Filippo Farioli si racconta a Palmen in Motorradsport

Filippo Farioli
Filippo Farioli Credit: Palmen in Motorradsport

Un ragazzo promettente fin dagli inizi nel motocross e che ha ottenuto grandi risultati nelle serie propedeutiche della velocità, per poi vivere però grandi difficoltà nel Mondiale Moto3 e scegliere di cambiare rotta e rilanciarsi nel Mondiale Supersport. Questo è il cammino seguito da Filippo Farioli, ora pilota del team MV Agusta Reparto Corse nel WorldSSP.

Classe 2005, Farioli ha dimostrato di avere un certo talento con podi e vittorie nel motocross e poi nella velocità tra CIV Junior,  CIV PreMoto3 e JuniorGP. Nel 2023 il pilota bergamasco è approdato al Motomondiale, ma i due anni vissuti in Moto3 con Tech 3 e Sic 58 Squadra Corse sono stati al di sotto delle aspettative per varie difficoltà e risultati non all'altezza, al punto che Farioli ha deciso di abbandonare il massimo campionato motociclistico per prototipi e passare alle derivate dalla serie per il 2025. Una scelta che, a conti fatti, sta pagando: nonostante l'inesperienza e un infortunio patito al primo round in Australia, Farioli sta crescendo gara dopo gara, ha già ottenuto punti in più occasioni e a ha anche portato a casa un ottavo e un sesto posto a Cremona. Risultati che danno morale e fiducia, nella speranza di continuare a crescere e rilanciare definitivamente la sua comunque positiva carriera.

Palmen in Motorradsport ha avuto l'onore di intervistare Filippo Farioli al round del Mondiale Supersport a Most e insieme abbiamo parlato della stagione 2025 e della sua carriera in generale tra passato, presente e futuro, nonché di come ha gestito i momenti difficili vissuti finora.

 

Filippo, cosa racconti di come è andato finora il tuo primo anno nel WorldSSP? 

Non è partito troppo bene, ma stiamo crescendo. In Australia ero andato molto forte nei test, ma purtroppo nelle prove ho avuto una sofrtunata caduta dopo che il radiatore dell’olio si è rotto e il liquido è finito sulla gomma. Lì mi sono rotto il piede e ho dovuto saltare il primo round e da lì ho dovuto rincorrere. A Portimão ho fatto fatica per la mancanza di riferimenti con questa moto, mentre ad Assen ho vissuto un weekend in crescendo nonostante corressi su una pista a me non favorevole.

Siamo poi arrivati a Cremona, dove ho fatto un weekend positivo e ho occupato posizioni importanti in gara pur essendo malato e dovendo scontare un Long Lap Penalty in Gara 2 (per un contatto con Simon Jespersen, ndr). Comunque sono contento: ho sempre più feeling e confidenza e mi sto trovando veramente bene con la squadra e i miei meccanici, nonché con l’ambiente del WorldSBK in generale. Stiamo crescendo e sicuramente più in là raccoglieremo risultati importanti.

Filippo Farioli
In azione a Cremona (2025).

 

Qual è stata la cosa più difficile nel passaggio dalla Moto3 alla Supersport?

Sicuramente è un grande cambiamento a livello di potenza e peso, perché la moto pesa più di 80 chili in più e quasi 90 cavalli in più rispetto alla Moto3. Inoltre è stato un passaggio a una moto derivata dalla serie e queste moto sono di base molto più morbide a livello ciclistico, rispetto alla rigidità che caratterizza invece un prototipo come Moto3, Moto2 o MotoGP. Quindi bisogna abituarsi al fatto che la moto si muove molto di più e non è stato facile, anche se con la MV Agusta mi sono trovato bene fin dai primi test in Spagna.

 

E non cambia solo la moto.

Sì. Cambia anche la tipologia di campionato: in Moto3 puoi fare bene anche partendo indietro, mentre in Supersport fai fatica a recuperare tante posizioni, anche perché i sorpassi sono meno frequenti e devono essere più mirati quando invece in Moto3 si sorpassa tanto con le scie. Inoltre, in Moto3 puoi pensare solo ad andare forte, mentre in Supersport devi gestire anche il degrado della gomma e il suo calo di prestazioni. Infine, in Moto3 devi cercare la scia per riuscire a fare il tempo, soprattutto se sei alto e svantaggiato fisicamente come me. In Supersport invece puoi lavorare di più su te stesso e sulle cose da migliorare, senza dover a tutti i costi fare un giro matto e poi tornare ai box.

 

Anche capendo queste cose si fa il massimo per raggiungere il proprio obiettivo, che nel tuo caso sarebbe...?

Sinceramente sono partito con l’obiettivo di crescere di gara in gara, anche perché si corre su piste diverse rispetto al Motomondiale e quest'anno il livello si è alzato veramente tanto, con diversi arrivi dalla Moto2 o dalla Superbike. Per ora punto solo ad andare in crescendo, poi da metà campionato in poi, se effettivamente avrò più la situazione sotto controllo, ci si potrà anche prefissare degli obiettivi di gara in gara.

