Joan Mir e la frustazione: "Se non miglioreremo, succederà ancora"

Joan Mir
Joan Mir durante il Media Scrum a Brno Credit: Palmen in Motorradsport

Anche se decisamente a stento, durante i miei primi weekend in MotoGP ho preso parte poco a poco ad alcuni Media Scrum, ovvero i "ritrovi" in cui i piloti rilasciano dichiarazioni ai vari giornalisti.

Tra quelli che mi hanno segnato di più, c'è sicuramente quello di Joan Mir a Brno. Il pilota spagnolo, Campione del Mondo MotoGP nel 2020, è arrivato in sala stampa dopo essere caduto per l'ennesima volta per colpe non sue. Ad Assen non aveva potuto fare niente per evitare la moto di Fermín Aldeguer (caduto appena davanti a lui), al Sachsenring era stato falciato da Ai Ogura e a Brno è finito a terra per un contatto con Álex Márquez. Contro chi scherza sui social dicendo cose come "Joan Mir caduto, gara omologata", vorrei chiedere a queste persone di mettersi nei suoi panni e di provare quello che sente un pilota che va sempre al limite, fa quello che può con quello che ha, non riesce a cavarne più di tanto e per giunta viene spesso steso da altri piloti.

Una frustrazione tanto assurda quanto comprensibile, emersa appunto nel Media Scrum post-gara di Brno. Queste le sue prime parole: “Ho fatto una buona partenza e stavo controllando la situazione. C’era un po’ di caos, qualche sorpasso, ma ero lì. Voglio dire, ho avuto un buon passo per tutto il weekend, era la prima volta che potevo dimostrare qualcosa dopo l’errore che ho fatto ieri. Qualcuno ha provato a sorpassarmi un paio di volte, ho ricevuto qualche toccata da dietro un paio di volte in pista, e poi in quella chicane Álex (Márquez, ndr) mi ha toccato e ha perso l’anteriore, oppure il contrario, non lo so. E sono finito a terra. Questa è la realtà e mi fermo qui, perché tutto quello che dirò in più alla fine peggiorerà solo la mia situazione.

Subito dopo un giornalista ha menzionato la sua reazione dopo la caduta, che prima di un chiarimento con Álex Maarquez lo ha visto rialzarsi nel pieno dell'incredulità. "Sono davvero incredulo - ha detto il pilota di Mallorca - ma non credo nella sfortuna o nella fortuna. Penso che siamo in una situazione in cui stiamo lottando contro moto che in rettilineo vanno 5 o 10 km/h più veloci di noi, e alla fine arrivi in frenata sempre in svantaggio. Riesco a recuperare la mancanza di accelerazione e potenza in frenata, quindi probabilmente quello che succede a volte è che, come mi succedeva ai tempi della Suzuki, quando apri il gas loro vedono sempre che ci manca un po’ in termini di trazione e potenza, quindi ti riprendono sempre e poi pensano di poterti sorpassare in frenata. Io freno sempre forte, e se loro sono ottimisti mollano i freni e succede qualcosa. Questo è qualcosa che sta succedendo nelle ultime gare, è successo oggi e, se non facciamo un passo avanti e restiamo con la stessa moto, succederà di nuovo in futuro."

La domanda però è "Ma sono previste novità per la RC213V a breve?". Questa la risposta di Mir: "Non lo so. Domani vado in Giappone per allenarmi un po’. Sarà importante lì parlare con lo staff giapponese e cercare di capire quando arriveranno gli aggiornamenti."

Prima che piloti, sono esseri umani come noi e fanno un mestiere in cui ci sono tantissimi sacrifici, il rischio è sempre dietro l'angolo e se non arrivano i risultati la frustrazione è a livelli abissali. La speranza è che Joan Mir possa presto togliersi di dosso la sfortuna e tornare a sorridere, come fatto nel 2020 e in tante altre occasioni.