Fenton Seabright: Rialzarsi, vincere e sognare nel ricordo di mamma Jaine

Fenton Seabright
Fenton Seabright. Credit: WorldSBK

La stagione 2026 del Mondiale Sportbike, la prima nella storia di questa categoria, vede al via numerosi piloti in grado di lottare per le posizioni di vertice. Tra questi c'è Fenton Seabright.

Dopo aver raccolto poco nei primi tre round (Portimão, Assen e Most) a causa di alcune cadute e di un infortunio, Seabright è riuscito a dare una svolta completa alla sua annata, a partire dal podio in Gara 1 al quarto round ad Aragon. Il britannico ha conquistato altri due podi e soprattutto ha vinto Gara 1 a Magny-Cours, riportandosi così in lotta per la top 5 di campionato. Un traguardo già importantissimo sia per lui, sia per il debuttante team PHR Performance Triumph, fondato dall'esperto e forte pilota di BSB e corse su strada Peter Hickman.

Palmen in Motorradsport ha avuto l'opportunità di intervistare Fenton Seabright per parlare della sua stagione 2026 e, soprattutto, della sua carriera fino a oggi. Un percorso che comprende anche il ricordo di sua madre Jaine, scomparsa nel 2021.

English version here.

 

Fenton, cosa pensi della tua stagione 2026?

Sta andando davvero bene, a dire il vero. L'inizio è stato un po' difficile, dopo aver saltato il primo round per infortunio e aver buttato via dei punti con alcune cadute, ma poi siamo riusciti a tornare nelle posizioni di vertice e a ottenere diversi podi. Stiamo costruendo qualcosa di importante, con una squadra nuova, ed è più che positivo essere nella top ten del mondiale nonostante diversi zeri. Le prospettive per il prossimo anno sono buone.

 

Hai conquistato anche la tua prima vittoria nel Mondiale Sportbike, vincendo Gara 1 a Magny-Cours.

È stato un weekend fantastico. Abbiamo avuto alcuni problemi elettrici, che ci hanno fatto perdere un po' di terreno nelle prove, ma è stato davvero fantastico riuscire a vincere una gara del mondiale, essendo anche l'unico pilota arrivato a podio in entrambe le gare in quel weekend (ha chiuso Gara 2 al terzo posto, ndr). Speriamo di ottenere altri podi e vittorie in quel che resta del 2026.

 

Fenton Seabright
In azione a Most. Credit: Triumph Racing

 

Prima di parlare della tua esperienza nel Mondiale Supersport 300, partiamo dall'inizio della tua carriera. Com'è partito tutto?

È una storia piuttosto strana. Da bambino volevo sempre girare in moto e sono cresciuto in Spagna, che insieme all'Italia è uno dei paesi più importanti nel mondo del motorsport. Sono sempre stato circondato dalle moto e ho sempre desiderato guidarne una. Tuttavia, mia madre aveva troppa paura, ed è comprensibile. Quando avevo circa 10 o 11 anni, ho supplicato mio padre di comprarmi una piccola pit bike da 50cc. Anche se poi c'è stata una bella discussione, perché mia madre non voleva assolutamente che andassi in moto, alla fine sono riuscito ad averne una. Era soltanto una piccola 50cc e avevamo a disposizione un po' di spazio in un piccolo parcheggio. Comunque, una volta salito sulla moto, non volevo più scendere. Era diventata un'ossessione: ogni fine settimana e ogni giorno volevo stare in moto.

Quando avevo circa 11 anni ho disputato la mia prima gara in pit bike e, da quel momento, ho iniziato un percorso di crescita che mi ha portato fino a qui.

 

Cosa puoi raccontare delle tue prime stagioni?

La mia prima gara è stata una piccola competizione locale su pit bike, in una pista di go-kart. In seguito sono entrato nella categoria MiniGP della Cuna de Campeones, con una moto da 140cc, e lì ho disputato l'intera stagione. Ero il pilota più alto della categoria e la moto iniziava a starmi un po' stretta, quindi l'anno successivo siamo passati subito alla categoria superiore, la PreMoto4, sempre con la Cuna de Campeones. Lì sono arrivato secondo e successivamente, nel 2017, abbiamo deciso di partecipare alla KTM RC390 Cup nel campionato britannico, dove siamo riusciti a vincere il titolo.