 

Nel 2023 sei approdato al Mondiale Moto3 dopo aver fatto vedere ottime cose, con vari podi e una vittoria, nel JuniorGP. Da pilota che veniva da una stagione interamente nel gruppo di testa e con ottimi risultati, come hai vissuto le difficoltà che hai incontrato al mondiale?

Sono stati due anni molto complicati, anche perché venivo appunto da risultati molto positivi e un terzo posto finale nel JuniorGP. Questo mi ha permesso di andare al mondiale con Tech 3, quindi una squadra factory, ed ero veramente molto contento. Purtroppo poi si è rivelata una stagione veramente complicata, perché non sono mai riuscito a trovarmi tanto bene coi miei tecnici. Non c’era armonia e non si lavorava bene, quindi ho fatto fatica tutto l'anno (solo quattro gare in top 15, 19 punti e 24° posto finale, ndr). Il team si è accorto di questi problemi solo per le ultime tre gare e infatti nel finale di stagione ho lavorato con gli stessi tecnici che avevo l’anno prima con Aspar nel JuniorGP. Pensa che, solo così, sono passato da fare ventesimo a chiudere nei primi dieci.

Filippo Farioli
In azione a Le Mans (2023). Credit: Joel Cooper.  

 

Peccato che questo cambiamento sia arrivato tardi, quando ormai era deciso che saresti passato al team Sic58.

Esatto. Comunque avevo un obiettivo nel primo anno di Moto3 da rookie: magari non vincere il “Rookie of the Year”, però comunque battagliare con la gente con cui lottavo nel JuniorGP tipo Collin Veijer, José Antonio Rueda o un David Alonso che è stato mio compagno di squadra e ha poi fatto una maturazione incredibile. Non mi sarei mai aspettato di dover essere costantemente indietro e faticare così tanto.

 

Cosa racconti invece del 2024?

Siamo partiti comunque bene. Abbiamo lavorato bene nei test e anche nella prima gara in Qatar, anche se lì sono caduto per un mio errore. Anche a Portimao abbiamo fatto una bella qualifica e mi sentivo bene. Ma dalla caduta di Le Mans, dove avevo fatto secondo nel FP1, qualcosa è cambiato e da lì ho fatto veramente fatica in tutto il resto dell'anno (alla fine ha chiuso con 32 punti e il 19° posto finale, ndr).

 

Da lì poi il cambio di paddock e l'approdo al Mondiale Supersport.

Sono stati due anni molto complicati sotto il punto di vista anche mentale, a parte le prestazioni al di sotto delle aspettative mie e un po' di tutti. Quindi ho voluto fare questa scelta di togliermi da quell'ambiente e anche dalla Moto3, che la posso definire per come è stata una categoria un po' “tossica”. Qua invece mi sto ritrovando sempre di più. Comunque è importante dire che in questo periodo sono maturato di più, perché di solito maturi maggiormente proprio quando sei nella merda rispetto a quando sei invece sul podio a vincere. Ovviamente piacerebbe a tutti vincere e stare davanti, però è spesso nei momenti più duri che capisci le persone di valore che hai dalla tua parte e che ti aiutano poi a risalire. E soprattutto capisci anche come poi devi muoverti per il futuro. Il fatto di venire di qua in Supersport è stato anche un po' come rimettermi in gioco.

 

Sì, rimetterti in gioco dopo un periodo incerto.

Avevo anche iniziato a farmi delle domande su di me. L'anno scorso, specialmente alla fine dell'anno, è stato penso uno dei periodi peggiori della mia vita e in generale nei miei due anni al Mondiale Moto3 ho sofferto veramente tanto. C'era la gioia da una parte di essere arrivato a competere nel campionato del mondo, ma dall'altra parte c'è stata la sofferenza di dire: “Cazzo, non sono mai riuscito a esprimermi”. Qua invece fin da subito mi sono trovato bene. C'è stato un ostacolo nel fatto dell'infortunio, però mi sto riprendendo e anche a livello mentale sono molto più tranquillo e con meno pressione addosso.

Filippo Farioli
Barcellona 2024. Credit: Sic58 Squadra Corse.

 

Se invece guardiamo al futuro....Dove ti vedi nei prossimi anni? E se ci fosse anche la possibilità di tornare al Motomondiale, la coglieresti?

Dipende, attualmente non mi sono prefissato degli obiettivi futuri. Adesso sto dimostrando che posso crescere, che ho comunque del potenziale, però bisogna concretizzare un po' di più come a Cremona. Non nego che, sicuramente penso un po' per tutti, il riferimento del motorsport a due ruote sia la MotoGP. Allo stesso tempo però non nego che di qua mi sto sentendo veramente bene anche per l’ambiente e le persone: mi sembra molto più tranquillo. Nella fase in cui mi trovo in questo momento, penso che stare in Supersport per almeno un altro anno possa essere una soluzione migliore per crescere. Per il futuro poi vedrò, non escludo niente.

