"La gioia di vincere la prima gara della mia vita, a 50 anni"

Francesco Barberini V4 Elite Cup
Francesco Barberini dopo la vittoria in Gara 1 a Misano. Credit: Palmen in Motorradsport

Immagina di avere una grande passione per le moto non del tutto espressa in pista e di ritrovarti, improvvisamente, a vincere la prima gara della tua vita battendo un pilota con più esperienza (Andrea Tomio). Immagina poi di riuscire a farlo nel weekend del Mondiale Superbike a Misano...e a 50 anni! Ecco, questo è quanto accaduto a Francesco Barberini.

Classe 1975, Barberini ha conquistato una vittoria e una seconda posizione al primo round della V4 Elite Cup, monomarca Ducati dedicato agli amatori e organizzato da Ducati e la Garage 51 di Michele Pirro. Un esordio disputatosi durante il round del WorldSBK sul circuito intitolato a Marco Simoncelli, e che ha regalato appunto l'incredibile storia di Barberini, arrivato a tutto questo dopo una storia con le moto che ha già avuto spunti interessanti, ma anche grandi difficoltà.

Palmen in Motorradsport ha voluto intervistare Francesco Barberini per parlare di questo traguardo e per conoscere meglio la sua storia.

 

Francesco, com'è stato per te vincere quella che era la tua prima gara in assoluto?

È stato incredibile, non ci credevo neanche io. Quando sono uscito dalla pista dopo l'ultimo giro mi facevano segno di andare dritto e io mi chiedevo come mai, visto che tutti avevano preso un'altra uscita. Lì ho capito che ero arrivato sul podio, ma pensavo secondo o terzo, e alla fine ho scoperto di aver vinto la gara. È incredibile, è un sogno che si avvera a 50 anni, una di quelle storie del tipo "mai smettere di crederci, mai mollare". Perché se uno ci crede e fa le scelte giuste e si comporta bene, alla fine il sogno diventa realtà.

 

E com'è per te aver fatto la tua prima gara nella cornice del Mondiale Superbike?

Ero incredulo. Partire con gli spalti pieni, perché era appena finita la Superbike, quindi erano tutti lì che ancora stavano capendo che cosa era successo. Le persone intorno, tutti i commissari che applaudivano, la gente che festeggiava...Io mi voltavo indietro e pensavo ci fosse qualcosa che non andava, perché un amatore non si aspetta certamente tutto questo. È stato uno tsunami di emozioni arrivate tutti insieme. Però è bellissimo, è un sogno da bambino...alla mia età!

Francesco Barberini Misano
Bandiera a scacchi in Gara 1 a Misano. Credit: V4 Elite Cup

 

Facendo un passo indietro, come è nata la tua passione per le moto?

Io volevo la moto sin da quando ero bambino, avevo sempre voluto fare pilota di moto, ma mio babbo aveva paura che mi facessi male e quindi non me l'ha mai comprata. Avevo solo un Ciao rosa, che era quello di mia sorella. Qualcuno direbbe che un ragazzo di 14 anni, se ha un Ciao Rosa, si deve vergognare solo ad accenderlo...e infatti era tutto tappezzato di adesivi, proprio per nascondere il più possibile il rosa. Però andava forte e mi capitava anche di cadere, quindi ho imparato da lì a gestire il rischio. Poi ogni volta che c'era un compleanno o cose come la cresima, io mettevo da parte i soldi che mi regalavano per potermi comprare una moto in futuro. E alla fine è andata così: ho preso una Yamaha R1 a 21 anni e quella moto mi ha insegnato a guidare davvero, perché non stava dritta neanche da ferma e anzi si impennava quando la metti sul cavalletto. Nel 1998 giravo per la strada, poi però sono morti alcuni miei amici e uno dei miei cugini e quindi mi sono detto che era troppo rischioso.

 

E quindi sei passato alla pista?

Sì, mi sono buttato sulla pista. Naturalmente andavo lì con la mia moto da strada, con tanto di frecce e fanali, ma il bilancio tra rischio e beneficio era massimo e da qui è partito tutto. Mi veniva benino, andavo abbastanza forte, e allora ho comprato una Suzuki K5 che era brutta come la fame, ma andava forte. Una volta però, mentre giravo al Mugello nel 2006 o 2007, mi è esplosa la gomma anteriore a 279,6 chilometri orari di GPS sul rettilineo. Sentivo una vibrazione e pensavo fosse un pistone, una biella e a un certo punto ho tirato la frizione. Come ho tirato la frizione, la gomma davanti non c'era praticamente più, si è chiusa e da lì è stato come lanciare un gatto a 270 km/h.