Nel 2018 abbiamo deciso di passare al campionato britannico Moto3 (conosciuto come British Motostar, ndr). Nello stesso periodo partecipavamo anche alla British Talent Cup, correndo quindi in due campionati nella stessa stagione. Nel 2019 siamo rimasti un altro anno nella British Talent Cup e in più abbiamo esordito nella European Talent Cup col team Wilson Racing. La squadra era molto piccola e con un budget limitato, ma siamo subito arrivati a podio al primo round a Estoril. Verso la fine della stagione però i fondi cominciavano a scarseggiare, al punto che abbiamo dovuto saltare le ultime due gare.

 

Nel 2020 sei passato invece alle moto derivate dalla serie.

Nel 2020 il nostro piano era correre col team Fau55-Tey Racing nella categoria Stock 600, che allora si correva all'interno del Campionato Europeo Moto2 (la categoria ha iniziato a correre separatamente nel 2023, ndr). Purtroppo è arrivata la pandemia di COVID-19, che ha fatto sì che perdessimo alcuni sponsor e non riuscissimo quindi a disputare nessuna gara. Verso fine anno, però, la squadra mi ha chiamato per propormi di utilizzare la piccola somma che avevo già versato per partecipare all'ultima tappa della stagione, a Valencia. E quello è stato un weekend speciale per il team: da una parte hanno vinto il campionato con Fermín Aldeguer, dall'altra hanno vinto Gara 1 e chiuso terzi in Gara 2 con me.

Dopo aver trascorso l'intera stagione fuori, arrivare e vincere la mia prima gara in quell'anno è stata una bella soddisfazione. Questo mi ha dato tanta positività e ancora più motivazione per lavorare duramente in vista della stagione successiva, tanto nell'allenamento quanto nella ricerca di nuovi sponsor. Purtroppo il 2021 è iniziato nel peggiore del modi: prima uno dei miei sponsor principali è morto a causa del cancro, e poi è venuta a mancare mia madre...

 

Ricordo che nel 2021 hai corso anche con un casco dedicato a lei, nella Yamaha R3 BLU CRU European Cup.

Procurarmi un posto in quel campionato è stata una delle ultime cose che mia madre ha fatto prima di morire. E credo che sia stato proprio questo a indirizzarmi verso la carriera che sto avendo.

Mia madre stava parlando con l'organizzazione del trofeo per farmi ottenere un posto in griglia. Io allora non lo sapevo: l'ho scoperto solo quando ci aveva lasciati. Circa un mese e mezzo dopo la sua morte, ho ricevuto una telefonata dalla direzione della European Cup. Mi hanno detto che avevano parlato con mia madre della possibilità di farmi correre lì, ma anche che non avevano più ricevuto risposte alle loro email, perché era lei a occuparsi di tutto. Alla fine, mi hanno accettato per correre lì.

 

Fenton Seabright
Fenton Seabright al parco chiuso a Magny-Cours, col casco dedicato alla mamma. Credit: Vaclav Duska Jr.

 

È una storia incredibile, Fenton. E com'è andata quella stagione?

Molto bene. Siamo stati invitati al Ranch di Rossi, dove abbiamo vissuto un'esperienza fantastica, e proprio nel mio primo weekend in cui ho vinto due gare (a Magny-Cours, ndr) ho corso con un casco dedicato a mia madre. È stata una grande stagione, conclusa al terzo posto. A quel punto si è presentata l'opportunità di passare al Mondiale Supersport 300 col Viñales Racing Team (gestito da Ángel, padre di Maverick Viñales, ndr) per il 2022.

 

Com'è stato il salto nel Mondiale?

È stato molto difficile. Ho faticato con la Yamaha, con la squadra e con tutto il resto, ma non ho nulla da rimproverare al team. Nel 2023 siamo passati alla Kawasaki (col team GP Project, ndr), perché era una moto più adatta a me. Credo che, come categoria, la Supersport 300 non si sia mai stata adatta al mio stile di guida. Dopo il cambio di costruttore però siamo riusciti a entrare nella top ten del mondiale e abbiamo anche vinto il Pirelli Best Lap Award (assegnato al pilota che registra il maggior numero di giri veloci nel corso della stagione, ndr).