 

Se ti trovassi a fare una grande stagione al Mondiale Supersport e poi ti arrivassero un'offerta dalla Superbike e una dalla Moto2, in entrambi i casi di un top team, tu cosa sceglieresti?

È una domanda complicata. Sicuramente se dovesse essere un top team andrei in Superbike. Se guardi anche Bulega, in questo momento penso sia un riferimento perché lui stesso è uscito dal Motomondiale e ha fatto una strada che sta pagando, visto che adesso è il pilota più forte che c'è insieme a Toprak (Razgatlioglu, ndr) in Superbike. Questo penso che possa aprirgli le porte magari per tornare di là. Ma essendo sincero, se dovessi scegliere adesso, per come mi sto trovando penso di rimanere di qua. In più ho ancora vent’anni, il che aiuta.

 

Tornando un po' sulla tua carriera, quali sono in generale gli highlights che ricordi con più piacere?

Partendo dal motocross (dove ha iniziato da giovanissimo e corso nel 2016 e 2017, ndr) ho vissuto due anni che mi hanno insegnato molto e in cui ho fatto terzo al campionato italiano e secondo agli Internazionali di Supercross (nella classe 85cc, ndr). Ricordo bene una gara in particolare ad Arco di Trento in cui ero caduto, poi ho ripreso la moto e alla fine ho vinto nel campionato italiano. E poi quello del motocross è un ambiente completamente diverso, un po' più “alla buona” e molto più tranquillo. Poi ricordo che il primo anno che ho fatto al CIV Junior è stato tutt’altro che facile, poiché venendo dal motocross cambia tutto: moto, linee, traiettorie, la visione che tu hai della pista...Comunque ho finito quarto al CIV e terzo all'europeo.

 

E poi eccoti sulle ruote alte.

Sono passato al CIV Premoto3 nel 2019 e dopo un solo anno di velocità, quindi ho dovuto presto adattarmi a moto ovviamente più potenti. Lì mi sono giocato il campionato fino all'ultima gara a Vallelunga e ho chiuso terzo. Poi ricordo volentieri l’anno col team Aspar nel JuniorGP, con una vittoria e sette podi in totale, e i due podi ottenuti nella Red Bull MotoGP Rookies Cup. Considero il 2022 il migliore anno della mia carriera finora: ho chiuso terzo nel JuniorGP e nella Rookies Cup, anche se non ho mai vinto, ero sempre nel gruppo di testa.

Filippo Farioli

Sul podio nel JuniorGP (2022).

 

Come senti di essere cambiato in questi anni?

Sicuramente sono maturato molto dopo gli anni difficili che ho avuto nel Mondiale Moto3 e anche nel 2021, quando ho corso nel CEV (poi JuniorGP, ndr) e ho avuto tante cadute e difficoltà. Ricordo in particolare che alla gara di Misano di quell’anno ho detto a mio padre che volevo smettere e lui mi ha detto: “Proviamo a fare un altro anno, ma stavolta con un top team”. E da lì sono passato al team Aspar. Comunque tali esperienze mi hanno insegnato molto su come analizzare le cose e sapere come comportarsi nei momenti difficili.

Quando hai delle aspettative e poi tutto va al contrario non è mai facile, anzi ti butti ancora più giù, ma le difficoltà mi hanno fatto crescere non solo come pilota, ma anche come persona. In più ho iniziato a capire realmente come sono le persone: quando vinci tutti vogliono salire sul carro del vincitore, però quando invece le cose non vanno è un attimo che rimani da solo. E lì rimangono solo le persone che realmente ti vogliono bene e ti vogliono aiutare, nel mio caso la mia famiglia e poche altre persone. E poi, quando torni magari ad andare bene, queste tre o quattro persone si ripresentano, quindi anche quello mi ha fatto capire un po' com'è la vita.

 

In conclusione, chi vuoi ringraziare in particolare per tutto quello che hai vissuto e stai vivendo nel motociclismo?

In primis la mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto nonostante i momenti difficili e mi ha aiutato a prendere anche delle decisioni importanti. Poi sicuramente ringrazio il gruppo Fiamme Oro e Paolo Blora, che mi ha visto e mi ha comunque supportato nonostante le due stagioni difficili da cui vengo. Ringrazio anche i ragazzi di BioFeet e il mio fisioterapista, che mi aiutano moltissimo sotto il punto di vista fisico e alimentare e cercano sempre di mettermi nelle migliori condizioni possibili. Ringrazio anche Nolan, con cui collaboro da tre anni e anch’essa è rimasta nonostante le difficoltà, e Alpinestars. Menziono anche Giovanni Cattaneo di Cattaneo Anticorrosion, che è un altro mio sponsor e che ha sempre continuato a sostenermi. Queste sono le persone più importanti per me, a cui aggiungo anche i miei amici per il sostegno che mi hanno dato e continuano a darmi tutti i giorni.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia sentitamente Filippo Farioli per la disponibilità e il team MV Agusta Reparto Corse per aver reso possibile l'intervista, e augura a Filippo il massimo per questa stagione e quelle a venire.