 

Porca miseria! E come sei uscito da lì, anche psicologicamente?

Psicologicamente bene, anzi volevo già risalire in sella, solo che la moto era spezzata in tre e la tuta non era al meglio. Però ero famoso come "Tartaruga", perché io avevo già allora le protezioni massime per ogni parte del corpo. anche se non c'erano ancora gli airbag. Sono ruzzolato, mi sono fermato e mi sono chiesto cosa fosse successo. E alla fine praticamente non mi ero fatto niente: mi ero consumato una mano e rotto il legamento di un piede, ma basta. Purtroppo quell'incidente mi ha costretto a fermarmi, visto che non avevo soldi per ricomprare una moto, e da lì sono rimasto fermo ben dieci anni, con anche nel mezzo figli che nascevano e il lavoro all'estero.

Poi Michele (Pirro, ndr), che era già un amico più che un istruttore o un mentore, ci ha fatto fare il DRE (Ducarti Riding Experience, ndr) e lì sono tornato in sella e ho ritrovato le sensazioni e il piacere di guidare in pista, come se la miccia non si fosse mai spenta. Ho fatto alcune volte il DRE e poi mi sono preso la mia moto e da lì sono ripartito, sempre con gli insegnamenti, le attenzioni e i consigli di Michele. Tutto questo mi ha portato a vincere la prima gara della V4 Elite Cup a Misano, facendo tra l'altro 1'40.7 con una moto interamente originale.

Francesco Barberini Michele Pirro
Sul podio con Michele Pirro. Credit: V4 Elite Cup

 

Ma cos'è per te la moto?

È tutto. Pensa che prima di sposarmi con mia moglie, le ho detto di non chiedermi mai di scegliere fra lei e la moto, perché sennò avremmo avuto dei problemi (sorride, ndr). Lei ha accettato, infatti è venuta con me a Misano in ferie. Loro sanno che è molto importante per me correre in moto, per la mia serenità e anche proprio per la famiglia, perché una volta finita la parentesi della pista, posso dedicarmi a loro con la massima serenità.

 

E quindi come la vivono in famiglia questa passione?

Bene, mi assecondano. Mia moglie non mi ha mai detto di no e sa che faccio le cose con la testa, con meccanico, gomme fresche, controllo delle pastiglie, pressione eccetera. Quando giravo da solo una volta mi saltava via una pinza, una volta c'era la pressione sbagliata, una volta mi saltava via il tappo dell'olio. Da amatore è sempre fatica stare dietro a tutto, mentre qui per fortuna sono in ottime mani.

 

E cosa fai al di fuori delle moto?

Sarà difficile crederci, ma faccio il pilota di linea per una compagnia straniera. Quindi mi piace la velocità, l'adrenalina, ho fatto volo in aliante acrobatico, paracadutismo, downhill...Mi piace proprio divertirmi, ma ovviamente in sicurezza e con un rischio calcolato. Faccio sport pericolosi, ma sempre con il massimo della sicurezza intorno a me.Certo, almeno non devi pensare più a troppe cose.

 

Per concludere, chi vuoi ringraziare per questo sogno che stai vivendo?

Sono numerosi. Inizio dalla mia famiglia perché è doverosissimo: senza di loro che mi lasciano fare questa cosa, con la serenità e la libertà massima, forse non sarei qui o comunque non sarei andato così forte. Poi ringrazio Michele Pirro, perché ha messo a disposizione tutta la sua expertise, la sua pazienza, la sua conoscenza, la sua voglia di trasmettere le emozioni, la passione, la conoscenza, la performance...e anche la voglia di divertirsi, perché ha detto. "Ragazzi, dovete divertirvi, è una gara ma dovete divertirvi". E ha ragione.

Ringrazio poi tutto il team Aruba e in particolare Serafino Foti, che prima di partire qualche giorno fa mi aveva detto: "Fate finta di essere in un passo a girare e vi state godendo la cosa". E così ho fatto. Ringrazio poi la Ducati, che ha creato e messo a disposizione questa moto, con cui un pilota amatore può anche aspirare a girare a  7-8 secondi dalla pole del Mondiale Superbike, quindi molto forte, ma sempre in relativa sicurezza.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Francesco Barberini per la disponibilità e gli augura il meglio per le prossime gare e il suo futuro, in pista e fuori.