Nel 2024 siamo rimasti con la stessa squadra. Non è stata un'annata così negativa, ma stavo diventando un po' troppo grande fisicamente e le cose non funzionavano più bene come l'anno precedente. Volevano che rimanessi per un'altra stagione, ma sapevo che il mio percorso con la 300cc era chiuso. Avevo bisogno di una moto più grande. Dovevo prepararmi al passaggio alla Supersport, quindi ho deciso di tornare a correre nel Regno Unito.

 

Nel 2025 hai corso nella Sportbike britannica. Eri con una tua squadra, vero?

La mia squadra era composta da mio padre, dalla mia fidanzata e da suo padre. Abbiamo affrontato l'intera stagione sistemando tutto sul retro del mio furgone e utilizzando una piccola tenda. Ho costruito personalmente la moto, me ne sono occupato e l'ho mantenuta in perfette condizioni. Ho fatto tutto da solo. È stata sicuramente un'esperienza di cui avevo bisogno nella mia carriera, perché mi ha permesso di capire meglio me stesso e come funzionano le cose. La stagione è stata fantastica, perché concludere al terzo posto con una squadra composta esclusivamente da familiari è un risultato incredibile.

 

Alla fine hai raggiunto il tuo obiettivo: tornare sulla scena mondiale!

Abbiamo iniziato a parlare del 2026 con alcuni team. Scherzavamo spesso sul team PHR e il team manager Leon. Dicevamo cose come: "Per l'anno prossimo, magari potrei unirmi a loro per tornare a fare un mondiale". Verso la penultima tappa, sono venuti da me e mi hanno chiesto se volessi davvero provarci. Ho risposto di sì, ma ho anche spiegato che non avevo il budget necessario. E loro mi hanno detto: "Non preoccuparti, cercheremo di trovare una soluzione". Non potrò mai ringraziare abbastanza il team PHR Performance Triumph e Leon per avermi dato questa opportunità. Sono persone che non lo fanno per business, ma perché è ciò che si divertono a fare e ciò che amano. Credo che sia proprio questo a contribuire ai nostri bei risultati: l'atmosfera all'interno della squadra e come riescono a farti sentire a tuo agio.

 

Tornando a tua madre, inizialmente non voleva che corressi, ma poi le cose sono cambiate...

Mio padre ha un ruolo fondamentale nella mia carriera. È sempre stato al mio fianco e ha lavorato anche come meccanico. Mia madre inizialmente non voleva avere nulla a che fare con le corse e non voleva che corressi in moto, ma alla fine era diventata una sorta di manager ed era la persona che parlava con tutti i miei sponsor. Come si dice, non ci si rende conto di quanto una persona faccia per te,  finché non la perdi. È stato sicuramente un colpo durissimo per me e per la mia famiglia. Ma, in fondo, dico sempre che le cose potrebbero andare peggio. Siamo dovuti andare avanti e abbiamo dovuto affrontare la situazione per quello che era. Credo che, come famiglia, abbiamo imparato molto e compreso meglio la vita.

Oggi porto mia madre con me ovunque vada. Ogni volta che salgo su quella moto, lo faccio per lei.

 

A questo punto, qual è il tuo obiettivo?

Vogliamo rimanere qui e continuare a salire di livello, con l'obiettivo di arrivare al Mondiale Superbike. Per il 2027 non c'è ancora nulla di confermato, ma abbiamo un piano e un'idea. Speriamo che funzioni.

 

E che obiettivo hai per la tua carriera?

Sicuramente mi piacerebbe correre nel Mondiale Superbike. A essere sincero, non sono particolarmente interessato ad arrivare in MotoGP o a categorie simili. Sarei più che felice di rimanere nel paddock del WorldSBK per il resto della mia carriera, se fosse possibile.

 

Fenton Seabright
Estoril 2019. Credit: MotoJunior

 

Eppure, inizialmente eri sulla strada verso la MotoGP e hai corso anche nella British Talent Cup. Ti capita mai di pensare alla strada che hai intrapreso e a quella che hai lasciato?

