire a tre o quattro gare all’anno.
Nel 2025 corri con il team MTA di Alessandro Tonucci e sei già stato con loro nel 2019 nel CIV Moto3. Com'è stato per te tornare in questa squadra?
È bello, perché ho molto rispetto per Alessandro. Credo che gran parte del motivo per cui sono nel Mondiale sia legato al fatto di aver corso nel suo team. All’epoca era il team Leopard MTA nel CIV e da lì sono entrato in contatto con il management di Leopard. È così che sono riuscito a finanziare il mio passaggio al JuniorGP, visto che Leopard mi sosteneva. Con Alessandro abbiamo ottenuto ottimi risultati nel CIV e fatto parlare di noi in Italia. Da allora siamo sempre rimasti in contatto, anche quando ero nel JuniorGP e poi ho esordito nel mondiale. Quando ha visto che ero pronto a lottare per il titolo, mi ha chiamato. Per il 2025 era la scelta migliore tornare in una squadra che già conoscevo e con lui.

Cosa hai trovato in questo team che forse ti mancava un po’ nelle squadre precedenti?
Penso che molto dipenda dal rapporto che ho con Alessandro. Aiuta tantissimo avere un bel gruppo intorno e divertirsi sia in pista che fuori. Un buon ambiente di squadra è sempre importante. In MTA ci sono grande sostegno e un’ottima atmosfera.
Vuoi ringraziare in particolare qualcuno per il percorso che ti ha portato fino al mondiale?
Ci sono tantissime persone che potrei ringraziare. Ho ricevuto un enorme supporto da tutti, persino da Alessandro quando mi ha chiamato per correre con lui nel Campionato Italiano. Quella è stata un’opportunità e il primo passo. È stata la prima squadra con cui ho mai firmato e per cui ho corso, dato che prima avevo un team in proprio. Non posso indicare una sola persona, ma credo che tutti abbiano contribuito a rendere possibile il mio percorso fino a qui.
E così sei diventato un punto di riferimento nel tuo paese, poiché sei uno dei pochi australiani nel Motomondiale. Che effetto ti fa?
È sempre una bella sensazione tornare in Australia. Mi piace aiutare i ragazzi e a loro piace seguirmi e vedermi come un riferimento adesso. Penso che sia davvero bello e cerco di aiutarli il più possibile. Porto qualche giovane in Europa quando posso e a volte restano a casa mia a Barcellona. Se posso, presto loro le mie moto da allenamento quando non le uso. Mi piace mettere al servizio la mia esperienza, soprattutto ai piloti australiani, perché so quanto è stato difficile per me arrivare a questi livelli dall'Australia. Cerco di rendere il percorso di questi ragazzi il più semplice possibile. Ovviamente non è facile, essendo impegnato a tempo pieno nel mondiale con così tante gare, ma provo a fare il massimo. È bello essere un riferimento e vedere il supporto che ricevo dall’Australia.
Che consiglio daresti a un giovane australiano che vorrebbe seguire il tuo stesso percorso?
Probabilmente le cose più importanti sono la determinazione e il non arrendersi mai. So che è facile da dire, ma penso che il motivo per cui sono qui sia proprio un mix di determinazione e perseveranza. Quando ti dicono “no”, di solito riceverai cento “no” prima di un “sì”. Bisogna essere sempre insistenti, cercare di raggiungere il proprio obiettivo e avere le idee chiare: l’obiettivo è arrivare al Mondiale. Continua a bussare alle porte, cerca di ottenere risultati e cerca di dimostrare il tuo valore. Anche nei momenti difficili, continua a spingere, perché il tuo obiettivo è arrivare al Mondiale.
Può capitare di ricevere 20 “no” prima di un “sì”. Succede. Me lo ricordo bene, quando ho cercato di arrivare al Mondiale. Non è stato facile, anche dopo aver vinto tre gare nel JuniorGP, e ci è voluto del tempo per ottenere la mia prima opportunità con il CIP Green Power. Non sempre la possibilità arriva al primo tentativo. Bisogna continuare a spingere. Se ti dicono “no”, cerca di dimostrare a quella persona che si sbaglia.
Palmen in Motorradsport ringrazia Joel Kelso per il tempo dedicato e Rebecca Pesando (Team Coordinator LEVELUP-MTA) per aver organizzato e reso possibile l’intervista. Al pilota e alla squadra i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.