Sì. Da bambino, soprattutto quando hai 13 o 14 anni, il tuo sogno è la MotoGP. È il punto più alto del motociclismo, con milioni di persone che la seguono in tutto il mondo. Devi inseguire quel sogno, perché se non ci provi non saprai mai se avresti potuto farcela. Nel mio caso, il problema più grande è stato trovare il sostegno economico per poter inseguire quel sogno. Per questo ci siamo orientati verso le moto derivate dalla serie. A un certo punto della carriera, devi capire quali sono le tue possibilità concrete e fare i conti con la realtà. Nel mio caso, la realtà era che non avrei mai avuto il budget necessario per seguire il percorso verso la MotoGP.

 

Quali sono le tue principali attività al di fuori delle corse?

Lavoro a tempo pieno come operaio edile, passando giornate intere in cantiere dal lunedì al venerdì. È questo il mio impiego a tempo pieno.

 

Quanto è difficile gestire tutto? Un lavoro a tempo pieno, una carriera da pilota, gli allenamenti...

È una delle parti più difficili del motociclismo. Quando arrivo in circuito per il weekend di gara, per me è un sollievo. Quando sei a casa, devi gestire gli sponsor, il lavoro e tutto il resto della vita quotidiana. Finché continui a correre, cerchi di accontentare tutti, di capirli e di tenerli aggiornati. È difficile da gestire. Ma quando arrivo in circuito il giovedì, per me inizia il vero divertimento.

 

Chi è il tuo pilota preferito?

Ho sempre ammirato Casey Stoner. Amo ciò che ha fatto nel mondo delle corse e sono d'accordo con molte delle sue dichiarazioni.

C'è anche un'altra persona che devo ringraziare enormemente e che oggi considero un punto di riferimento: Peter Hickman, per aver dato questa opportunità a me e ad altri giovani piloti. È ancora nel pieno della sua carriera e sta facendo un lavoro straordinario sia nelle corse su strada, tra cui il Tourist Trophy, e nel BSB. Il fatto che continui a sostenere i giovani piloti e che dia a ragazzi come me e Harrison (Dessoy, suo compagno di squadra, ndr) l'opportunità di essere qui nel mondiale, arrivando persino a conquistare podi e vittorie, è qualcosa che può davvero aprire gli occhi.

 

Peter Hickman, come sappiamo, è uno dei principali piloti del British Superbike ed è anche protagonista delle corse su strada. Hai mai pensato alle road races per il tuo futuro?

No. Era sicuramente una di quelle esperienze che avrei voluto fare almeno una volta nella vita, ma mia madre diceva sempre che sarebbe stata l'ultima cosa che avrei fatto se lei fosse stata ancora qui. Rispetterò il suo desiderio e resterò lontano dalle corse su strada.

 

Per concludere, il "Momento Ringraziamento".

Vorrei iniziare da Peter Hickman, per avermi dato tutte queste opportunità, e tutta la squadra. Ringrazio anche la mia fidanzata, che mi sostiene sempre, e tutte le persone che non si vedono ma che svolgono un ruolo fondamentale per me: mio padre, mia sorella, mio fratello e tanti altri. Sono le persone che rimangono dietro le quinte, ma che mi aiutano ad affrontare i momenti difficili, sia mentalmente sia fisicamente. Non potrò mai ringraziarli abbastanza per aiutarmi a mantenere un atteggiamento positivo e per essermi sempre vicini. E, naturalmente, non sarei qui senza tutti i miei sponsor: se non avessero creduto in me e non mi avessero dato il loro sostegno, tutto questo non sarebbe stato possibile.

Spero che, con tutte queste persone al mio fianco, riusciremo a creare tanti altri ricordi. Sarebbe fantastico continuare questo viaggio e continuare a vincere gare.

 

Palmen in Motorradsport ringrazia Fenton Seabright per il tempo dedicato e Ryan Lilly e Harrison Dessoy per aver coordinato l'intervista. A Fenton e al team PHR Performance Triumph i migliori auguri per le prossime gare e stagioni.